Enciende una vela por quien amas — arde aquí durante 7 díasEnciende la tuya →

4 de septiembre

San José

Patriarca, hijo de Jacob

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Orígenes y juventud

Nel libro dell'Ecclesiastico es presente un breve elogio dedicato a Giuseppe, figlio di Giacobbe. Giuseppe nacque da Giacobbe e dalla sua moglie prediletta Rachele. La sua nascita avvenne mentre i genitori risiedevano presso Labano ad Haran, in Mesopotamia. Rachele impose al figlio il nome Giuseppe, che significa 'Iahweh aggiunga'. Giacobbe è il capostipite di una grande famiglia le cui ramificazioni culminano nella nascita del Messia Redentore. Giuseppe è il protagonista, sia pur involontario ma consapevole, di una vicenda iniziata all'interno del proprio nucleo familiare. La vita di Giuseppe si adegua perfettamente alla volontà divina. L'esistenza di Giuseppe, vissuta al servizio di Dio, anticipa quella di san Giuseppe sposo di Maria Santissima, anch'egli messo alla prova e strumento della Provvidenza. Giuseppe perse la madre quando era quindicenne, morta durante il parto del fratello Beniamino. Dopo la morte della madre, Giuseppe divenne l'oggetto delle premure affettuose del padre Giacobbe. All'età di diciassette anni, il testo sacro descrive Giuseppe come un giovane buono e timorato di Dio. Giuseppe provava un profondo odio per ogni forma di male e rimase scandalizzato dalla condotta morale scorretta dei fratelli. Giuseppe riferì le cattive azioni dei fratelli al padre Giacobbe. I fratelli, rimproverati da Giacobbe, svilupparono un desiderio di vendetta nei confronti di Giuseppe. Giacobbe amava intensamente Giuseppe perché era il figlio nato durante la sua vecchiaia. Giacobbe donò a Giuseppe una tunica con le maniche lunghe per distinguerlo e premiarlo. L'odio dei fratelli verso Giuseppe crebbe a tal punto da spingerli ad attendere un'occasione favorevole per agire contro di lui. I figli di Giacobbe si recarono con le loro greggi nei pressi di Sichem. Giacobbe inviò Giuseppe a raggiungere i fratelli presso Sichem. Giuseppe trovò i fratelli a Dotaim, l'odierna Tell-Dota, situata a circa 20 chilometri da Sichem. Dotaim era una località di transito per i commerci tra la Siria e l'Egitto.

Prueba y descenso a Egipto

Una volta raggiunto il luogo, Giuseppe fu aggredito e percosso dai fratelli. I fratelli privarono Giuseppe della sua veste, simbolo della predilezione del padre, e lo gettarono in una cisterna. Alcuni mercanti di Madian diretti in Egitto passarono vicini al luogo della prigionia di Giuseppe. I fratelli trassero Giuseppe fuori dalla cisterna e lo vendettero agli Ismailiti per venti pezzi d'argento. Giuseppe fu condotto in Egitto e venduto a Putifar, il cui nome significa 'colui che ha dato'. Putifar ricopriva la carica di capo delle guardie del Faraone. Giuseppe attirò l'attenzione della moglie di Putifar a causa della sua giovinezza e del suo bell'aspetto. La moglie di Putifar cercò di sedurre Giuseppe per indurlo a peccare. Giuseppe rifiutò la seduzione affermando di non voler compiere un male così grande e peccare contro Dio. Giuseppe considerava il peccato prima di tutto come un'offesa rivolta a Dio. La condotta integra di Giuseppe gli permise di conservare una coscienza pura e di conquistare la fiducia del suo padrone. Di fronte ai continui tentativi di seduzione, Giuseppe scelse di fuggire. La moglie di Putifar trattenne le vesti di Giuseppe per accusarlo falsamente davanti al marito. A causa delle false accuse, Giuseppe venne arrestato e chiuso in prigione. Durante la carcerazione, Iahweh assistette Giuseppe, facendogli ottenere la benevolenza del capo della prigione. Il responsabile del carcere affidò a Giuseppe la gestione di tutti gli altri detenuti e l'organizzazione delle attività interne. Nel periodo di prigionia, Giuseppe ricostruì la propria esistenza ponendo le basi per la sua futura elevazione. In prigione con Giuseppe vennero reclusi anche il coppiere e il panettiere del re. Giuseppe stringe amicizia con i due funzionari regi e interpreta i loro sogni. Giuseppe predisse al coppiere la liberazione dal carcere entro tre giorni. Giuseppe predisse al panettiere la condanna a morte. Giuseppe chiese al coppiere di intercedere per lui una volta tornato in libertà. Il coppiere, dopo essere stato scarcerato, si dimenticò della promessa e Giuseppe rimase in prigione per altri due anni.

