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17 de septiembre

San Roberto Bellarmino

Obispo y doctor de la Iglesia

San Roberto Bellarmino

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Origini e formazione nella Compagnia di Gesù

Il soggetto nacque terzo di dieci fratelli, provenendo da una numerosa famiglia di origini nobili ma in via di impoverimento economico. San Roberto Bellarmino nacque a Montepulciano, Siena, nel 1542. Suo padre era Vincenzo Bellarmino, mentre sua madre si chiamava Cinzia Cervini ed era molto pia e religiosa. La madre era sorella del cardinale Marcello Cervini, che divenne papa Marcello II, il quale visse dal 1501 al 1555. San Roberto Bellarmino era nipote, per parte di madre, del Papa Marcello II. Per desiderio della madre, fu educato nel collegio gesuita della sua città natale, fondato da poco tempo. Il padre era contrario al suo ingresso nella Compagnia e preferiva per lui una carriera politica laica. Ciononostante, entrò nella Compagnia di Gesù all'età di diciotto anni, il 20 settembre 1560, e fu ammesso alla prima professione religiosa il giorno dopo l'ingresso.

Fin da giovanissimo mostrò ottime doti letterarie. Ispirandosi agli autori latini come Virgilio, compose diversi piccoli poemi sia in lingua volgare sia in lingua latina. Uno dei suoi inni dedicato alla figura di Maria Maddalena fu inserito successivamente nel breviario. Divenuto gesuita, iniziò a studiare materie umanistiche prima a Firenze e poi a Mondovì in scuole del suo ordine religioso. Dal 1560 al 1563 studiò nel Collegio Romano a Roma, sede della scuola gesuita e futura Pontificia Università Gregoriana. Nel 1567 intraprese lo studio della teologia dapprima a Padova. Nel 1569 fu inviato a Lovanio, nelle Fiandre, per completare gli studi teologici, potendo così acquisire una notevole conoscenza delle eresie più importanti del suo tempo. Ricevette l'ordinazione sacerdotale la Domenica delle palme del 1570 a Gand, in Belgio. Fu dapprima professore all'università di Lovanio, iniziando l'insegnamento della teologia nel 1570, e si guadagnò rapidamente notorietà sia come insegnante sia come predicatore.

L'insegnamento a Roma e la monumentale opera Le controversie

Come predicatore era capace di attirare al suo pulpito cattolici e protestanti, persino da altre aree geografiche. Fu richiamato in Italia nel 1576 da Papa Gregorio XIII, il quale gli affidò la cattedra di Controversie, cioè di Apologetica, da poco istituita nel Collegio Romano. L'interesse per l'apologetica non era casuale. Il Concilio di Trento era terminato da poco tempo, e la Chiesa Cattolica, attaccata dalla Riforma protestante, aveva necessità di analizzare e verificare la propria identità culturale e spirituale. L'attività e le opere di Roberto Bellarmino si inserirono nel contesto storico post-tridentino. Egli si dimostrò adeguato alla difficoltà del compito dell'insegnamento, svolgendo l'attività di insegnamento della cattedra di Controversie fino al 1587. Fu chiamato a Roma per tenere un corso di apologetica, e dal corso di apologetica tenuto a Roma nacquero le Controversiae, ricorda Benedetto XVI. Le lezioni tenute da Bellarmino confluirono nella sua grande e più famosa opera in più volumi Le controversie. Le Controversiae divennero subito celebri per la chiarezza, la ricchezza di contenuti e il taglio prevalentemente storico. Questa opera monumentale rappresenta il primo tentativo di sistematizzare le varie controversie teologiche dell'epoca. Con Bellarmino l'apologetica acquistò o riacquistò dignità di disciplina universitaria. Le controversie ebbero un'enorme risonanza in tutta Europa. Presso le chiese protestanti in Germania e in Inghilterra furono istituite specifiche cattedre d'insegnamento per fornire una replica agli argomenti del Bellarmino. Le repliche protestanti riguardavano l'ortodossia cattolica e la sua aderenza alla Bibbia e alla storia della Chiesa. L'opera completa non è stata ancora rimpiazzata come testo classico, sebbene l'avanzamento degli studi critici abbia diminuito il valore di alcuni argomenti storici dell'opera.

