25 de abril
San Pedro de San José de Betancur
Terciario franciscano, fundador
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Origini e giovinezza nelle isole Canarie
San Pietro di San Giuseppe Betancur nacque il 16 marzo 1626, sulla base di documenti recentemente scoperti, e non nel 1619, a Vilaflor, Tenerife, isole Canarie, Spagna. La sua famiglia era povera, ma ricca di fede e di bontà. I suoi genitori si chiamavano Amador González di Betancur e Ana García, cristiani straordinari ed esemplari agli occhi dei loro cinque figli. Pietro era il maggiore dei cinque fratelli. Nella sua adolescenza pascolò le pecore nelle amene vallate fra Las Cañadas del Teide e Il Medano. In quei luoghi solitari contemplava la natura e la grandezza di Dio. Digiunava quattro volte la settimana nutrendosi soltanto di pane e acqua, un'attitudine che conservò per tutta la vita. Dopo aver pensato di sposarsi, decise di vivere da solo ed esclusivamente per Dio e i fratelli.
Il viaggio verso il Nuovo Mondo e l'arrivo in Guatemala
Il 18 settembre 1649 abbandonò la terra natale per dare la sua risposta incondizionata a Dio e ai fratelli. Si trasferì nel Nuovo Mondo, dapprima all'Avana, nell'isola di Cuba. Si sentì perduto nel traffico della grande città coloniale. Aspettando l'occasione di continuare il viaggio, imparò il lavoro di tessitore nel lanificio di Gerolamo Suárez. Il 18 febbraio 1651 varcava il ponte Matasanos per entrare nella fiorente città di Santiago de los Caballeros de Guatemala. Era stato misteriosamente attratto da Santiago de los Caballeros de Guatemala. Esclamò Qui voglio vivere e morire toccando la terra dei suoi sogni dopo diciassette mesi di viaggio in mezzo a mille vicissitudini. Era talmente sfinito a causa d'una malattia che il suo primo alloggio fu un ospedale. Fu accolto in pericolo di vita nell'ospedale. Entrò in un primo contatto con le sofferenze degli indiani tramite l'ospedale. Guarì in modo straordinario e si stabilì in quella città, dedicandosi alle opere di carità e conducendo una vita austera.
La scoperta della povertà e i nuovi metodi educativi
Lavorando per i poveri, conobbe la dura vita degli Indios e degli schiavi. Conobbe la triste situazione di tanti poveri abbandonati, di infermi lasciati senza cura e di bambini vagabondi senza alcuna istruzione. Sentì tutti i segni del dolore e del bisogno in mezzo a quella gente. Gli divenne sempre più chiaro il motivo per cui era stato spinto a lasciare la casa e la patria, ovvero essere povero e consacrarsi ai poveri, vivere e morire per loro. Abitava in una piccola stanzetta che di giorno apriva ai bambini vagabondi per la città di Guatemala. Nel tempo libero dal lavoro si dedicava alla formazione cristiana dei bambini. Impartiva ai bambini anche le prime nozioni del sapere con un suo metodo tutto particolare basato sull'insegnare col canto, col gioco e con la danza. Organizzò la recita del rosario in processione cantando, e la gente semplice vi aderì con entusiasmo. Fu precursore di metodi pedagogici che si sarebbero affermati secoli dopo grazie alle sue forme di insegnamento.
Penitenza, il saio francescano e la fondazione di Betlem
Le sue giornate erano riempite di lavoro, scuola, visita ai poveri, agli ammalati e ai carcerati, mentre le notti erano riservate soltanto al Signore. Prolungava le veglie, s'imponeva penitenze, si caricava d'una croce e saliva verso la chiesa del Calvario vestito di sacco per conformarsi al suo Signore e salvare le anime col sacrificio. Nel 1652 divenne terziario francescano trascoloro, vestendo il saio del Primo Ordine ma senza cappuccio, non essendo riuscito ad entrare nello stato ecclesiastico per non aver potuto studiare. Il suo amore creativo lo spinse a realizzare qualcosa di efficace e di duraturo. Scelse una piccola casetta di paglia come primo centro della sua grande opera di carità perché in Betlemme nacque, tra la paglia, Dio che è carità. In quella casetta, la piccola Betlem di Guatemala, nacque su altra paglia la carità di Dio. Betlem fu per Pietro simbolo della suprema povertà di Dio fatto Uomo, scelta per un servizio ai fratelli senza riserve né esclusioni. Con l'Incarnazione ogni uomo è divenuto fratello di Cristo e sua immagine, senza differenze di categorie, classi e colore. Considerava che tutti avessero lo stesso diritto al suo amore e al suo servizio, con preferenza per i sacerdoti e gli studenti poveri tanto spesso dimenticati. Da questa visione e convinzione di fede si formò Betlem, dotata di un oratorio, una scuola per i bambini, un centro catechistico, un'infermeria e una casa alloggio per studenti, forestieri, sacerdoti poveri e convalescenti. La casetta denominata Nostra Signora di Betlemme era aperta a tutti senza distinzione di razze e di colore.