Elevación y reconciliación

Il Faraone fece due sogni che nessun indovino dell'Egitto riuscì ad interpretare. Su suggerimento del coppiere, Giuseppe fu estratto dal carcere per presentarsi al Faraone. Giuseppe spiegò il significato profetico dei sogni del re, preannunciando sette anni di abbondanza seguiti da sette anni di carestia. Il Faraone, impressionato dalla sapienza e dalle virtù di Giuseppe, lo nominò responsabile dell'approvvigionamento alimentare dell'Egitto con un potere pari a quello di un viceré. La nomina garantì a Giuseppe la posizione necessaria per salvare la propria famiglia dalla carestia. Spinti dalla mancanza di viveri, i fratelli di Giuseppe si recarono in Egitto per acquistare cibo. Giuseppe riconobbe subito i suoi fratelli, mentre essi non lo riconobbero. Giuseppe mise alla prova i fratelli prima di rivelare la propria identità. Giuseppe perdonò i fratelli, si fece riconoscere e invitò il padre Giacobbe e l'intera famiglia a trasferirsi in Egitto. Giuseppe assegnò alla sua famiglia la fertile regione di Gessen. Il testo biblico evidenzia un intenso pathos nel racconto del ricongiungimento tra Giuseppe e i suoi fratelli. Sul letto di morte, Giacobbe benedice i due figli di Giuseppe incrociando le braccia a forma di croce in modum crucis. L'interpretazione simbolica del gesto delle braccia incrociate di Giacobbe ha conferito al patriarca un'eccezionale popolarità. La preferenza accordata da Giacobbe ad Efraim rispetto a Manasse simboleggia la preferenza accordata da Cristo ai Gentili rispetto ai Giudei. L'episodio della benedizione dei figli di Giuseppe rappresenta la sostituzione del nuovo popolo di Dio a quello antico, della Chiesa alla Sinagoga, e della Nuova alla Antica Alleanza. Giuseppe morì all'età di centodieci anni. Giuseppe morì all'età di centodieci anni dopo aver fatto giurare di trasportare le sue ossa quando Dio avrebbe visitato il suo popolo, ed fu imbalsamato e collocato in una cassa in Egitto. Secondo la tradizione islamica, la cassa contenente Giuseppe fu gettata nel fiume Nilo. Secondo la medesima tradizione musulmana, Mosè ritrovò la cassa di Giuseppe grazie alle indicazioni di una donna anziana per portarla con sé durante l'esodo. Nell'iconografia di Giuseppe non vi sono raffigurazioni del ritrovamento della cassa da parte di Mosè. L'assenza di tali raffigurazioni è forse dovuta al fatto che, dopo la morte di Giacobbe, la figura di Giuseppe si integra nell'iconografia paterna senza interrompere la continuità narrativa tipica dell'arte d'ispirazione biblica. Durante l'Esodo dall'Egitto sotto la guida di Mosè, gli Israeliti portarono con sé le ossa di Giuseppe per seppellirle nella terra dei padri, rispettando un giuramento solennemente prestato.