Le Controversiae costituiscono un punto di riferimento ancora valido per l'ecclesiologia cattolica e trattano questioni circa la Rivelazione, la natura della Chiesa, i Sacramenti e l'antropologia teologica. Nelle Controversiae appare accentuato l'aspetto istituzionale della Chiesa a motivo degli errori che allora circolavano. Bellarmino chiarì anche gli aspetti invisibili della Chiesa come Corpo Mistico. Illustrò gli aspetti invisibili della Chiesa con l'analogia del corpo e dell'anima. L'analogia descrive il rapporto tra le ricchezze interiori della Chiesa e gli aspetti esteriori che la rendono percepibile. Nell'opera monumentale Bellarmino evita ogni taglio polemico e aggressivo nei confronti delle idee della Riforma. Utilizza gli argomenti della ragione e della Tradizione della Chiesa per illustrare la dottrina cattolica in modo chiaro ed efficace. L'apologetica ha bisogno anzitutto di un metodo, e la più importante eredità del santo sta nel modo in cui concepì il suo lavoro. Nel 1588 fu nominato Direttore Spirituale del Collegio Romano.

Missioni delicate, la Vulgata e gli incarichi in Curia

Nel 1590 fu inviato in Francia con la legazione del cardinale Gaetano in qualità di teologo. La legazione era stata inviata da papa Sisto V in Francia per difendere la Chiesa Cattolica nelle difficoltà della guerra civile tra cattolici ed ugonotti. Mentre si trovava in Francia, fu raggiunto dalla notizia che Sisto V stava per proporre di mettere il primo volume di Le controversie all'Indice. Sisto V aveva inizialmente accettato calorosamente la dedica della stessa opera. Il motivo della possibile messa all'Indice era che nell'opera si riconosceva alla Santa Sede un potere indiretto e non diretto sulle realtà temporali. Bellarmino provò una profonda amarezza per questa imminente condanna, dato che la sua fedeltà alla Santa Sede era intensa e autentica. La condanna fu evitata grazie all'improvvisa morte di Sisto V, avvenuta il 27 agosto 1590 per complicanze di una malattia infettiva, forse malaria. Il nuovo papa Gregorio XIV fu entusiasta dell'opera Le controversie e concesse alla stessa una speciale approvazione pontificia. Al termine della missione del cardinale Gaetano, Bellarmino riprese il lavoro come insegnante e padre spirituale. Ebbe la consolazione di guidare negli ultimi anni della sua vita san Luigi Gonzaga. San Luigi Gonzaga morì a ventitré anni al Collegio Romano nel 1591, dopo aver contratto un male per salvare un uomo affetto da peste ed abbandonato per strada. Bellarmino promosse negli anni successivi il processo di beatificazione di san Luigi Gonzaga.

Bellarmino fece parte della commissione finale per la revisione del testo della Vulgata. La revisione della Vulgata era stata richiesta dal Concilio di Trento per controbattere le tesi protestanti. I papi posttridentini avevano operato alacremente per portare quasi a compimento la revisione. Sisto V aveva introdotto modifiche al Sacro Testo in modo eccessivamente leggero e rapido, con vistosi errori, pur non possedendo competenze specifiche in materia biblista. Un'edizione fu fatta stampare per accelerare i tempi e in parte distribuita con il proposito di imporne l'uso tramite una bolla. Il papa promotore morì prima della promulgazione ufficiale dell'edizione. I successori immediati eliminarono gli errori vistosi e tolsero dalla circolazione l'edizione errata. Il problema era introdurre un'edizione corretta senza screditare il nome di Sisto V. Bellarmino propose che la nuova edizione conservasse il nome di Sisto V con una spiegazione introduttiva che doveva attribuire la nuova edizione alla precedente decisione di papa Sisto a causa di errori tipografici o d'altro genere. La dichiarazione di Bellarmino fu considerata risolutiva in mancanza di prove contrarie e per la stima di serietà e responsabilità goduta presso i contemporanei. La proposta non poteva essere rifiutata senza macchiare la reputazione della commissione e di Clemente VIII. Clemente VIII diede il permesso di premettere la prefazione di Bellarmino alla nuova edizione. Angelo Rocca, segretario della commissione di revisione, scrisse di suo pugno una bozza di prefazione alternativa la quale dichiarava che Sisto V non poté completare l'opera a causa della morte sopraggiunta. La bozza del Rocca esiste ancora ed è allegata a una copia dell'edizione Sistina con le correzioni della Clementina nella Biblioteca Angelica di Roma.