L'ospedale per i convalescenti e la nascita della Congregazione
Avvertì la necessità di un'opera per i convalescenti dimessi dagli ospedali in condizioni precarie che rischiavano di morire per mancanza di cure. Progettò e si impegnò a costruire l'Ospedale di Betlem per i convalescenti. Contribuì a costruire l'ospedale con le sue stesse mani, trasportando pesi, caricandosi il materiale sulle spalle e dirigendo il lavoro. Avviò la pratica per ottenere dalla Corte di Spagna l'autorizzazione per la fondazione di questo ospedale per convalescenti di grande beneficio pubblico. Pietro fondò il primo Convalescenziario del mondo. La salute di Pietro fu sacrificata durante la costruzione dell'opera. Pietro si dedicò agli altri senza badare a se stesso. La principale preoccupazione di Pietro era dare continuità alla sua opera per sempre. Altri terziari appoggiavano il lavoro di Pietro e lo seguivano nella preghiera e nelle attività. La vita comunitaria prese sempre più forma. Pietro compilò un regolamento che fu adottato anche dalle zelanti donne che lo aiutavano nell'educazione dei bambini. Fu fondata la Congregazione dei Betlemiti e delle Betlemite nel 1653 per assicurare un avvenire all'opera.
La devozione al Natale e le ultime disposizioni
Il nome Betlem fu scelto con la festa di Natale come punto di partenza della salvezza. Nella notte di Natale l'anima di Pietro esplose in manifestazioni di incontenibile felicità. Al primo cenno del canto Et verbum caro factum est nel convento di San Francesco, Pietro iniziò una danza che commosse i presenti fino alle lacrime. I presenti percepivano la tenerezza dei versi composti e cantati da Pietro stesso. Pietro esortò i religiosi a manifestarsi felici per il dono della salvezza portatoci da Cristo. Pietro si inginocchiò davanti all'altare e vi rimase estatico fino al termine della liturgia durata circa due ore. Pietro lasciò in eredità ai suoi religiosi l'iniziativa di celebrare le Quarantore del Natale a partire dalla mezzanotte. Pietro dispose l'esposizione del Santissimo Sacramento sotto un tronetto di paglia nell'ora in cui nacque il figlio di Dio. Pietro mostrò la sua visione del piano della Redenzione e la venerazione della Madonna. Pietro affermò l'Immacolata Concezione con una dichiarazione di fede scritta col proprio sangue. Le forze fisiche di Pietro diminuivano sempre di più a causa del grande impegno. Una malattia improvvisa manifestò una realtà che Pietro conosceva da tempo avendola prevista con precisione. Pietro scrisse un testamento lasciando linee direttrici per la sopravvivenza della sua opera. In extremis Pietro raccomandò al suo successore Rodrigo de la Cruz e a tutte le sorelle e fratelli la virtù cardinale dell'umiltà. L'umiltà era stata attinta da Pietro dalla contemplazione del mistero del Verbo Incarnato in Betlem.
