18 de septiembre
San José de Copertino
Sacerdote
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Origini e giovinezza nella miseria
Giuseppe Maria Desa nacque il diciassette giugno millen Seicento tre a Copertino, in provincia di Lecce. La sua nascita avvenne in una stalla del paese. Il padre di Giuseppe si chiamava Felice Desa ed era maestro nella fabbricazione dei carri, oltre a essere persona di fiducia dei signori locali che possedevano un castello a Copertino. La madre di Giuseppe si chiamava Franceschina e apparteneva a una famiglia benestante, industriosa e pia, avendo portato una discreta dote in ducati al matrimonio. Inizialmente le condizioni economiche della famiglia erano soddisfacenti, ma in seguito Felice fece da garante per un affare di mille ducati per fare un favore a un amico. A seguito del fallimento dell'amico, Felice fu denunziato e perse la causa. Felice dovette vendere la casa e perse il lavoro, finendo in miseria con tutta la famiglia. La famiglia andò ad abitare in una stalla proprio mentre stava per nascere il sesto figlio, Giuseppe. Dopo poco tempo il padre morì per il dispiacere. La vedova rimase sola con i sei figli senza l'aiuto di nessuno. La miseria era grande in tutto il Salentino. I poveri contadini erano gravati di balzelli assurdi, come cinque grana per ogni albero a causa dell'ombra. La vedova e i figli vissero anni durissimi.
Giuseppe Desa era incapace d'imparare il mestiere del carpentiere o dello scarparo. Giuseppe faceva il garzone in un negozio, dove si trovava meglio che nella stalla di casa. In paese Giuseppe veniva chiamato Boccaperta per la sua abituale distrazione. Il creditore del padre ottenne dal Supremo Tribunale di Napoli che Giuseppe, unico figlio maschio, fosse obbligato a lavorare senza paga fino a saldare il debito del defunto padre una volta raggiunta la maggiore età. A Giuseppe si prospettava una vita senza speranza, considerata una vera e propria schiavitù. L'unico modo per sfuggire a questa prospettiva era farsi sacerdote o frate. Diventare sacerdote non era possibile perché Giuseppe non sapeva niente di lettere e istruzione. Farsi frate sembrava possibile perché occorrevano braccia per lavorare. Giuseppe dovette lasciare quasi subito la scuola che aveva cominciato a frequentare a causa di un'ulcera cancrenosa. L'ulcera cancrenosa lo tormentò per cinque anni. Giuseppe guarì dall'ulcera grazie a un eremita di passaggio che la massaggiò con dell'olio.
Ingresso nei conventi e vicende giovanili
A quasi diciassette anni, Giuseppe lasciò la madre e bussò alla porta dei Frati Francescani Conventuali. Il convento era detto della Grottella, a due passi da Copertino. Nel convento della Grottella un suo zio era stato padre Guardiano. Dopo un periodo di prova, Giuseppe fu mandato via per la sua poca letteratura, per semplicità e ignoranza. Giuseppe passò poi dai Francescani Riformati, che dopo un po' lo rifiutarono. Si diresse dai Cappuccini di Martina Franca il quindici agosto millen Seicento venti. I Cappuccini all'epoca erano esigenti in fatto di cultura. Giuseppe restò dai Cappuccini otto mesi. Per la sua inettitudine procurava continui disastri. La situazione era aggravata da improvvise estasi durante le quali lasciava cadere piatti e scodelle. I cocci dei piatti rotti venivano attaccati alle sue vesti in segno di penitenza. Nel marzo millen Seicento ventuno fu rimandato a casa con la motivazione che non era adatto né alla vita spirituale né ai lavori manuali. Giuseppe aveva un'incapacità naturale e una preoccupazione soprannaturale. L'incapacità naturale era evidente, mentre la preoccupazione soprannaturale sfuggiva a tutti. Uscì dal convento rivestito con pochi stracci perché aveva perso una parte del suo abito da laico. Fu scambiato per un poco di buono, assalito dai cani di una vicina stalla e quasi bastonato dai pastori. Fu respinto dallo zio paterno e maltrattato dalla madre, che lo rimproverò di essersi fatto cacciare. La madre gli disse che per lui non c'era posto.