Rettore, cardinale e pastore a Capua

Nel 1592 Bellarmino divenne Rettore del Collegio Romano, svolgendo tale funzione per circa due anni fino al 1594. Nel 1595 divenne Preposito della provincia di Napoli. Nel 1597 papa Clemente VIII richiamò Bellarmino a Roma, nominandolo suo consultore teologo, Esaminatore dei Vescovi e Consultore del Sant'Uffizio. Il 3 marzo 1599 il papa nominò Bellarmino cardinale presbitero con il titolo di Santa Maria in Via. Il papa motivò l'incarico cardinalizio affermando che la Chiesa non aveva un soggetto di pari valore nella scienza. Nel 1599 fu creato cardinale a prova dell'importanza che la Chiesa attribuiva all'apologetica. Bellarmino fu definito bonariamente il gesuita vestito di rosso per via dell'abito cardinalizio in contrasto con la tonaca nera. Fu nominato assistente del cardinale Madruzzi, presidente della Congregazione De Auxiliis, istituita per ricomporre la controversia tra Tomisti e Molinisti sulla grazia e la libertà. La diatriba sulla grazia efficace e la libertà umana si contrapponeva tra gesuiti molinisti e domenicani tomisti. Il parere iniziale di Bellarmino era che la questione non dovesse essere risolta con un intervento autoritativo, suggerendo di lasciare la questione alla discussione tra i diversi indirizzi vietando censure o condanne reciproche. I teologi gesuiti, di cui faceva parte Bellarmino, erano vicini alla tesi dei Molinisti, ma il non schierarsi di Bellarmino poteva fare ritenere più valida la tesi Tomista. Clemente VIII cambiò posizione orientandosi verso una precisa definizione dottrinale a favore della tesi tomista. La presenza di Bellarmino divenne imbarazzante per la sua posizione nella controversia.

Il 18 marzo 1602 Clemente VIII nominò Bellarmino arcivescovo di Capua, essendo la sede vacante. Clemente VIII consacrò personalmente Bellarmino come segno di stima speciale. Nel 1599 fu nominato arcivescovo di Capua e mantenne la sede diocesana di Capua per soli tre anni. Il nuovo arcivescovo partì subito per la sua sede distinguendosi nel ministero, e a Capua si distinse per il grande zelo. Nel marzo 1605 morì Clemente VIII. Leone XI succedette a Clemente VIII e regnò per ventisei giorni, dopodiché Paolo V succedette a Leone XI. Nel primo e soprattutto nel secondo conclave il nome di Bellarmino fu considerato dagli elettori. Molti cardinali giudicarono che l'appartenenza all'ordine dei gesuiti fosse un impedimento all'elezione di Bellarmino. Nel secondo conclave del 1605 un gruppo di cardinali tra cui Baronio, Sfondrato, Aquaviva, Farnese, Sforza e Piatti si adoperò per far eleggere Bellarmino. Bellarmino era contrario alla propria elezione e rispose che avrebbe rinunciato al titolo cardinalizio, rivolgendo il proprio appoggio nel conclave verso il cardinale Baronio. Il conclave trovò un accordo sul cardinale Camillo Borghese, e il nuovo Papa Paolo V fu eletto con l'accordo delle maggiori potenze cattoliche. Papa Paolo V insistette nel trattenere il cardinale a Roma, dove il cardinale chiese di essere esonerato dal ministero episcopale a causa dell'incapacità di adempiere alle relative responsabilità. Il cardinale fu nominato membro del Sant'Uffizio e di altre congregazioni, e divenne successivamente consigliere principale della Santa Sede nel settore teologico della sua amministrazione. La disputa De Auxiliis, che Papa Clemente non aveva potuto portare a termine, fu conclusa con una decisione basata sull'originaria proposta di Bellarmino. A Roma si adoperò molto in difesa della Sede Apostolica e della dottrina della fede, e Roma aveva bisogno di lui come guida teologica della Curia e della Chiesa. Svolse il ruolo di guida teologica incontrastata per quasi vent'anni, occupando contemporaneamente molti e prestigiosi incarichi vaticani.

