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5 de marzo

San Juan José de la Cruz (Carlo Gaetano Calosirto)

Sacerdote de los Frailes Menores

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Le origini e la vocazione

Il 15 agosto 1654, donna Laura Gargiulo viene colta dalle doglie mentre sta passeggiando nel borgo di Ischia Ponte, mentre fa ritorno verso la propria abitazione. Il parto avviene lontano dal signorile e fortificato palazzo in cui la donna risiede, nella modesta stanzetta di una popolana che ha accolto la madre. Carlo Gaetano Calosirto nasce a Ischia il 15 agosto 1654 ed è il terzo figlio del nobile Giuseppe e di donna Laura Gargiulo. La famiglia dei Calosirto è una delle più facoltose e in vista dell'isola di Ischia. In famiglia si nutre una grande devozione verso la Madonna, ed essa è profondamente religiosa, incline a lunghe preghiere e al digiuno a pane e acqua nelle vigilie delle feste comandate. I genitori affidano la formazione culturale e religiosa del bambino ai padri agostiniani, che operano sull'isola. Possiede un carattere mite ed è incline all'obbedienza, ricevendo la sua prima formazione umanistica e religiosa ad Ischia proprio ad opera di tali religiosi.

A quindici e sedici anni il ragazzo non sceglie gli agostiniani per la sua vocazione, ma si rivolge ai frati alcantarini, sentendosi fortemente attratto dall'austerità di vita di questi francescani che seguono la riforma di san Pietro d'Alcántara, legati al convento di Santa Lucia al Monte a Napoli. Nel giugno 1670 viene accolto nel convento di Santa Lucia al Monte a Napoli, dove assume il nuovo nome di fra Giovan Giuseppe della Croce. Il 23 giugno 1670 inizia il periodo di noviziato sotto la guida ascetica di padre Giuseppe Robles, ricevendo nel convento napoletano un forte impulso alla vita ascetica da parte di questo ispirato Maestro dei novizi. Il 24 giugno 1671 emette la professione solenne dei voti religiosi, consacrando definitivamente la propria esistenza al Signore.

Il ministero e le prime fondazioni

Il 12 luglio 1674 viene inviato a Piedimonte d'Alife insieme ad altri dieci frati, risultando il più giovane del gruppo, con l'incarico di edificare un nuovo convento presso il santuario di Santa Maria Occorrevole. Durante questo periodo sviluppa un forte amore per il silenzio, per la preghiera prolungata e per la meditazione. Gli anni trascorsi a Piedimonte vedono la costruzione, nel bosco, di un piccolo convento isolato denominato 'La Solitudine', pensato per ritirarsi a pregare in disparte, un luogo che è ancora oggi frequentato dai pellegrini. Successivamente viene ordinato sacerdote il 18 settembre 1677, coronando il suo cammino di dedizione totale all'altare.

La preghiera e la meditazione non lo estranciano dal mondo, ma ne accrescono la sensibilità verso le miserie e le contraddizioni di Napoli. Gira continuamente a piedi scalzi per Napoli in qualsiasi condizione atmosferica, superando quanto prescritto dalla sua Regola. A causa delle intemperie e della condotta di vita si ammala gravemente, arrivando a temere per la propria vita. Subito dopo la guarigione ricomincia a percorrere le strade per curare i malati e assistere i moribondi. Padre Giovan Giuseppe va a cercare personalmente i poveri nei loro tuguri e nelle loro soffitte senza attendere che siano loro a cercarlo. L'abito religioso da lui indossato era talmente rammendato da diventare famoso e da fargli guadagnare il soprannome di 'frate cento pezze'.

Gli incarichi e la riunificazione dell'ordine

Vengono affidate importanti responsabilità all'interno della sua famiglia religiosa al sacerdote, che egli svolge con umiltà e successo. Nel 1697 gli venne affidato il ruolo di maestro dei novizi nella città di Napoli. Assunse la carica di superiore, ovvero guardiano, presso il convento situato a Piedimonte d'Alife. In seguito ricoprì la medesima carica di superiore nei conventi di Santa Lucia al Monte e di Santa Maria Capua Vetere. Si impegnò attivamente nel promuovere l'edificazione del convento di San Pasquale al Granatello, situato a Portici in provincia di Napoli.

All'inizio del XVIII secolo il Movimento Francescano fu attraversato da una grave crisi organizzativa a causa di profondi attriti tra gli Alcantarini di origine spagnola e quelli italiani. I frati Alcantarini italiani costituivano la maggioranza del movimento, contando circa duecento membri. La Santa Sede approvò la divisione dell'ordine in distinte Province religiose. A seguito della scissione, ai frati spagnoli vennero assegnati i conventi di Santa Lucia al Monte e di San Pasquale. Affronta questa complessa divisione verificatasi tra gli Alcantarini di Spagna e quelli d'Italia. Il 16 aprile 1703 Padre Giovan Giuseppe ricevette l'elezione a ministro provinciale per la componente italiana degli Alcantarini. Lavora per vent'anni per ottenere la ricongiunzione della famiglia alcantarina, riuscendo infine nell'intento. Durante i vent'anni di impegno per la riunificazione subisce numerose critiche e calunnie, reagendo a esse con il silenzio e perdonando generosamente i suoi persecutori senza ricambiare il male. Nell'esercizio del suo mandato operò per superare le ostilità poste dai religiosi spagnoli, sollecitò i confratelli a un'osservanza più rigorosa della Regola e riorganizzò le attività di studio. Il 22 giugno 1722 un decreto del Papa dispose la riunificazione dei due rami degli Alcantarini, permettendo ai frati italiani di rientrare in possesso del convento di Santa Lucia al Monte, dove Padre Giovan Giuseppe risiedette per i suoi ultimi dodici anni di vita.