Prefiguración de Cristo

Giuseppe rappresenta una prefigurazione della figura di Gesù Cristo. Tertulliano ha stabilito per primo l'accostamento tipologico sostenendo che Giuseppe fosse figura di Cristo Ioseph in Christum figuratur. Isidoro di Siviglia ha approfondito questo parallelismo nell'opera Quaestiones in vetus Testamentum. San Pier Crisologo, vescovo di Ravenna, ha sviluppato il medesimo parallelismo nel suo sermone De Nativitate. Nel IX secolo il confronto tra Giuseppe e Cristo è stato reso popolare da Rabano Mauro e Walafrido Strabene. Nel XIII secolo le Bibbie mozarabiche hanno reso ampiamente popolare il parallelismo tra le due figure. Le Bibbie mozarabiche descrivono la discesa di Giuseppe in Egitto come prefigurazione dell'avvento di Cristo nel mondo, la spogliazione della tunica di Giuseppe da parte dei fratelli come anticipazione della spogliazione di Cristo da parte dei Giudei, e l'uscita di Giuseppe dalla cisterna come simbolo del ritorno di Cristo nei cieli dopo la morte. La vendita di Giuseppe da parte dei suoi fratelli prefigura il tradimento di Gesù da parte di Giuda per trenta denari. Il trasferimento di Giuseppe in Egitto simboleggia la fuga del bambino Gesù per scampare alla strage degli innocenti. La carcerazione di Giuseppe per ordine di Putifar tra il coppiere e il panettiere anticipa la crocifissione di Gesù tra il buon ladrone e il cattivo ladrone. L'uscita di Giuseppe dalla cisterna e dalla prigione rappresenta la risurrezione di Gesù dal sepolcro. La distribuzione del grano al popolo affamato e ai fratelli da parte di Giuseppe prefigura la nutrizione dei discepoli da parte di Gesù tramite il miracolo della moltiplicazione dei pani. L'ascesa di Giuseppe alle più alte cariche pubbliche è considerata dagli esegeti medievali un parallelo della glorificazione e dell'ascensione di Cristo al Padre dopo le sofferenze terrene. Un testo esegetico attesta che come Giuseppe giunse agli onori dopo la tribolazione, così Cristo sale trionfante al Padre dopo la risurrezione.

Culto y memoria litúrgica

Il Calendario Palestino-georgiano del Sinaiticus 34 e il Lezionario gerosolimitano attestano che la festa del patriarca Giuseppe si celebrava il 4 settembre a Gerusalemme. La festa del 4 settembre si teneva nel monastero eretto dalla nobile Flavia sul monte degli Ulivi attorno al 454-455, unitamente alla commemorazione di Mosè e del martire Giuliano. I sinassari bizantini e i Martirologi occidentali non presentano alcuna traccia del culto del patriarca Giuseppe. La Chiesa abissina commemora Giuseppe insieme alla moglie Aseneth nelle date del 26 maggio e del 31 luglio. La scheda sul patriarca Giuseppe è stata redatta da Placido da Sorlino.