Grazie all'interessamento dello zio materno Giovanni Donato Caputo, dopo molte insistenze riuscì a farsi accettare di nuovo dai Conventuali della Grottella. Espose il suo caso per sfuggire alla condanna del Tribunale. I frati presero a cuore la situazione e lo ammisero nella comunità. Fu ammesso prima come oblato, poi come terziario e infine come fratello laico. Nel millen Seicento venticinque Giuseppe aveva ventidue anni. Fu addetto ai lavori pesanti e alla cura della mula del convento. Giuseppe espresse ben presto il desiderio di diventare sacerdote. Sapeva appena leggere e scrivere, ma intraprese gli studi con volontà e difficoltà. Dovette superare l'esame per il diaconato davanti al vescovo. Giuseppe non era mai riuscito a spiegare il Vangelo dell'anno liturgico tranne un brano. Il vescovo, aprendo a caso il libro, gli domandò il commento della frase 'Benedetto il grembo che ti ha portato'. Quello sottoposto dal vescovo era proprio l'unico brano che egli era riuscito a spiegare.
Il sacerdozio e la vita di fraternità
Giuseppe trascorse tre anni di preparazione al sacerdozio. I postulanti dovevano superare l'ultimo e più difficile esame. I postulanti conoscevano il programma alla perfezione, tranne Giuseppe. Il vescovo ascoltò i primi candidati che risposero brillantemente all'interrogazione. Il vescovo, convinto che anche gli altri fossero altrettanto preparati, li ammise tutti in massa. L'ammissione di massa avvenne il quattro marzo millen Seicento ventotto. Per la seconda volta fra Giuseppe superò l'ostacolo degli esami in modo stupefacente. Giuseppe fu ordinato sacerdote per volere di Dio. Si definiva fratel Asino per la sua mancanza di diplomazia nel trattare gli altri uomini. Si definiva fratel Asino per la sua incapacità di svolgere un ragionamento coerente. Si definiva fratel Asino per il non sapere maneggiare gli oggetti. Nel corso della sua vita ebbe tanti incontri con persone di elevata cultura. Parlava e rispondeva a persone di elevata cultura con una teologia semplice ed efficace. Un professore dell'Università francescana di San Bonaventura di Roma disse che lo aveva sentito parlare così profondamente dei misteri di teologia come non avrebbero potuto fare i migliori teologi del mondo. A un grande teologo francescano che chiedeva come conciliare gli studi con la semplicità del francescanesimo, Giuseppe rispose con una poesia sulla preghiera allo Spirito Santo. Possedeva il dono della scienza infusa. Si definiva il frate più ignorante dell'Ordine Francescano.
Amava i poveri. Alzava la voce contro gli abusi dei potenti. Ai compiti propri del sacerdote univa i lavori manuali. Aiutava il cuoco del convento. Faceva le pulizie del convento. Coltivava l'orto del convento. Usciva umilmente per la questua. Era amabile e sapeva essere sapiente nel dare consigli. Era molto ricercato dentro e fuori del suo Ordine. Subì due anni di terribile aridità spirituale, considerata la prova più difficile per i mistici. Dopo l'aridità spirituale si accentuarono in lui i fenomeni delle estasi con levitazioni. Dava improvvisamente un grido e si elevava da terra quando si pronunciavano i nomi di Gesù o di Maria. Si levava da terra nel contemplare un quadro della Madonna. Si levava da terra mentre pregava davanti al Tabernacolo. Una volta, volando, andò a posarsi in ginocchio in cima ad un olivo. Rimase in cima all'olivo per una mezz'ora finché durò l'estasi. Volava nell'aria come un uccello. Gli studiosi cercano ancora oggi di capire se tali fenomeni di volo fossero di natura parapsicologica o mistica. Il fatto storico è che questi fenomeni sono avvenuti in presenza di tanta gente stupefatta. San Giuseppe da Copertino non era un ciarlatano né un mago, ma un uomo di Dio.