Concluso il triennio del suo mandato provinciale, fu incaricato dal cardinale Francesco Pignatelli, arcivescovo di Napoli, di guidare settanta strutture tra monasteri e ritiri situati nell'area napoletana. Ricevette un analogo compito di direzione dal cardinale Innico Caracciolo per i contesti religiosi della diocesi di Aversa.

Il ministero spirituale e i carismi

Esercita in modo primario il ministero sacerdotale, diventando un ricercato confessore e guida spirituale. Per la sua elevata competenza come guida spirituale, fu scelto come confessore e consigliere da eminenti ecclesiastici e da esponenti della nobiltà. Tra le persone che si rivolgono a lui per la direzione spirituale vi sono anche santi come Alfonso Maria de' Liguori e Francesco de Geronimo, i quali avevano conosciuto personalmente il santo e ne avevano ricevuto indicazioni spirituali.

Gli vengono attribuiti vari eventi miracolosi, quali manifestazioni mistiche della Vergine e di Gesù Bambino, capacità di bilocazione, doti profetiche, introspezione dei cuori e levitazione. Testimoni affermarono di averlo visto camminare per le vie napoletane sollevato da terra di un palmo durante stati di estasi. Condotto al letto del giovane marchese Gennaro Spada, ne ottenne la rianimazione o guarigione prodigiosa, oltre a moltiplicazioni di cibo e alla risurrezione di un bambino.

La morte, la canonizzazione e il culto

Muore all'età di ottant'anni il 5 marzo 1734. Nacque a Ischia il 15 agosto 1654 e morì a Napoli il 5 marzo 1734. La sua morte avviene nello stesso convento napoletano in cui era entrato sessantacinque anni prima. La sua sepoltura all'interno del convento divenne luogo di intensa venerazione per il popolo napoletano. I cittadini di Napoli lo proclamarono loro compatrono nel 1790. Papa Pio VI lo proclamò beato il 24 maggio 1789.

Papa Gregorio XVI lo canonizzò il 26 maggio 1839. Padre Giovan Giuseppe della Croce viene canonizzato nel 1839, nello stesso evento in cui vengono canonizzati Alfonso Maria de' Liguori e Francesco de Geronimo. Fu canonizzato contemporaneamente ad altri quattro beati, ossia Francesco de Geronimo, Alfonso Maria de' Liguori, Pacifico di San Severino e Veronica Giuliani. Il Martirologio lo registra con il nome di san Giovanni Giuseppe della Croce, al secolo Carlo Gaetano Calosirto, presbitero dell'Ordine dei Frati Minori, ricordando che promosse il ripristino della disciplina religiosa in numerosi conventi della provincia napoletana seguendo il modello di san Pietro di Alcántara.

In vita tornò sull'isola di Ischia soltanto due volte, una per stare accanto alla madre inferma e un'altra per curare la propria salute. L'isola d'Ischia lo considera un suo illustre cittadino e lo venera come patrono insieme a santa Restituta. La festività in suo onore viene celebrata la prima domenica del mese di settembre. In virtù del suo profondo legame con Ischia, venne promossa una richiesta per trasferire i suoi resti mortali da Santa Lucia al Monte al convento dei Frati Minori situato sull'isola. Le sue spoglie furono portate temporaneamente a Ischia nel 1985. La traslazione definitiva delle reliquie è avvenuta il 30 settembre 2003 presso la chiesa conventuale dei Frati Minori di Sant'Antonio alla Mandra, a Ischia Ponte. A suo nome è stata intitolata una cappella situata all'interno del Castello Aragonese ad Ischia, e la casa in cui è nato rappresenta una meta frequentata da pellegrini. Negli anni Ottanta del Novecento gli è stata dedicata una chiesa parrocchiale nel borgo Tofari ad Alife, località di cui è anche patrono, e l'Unità Pastorale della città di Alife è intitolata alla sua figura.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia San Juan José de la Croce?

La ricorrenza liturgica si celebra il 5 marzo, mentre la festa patronale viene solennizzata la prima domenica del mese di settembre.

Di cosa è patrono San Juan José de la Croce?

Il santo è patrono dell'isola d'Ischia e della città di Alife, ed è inoltre proclamato compatrono di Napoli.

Siempre en Nápoles, san Juan José de la Cruz (Carlo Gaetano) Calosirto, sacerdote de la Orden de los Frailes Menores, que, sobre las huellas de san Pedro de Alcántara, restauró la disciplina religiosa en muchos conventos de la provincia napolitana. — Martirologio Romano