Tradición iconográfica

Il patriarca Giuseppe è raffigurato molto raramente come immagine isolata. Nelle statue delle facciate delle grandi cattedrali gotiche la figura di Giuseppe appare quasi sempre associata ad altri patriarchi e profeti. La ricca iconografia di Giuseppe lo vede quasi costantemente inserito all'interno di scene narrative della sua vita. Lo studioso Réau evidenzia la totale assenza dell'immagine di Giuseppe nell'arte funeraria delle catacombe cristiane. Secondo il Réau, l'assenza di Giuseppe nell'arte cemeteriale è singolare, poiché molte sue vicende si prestavano al simbolismo funerario dei primi cristiani. L'iconografia di Giuseppe ha inizio e si sviluppa a partire dal V secolo, proseguendo in modo ininterrotto fino all'epoca contemporanea. La più antica raffigurazione nota di Giuseppe si trova probabilmente nel manoscritto della Genesi di Vienna, realizzato forse ad Alessandria nel V secolo. Una seconda antica attestazione iconografica è presente nel trono d'avorio del vescovo Massimiano a Ravenna. Nel trono d'avorio di Massimiano la vita di Giuseppe è narrata in diciassette riquadri. Secondo alcuni autori, nelle formelle del trono di Massimiano Giuseppe è presentato sia come prefigurazione di Cristo sia come modello del perfetto vescovo. Tra il V e il VI secolo la storia di Giuseppe è illustrata nelle diciotto immagini della Bibbia di Cotton conservata al British Museum, nei quarantacinque episodi dell'Octateuco di Smirne e nelle quattordici scene del Pentateuco di Ashburnham e dell'Omiliario di Gregorio Nazianzeno. Nel VIII secolo l'iconografia di Giuseppe si diffonde rapidamente dall'Oriente o da centri in stretto contatto con esso verso l'Occidente e la città di Roma. A Roma la figura di Giuseppe è ritratta tra i grandi patriarchi e profeti negli affreschi di Santa Maria Antiqua e nei mosaici del Laterano, di Santa Maria Maggiore e dell'antica basilica di San Pietro. Nel XII secolo le cupole del nartece della basilica di San Marco a Venezia vengono decorate con mosaici dedicati alle storie di Giuseppe. I mosaici del nartece di San Marco hanno avuto come probabile modello le miniature dell'antico manoscritto Cotton. I mosaici di San Marco illustrano diversi episodi, tra cui il sogno delle stelle, l'estrazione dalla cisterna, la vendita agli Ismailiti, l'accusa da parte della moglie di Putifar e la raccolta del grano in silos conformati come piramidi d'Egitto. Nelle grandi cattedrali gotiche le narrazioni delle vicende di Giuseppe sono presenti in vetrate e bassorilievi dei portali, come a Rouen, Chartres, Bourges e Auxerre. Nel corso del tempo l'iconografia di Giuseppe si è arricchita di dettagli più precisi e scene più spettacolari. Gli artisti hanno recepito con sempre maggiore intensità il pathos del libro del Genesi relativo alla storia di Giuseppe. I tempi e la sensibilità si sono dimostrati maturi per cogliere gli aspetti spettacolari e sorprendenti della vita di Giuseppe, figura assimilabile a un eroe romanzesco, capaci di stimolare la fantasia artistica. Un artista anonimo del XIV secolo ha raffigurato la storia di Giuseppe nella chiesa serba di Sopocani con dovizia e preziosità di particolari, dall'episodio della cisterna alla gloria presso la corte del Faraone. Raffaello ha affrescato nelle Logge Vaticane i sogni di Giuseppe dedicati ai covoni di grano e alle stelle, oltre alle tentazioni subite dalla moglie di Putifar. Antonio del Castillo, nel XVII secolo, ha dipinto sei tele conservate al Museo del Prado in cui illustra la castità di Giuseppe e l'interpretazione dei sogni del Faraone entro una ricca scenografia in stile spagnolo. Rembrandt ha realizzato un dipinto raffigurante il sogno delle stelle. Rembrandt ha dipinto Giacobbe disperato di fronte alla tunica insanguinata di Giuseppe, opera conservata all'Hermitage di Leningrado. Rembrandt ha raffigurato la moglie di Putifar mentre accusa Giuseppe davanti al marito, opera conservata al Museo di Berlino. Rembrandt ha dipinto Giuseppe in lacrime durante il funerale del padre, opera custodita al Museo di Montreal. Gli artisti fiamminghi e spagnoli hanno percepito con particolare intensità la drammaticità dei personaggi della storia di Giuseppe. Velázquez e Murillo sono tra gli artisti spagnoli che si sono dedicati a questo soggetto. Giovanni Victors è tra i pittori fiamminghi che hanno rappresentato la storia di Giuseppe. Ilario Poder ha affrescato nella chiesa di Santo Stefano a Tolosa il trionfo di Giuseppe alla corte del Faraone, attribuendo al protagonista le proprie sembianze. Le arti minori sono state affascinate dalla figura di Giuseppe. La storia di Giuseppe è rappresentata nell'arazzeria, come testimonia una tappezzeria tedesca del XV secolo appartenente alla collezione del principe Oettingen-Wallerstein a Maihingen. La figura di Giuseppe è stata rappresentata anche nell'oreficeria. La figura di Giuseppe è presente nella miniatura, come attestato nel Salterio di san Luigi conservato alla Biblioteca Nazionale di Parigi. Per circa quindici secoli numerose opere d'arte si sono ispirate alla figura biblica di Giuseppe. Nel XIX secolo la confraternita dei Nazareni tedeschi ha realizzato a Roma un ampio e dettagliato ciclo di affreschi sulla vita di Giuseppe presso la casa del console Bartholdy. Gli affreschi dei Nazareni eseguiti a casa Bartholdy sono stati successivamente trasferiti alla Galleria Nazionale di Berlino.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia San José?

La festividad litúrgica del patriarca San José se celebra el 4 septiembre, según consta en antiguos testimonios de Jerusalén y en tradiciones de la Iglesia abissina.