Le grandi controversie politiche e i processi storici

Nel 1606 ebbe inizio la contesa tra la Santa Sede e la Repubblica di Venezia. La Repubblica di Venezia aveva agito senza consultare il Papa e versava in cattive condizioni finanziarie, avendo abrogato la legge di esenzione del clero dalla giurisdizione civile e tolto alla Chiesa il diritto di possedere beni immobili. La disputa con Venezia generò una guerra di libelli. Le difese della parte repubblicana furono sostenute da Giovanni Marsilio e dal frate servita Paolo Sarpi, i quali si erano posti in netto contrasto con la Chiesa cattolica. La Santa Sede fu difesa nobilmente dal cardinal Bellarmino e dal cardinal Baronio nella disputa con Venezia. Contemporaneamente alle contrapposizioni veneziane sorsero quelle relative al Giuramento inglese di lealtà. Nel 1606 fu imposto ai cattolici inglesi un giuramento di fedeltà formulato con astuzia, in aggiunta alle vessazioni già esistenti. Il rifiuto del giuramento face apparire il cattolico come un cittadino renitente ai doveri civili e perseguibile, mentre l'accettazione del giuramento comportava la condanna come empio ed eretico dell'insegnamento sul potere di deporre i sovrani. Il potere di deporre i sovrani era stato rivendicato ed esercitato dalla Santa Sede per secoli con l'approvazione della cristianità, e la stragrande maggioranza dei teologi continuava a sostenere il potere di deporre i sovrani anche in quel periodo. La Santa Sede proibì ai cattolici di prestare il giuramento inglese. Giacomo I d'Inghilterra era un re protestante, succeduto a Elisabetta I e già re di Scozia, il quale difese il giuramento in un libro intitolato Tripli nodo triplex cuneus. Bellarmino replicò al monarca inglese con il suo scritto Responsio Matthei Torti, e seguirono altri trattati da entrambi gli schieramenti. William Barclay, famoso giurista scozzese residente in Francia, scrisse un'opera per confutare il potere di deporre i sovrani. A William Barclay si contrappose la replica di Bellarmino. Le confutazioni del giurista scozzese furono utilizzate dal Parlamento parigino di orientamento regalista. A causa della teoria della via media del potere indiretto di deporre i sovrani, Bellarmino fu condannato nel 1590 come troppo incline alle posizioni regaliste e nel 1605 come eccessivamente papalista.

L'istruzione del processo a Giordano Bruno coinvolse Bellarmino in qualità di consultore del Sant'Uffizio. Bellarmino ebbe alcuni colloqui con l'inquisito Giordano Bruno per un periodo di sette anni, dal 1593 al 1600. Il processo a Giordano Bruno si protrasse poiché le ammissioni di eresia rese durante i venti interrogatori, alcuni dei quali condotti sotto tortura, venivano successivamente smentite davanti al tribunale dell'Inquisizione. Bellarmino non partecipò mai personalmente alle sedute degli interrogatori in cui si faceva uso della tortura. Il 20 gennaio 1600, per ordine di Papa Clemente VIII, il tribunale dell'Inquisizione condannò Giordano Bruno al rogo. Bellarmino non visse fino all'epilogo del processo e alla condanna di Galileo Galilei, ma nel 1615 prese parte alla prima fase del processo a Galileo Galilei. Il cardinale fece parte della commissione vaticana che nel 1616 ammonì Galileo a non insegnare la teoria eliocentrica. Bellarmino comunicò personalmente l'ammonizione a Galileo tramite una lettera divenuta famosa. In precedenza Bellarmino aveva mostrato interesse per le scoperte di Galileo e aveva intrattenuto con lui un'amichevole corrispondenza. Bellarmino aveva assunto un atteggiamento aperto verso le teorie scientifiche, come testimoniato dalle lettere all'amico di Galileo, Paolo Antonio Foscarini, il quale era stato ammonito a non cercare dimostrazioni dell'esattezza delle teorie scientifiche, limitandosi a porle come ipotesi.

