24 de octubre
San Maglorio
Obispo, abad
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Le fonti storiche e le origini
La vicenda terrena di san Maglorio è raccontata dalla Vita Maglorii, considerata un vero e proprio capolavoro dell'antica letteratura brettone. Questo testo fondamentale fu composto da un monaco appartenente all'abbazia di Lehon, un luogo di preghiera situato nei pressi di Dinan e fondato originariamente dal re brettone Nominoè. L'abbazia di Lehon custodiva nel corso del nono secolo le sacre reliquie del santo vescovo. L'autore di questa biografia antica era un monaco rimasto sconosciuto, ma dotato di alte capacità di scrittore e di una profonda cultura umanistica e teologica. Dalle pagine della sua opera emerge una personalità che amava visceralmente la natura, conosceva bene la lingua greca e mostrava familiarità con gli scritti di Orazio, di Ovidio e di san Girolamo. Tra i suoi libri preferiti vi erano la Sacra Scrittura e l'opera di Virgilio. Il vescovo san Maglorio nacque nel cinquecento trentacinque nella diocesi di Vannes. La sua nascita avvenne nel tempo in cui la Chiesa era guidata da papa sant'Agapito e l'impero romano d'Oriente era governato da Giustiniano primo. Nello stesso periodo, nella Bretagna Armorica regnava Hoel secondo. All'interno di questo contesto storico e familiare, Maglorio risultava essere cugino di altri due grandi protagonisti della fede brettone, ovvero san Sansone e san Macuto.
La formazione e il ministero monastico
La giovinezza e la prima formazione spirituale di Maglorio si svolsero alla scuola di sant'Iltudo nel celebre monastero di Llantwit, situato nel Galles. In quel luogo di preghiera e studio, Maglorio compì il suo percorso formativo insieme a san Sansone, che era suo contemporaneo. Dopo un periodo trascorso in famiglia, Maglorio decise di seguire il cugino nel monastero di san Peirio, situato in un'isola nei pressi di Llantwit. Alla morte di san Peirio, lo stesso Sansone gli successe nell'incarico di abate. Fu proprio Sansone a ordinare diacono il cugino Maglorio, riconoscendone le doti spirituali e l'impegno ecclesiale. Quando Sansone decise di imbarcarsi per l'Armorica in Bretagna, Maglorio scelse di accompagnarlo per condividere la missione evangelizzatrice. Insieme, Maglorio e Sansone predicarono la parola del Signore nelle regioni costiere. Mentre Sansone fondava alcuni monasteri destinati ad accogliere i suoi discepoli, Maglorio divenne abate di una di queste fondazioni monastiche sorte nelle vicinanze di Dol. Con il passare degli anni, Maglorio ricevette l'ordinazione presbiterale e fu successivamente consacrato vescovo. Intorno all'età di settant'anni, Maglorio divenne il successore di Sansone come vescovo e abate di una diocesi che le fonti definiscono in modo non del tutto chiaro, ma che la tradizione riconosce anche nel ministero svolto a Dol prima del ritiro definitivo.
Il ritiro a Serk e la vita di penitenza
Sentendosi ormai anziano e fortemente desideroso di dedicarsi interamente alla vita in solitudine e alla contemplazione, san Maglorio decise di affidare la guida della sua diocesi al monaco Budoco. Per realizzare il suo desiderio di silenzio, Maglorio si ritirò sull'isola di Serk, un'isola normanna oggi di giurisdizione inglese situata nei pressi di Guernesey. Quell'isola gli era stata offerta da Loiescon, il conte che esercitava la sua autorità sulle Isole della Manica. Attorno alla figura di Maglorio si adunarono presto altri discepoli che desideravano condividere il suo cammino spirituale sull'isola di Serk. Su quel territorio isolato, il santo fondò un nuovo monastero che arrivò ad accogliere sessantadue monaci. All'interno della comunità, Maglorio visse una vita profondamente austera e penitente, caratterizzata da un digiuno assoluto osservato rigorosamente il mercoledì e il venerdì. Negli altri giorni della settimana, Maglorio riduceva il cibo allo stretto necessario, accontentandosi di consumare soltanto piccoli pesci durante le grandi solennità liturgiche, e questo unicamente per compiacere i suoi discepoli. La sua esistenza terrena si concluse in seguito alla lunga carestia che colpì la regione nel cinquecentottantasei. La comunità monastica di Serk subì gravemente le conseguenze di quella carestia, al punto che i monaci furono costretti a disperdersi due a due fuggendo in Irlanda e nel Galles. La precisa collocazione temporale della morte del santo presenta alcune incertezze storiche. L'edizione più recente e aggiornata del Martirologio Romano fissa la data della morte al ventiquattro ottobre del seicentocinque circa. Tutte queste incertezze cronologiche vanno opportunamente inquadrate nel contesto storico peculiare dei vescovi celtici itineranti vissuti tra il quinto, il sesto e il settimo secolo. Tali vescovi itineranti caratterizzarono profondamente l'opera di evangelizzazione nelle regioni costiere bagnate dalla Manica. Quei missionari attraversavano continuamente il braccio di mare in uno scambio costante e fecondo di opere, di spiritualità e di persone. Essi furono i coraggiosi portatori del Vangelo e i fondatori di innumerevoli chiese e monasteri dislocati tra la Bretagna, il Galles e l'Irlanda. In questo scenario, le Isole Normanne del Canale della Manica rappresentarono delle tappe privilegiate per la diffusione della fede e divennero spesso la sede ideale per la fondazione di eremitaggi.