I prodigi, i trasferimenti e il ritorno alla pace
Costituì un problema per i suoi Superiori a causa dei fenomeni. I Superiori lo mandarono in vari conventi dell'Italia Centrale per distogliere l'attenzione del popolo. Il popolo accorreva sempre più numeroso a vedere il santo francescano. L'Inquisizione di Napoli si interessò di lui e lo convocò per capire di che si trattasse. Nel monastero napoletano di San Gregorio Armeno, davanti ai giudici, Giuseppe ebbe un'estasi. La Congregazione romana del Santo Uffizio, alla presenza del papa Urbano VIII, lo assolse dall'accusa di abuso della credulità popolare. Il Santo Uffizio lo confinò in un luogo isolato, lontano da Copertino e sotto sorveglianza del tribunale. Fu sballottolato da un convento all'altro. Risiedette nei conventi di Roma, Assisi, Pietrarubbia, Fossombrone e Osimo. Aveva familiarità con gli animali, con cui conversava. Identificava gli altri uomini nelle sembianze dell'animale che meglio simboleggiava le loro caratteristiche di vita. Nel millen Seicento cinquanta sei papa Alessandro VII mise fine al suo peregrinare da un convento all'altro. Papa Alessandro VII lo destinò ad Osimo. Rimase ad Osimo per sette anni fino alla morte. Ad Osimo continuò ad avere estasi, a sollevarsi da terra e ad operare prodigi miracolosi. Morì il diciotto settembre millen Seicento sessanta tre all'età di sessanta anni. Fu beatificato il ventiquattro febbraio diciassette cento cinquanta tre da papa Benedetto XIV. Fu proclamato santo il sedici luglio diciassette cento sessanta sette da papa Clemente XIII. Riposa nella chiesa a lui dedicata ad Osimo. Nel Martirologio è ricordato come sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali a Osimo nelle Marche.
Una senda de humildad
José nació en el año 1603 en la localidad de Copertino, en el seno de una familia tan pobre que su alumbramiento tuvo lugar en un establo. Su camino hacia la consagración no estuvo exento de dificultades, experimentando diversos rechazos antes de ser admitido en 1625 por los Franciscanos Conventuales de la Grottella. Aunque carecía de una formación académica brillante, logró la ordenación sacerdotal en 1628 tras superar los exámenes de una manera que fue considerada prodigiosa por quienes le rodeaban.
Pronto, su vida íntima con el Señor se manifestó exteriormente a través de frecuentes éxtasis y levitazioni espirituales. Estos fenómenos extraordinarios atrajeron la atención de la Inquisición, lo que dio inicio a un largo periodo de pruebas. Para evitar el clamor popular, fue sometido a un riguroso confinamiento y a continuos traslados por diversos conventos en Martina Franca, Nápoles, Roma, Asís, Pietrarubbia y Fossombrone, hasta su fallecimiento en Osimo en el año 1663.
El reconocimiento de su santidad
La memoria de este humilde franciscano permaneció viva en el corazón de los fieles, quienes reconocieron en su paciencia ante las tribulaciones la marca de la verdadera santidad. En el año 1767, el papa Clemente XIII lo inscribió oficialmente en el catálogo de los santos, confirmando que la pequeñez humana es el terreno donde Dios prefiere obrar sus mayores maravillas.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia San Giuseppe da Copertino?
La sua festa liturgica si celebra il diciotto settembre, giorno della sua nascita al cielo.
Qual è il suo ruolo nel Martirologio?
Nel Martirologio è ricordato come sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali a Osimo nelle Marche.
En Osimo en las Marcas, san José de Copertino, sacerdote de la Orden de los Frailes Menores Conventuales, que, a pesar de las dificultades afrontadas durante su vida, resplandeció por pobreza, humildad y caridad hacia los necesitados de Dios. — Martirologio Romano