23 de junio
San José Cafasso
Sacerdote
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Le origini e la formazione nel Piemonte dell'Ottocento
Giuseppe Cafasso nacque il 15 gennaio 1811 a Castelnuovo d'Asti in una modesta famiglia contadina, essendo il terzo di quattro figli. La sorella minore Marianna divenne in seguito la madre del beato Giuseppe Allamano, futuro fondatore dei Missionari e delle Missionarie della Consolata. Il giovane compì i suoi studi secondari e il biennio di filosofia nel Collegio di Chieri, distinguendosi per dedizione e rettitudine. Nel 1830 passò al Seminario teologico per prepararsi al ministero ordinato.
Nel corso del 1833 il Cafasso ricevette l'ordinazione sacerdotale, compiendo un passo fondamentale che avrebbe segnato per sempre la sua esistenza. La sua nascita e la sua opera si collocano nella Piemonte ottocentesca, un territorio caratterizzato da gravi problemi sociali e da molti santi impegnati a risolverli con amore totale a Cristo e profonda carità verso i più bisognosi. Egli era inoltre compaesano e padre spirituale di don Bosco, vissuto tra il 1815 e il 1888, con il quale condivise un legame profondo e duraturo di guida e consiglio spirituale.
Il Convitto Ecclesiastico e la scuola di vita sacerdotale
Quattro mesi dopo la sua ordinazione, avvenuta nel 1834 a Torino, il sacerdote fece il suo ingresso nel Convitto Ecclesiastico di San Francesco d'Assisi nel capoluogo piemontese. Quella istituzione fu per lui la fondamentale ed unica tappa della sua vita sacerdotale, un luogo in cui entrò per perfezionarsi nella pastorale e dove mise mirabilmente a frutto le sue doti di direttore spirituale e il suo grande spirito di carità. Il Convitto rappresentava una vera e propria scuola di vita sacerdotale e di teologia morale, dove i giovani preti provenienti soprattutto dalla campagna imparavano a confessare e a predicare. I presbiteri ivi convenuti si formavano nella spiritualità di sant'Ignazio di Loyola e nella teologia morale e pastorale del vescovo sant'Alfonso Maria de' Liguori, avendo come modello di riferimento San Carlo Borromeo e San Francesco di Sales.
Don Cafasso trascorse la sua vita in quel luogo, diventandone infine l'illustre direttore e distinguendosi anche per il suo insegnamento al seminario maggiore di Torino. Egli trasmise sempre dolcezza e serenità alla gente, rifiutando con fermezza l'offerta di presentarsi alla Camera del Regno. Motivò tale rifiuto affermando che nel giorno del giudizio il Signore gli avrebbe chiesto se fosse stato un buon prete e non un buon deputato. Considerava il vero pastore come una figura dotata di ricca vita interiore e profondo zelo nella cura pastorale, fedele alla preghiera, impegnato nella predicazione e dedito alla celebrazione dell'Eucaristia e al ministero della Confessione. Il beato don Clemente Marchisio, fondatore delle Figlie di san Giuseppe, ricordava di essere entrato in quel Convitto come un birichino senza sapere cosa significasse essere prete e di esserne uscito pienamente compreso della dignità del sacerdote.
Il ministero della confessione e la guida dei futuri santi
Dalla sua cattedra di teologia morale il Cafasso educava ad essere buoni confessori e direttori spirituali, preoccupati del vero bene spirituale della persona con grande equilibrio nel far sentire la misericordia di Dio e un acuto senso del peccato. San Giovanni Bosco ricordava che le tre virtù principali del docente erano la calma, l'accortezza e la prudenza. Per il maestro la verifica dell'insegnamento trasmesso era costituita proprio dal ministero della confessione, a cui dedicava molte ore della giornata offrendo il tempo necessario a chiunque vi accorresse, fossero essi vescovi, sacerdoti, religiosi, laici eminenti o gente semplice. Il suo insegnamento non fu mai astratto o basato soltanto sui libri dell'epoca, ma nacque dall'esperienza viva della misericordia di Dio e dalla profonda conoscenza dell'animo umano.
