7 de septiembre
San Grato de Aosta
Obispo
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Le origini e la formazione nel quinto secolo
L'esistenza di San Grato è attestata da due distinti ordini di fonti: una documentazione storica di carattere sintetico e una tradizione leggendaria che ha favorito la larghissima diffusione del suo culto anche fuori dalla Valle d'Aosta. I dati storici provati collocano la vita di San Grato nel quinto secolo, come attesta in modo inequivocabile la sua partecipazione a importanti assise ecclesiastiche dell'epoca. Le fonti storiche documentano che Grato era originariamente un sacerdote e collaborava strettamente con Eustasio, il quale fu il primo vescovo di Aosta. Il primo vescovo di Aosta, Eustasio, è considerato da alcune persone un santo. Sia Grato che Eustasio erano di origine greca, come suggerisce l'analisi linguistica del nome del vescovo. Eustasio, presumibilmente più anziano, chiamò con sé il più giovane Grato per condividere il cammino ecclesiale. Si ritiene che entrambi abbiano ricevuto l'istruzione e la formazione religiosa nel monastero fondato da San Eusebio da Vercelli. San Eusebio da Vercelli morì nel 371. San Eusebio da Vercelli, dopo esser rientrato dall'esilio in Oriente impostogli dall'imperatore Costanzo, introdusse la vita monastica nella propria diocesi. Sant'Ambrogio affermò che in quella fase storica tutti i vescovi dell'Italia settentrionale provenivano dalla comunità monastica eusebiana. Eustasio e Grato sono vissuti nella seconda metà del quinto secolo e, secondo l'affermazione di Sant'Ambrogio, si sono formati nel cenobio di Vercelli. Prima dell'episcopato di Eustasio, la città di Aosta apparteneva alla giurisdizione ecclesiastica della Chiesa di Vercelli. Aosta era conosciuta in epoca romana come Augusta Pretoria ed è stata fondata circa nel venticinque o ventiquattro avanti Cristo. Il nome di Augusta Pretoria fu assegnato in omaggio all'imperatore Augusto e alla sua Guardia Pretoriana.
Il ministero sacerdotale e l'episcopato ad Aosta
Mentre era ancora un semplice sacerdote, Grato partecipò al Concilio provinciale di Milano del 451 per conto del vescovo Eustasio. In occasione del concilio milanese del 451, Grato firmò il documento che l'assemblea inviò a papa San Leone I Magno. La lettera conciliare era volta a condannare le tesi eretiche di Eutiche. Eutiche era un monaco greco deceduto intorno al 454. Eutiche negava la compresenza delle due nature in Cristo, sostenendo che quella umana venisse assorbita da quella divina. Dopo il 451 e in seguito al decesso di Eustasio, Grato succedette a quest'ultimo come secondo vescovo della diocesi d'Aosta. Durante il suo mandato episcopale, Grato prese parte al trasferimento delle reliquie di San Innocenzo, martire della Legione Tebea. Alla traslazione di San Innocenzo presenziarono anche i vescovi delle città di Agauno e di Sion. La partecipazione dei vescovi alla traslazione di San Innocenzo è menzionata nel testo intitolato Passio Acaunensium Martyrum. San Grato è deceduto ad Aosta nella seconda metà del quinto secolo. L'anno preciso della morte di San Grato non è documentato dalle fonti. Il giorno della sepoltura di San Grato, corrispondente al sette settembre, è noto grazie a una breve epigrafe tombale. L'iscrizione funeraria riporta il testo che attesta il transito in pace del beato vescovo Grato alla data delle idi di settembre. La lastra sepolcrale contenente l'epigrafe si trova all'interno della chiesa parrocchiale di Saint-Christophe.
La tradizione medievale e la Magna Legenda
La venerazione popolare verso San Grato si diffuse ampiamente a partire dal dodicesimo o tredicesimo secolo. Tra il dodicesimo e il tredicesimo secolo le reliquie di San Grato vennero spostate dalla chiesa paleocristiana di San Lorenzo alla cattedrale di Aosta. La chiesa di San Lorenzo era situata a oriente della città, nell'area dell'odierna collegiata di Sant'Orso. I resti di San Grato sono custoditi nella cattedrale di Aosta dentro una cassa reliquiaria del quindicesimo secolo in argento e rame dorato. Nel tredicesimo secolo le esigue informazioni storiche non bastavano più a giustificare il culto crescente, spingendo il canonico Jacques de Cours a redigere la Magna Legenda Sancti Grati. Jacques de Cours scrisse il testo celebrativo in occasione del trasferimento delle reliquie nel Duomo, guidato da uno zelo eccessivo e senza conoscere le vicende storiche reali. La Magna Legenda Sancti Grati proponeva un racconto ricco di elementi affascinanti ed eroici, adatti ai gusti agiografici dell'epoca. Già nel sedicesimo secolo la veridicità della Magna Legenda fu messa in discussione. Membri del mondo accademico e storiografico, tra cui Cesare Baronio, primo redattore del Martirologio Romano, smentirono la storicità della Legenda. Le polemiche riguardo alla veridicità del testo agiografico di San Grato si sono protratte fino agli anni Sessanta del Novecento. Negli anni Sessanta del Novecento lo storico Aimé Pierre Frutaz dimostrò definitivamente che la Magna Legenda Sancti Grati era una pura invenzione. La Magna Legenda Sancti Grati, pur essendo inventata, rimane fondamentale per comprendere la rappresentazione iconografica del santo e l'ampia diffusione del suo culto in Piemonte, Lombardia, Svizzera e Savoia. La narrazione su San Grato ha generato una forte devozione nei secoli tra la popolazione valdostana. Il racconto devozionale su San Grato è privo di fondamento storico.