Ministero pastorale, opere spirituali e catechismo

Da pastore d'anime come sacerdote e vescovo, sentì il dovere di predicare assiduamente. Ha tenuto centinaia di sermones e omelie in occasione delle celebrazioni liturgiche. Ha tenuto omelie nelle Fiandre, a Roma, a Napoli e a Capua. Sono abbondanti le sue expositiones e explanationes rivolte a parroci, religiose e studenti del Collegio Romano. Le expositiones e explanationes hanno spesso per oggetto la sacra Scrittura, specialmente le Lettere di san Paolo. La sua predicazione e le sue catechesi presentano il carattere di essenzialità appreso dall'educazione ignaziana. L'educazione ignaziana è volta a concentrare le forze dell'anima sul Signore Gesù intensamente conosciuto, amato e imitato. L'apologeta può talora adottare toni forti, ma l'essenziale è che la sua opera sia animata dalla vita interiore e dalla preghiera. Negli ultimi anni Roberto Bellarmino continuò il suo austero stile di vita. Roberto Bellarmino dedicava molto tempo alla preghiera e ai digiuni nonostante la salute precaria. Continuò a fare molte elemosine ai poveri, lasciando praticamente tutti i suoi averi ai poveri. Contribuì a far ottenere l'approvazione del papa alla fondazione del nuovo Ordine della Visitazione di San Francesco di Sales. Portò a termine la stesura di un grande catechismo e di un piccolo catechismo. Il catechismo intitolato Dottrina cristiana breve fu il suo lavoro più popolare. Negli anni 1597-1598 risale il suo catechismo intitolato appunto Dottrina cristiana breve, che ebbe notevole successo e fu ampiamente utilizzato fino a tutto il XIX secolo. Il santo sapeva che l'apologetica doveva rivolgersi anche alle persone più semplici, attingendo consigli dagli Esercizi spirituali di sant'Ignazio per comunicare in modo profondo le bellezze dei misteri della fede anche ai più semplici. Compose un piccolo e famoso testo intitolato De arte bene moriendi e compose la sua Autobiografia.

Il santo offre un modello di preghiera quale anima di ogni attività. Il Pontefice ha richiamato l'opera non molto conosciuta di Bellarmino intitolata De ascensione mentis in Deum, ossia Elevazione della mente a Dio. Nel testo Bellarmino scrive che l'esemplare dell'anima è Dio, bellezza infinita, luce senza ombre e splendore superiore a luna e sole. Bellarmino esorta ad alzar gli occhi a Dio nel quale si trovano gli archetipi di tutte le cose e la fonte di infinita fecondità. Bellarmino conclude che chi trova Dio trova ogni cosa e chi perde Dio perde ogni cosa. Nel testo si sente l'eco della contemplatio ad amorem obtineundum degli Esercizi spirituali di sant'Ignazio di Loyola, vissuto dal 1491 al 1556. Bellarmino visse nella fastosa e spesso malsana società dell'ultimo Cinquecento e del primo Seicento. Dalla contemplazione Bellarmino ricava applicazioni pratiche e vi proietta la situazione della Chiesa del suo tempo con vivace afflato pastorale. L'eco degli Esercizi ignaziani si ritrova in altre importanti opere spirituali del santo. Nel libro De arte bene moriendi, L'arte di morire bene, indica una norma sicura del buon vivere e morire. La norma consiste nel meditare spesso e seriamente che si dovrà rendere conto a Dio delle proprie azioni e del proprio modo di vivere. Il libro consiglia di non accumulare ricchezze in questa terra ma di vivere semplicemente e con carità per accumulare beni in Cielo. Roberto Bellarmino è autore del libro intitolato De gemitu columbae o Il gemito della colomba. Nell'opera De gemitu columbae la colomba rappresenta la Chiesa. Il libro richiama con forza il clero e tutti i fedeli a una riforma personale e concreta della propria vita. Il richiamo alla riforma si fonda sugli insegnamenti della Scrittura e dei Santi. Bellarmino insegna con grande chiarezza e con l'esempio della propria vita che la vera riforma della Chiesa richiede la personale riforma e la conversione del cuore. Nel testo De ascensione mentis in Deum, grad. 1, si afferma che l'uomo è creato per la gloria di Dio e per la propria eterna salvezza. Il fine, il centro dell'anima e il tesoro del cuore dell'uomo consistono nella gloria di Dio e nella salvezza eterna. È da stimare vero bene ciò che conduce al proprio fine e vero male ciò che lo fa mancare. Il sapiente non deve né cercare né fuggire per se stesso avvenimenti prosperi o avversi, ricchezze e povertà, salute e malattia, onori e oltraggi, vita e morte. Tali circostanze sono buone e desiderabili se contribuiscono alla gloria di Dio e alla felicità eterna, e sono cattive e da fuggire se ostacolano la gloria di Dio e la felicità eterna. Benedetto XVI assicura che queste parole non sono passate di moda ma devono essere meditate a lungo per orientare il cammino sulla terra, ricordando che il fine della vita è il Signore e il Dio rivelato in Gesù Cristo.