Il transito e la glorificazione della santità
Giunto alla morte tutti volevano vederlo e salutarlo un'ultima volta. Pietro preferì passare gli ultimi momenti della sua vita con i suoi confessori. Quando i confessori lo lasciavano, Pietro si ritirava nell'intimo della sua anima concentrato nel contatto con Dio. Con gli occhi fissi in cielo, Pietro rimase come trasportato in un dolce sonno e sospeso in amorosa estasi. Pietro morì munito degli ultimi sacramenti a Guatemala lunedì 25 aprile 1667. Pietro morì dopo quindici anni di attività in Guatemala e a quarantuno anni di età in concetto di santità. Fu necessario subito difendere la salma dall'assalto di quanti volevano una reliquia. Dopo alcuni giorni furono celebrati i funerali alla presenza di tutte le autorità civili e religiose e con un concorso di fedeli mai visto. Il 2 maggio 1667 la comunità fu approvata dal re nella sua norma di vita che seguiva le regole del Terz'Ordine di San Francesco con le modifiche lasciate da Pietro. Il successore fra Antonio della Croce trasformò l'Istituto in una famiglia religiosa con voti solenni sotto la regola di Sant'Agostino. Innocenzo XI concesse la sua approvazione il 26 marzo 1687. Clemente XI nel 1707 concesse i privilegi degli Ordini mendicanti e dei Chierici Regolari. La tomba di Pietro si trova nella chiesa di San Francisco el Grande ad Antigua Guatemala, Guatemala. Pietro di San Giuseppe di Betancur fu proclamato santo il 30 luglio 2002 da Papa Giovanni Paolo II a Città del Guatemala. Papa Giovanni Paolo II aveva beatificato Pietro e l'aveva dichiarato apostolo del Guatemala il 22 giugno 1980.
Su camino de fe
La vida de San Pedro de San José de Betancur es un ejemplo de cómo la voluntad divina puede transformar las aspiraciones personales en un servicio de amor extraordinario. Tras abandonar su lugar de origen en las Islas Canarias, el santo llegó a tierras americanas con el deseo de consagrarse a Dios. Aunque no pudo alcanzar el sacerdocio, su espíritu no decayó, encontrando en la Tercera Orden Franciscana, a la que se unió en mil seiscientos cincuenta y dos, el cauce adecuado para vivir su espiritualidad laical con plenitud.
Su labor se concentró principalmente en la ciudad de Antigua Guatemala, donde su mirada se posó sobre los marginados, los enfermos y quienes no tenían quien los asistiera. Con una determinación nacida de la fe, fundó la Orden de los Betlemitas en mil seiscientos cincuenta y tres. Esta obra no fue solo una institución, sino un refugio tangible para el sufrimiento humano. Su visión humanitaria le llevó a fundar el primer hospital del mundo destinado específicamente a los convalecientes, un hito que demuestra su capacidad de anticipar las necesidades de quienes, tras superar la fase aguda de la enfermedad, carecían de un techo o de cuidados básicos para recuperarse plenamente. Vivió sus años en una entrega constante, falleciendo el veinticinco de abril de mil seiscientos sesenta y siete, rodeado del reconocimiento de santidad por parte de quienes fueron testigos de su abnegada existencia.
El culto y la memoria
La figura de San Pedro de San José de Betancur ha sido honrada a través de los siglos como un pilar de la caridad en América. Su beatificación y posterior canonización por el Papa Juan Pablo Segundo en el año dos mil dos, confirmaron ante la Iglesia universal la santidad de aquel laico que supo convertir su vida en una oración constante por los pobres.
Hoy, su memoria se mantiene viva en el corazón de los fieles, especialmente en Guatemala, donde es reconocido como su apóstol. Su legado nos recuerda que la santidad no requiere de grandes honores, sino de la capacidad de ver a Cristo en el enfermo y en el necesitado. La celebración de su memoria cada veinticinco de abril es una invitación a retomar su espíritu de acogida, invitando a cada creyente a construir, en su propia realidad, espacios de alivio y esperanza para los hermanos que sufren.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia San Pietro di San Giuseppe Betancur?
Si festeggia il 25 aprile, giorno della sua nascita al cielo avvenuta nel 1667.
Di cosa è patrono San Pietro di San Giuseppe Betancur?
È patrono degli orfani, dei mendicanti, degli infermi, dei giovani incolti e abbandonati, degli stranieri e dei condannati ai lavori forzati.
En Antigua, cerca de la Ciudad de Guatemala, en América Central, san Pedro de Betancur, miembro de la Tercera Orden de San Francisco, que bajo el patrocinio de Nuestra Señora de Belén se esforzó con todas sus fuerzas en la asistencia a los huérfanos, a los mendigos, a los enfermos, a los jóvenes incultos y abandonados, a los extranjeros y a los condenados a trabajos forzados. — Martirologio Romano