Enciende una vela por quien amas — arde aquí durante 7 díasEnciende la tuya →

15 de abril

San Marón

Mártir

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Il contesto romano e i primi legami

Le notizie più antiche su San Marone si trovano negli Acta Sanctorum Nerei et Achillei. Tali testi rinviano al tempo del regno dell'imperatore Domiziano, il quale regnò tra l'ottantuno e il novantasei e apparteneva alla dinastia dei Flavi. Domitilla apparteneva alla famiglia dei Flavi ed era giovanissima cugina dell'imperatore. Domitilla era cristiana ed era considerata la pecora nera della famiglia imperiale. A Roma esisteva una comunità cristiana organizzata in seguito alla predicazione di San Pietro. San Pietro fu martirizzato nella persecuzione scatenata nel sessantaquattro da Nerone. Il regno di Nerone è collocato tra il cinquantaquattro e il sessantotto. Domitilla era orfana di padre e di madre. Domitilla veniva allevata dallo zio Flavio Clemente, che era anche zio dell'imperatore. Flavio Clemente aveva promesso Domitilla sposa, fin da bambina, ad Aureliano. Aureliano apparteneva a una nobile famiglia senatoria. Il matrimonio con Domitilla avrebbe permesso ad Aureliano di stringere vincoli di parentela con la famiglia imperiale. Il matrimonio avrebbe permesso ad Aureliano di impossessarsi del cospicuo patrimonio della fanciulla orfana. Aureliano poteva aspirare a diventare imperatore dopo Domiziano. Domiziano aveva già conferito ad Aureliano la carica di console. Marone era amico di Eutiche e Vittorino ed erano tutti cristiani ben inseriti nel ramo convertito della famiglia dei Flavi. Quando Domitilla avrebbe dovuto sposarsi, Marone e altri le consigliarono di non farlo. Domitilla rifiutò di sposare Aureliano. Aureliano si infuriò e volle che Domitilla fosse punita perché cristiana, non per il rifiuto del matrimonio. Domitilla era una Flavia come l'imperatore suo cugino Domiziano. Domiziano non poteva mettere a morte la cugina. Domiziano condannò Domitilla all'esilio sull'isola di Ponza per rispettare le leggi persecutorie senza ucciderla. L'esilio a Ponza potrebbe essere stato un espediente concordato con Aureliano per fare cambiare idea alla ragazza e costringerla alle nozze. Domitilla si recò a Ponza accompagnata da un seguito di ancelle e servitori a causa della sua nobiltà imperiale. Tra i servitori che accompagnarono Domitilla vi erano Nereo e Achilleo. Nereo e Achilleo finirono martiri a Ponza per contrasti con i seguaci della setta religiosa di Simon Mago. La setta di Simon Mago proveniva dall'Oriente ed era ben radicata a Ponza. Nell'impero romano d'occidente pullulavano svariate sette e movimenti religiosi orientali a causa della crisi del paganesimo e dell'afflusso di militari, mercanti e schiavi. Marone, Eutiche e Vittorino accompagnarono Domitilla a Ponza per curare la sua formazione. Aureliano raccomandò a Marone, Eutiche e Vittorino di convincere Domitilla a sposarlo.