Il racconto agiografico e il viaggio in Terrasanta
Secondo un canonico del tredicesimo secolo, San Grato nacque in una famiglia nobile di Sparta. San Grato studiò ad Atene e successivamente prese i voti monastici. Per fuggire alla persecuzione promossa dall'imperatore d'Oriente considerato eretico, Grato lasciò Costantinopoli. Grato cercò rifugio a Roma, dove fu accolto con grandi onori. Il papa nominò Grato suo consigliere personale. Il papa inviò Grato alla corte di Carlo Magno per convincerlo a intervenire militarmente in Italia contro Desiderio, re dei Longobardi. Dopo la missione alla corte carolingia, Grato fece ritorno a Roma. Mentre pregava nella Chiesa di Santa Maria dei Martiri a Roma, Grato ebbe la visione di una grande valle abbandonata che attendeva il suo arrivo. Nello stesso momento della visione di Grato, un angelo apparve in sogno al papa. L'angelo ordinò al papa di inviare Grato come vescovo ad Aosta. Arrivato nella Valle d'Aosta, Grato avviò un'opera di conversione rivolta ai cristiani tepidi e ai pagani locali. Grato compì prodigi e miracoli che indussero molti pagani a convertirsi. Informato della resistenza opposta da alcuni pagani al cristianesimo, Carlo Magno inviò in Valle d'Aosta il paladino Orlando. Orlando valicò le Alpi innevate e ghiacciate sotto la guida di un angelo. Grato intervenne nuovamente presso i pagani, riuscendo a pacificare le parti ed evitando uno scontro sanguinoso con Orlando. La Magna Legenda colloca anacronisticamente la vita di San Grato tra l'ottavo e il nono secolo, all'epoca di Carlo Magno. Ubbidendo a un messaggio divino, Grato si recò in Terrasanta assieme al monaco San Giocondo. Lo scopo del viaggio in Terrasanta era ritrovare la reliquia del capo di San Giovanni Battista, nascosta nel palazzo di Erode. Giunto in Terrasanta, Grato ritrovò miracolosamente la testa del Battista in fondo a un profondo pozzo. Durante il viaggio verso la Terrasanta si verificarono diversi miracoli, tra cui il placamento di una violenta tempesta. Grato trovò la reliquia della testa di San Giovanni Battista con l'ausilio di un angelo. Grato nascose la reliquia del Battista sotto il proprio mantello. Grato salutò il patriarca di Gerusalemme senza informarlo del ritrovamento della reliquia, per evitare che gli venisse reclamata. Durante il viaggio di ritorno di Grato, le campane dei luoghi attraversati suonavano da sole. Al passaggio di Grato si verificò la resurrezione di due bambini. La leggenda del ritrovamento della testa di San Giovanni Battista ha determinato l'iconografia di San Grato, spesso raffigurato con il capo del Battista tra le mani. Tradizioni precedenti sostenevano che la reliquia del capo del Battista fosse stata portata a Roma da monaci greci. Al suo arrivo a Roma, Grato fu accolto dal papa con un corteo e con il suono festoso e spontaneo delle campane. Nel momento in cui Grato estrasse la reliquia dal mantello per consegnarla al papa, la mandibola si staccò rimanendogli in mano. Il distacco della mandibola fu interpretato come un segno divino indicante che quella porzione di reliquia dovesse restare a Grato. Ottenuto il consenso del papa, Grato portò la reliquia della mandibola ad Aosta. Con la consegna della mandibola a Roma e il ritorno ad Aosta si conclude la narrazione della Magna Legenda Sancti Grati. Tornato nella sua diocesi, il vescovo Grato continuò a governare la Chiesa di Aosta. Grato era solito ritirarsi periodicamente in preghiera con il monaco Giocondo presso l'eremo denominato Ermitage.