La traslazione delle reliquie e il culto
Nel corso del nono secolo, precisamente nell'anno ottocentocinquanta, i monaci dell'abbazia di Lehon si appropriarono delle reliquie appartenute al santo vescovo e abate. Quel trasferimento portò le reliquie da Serk fino a Lehon, dove fu edificata appositamente una chiesa per custodirle con la dovuta venerazione. Tale furto delle reliquie fu perpetrato perché il re dell'Armorica Nominoè era solito offrire terre fertili ai monaci a condizione che questi possedessero delle reliquie insigni. Successivamente, per timore delle incursioni e delle invasioni dei Normanni, durante il decimo secolo le reliquie furono nuovamente trasferite, questa volta nella città di Parigi. Esse furono depositate con solennità nella cappella del Palazzo reale parigino. In seguito a questo trasferimento nella capitale, il culto liturgico e devozionale tributato a san Maglorio conobbe una nuova e importante diffusione. San Maglorio è considerato santo patrono di vari paesi francesi che ne celebrano la festa liturgica a livello locale il venticinque ottobre. L'edizione odierna del Martirologio Romano colloca invece la festa di san Maglorio al ventiquattro ottobre, ricordandolo nella Bretagna in Francia come insigne discepolo di sant'Iltudo, successore di san Sansone a Dol e residente in solitudine nell'isola di Sark. Nel corso dei secoli, gli artisti hanno raffigurato san Maglorio nelle opere d'arte, dipingendolo genericamente con le vesti di pellegrino o di eremita. Una particolare testimonianza artistica si trova nella chiesa del convento camaldolese di Faenza, dove il santo è ritratto all'interno di un dipinto realizzato dal pittore romano Antonio Mancini.
Il cammino di fede
Il percorso spirituale di San Maglorio ebbe inizio nel monastero di Llantwit, dove ricevette una solida formazione sotto la guida sapiente di San Iltudo. Questa esperienza segnò profondamente il suo animo, preparandolo alla missione che lo attendeva. In seguito, egli accompagnò San Sansone in Bretagna, dedicandosi con fervore ad attività di predicazione che portarono il messaggio cristiano in terre bisognose di conforto e luce. La sua vita fu un continuo pellegrinaggio, mosso dal desiderio di annunciare la parola di Dio con coerenza e dedizione.
Successivamente, San Maglorio scelse la solitudine e la contemplazione fondando un monastero sull'isola di Serk. Accolse sessantadue monaci, con i quali condivise una regola di vita basata sulla preghiera, sul lavoro e sulla comunione fraterna. In questo luogo, lontano dal rumore del mondo, egli esercitò il suo ufficio di vescovo, curando le anime con la premura di un padre. Il suo transito verso la casa del Padre avvenne nell'anno 605, lasciando un'impronta indelebile nelle comunità che aveva servito. La memoria del suo operato è stata custodita con cura attraverso la venerazione delle sue spoglie mortali, che nel tempo hanno trovato dimora in luoghi significativi della fede, consolidando il legame tra la sua opera terrena e la devozione dei posteri.
La memoria liturgica
La venerazione per San Maglorio si è espressa nel tempo attraverso il culto delle sue reliquie, che hanno viaggiato attraverso i secoli come segno della protezione del santo sulle terre che lo accolsero. Nell'anno 850, le sue spoglie furono trasferite dall'isola di Serk a Lehon, per poi essere portate a Parigi nel corso del decimo secolo, dove continuarono a essere oggetto di devozione. Tale traslazione testimonia quanto profonda fosse la stima dei contemporanei e delle generazioni successive per la sua vita esemplare.
Oggi, la Chiesa celebra la sua memoria liturgica il 24 ottobre, secondo quanto stabilito dal Martirologio Romano, mentre in alcune località la ricorrenza viene osservata il 25 ottobre. San Maglorio è inoltre riconosciuto come patrono di vari paesi francesi, che affidano alla sua intercessione le speranze e le necessità quotidiane delle proprie comunità. La sua figura rimane un punto di riferimento per quanti cercano nel silenzio del monastero e nel servizio pastorale la via per incontrare il Signore.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia san Maglorio?
La festa di san Maglorio si celebra il ventiquattro ottobre secondo il Martirologio Romano, mentre localmente in alcune zone della Francia viene festeggiato il venticinque ottobre.
Di cosa è patrono san Maglorio?
San Maglorio è considerato santo patrono di vari paesi francesi.
En Bretaña en Francia, san Maglorio, que, discípulo de san Iltuto, se transmite que sucedió a san Sansón obispo de Dol y haya vivido en soledad en la isla de Sark. — Martirologio Romano