Il transito, la causa di beatificazione e la glorificazione

Visse abbastanza a lungo da assistere a un altro conclave nel febbraio 1621, quello che elesse Gregorio XV. Nell'estate del 1621 la sua salute stava rapidamente declinando. Gli fu permesso di ritirarsi a Sant'Andrea al Quirinale, sede del noviziato dei gesuiti, per prepararsi al trapasso. Spirò la mattina del 17 settembre 1621. Alla sua morte il suo corpo fu deposto nella cripta della casa professa, e dopo circa un anno il corpo fu posto nel sepolcro che aveva ospitato il corpo di Sant'Ignazio di Loyola. Poco dopo la sua morte la Compagnia di Gesù ne propose la causa di beatificazione, che ebbe inizio nel 1627 durante il pontificato di Urbano VIII. Nel 1627 gli fu conferito il titolo di venerabile. Un ostacolo di natura tecnica, proveniente dalla legislazione generale sulle beatificazioni emanata da Urbano VIII, comportò una dilazione, e l'iter della causa si arenò. La causa fu reintrodotta in numerose occasioni negli anni 1675, 1714, 1752 e 1832. Ad ogni ripresa della causa la grande maggioranza dei voti fu favorevole alla sua beatificazione. L'esito positivo della beatificazione arrivò solamente dopo molti anni. Il ritardo fu in parte legato al carattere influente di alcuni prelati che espressero parere negativo. Tra i prelati contrari vi fu il cardinale e santo Gregorio Barbarigo, il cardinale domenicano e tomista Girolamo Casanate, il famoso cardinale Decio Azzolino juniore nel 1675, e il potente cardinale Domenico Passionei nel 1752. Il cardinale Domenico Passionei era in frequente contrasto con i gesuiti e vicino alle tesi gianseniste opposte alla tesi molinista della grazia efficace. Secondo molti, la causa principale del ritardo fu il parere circa l'opportunità politica internazionale. Il nome del cardinale Bellarmino era strettamente associato a una visione dell'autorità pontificia in netto contrasto con i politici regalisti della corte di Francia dei secoli diciottesimo e diciannovesimo. Papa Benedetto XIV scrisse al cardinale de Tencin che il ritardo della causa era motivato dalle circostanze dei tempi e non da materie di poco conto attribuite a suo carico dal cardinale Passionei.

Roberto Bellarmino è stato beatificato il 13 maggio 1923 durante il pontificato di Pio XI, e fu canonizzato il 29 giugno 1930 da Pio XI. Il processo di canonizzazione fu più breve rispetto a quello di beatificazione. La nomina a Dottore della Chiesa fu rapida e gli fu conferita il 17 settembre 1931 da Pio XI. Viene ricordato liturgicamente il 17 settembre e in passato il 13 maggio. Dal 21 giugno 1923 il suo corpo è venerato dai fedeli nella terza cappella di destra della chiesa di Sant'Ignazio di Loyola a Roma. La chiesa di Sant'Ignazio di Loyola a Roma è la chiesa del Collegio Romano e conserva le reliquie di altri santi gesuiti, tra cui San Luigi Gonzaga. Le ossa del suo scheletro sono state ricomposte, unite con fili d'argento e rivestite con l'abito cardinalizio. Il volto e le mani del santo sono stati ricoperti d'argento. Il corpo ricoperto d'argento appare sotto l'altare a lui dedicato, dove alcuni fedeli devoti recitano una specifica preghiera a lui dedicata. A lui è intitolato il Collegio San Roberto Bellarmino, che ha sede nel Palazzo Borromeo a Roma, in via del Seminario. Il Collegio San Roberto Bellarmino ha antica storia, appartiene ai gesuiti e in esso risiedono attualmente gli studenti che frequentano la Pontificia Università Gregoriana.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia San Roberto Bellarmino?

San Roberto Bellarmino si festeggia liturgicamente il 17 settembre. In passato la sua memoria veniva celebrata il 13 maggio.

Di cosa è patrono San Roberto Bellarmino?

San Roberto Bellarmino è il santo patrono dei catechisti, degli avvocati canonisti e della città di Cincinnati negli Stati Uniti d'America.

San Roberto Bellarmino, obispo y doctor de la Iglesia, de la Compañía de Jesús, que supo brillantemente disputar en las controversias teológicas de su tiempo con pericia y agudeza. Nombrado cardenal, se dedicó con premura al ministerio pastoral en la Iglesia de Capua y, al final, en Roma se adoperò mucho en defensa de la Sede Apostólica y de la doctrina de la fe. — Martirologio Romano