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16 de octubre

San Gerardo Maiella

Religioso redentorista

San Gerardo Maiella

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Origini e giovinezza

Il cognome Maiella o Majella deriva dalla forma originaria Machiella o Macchiella, grafia che viene desunta direttamente dagli Atti parrocchiali di Baragiano, in provincia di Potenza, località di provenienza della famiglia del santo. San Gerardo Maiella nacque nel 1726 a Muro Lucano, in provincia di Potenza, inserito in un contesto segnato da una scarsa istruzione e da una gracile costituzione accompagnata da una salute molto cagionevole. Il padre morì quando lui era ancora un bambino, senza avere il tempo di insegnargli completamente il suo mestiere di sarto. Per mantenere la famiglia, il fanciullo dovette iniziare a lavorare presto e lavorò come apprendista in casa di un sarto esperto. Durante questo difficile periodo di apprendistato subì ingiurie e percosse, ma accettava ogni cosa per amor di Dio e rifiutò fermamente di mettersi in proprio come sarto in quella fase della sua vita.

Terminata l'esperienza della bottega, andò a fare il domestico nella casa del vescovo di Lacedonia. Tale posto di lavoro non era affatto ambito a causa del carattere prepotente, esigente e autoritario del presule, al punto che i precedenti domestici resistevano al massimo tre settimane. Nonostante le difficoltà, egli restò al servizio del vescovo per tre anni, fino alla morte di quest'quest'ultimo. Fu probabilmente l'unico a piangere sinceramente la scomparsa del presule, essendo riuscito a scoprire i suoi buoni sentimenti sotto una scorza burbera e insopportabile. Tornato successivamente al paese natale di Muro Lucano, aprì una bottega da sarto, sebbene non eccellesse in tale mestiere. Pregava infatti più volentieri di quanto sapesse tagliare e cucire, rimanendo incollato al tabernacolo o assorto in meditazione, sempre alla ricerca della volontà di Dio anziché attento ai clienti, tanto che la sua bottega divenne nota come la bottega del sarto fai da te. Non riuscendo a mettere da parte denaro, tutto il guadagno veniva speso per la mamma e le sorelle, dato ai poveri o utilizzato per fare celebrare messe per i defunti.

La chiamata religiosa e l'ingresso tra i Redentoristi

Sentendo risuonare nel cuore il desiderio profondo di consacrarsi al Signore, pensò seriamente di farsi religioso. I Cappuccini rifiutarono subito la sua richiesta di ammissione. La svolta giunse quando i Redentoristi arrivarono in paese per predicare una missione. Il giovane assediò e perseguitò i missionari per diventare come loro, ma i Redentoristi rifiutarono di accoglierlo a causa della sua gracilità fisica, descrivendolo come un soggetto eccentrico, senza arte né parte e un buono a nulla. Di fronte alla sua insistenza, i missionari consigliarono alla mamma di chiuderlo in camera per impedirgli di seguirli alla partenza. La madre eseguì il consiglio chiudendolo a chiave nella stanza. Al mattino, tuttavia, la donna trovò nella stanza soltanto un foglio con scritto Vado a farmi santo, poiché il giovane era fuggito calandosi dalla finestra mediante lenzuola annodate.

Raggiunse i missionari dopo aver percorso ben dodici miglia e, grazie alla sua tenacia e alla sua insistenza, riuscì finalmente a farsi accettare. Successivamente pronunciò i voti all'età di ventisei anni nel convento di Deliceto, in provincia di Foggia, assumendo il rango di fratello coadiutore con posizione subordinata, condizione che accettò sempre di buon grado. Essendo un religioso della Congregazione del Santissimo Redentore, fu rapito da un intenso amore per Dio e abbracciò ovunque un austero tenore di vita. Venne mandato come Fratello inutile in vari conventi redentoristi, svolgendo con dedizione mansioni di giardiniere, sacrestano, portinaio, cuoco e addetto alla pulizia della stalla. Cercava la volontà di Dio attraverso queste umili mansioni, dimostrandosi ubbidientissimo, mortificato e devoto.

