6 de octubre
San Magno
Obispo de Oderzo y Eraclea
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Origini, formazione e ministero a Oderzo
Magno nacque alla fine del sesto secolo, o più precisamente nell'ultimo quarto dello stesso secolo, nella città di Altino da una famiglia di nobili origini. Fin dalla giovinezza acquisì un'ottima educazione umanistica che affinò le sue doti intellettuali e morali. Prima di intraprendere il cammino ecclesiastico, scelse dapprima la vita eremitica in un'isola della vicina laguna, un luogo di silenzio e preghiera dove si preparò a ricevere l'ordinazione sacerdotale. Ricevuta l'ordinazione, esercitò il suo ministero nella città di Opitergium, oggi conosciuta come Oderzo. In questa terra operò con dedizione per estirpare il paganesimo e l'eresia ariana, combattendo le ultime propaggini di tali credenze e le infiltrazioni ariane provenienti dalla vicina diocesi di Ceneda, la quale era allora occupata dai Longobardi. Intorno all'anno seicentotrenta succedette a san Tiziano nella sede episcopale di Oderzo. La città e parte della sua diocesi erano soggette ai Bizantini, costituendo l'ultimo contrafforte sulla terraferma cristiana nel regno longobardo, in un contesto geopolitico estremamente complesso e segnato dalla presenza dei Bizantini che detenevano le insegne imperiali dell'Occidente a partire dalla deposizione dell'ultimo imperatore romano Romolo Augusto nel quattrocentosettantasei sotto Zenone primo, sebbene potessero fare ben poco contro l'arroganza dei barbari longobardi guidati da re Alboino che nel cinquecentosessanteight avevano invaso la pianura padana facendo di Pavia la loro capitale. Prima della nascita di Venezia, nella laguna brumosa si erano rifugiati contadini e pescatori padani in fuga dalle razzie barbare, e i miseri villaggi di legno della laguna furono gradualmente sostituiti dalla pietra, dando forma alla futura Venezia in quella che sarebbe divenuta la storia della laguna in uno dei centodiciotto isolotti al confine con il mare.
L'invasione longobarda e la fondazione di Eraclea
Nel biennio tra il seicentotrentotto e il seicentotranntaquattro, il re longobardo Rotari assalì e occupò Oderzo, approfittando dell'impegno delle forze bizantine in Oriente. Di fronte a tale minaccia devastante, san Magno organizzò, col pieno consenso di papa Severino e del patriarca di Grado Primigenio, il trasferimento della popolazione e della sede vescovile in un'isoletta chiamata Eraclea. La tradizione narra che san Magno sia andato via dalla città di Oderzo con gran parte del suo gregge a causa dell'invasione longobarda, e la maggior parte degli abitanti si rifugiò nelle isole vicine della laguna veneta sotto la guida dei capi politici e del vescovo. La nuova località prese ufficialmente il nome di Civitas nova que dicitur Eracliana, pur conservando anche il nome di Oderzo nella memoria dei suoi abitanti. Nell'impresa di questo esodo e fondazione, san Magno apparve ai cittadini come un novello Mosè che guida il suo popolo alla terra promessa, coronando il disegno di san Magno che fondò la nuova città di Eraclea. San Magno ottenne la formale approvazione di papa Severino, rimasto in carica tra il ventotto maggio e il due agosto del seicentoquaranta. Nella nuova sede di Eraclea fece costruire la cattedrale dedicata all'apostolo Pietro. Successivamente, per divina ispirazione, fondò altre chiese e in particolare altre otto chiese nei luoghi dove più tardi sarebbe sorta Venezia, operando instancabilmente per la cura delle anime. Nel seicentosessantacinque, o nel biennio tra il seicentosessantacinque e il seicentosessantasette, Oderzo subì un nuovo e grave attacco da parte dei Longobardi ariani, che la rasero completamente al suolo dalle fondamenta. A seguito di tale distruzione vi fu un ulteriore e massiccio afflusso di opitergini ad Eraclea e nelle isole vicine, consolidando la comunità cristiana fondata dal vescovo.