Dall'esilio ai lavori forzati nel Piceno

Il potere di Domiziano a Roma degenerò in una violenta dittatura. Nel novantasei Domiziano fu ucciso in una congiura ordita da senatori. Nerva prese il potere imperiale tra il novantasei e il novantotto. Nerva era un senatore che attenuò le persecuzioni contro i cristiani e fece rientrare dall'esilio i perseguitati. Domitilla poté rientrare a Roma con il suo seguito. Aureliano riconquistò potere politico e divenne nuovamente console sotto Nerva. Aureliano si accanì contro Marone, Vittorino ed Eutiche perché ritenuti responsabili del fallimento del matrimonio. Marone, Vittorino ed Eutiche furono condannati come cristiani ai lavori forzati in diversi possedimenti. Marone fu inviato sulla via Salaria, a centotrenta miglia da Roma, a zappare i poderi di Aureliano nel Piceno. Marone fu trattato come uno schiavo ma godeva di prestigio e aumentava il numero dei cristiani. Nel frattempo Marone era diventato sacerdote e compiva miracoli. Il quadro storico viene considerato attendibile dagli storici. Marone fu banditore del vangelo nella regione del Piceno lungo il tratto della via Salaria proveniente dalla valle del Tronto e diretta verso i monti Sibillini. Marone subì il martirio nel territorio dell'odierna Urbisaglia. A Urbisaglia sorgeva un santuario dedicato alla divinità italica Granno, in seguito identificata con il dio greco Apollo. All'interno del recinto sacro del tempio vi erano sorgenti di acqua calda considerate dai pagani dotate di poteri curativi grazie alla divinità. Il santuario era un luogo di grande frequentazione. L'imperatore romano Caracalla inviò ripetutamente doni al santuario del dio Apollo-Granno per chiedere la guarigione. Caracalla si recò personalmente in pellegrinaggio al santuario. Lo scrittore greco Dione Cassio attesta i pellegrinaggi e i doni di Caracalla. Nel sedicesimo secolo erano ancora visibili le rovine del denominato Palazzo di Carlo Magno in Val di Chienti. Nel Cinquecento Andrea Dacci di Sant'Elpidio indicava nella piana del Chienti i resti di un antico palazzo ritenuto dalla tradizione la residenza di Re Carlo.

Il martirio e la tradizione agiografica

Nel cento dopo Cristo a Roma il console Aureliano decise che la condanna ai lavori forzati per Marone non fosse sufficiente e che dovesse essere messo a morte. La predicazione cristiana accolta con favore dalle masse picene minacciava sia i guadagni legati al culto del dio Granno sia gli interessi personali ed economici del console Aureliano, proprietario di beni nel Piceno. A Roma giunsero formali proteste contro Marone. Aureliano inviò l'ex console e amico Turgio nel Piceno per processare Marone. In precedenza era stato fatto un tentativo di linciaggio contro Marone cercando di ucciderlo schiacciandolo con un grande masso. Il tentativo di ucciderlo con il masso fallì per intervento divino, secondo la tradizione. Turgio operò come magistrato romano applicando la legge che stabiliva la decapitazione per la condanna a morte di un cittadino romano. Marone fu giustiziato tramite decapitazione. Il martirio avvenne il quindici aprile dell'anno cento. Gli antichi martirologi riportano che la comunità cristiana recuperò il corpo del santo per offrirgli una degna sepoltura. I cristiani del Piceno poterono seppellire il corpo del martire anche in virtù delle leggi romane risalenti alla Repubblica e contenute nelle Dodici Tavole che imponevano il rispetto sacro per i diritti dei defunti. Il Martirologio ricorda san Marone martire sul Monte d'Oro nelle Marche. Nel corso del Medioevo la figura di San Marone si colorò di elementi leggendari derivati dalla trasformazione di un nucleo veritiero. Il culto di San Marone mise radici nelle città romane lungo il corso dei fiumi Chienti e Potenza. A Septempeda, oggi San Severino, San Marone fu venerato per aver guarito dall'idropisia il procurator della città. A Tolentino San Marone è protettore della città insieme a San Catervo. Ad Urbisaglia San Marone è comprotettore insieme a San Giorgio. Il miracolo della principessa liberata dal drago, attribuito a San Giorgio, è stato a volte attribuito a San Marone. Alla foce del Chienti un drago sarebbe emerso dal mare per mangiare la figlia del re di Urbisaglia. La figlia del re di Urbisaglia rappresenta una probabile evocazione popolare dei locali re carolingi o sassoni. San Marone salvò la principessa dal drago.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia San Marón?

La festa di San Marón si celebra il quindici aprile.

Di cosa è patrono San Marón?

San Marón è protettore della città di Tolentino ed è comprotettore di Urbisaglia.

En el Monte d’Oro en Las Marcas, san Marón, mártir. — Martirologio Romano