1 de abril
San Valerico de Lauconne (Valerio de Leuconay)
Abad
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Dalle origini alla vocazione monastica
Le vicende del santo francese si collocano nell'alto medioevo, un'epoca di grandi trasformazioni e di profondo rinnovamento spirituale per la Chiesa d'Occidente. San Valerico nacque nel 565 nell'Auvergne da una modesta famiglia di pastori, trascorrendo i primi anni della giovinezza immerso nel lavoro dei campi e nella cura del gregge. Durante l'adolescenza sentì il forte e insolito desiderio di imparare a leggere e a scrivere, un'aspirazione non comune per la sua estrazione sociale. Per raggiungere questo obiettivo, si fece incidere le lettere dell'alfabeto su tavolette di legno, riuscendo in questo modo a imparare a memoria il Salterio mentre pascolava gli animali. Questa precoce consuetudine con la Parola di Dio lo spinse a partecipare in modo sempre più attivo alle funzioni religiose, maturando gradualmente il desiderio profondo di consacrarsi a Dio facendosi monaco. Non lontano da Issoire sorgeva il monastero benedettino di Autum, noto anche come Autoingt, dove viveva un suo prozio che poteva offrirgli un punto di riferimento spirituale. Valerico chiese con insistenza di essere accolto in quel cenobio, nonostante la netta contrarietà del padre che desiderava per lui una vita diversa. Per sottrarsi alle pressioni familiari che cercavano di dissuaderlo dal suo proposito di conversione, il giovane decise di allontanarsi e si rifugiò ad Auxerre nel monastero di Saint-Germain. La sua fama di uomo retto e di guida saggia crebbe rapidamente, al punto che divenne padre spirituale di Bolone, un nobile locale rimasto profondamente colpito dalla sua testimonianza. Bolone decise di spogliarsi di tutti i propri averi terreni, abbracciò con fervore la regola benedettina e volle diventare discepolo fedele di Valerico, condividendo con lui le fatiche e la preghiera quotidiana in un cammino di totale abbandono alla volontà divina.
L'incontro con san Colombano e l'esperienza a Luxeuil
I monaci dell'epoca potevano spostarsi con una certa libertà tra i diversi monasteri per approfondire la propria formazione spirituale e cercare maestri di perfezione cristiana. Spinti dal desiderio di rinnovamento interiore, Valerico e il suo discepolo Bolone vollero incontrare san Colombano, un confratello irlandese di grande autorevolezza e fama in tutta Europa. L'incontro avvenne nel 594 a Luxeuil, un'importante abbazia situata nella regione della Borgogna che ospitava circa duecento monaci dediti alla preghiera e al lavoro. Valerico fu accolto nella comunità e ricevette l'incarico umile e faticoso di ortolano, mansione che svolse con spirito di servizio e profonda letizia interiore. Il carisma personale di Valerico, unito alla sua costante dedizione, si manifestò rapidamente agli occhi della comunità monastica. San Colombano riconobbe la solidità della sua virtù e lo ammise alla professione religiosa dopo un noviziato eccezionalmente breve, segno della maturità spirituale già raggiunta dal giovane monaco dell'Auvergne. Negli anni successivi, in seguito a gravi contrasti politici, il re Teodorico secondo d'Austrasia costrinse san Colombano all'allontanamento forzato da Luxeuil. In quella delicata circostanza, Valerico dovette sostituire il maestro nella guida del monastero per qualche tempo, dimostrando grande equilibrio e fermezza nel governo della comunità. Dal punto di vista fisico e caratteriale, Valerico era magro, di alta statura, severo con se stesso nei rigori della penitenza ma straordinariamente mite con il prossimo. Si rivelò un maestro paziente e comprensivo con i novizi che si affacciavano alla vita monastica, oltre che fervoroso nel trattare e diffondere l'amore di Dio. La tappa successiva del suo cammino fu il monastero di Fontaine, dove la sua riconosciuta saggezza gli valse la stima e l'amicizia personale di Re Teodorico.