Il ministero tra la gente e la prova della calunnia

Uscendo regolarmente dal convento per compiere questue e altre incombenze, s'immergeva nella vita dei paesi, delle persone e delle famiglie colpite da miseria e ignoranza. Seminava amore e concordia mentre faceva la questua, distribuendo tutto ai poveri, compresi i suoi pochi effetti personali. Assiste popolazioni soggette al potere dei signori, alle epidemie e alle crisi dei raccolti, adottando lo stato d'animo della gente e arricchendolo di fiducia. Senza assumere il ruolo di riformatore sociale, osservava le persone e la loro sofferenza, arrivando persino a ingegnarsi nel curare i muli, umili strumenti di comunicazione in campagne spesso prive di strade. Accorreva ovunque vi fosse un malato o stesse nascendo un bambino, e le partorienti riponevano in lui una grandissima fiducia, che nel tempo si trasformò in una devozione affettuosa e duratura, lasciando segni profondi nell'animo popolare.

Nel corso della sua vita religiosa affrontò una prova durissima quando ricevette una lettera che gli attribuiva relazioni sospette con una ragazza. Perfino Alfonso de' Liguori sembrò credere alle accuse della lettera. Per questo motivo subì indagini, interrogatori, spostamenti vigilati tra i conventi e il divieto severo di fare la comunione. Avrebbe potuto discolparsi ampiamente, ma scelse di non farlo, non pronunciando una sola parola per difendersi e preferendo che la verità venisse a galla da sola. Accettò la sofferenza come una prova voluta da Dio, lasciando che gli altri dicano e facciano. Alla fine l'accusa crollò spontaneamente grazie alla stessa persona che lo aveva calunniato, la quale ritrattò tutto. Tutti ammirarono il suo eroismo, la sua pazienza e la sua sopportazione. Con il suo silenzio mite e vittorioso ammaestrò tutta la comunità, e i confratelli scoprirono di avere un santo in casa, chiedendogli persino di mettere per iscritto il suo regolamento di vita.

Gli ultimi giorni e la glorificazione

Negli ultimi anni della sua vita terrena, nel corso del 1755, mentre si trovava nel convento di Materdomini presso Caposele in provincia di Avellino, molte famiglie soffrirono la fame a causa del maltempo. Egli intervenne prontamente organizzando la distribuzione di viveri per le famiglie affamate, e la sua straordinaria capacità organizzativa fece nascere voci di miracolo, così come accadeva frequentemente per i semplici gesti compiuti al suo passaggio, che spingevano la gente a gridare al miracolo. Nello stesso anno fu colpito dalla tubercolosi e dalla malaria durante una questua. Costretto a mettersi a letto, fece scrivere sulla porta della sua cella una frase emblematica: Qui si fa la volontà di Dio, come vuole Dio e fino a quando vuole Dio. Dopo un breve miglioramento, si spegne a Materdomini nella notte tra il quindici e il sedici ottobre 1755, all'età di soli ventinove anni, consumato dal fervore per Dio e per le anime, dopo aver trascorso appena tre anni in convento facendo grandi passi verso la santità.

Le popolazioni di Irpinia, Basilicata e Puglia lo considerarono immediatamente santo. La sua memoria è testimoniata da feste e pellegrinaggi in suo onore, e i fedeli continuano a ricorrere incessantemente alla sua intercessione. Papa Leone XIII procedette alla sua beatificazione nel 1893, mentre San Pio X lo proclamò santo nel 1904. Oggi la sua figura rimane un punto di riferimento fondamentale per la pietà popolare, particolarmente ricordato come il santo dei parti felici per la protezione concessa alle mamme in gravidanza e al momento del parto, e celebrato solennemente nella ricorrenza liturgica che si svolge nella notte tra il quindici e il sedici ottobre.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia San Gerardo Maiella?

San Gerardo Maiella si festeggia il 16 ottobre, con celebrazioni che tradizionalmente iniziano nella notte tra il 15 e il 16 ottobre.

Di cosa è patrono San Gerardo Maiella?

San Gerardo Maiella è patrono della Basilicata e del Meridione, ed è particolarmente noto come patrono delle mamme, della gravidanza e del parto.

En Materdomini en Campania, san Gerardo Majella, religioso de la Congregación del Santísimo Redentor, que, arrebatado por un intenso amor por Dios, abrazó dondequiera que se encontrase un austero tenor de vida y, consumido por su fervor por Dios y por las almas, se durmió piadosamente aún en joven edad. — Martirologio Romano