Visioni mistiche, ultimi anni e vicende delle reliquie
San Magno morì ultranovantenne ad Oderzo verso l'anno seicentettanta circa, pochi anni dopo la definitiva distruzione della sua città d'origine. I suoi resti mortali furono originariamente inumati nella sua cattedrale a Oderzo. Nel corso dei secoli successivi la sua figura si arricchì di memorie spirituali: secondo la tradizione, san Raffaele apparve in visione a san Magno chiedendo un santuario nella laguna, e il vescovo obbedì prontamente innalzando una chiesa in onore di san Raffaele nella zona di Dorsoduro. Inoltre, illuminato da una luce soprannaturale, san Magno avrebbe visto gli eventi futuri della storia di Venezia. Eraclea fu in seguito abbandonata dai suoi abitanti a causa dell'interramento della laguna circostante. Secoli dopo, il doge Pietro Ziani, che governò dal milletrecentocinque al milletrecentoventinove, dispose la traslazione delle spoglie mortali. Il sei ottobre milletrecentosei il doge Pietro Ziani fece trasportare i resti di san Magno a Venezia nella chiesa di San Geremia. Successivamente, il senato veneto decretò il ventuno dicembre milletrecentoquarantanove che tale giorno fosse festivo per tutta la città. In occasione della festa del ventuno dicembre i dogi si recavano in pellegrinaggio con la loro corte nella chiesa di San Geremia. Il senato veneto emise un nuovo decreto il ventotto settembre millesinquecentosessantatre, il quale permise che un braccio del santo fosse portato nella basilica di San Marco. Il braccio del santo veniva esposto ogni anno il sei ottobre alla venerazione del doge e dei fedeli entro un ricco reliquiario d'argento. Il culto di san Magno permane tuttora nella diocesi di Venezia, dove è considerato patrono secondario. Attualmente i resti di san Magno riposano nuovamente ad Eraclea nella chiesa parrocchiale di Santa Maria Immacolata, dove furono riportati il ventidue aprile millenovecentocinquantasei per essere conservati nella chiesa parrocchiale di Santa Maria Immacolata a Eraclea. Il Martyrologium Romanum definisce la sua Legenda come un tessuto di luoghi comuni, e le prime testimonianze su di lui sono di secoli posteriori, mentre la tradizione veneta sul suo conto fu accettata dal bollandista J. Ghesquière. L'emblema tradizionale di san Magno è il bastone pastorale episcopale, e nel Martirologio in Veneto vi è la costante commemorazione di san Magno vescovo. Tra le raffigurazioni artistiche, la rappresentazione più bella del santo si trova nell'opera intitolata Incredulità di San Tommaso custodita all'Accademia delle Belle Arti di Venezia, dove il pittore Cima da Conegliano rappresentò san Magno in piedi con folta barba bianca e ravvolto in un ricco piviale, mentre nel dipinto lo stesso san Magno tiene il pastorale nella sinistra assieme a san Tommaso, confermando la sua memoria storica e protettrice anche nell'arte figurativa.
Il ministero episcopale
Il percorso di San Magno verso l'episcopato fu preceduto da un'intensa esperienza di vita eremitica, che temprò il suo spirito e lo preparò al servizio sacerdotale ricevuto a Oderzo. Intorno all'anno 630, egli fu chiamato a succedere a San Tiziano nella cattedra vescovile di Oderzo. Questo incarico giunse in un momento in cui la comunità necessitava di un pastore capace di interpretare i segni dei tempi e di offrire risposte concrete alle difficoltà che il popolo incontrava nel quotidiano. Con spirito di sacrificio e sollecitudine, San Magno non si limitò all'amministrazione spirituale, ma si fece carico della protezione dei suoi fedeli, organizzando il delicato trasferimento della popolazione da Oderzo verso l'area di Eraclea.
Questa opera di riorganizzazione territoriale non fu soltanto una necessità logistica, ma un atto di profonda carità pastorale che permise alla comunità di ritrovare stabilità. Durante questo periodo di transizione, il vescovo si prodigò per garantire che la fede rimanesse il fulcro della vita sociale, promuovendo la fondazione della cattedrale di San Pietro e di numerose altre chiese all'interno dell'area lagunare. Il suo agire fu guidato dal desiderio di radicare il Vangelo nelle nuove terre, offrendo ai fedeli un luogo dove poter celebrare i misteri divini e trovare conforto. San Magno concluse il suo cammino terreno nell'anno 670 a Oderzo, lasciando una traccia indelebile nella storia religiosa delle terre venete, dove la sua opera di edificazione, sia materiale che spirituale, ha continuato a portare frutti preziosi per le generazioni successive.
La venerazione e il culto
La memoria di San Magno ha attraversato i secoli, radicandosi profondamente nella devozione del popolo. Il segno tangibile della venerazione riservata a questo santo vescovo è rappresentato dalle vicende delle sue spoglie mortali, che testimoniano il legame indissolubile tra la sua figura e le comunità che egli servì. Nel corso dell'anno 1206, le reliquie furono traslate a Venezia, città che accolse con solennità i resti del pastore, per poi fare ritorno a Eraclea, luogo simbolo della sua attività pastorale. Tali traslazioni non furono semplici spostamenti fisici, ma momenti di rinnovata comunione tra il santo e i fedeli, che in lui riconoscevano un intercessore potente presso Dio.
San Magno è ricordato in particolar modo come patrono dei muratori, un titolo che richiama la sua solerzia nella costruzione di edifici sacri e la sua dedizione nel porre fondamenta solide per la vita della Chiesa. La sua memoria liturgica, celebrata il 6 ottobre, invita i fedeli a riflettere sulla sua testimonianza di uomo di Dio, capace di edificare non solo pietre, ma anche cuori. Ancora oggi, nel silenzio della preghiera o nelle celebrazioni comunitarie, il ricordo di San Magno continua a richiamare l'importanza dell'impegno costante, della pazienza nelle prove e della cura amorevole verso il prossimo, virtù che hanno illuminato la sua esistenza terrena e che continuano a brillare nella comunione dei santi.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia San Magno?
San Magno si festeggia il sei ottobre nel calendario liturgico. La tradizione veneziana ricorda la sua ricorrenza anche il ventuno dicembre.
Di cosa è patrono San Magno?
San Magno è considerato il protettore dei muratori, dell'arte dei muratori ed è venerato come patrono secondario della diocesi di Venezia.
En Veneto, conmemoración de san Magno, obispo, que se dice que se fue de la ciudad de Oderzo con gran parte de su rebaño debido a la invasión longobarda, fundando la nueva ciudad de Eraclea, y que construyó ocho iglesias en Venecia. — Martirologio Romano