Tra i sacerdoti formati al Convitto emerse in modo particolare San Giovanni Bosco, che ebbe il Cafasso come direttore spirituale per venticinque anni, dal 1835 al 1860, prima come chierico, poi come prete e infine come fondatore. Tutte le scelte fondamentali della vita di don Bosco ebbero il Cafasso come consigliere e guida, sebbene il maestro non cercò mai di formare un discepolo a sua immagine e somiglianza, rispettandone la personalità e aiutandolo a leggere la volontà di Dio. Il segreto di don Cafasso risiedeva nell'essere un uomo di Dio, animato da una fede ben radicata e sostenuto da una prolungata preghiera, capace di compiere nelle piccole azioni quotidiane ciò che tornava a maggior gloria del Creatore e a vantaggio delle anime.
Il Santo della forca e l'amore per i carcerati
Un altro elemento fortemente caratterizzante del ministero del religioso fu l'attenzione agli ultimi e in particolare ai carcerati, confinati nella Torino ottocentesca in luoghi disumani e disumanizzanti. Per più di vent'anni il santo svolse il suo servizio tra i detenuti, agendo sempre come un buon pastore compassionevole. Le persone private della libertà percepivano le sue qualità e venivano conquistate dal suo amore sincero originato da Dio, la cui semplice presenza rasserenava, toccava i cuori induriti e scuoteva le coscienze indifferenti. Nei primi tempi del suo ministero carcerario il sacerdote ricorreva a grandi predicazioni, mentre con il passare del tempo privilegiò la catechesi spicciola tramite colloqui e incontri personali basati sul rispetto delle vicende altrui.
Nei colloqui parlava della confidenza in Dio, dell'adesione alla Sua volontà e dell'utilità della preghiera e dei sacramenti, il cui punto d'arrivo era la Confessione intesa come incontro con la misericordia infinita. A Torino nel corso dell'Ottocento nacque l'appellativo di Santo della forca per indicare il modello di luminosa vita sacerdotale di Cafasso, strettamente legato al suo impegno eroico accanto ai condannati a morte nelle carceri Le Nuove. Tali carceri sono oggi in disuso e trasformate in un museo che mostra le condizioni dei detenuti. I condannati a morte furono oggetto di specialissime cure umane e spirituali, e il sacerdote ne accompagnò cinquantasette al patibolo dopo averli confessati e aver amministrato loro l'Eucaristia, restando al loro fianco con profondo amore fino all'ultimo respiro della loro esistenza terrena.
Il transito e il riconoscimento universale della santità
San Giuseppe Cafasso morì a Torino il 23 giugno 1860 all'età di quarantanove anni, dopo una vita interamente offerta al Signore e consumata per il prossimo. Le sue spoglie mortali riposano tuttora nel venerato Santuario della Consolata, meta di devozione. Egli nutriva una devozione profonda e filiale verso la Beata Vergine Maria, che amava invocare con gli appellativi di nostra cara Madre, la nostra consolazione e la nostra speranza. Il Martirologio lo definisce espressamente come sacerdote vissuto a Torino, dedito alla formazione spirituale e culturale dei futuri sacerdoti e alla riconciliazione a Dio dei poveri carcerati e dei condannati a morte.