San Giocondo e la successione episcopale
La Magna Legenda presenta un'incongruenza storica indicando San Giocondo come compagno di viaggio di Grato al tempo di Carlo Magno. San Giocondo fu storicamente un discepolo di San Grato. Alla morte di San Grato, avvenuta negli ultimi decenni del quinto secolo, San Giocondo gli successe come terzo vescovo di Aosta. San Giocondo partecipò il ventitré ottobre 501 al Sinodo romano convocato dal re Teodorico per valutare le accuse contro papa Simmaco. San Giocondo presenziò a un ulteriore Sinodo romano nel 502. La presenza documentata di San Giocondo ai sinodi del 501 e 502 dimostra l'impossibilità della sua presenza in Terrasanta nel nono secolo. La documentazione storica conferma che sia San Grato sia San Giocondo vissero nel quinto secolo. San Giocondo è venerato tra i santi patroni della città di Aosta. Le reliquie di San Giocondo sono custodite nella Cattedrale di Aosta. La memoria liturgica di San Giocondo ricorre il trenta dicembre.
Il culto, i patronati e le tradizioni liturgiche
San Grato è stato vescovo della città di Aosta. La tradizione stabilì la ricorrenza della traslazione delle reliquie nella data del ventisette marzo di un anno sconosciuto. La celebrazione della traslazione portò all'istituzione del rito della Benedizione di San Grato. Il rito della benedizione prevedeva di benedire per tre volte il terreno, l'acqua e le candele. La Benedizione di San Grato mirava a preservare coltivazioni, contadini e bestiame dalle avversità e ad ingraziarsi la benevolenza divina per i raccolti. Il rito di benedizione derivava da una cerimonia pagana legata all'inizio della stagione primaverile, successivamente convertita in chiave cristiana. Con l'estendersi di tale rito, al vescovo Grato vennero attribuiti diversi patronati di protezione contro straripamenti, siccità, grandinate, incendi nei fienili e invasioni di insetti o animali nocivi. San Grato fu ritenuto dalla credenza popolare un protettore e guaritore dai pericoli derivanti da streghe e demoni. La credenza nelle influenze di streghe e diavoli era fortemente radicata nel Medioevo. La città e la diocesi di Aosta riconoscono San Grato come patrono e lo festeggiano il sette settembre.
Il cammino di fede
Il percorso spirituale di San Grato ha trovato le sue radici più profonde nel cenobio di Sant'Eusebio da Vercelli, dove ha ricevuto una formazione che ha nutrito il suo spirito e orientato il suo ministero. In questo ambiente di preghiera e studio, San Grato ha maturato la consapevolezza del suo mandato, preparandosi ad affrontare le sfide che la Chiesa del quinto secolo poneva ai suoi pastori. La sua chiamata al vescovado di Aosta, come successore di Eustasio, ha rappresentato il compimento di questo cammino di dedizione, portandolo a servire la comunità con saggezza e fermezza.
La partecipazione al Concilio provinciale di Milano nel quattrocentocinquantuno evidenzia la statura di San Grato all'interno della gerarchia ecclesiastica e il suo impegno per l'unità e la dottrina cristiana. Non si è limitato al governo della diocesi, ma ha partecipato attivamente alla vita della Chiesa universale, contribuendo alla solenne traslazione delle reliquie di San Innocenzo. Questo atto di pietà manifesta la sua profonda venerazione per i testimoni della fede, un gesto che ha consolidato la sua eredità spirituale. Il suo ministero, svolto ad Aosta, è rimasto impresso nella memoria dei fedeli come un tempo di guida sicura e di testimonianza evangelica, capace di attraversare i secoli e giungere fino a noi come esempio di fedeltà al Vangelo e di cura amorevole per il gregge affidatogli.
Il culto e la devozione
Il culto di San Grato è profondamente radicato nel territorio di Aosta, dove la sua figura è venerata con particolare affetto. La sua celebrazione liturgica ricorre il sette settembre, data che segna il momento della sua sepoltura, un giorno di memoria in cui la comunità rinnova il legame con il proprio protettore. La devozione dei fedeli verso San Grato trascende il tempo, trasformandosi in una supplica costante per la protezione della terra e dei suoi frutti.
San Grato è riconosciuto come patrono dell'agricoltura e invocato come baluardo contro le calamità naturali, testimoniando come il popolo abbia sempre visto in lui un intercessore capace di mediare tra la fragilità umana e le forze della natura. La sua protezione, richiesta nei momenti di bisogno e di incertezza climatica, conferma come la figura del santo vescovo sia percepita ancora oggi come una presenza viva, vicina alle necessità quotidiane dei fedeli. In ogni preghiera rivolta a lui, si rinnova la fiducia in colui che, da pastore della Chiesa di Aosta, continua a vegliare con cura paterna sulle genti e sulla terra che egli ha servito con dedizione durante il suo ministero terreno.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia San Grato?
San Grato viene celebrato il sette settembre. Inoltre, la traslazione e il rito della benedizione si celebrano il ventisette marzo.
Di cosa è patrono San Grato?
San Grato è patrono di Aosta ed è invocato per la protezione dai cataclismi naturali, dalle inondazioni, dalla siccità, dalla grandine, dagli incendi nei fienili, dai parassiti nei campi e dalla protezione da streghe e diavoli.
En Aosta, San Grato, obispo. — Martirologio Romano