Il cammino verso gli onori degli altari vide importanti tappe storiche: papa Pio XI il primo novembre 1924 approvò i miracoli per la canonizzazione di san Giovanni Maria Vianney e pubblicò il decreto di autorizzazione per la beatificazione del Cafasso. Lo stesso pontefice accostò il parroco d'Ars e Giuseppe Cafasso definendoli nuovi astri sorti sulla Chiesa cattolica, descrivendo il primo come figura piccola, umile e semplice, e il secondo come grande, complessa e ricca figura di sacerdote, maestro e formatore. Successivamente il venerabile servo di Dio Papa Pio XII proclamò il Cafasso patrono delle carceri italiane il 9 aprile 1948 e lo propose come modello ai sacerdoti impegnati nella Confessione e nella direzione spirituale tramite l'Esortazione apostolica Menti nostrae del 23 settembre 1950. La canonizzazione definitiva fu celebrata nel 1947. Papa Benedetto XVI tenne una memorabile catechesi durante l'Udienza Generale del 30 giugno 2010 dedicata all'Anno Sacerdotale e a San Giuseppe Cafasso, ricordando che il religioso piemontese fu una vera scuola di vita e di santità sacerdotale, nel periodo in cui il centocinquantesimo anniversario della sua morte ricorreva proprio una settimana prima di quella data.
Su vida y ministerio
La trayectoria vital de San José Cafasso comenzó en Castelnuovo d'Asti, su lugar de nacimiento. Su formación académica y espiritual le llevó a través de distintas etapas en localidades como Chieri y Turín, consolidando una vocación que floreció plenamente con su ordenación sacerdotal en la ciudad de Turín en el año mil ochocientos treinta y cuatro. Desde aquel momento, el joven sacerdote comprendió que su misión principal residía en la preparación y el acompañamiento de aquellos hombres que, como él, habían consagrado su vida al servicio del altar.
Como director del Convitto Ecclesiastico de San Francesco d'Assisi en Turín, San José Cafasso ejerció una influencia decisiva en la formación de muchas generaciones de presbíteros. Su estilo, marcado por la sobriedad y la profundidad espiritual, le permitió guiar a otros con sabiduría. Entre los frutos más visibles de su magisterio se encuentra el acompañamiento espiritual que brindó a San Juan Bosco durante un cuarto de siglo, siendo un pilar fundamental en la maduración de su vocación y sus futuras obras. La vida de San José Cafasso fue, en esencia, un constante ejercicio de caridad, que se tradujo en una dedicación heroica hacia los más desamparados. Es especialmente notable su asistencia espiritual a cincuenta y siete condenados a muerte, a quienes acompañó con paciencia y oración hasta el patíbulo, ofreciéndoles el consuelo del perdón de Dios en sus últimos instantes. Su fallecimiento en el año mil ochocientos sesenta marcó el final de una existencia entregada, siendo posteriormente canonizado por el Papa Pío Décimo Segundo en el año mil novecientos cuarenta y siete.
El culto y su legado
La figura de San José Cafasso es venerada como un modelo de santidad sacerdotal, caracterizada por la mansedumbre y la firmeza en el ejercicio de la caridad. Tras su canonización en el año mil novecientos cuarenta y siete, la Iglesia reafirmó la importancia de su testimonio, especialmente en el ámbito de la pastoral penitenciaria. Su recuerdo permanece vivo como intercesor y protector de aquellos que viven privados de libertad.
Su legado trasciende las épocas, recordándonos la importancia de la formación sacerdotal y la necesidad de llevar la misericordia divina a los lugares donde el dolor y la exclusión son más profundos. Al celebrar su memoria, los fieles encuentran en él un ejemplo de cómo el amor cristiano puede transformar la realidad de los encarcelados, devolviéndoles la esperanza y la dignidad que solo el encuentro con el Señor puede otorgar.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia San Giuseppe Cafasso?
La memoria liturgica di San Giuseppe Cafasso si celebra il 23 giugno, giorno anniversario della sua morte terrena avvenuta nel 1860 a Torino.
Di cosa è patrono San Giuseppe Cafasso?
San Giuseppe Cafasso è il santo patrono dei carcerati e delle carceri italiane, proclamato tale da Papa Pio XII nel 1948 per il suo straordinario ministero di carità e riconciliazione svolto accanto ai detenuti.
En Turín, san José Cafasso, sacerdote, que se dedicó a la formación espiritual y cultural de los futuros sacerdotes y a reconciliar con Dios a los pobres encarcelados y a los condenados a muerte. — Martirologio Romano