La fondazione di Leuconay e l'opera missionaria
Guidato dal desiderio di espandere l'annuncio del Vangelo secondo le indicazioni di Clotario secondo, Valerico partì insieme al fedele compagno Valdoleno per intraprendere una nuova missione di evangelizzazione nella Neustria. Giunse fino alla città di Amiens, dove la sua eloquenza ispirata e la fama di prodigi operati per grazia divina gli procurarono numerose conversioni tra le popolazioni locali. Nonostante il successo della predicazione, Valerico nutrì sempre una profonda inclinazione per la solitudine e la contemplazione silenziosa. Su consiglio del vescovo Bercundo, decise di abbandonare i centri abitati per cercare un luogo isolato vicino al mare, nei pressi della foce del fiume Somme. In quella zona paludosa e coperta da una fitta boscaglia, in una località detta Leuconaus, fondò un nuovo cenobio destinato a diventare un faro di spiritualità. La nuova fondazione crebbe presto in modo rigoglioso, e Valerico alternava costantemente i momenti di intensa contemplazione solitaria alla predicazione missionaria nei villaggi della regione. Con coraggio apostolico lottò contro i residui dei culti pagani ancora presenti nel territorio e fece rimuovere alcuni idoli nella località di Eu. Le cronache del tempo riportano la guarigione miracolosa di un paralitico di nome Blitmondo, chiamato anche Berchond, il quale guarì per intercessione del santo. Blitmondo decise perciò di seguire Valerico nella vita contemplativa e ne divenne successivamente il fedele successore come abate del monastero. Il cenobio di Leuconaus si popolò rapidamente di pellegrini, viandanti e malati in cerca di conforto corporale e spirituale. Nel 613 la comunità monastica adottò ufficialmente la regola di san Colombano e si ingrandì notevolmente grazie al generoso aiuto di Re Dagoberto, trasformandosi nella celebre abbazia di Leuconay. San Valerico visse a Lauconne presso Amiens in Francia, operando come sacerdote e attraendo non pochi compagni alla scelta della vita eremitica. Avvertendo il bisogno di un raccoglimento ancora maggiore, Valerico anelava alla vita strettamente eremitica e si ritirò in una umile capanna costruita in cima a Cap Hornu. Una settimana prima di chiudere la sua giornata terrena, espresse il vivo desiderio di essere sepolto all'ombra di una quercia dove amava fermarsi a colloquiare in intimità con Dio. Morì il dodici dicembre 622 all'età di cinquantasette anni, sebbene la Bibliotheca Sanctorum indichi il primo aprile 619 come possibile data alternativa della sua morte a Lauconne. Dopo la sua scomparsa, la cittadina circostante assunse il nome di Saint Valéry sur Somme in onore del suo illustre fondatore.
Le vicende delle reliquie e i secoli successivi
La custodia delle sacre spoglie del santo divenne subito motivo di grande preoccupazione per la Chiesa locale, mossa dal timore di profanazioni e sacrilegi. Il vescovo di Amiens Bertacundo, noto anche come Berehund, si adoperò attivamente per proteggere i resti mortali di Valerico. Blitmondo e Angilberto di Saint Riquier tentarono di trasferire le reliquie all'interno della chiesa, ma a causa di vari impedimenti riuscirono a estrarre soltanto un frammento prezioso prelevato da Angilberto. Nel 623 i monaci dovettero abbandonare temporaneamente l'abbazia a causa dei gravi pericoli derivanti dall'instabilità dei tempi. Blimondo si trasferì dapprima nel monastero di Bobbio, ma fece ritorno a Leuconay nel 627 per provvedere alla riedificazione del complesso monastico. Il primo aprile 628 fu finalmente inaugurata una prima cappella destinata a custodire degnamente le reliquie di Valerico, la quale divenne ben presto meta di continui e affollati pellegrinaggi. La data del primo aprile viene infatti indicata in alcune antiche biografie come giorno della sua festa liturgica. Nei secoli successivi, parte delle reliquie fu trasferita da Carlomagno all'abbazia della Novalesa, grazie all'amicizia instaurata con l'abate Frodoino a cui l'imperatore aveva affidato il proprio figlio Ugo, e una parte fu portata anche all'abbazia di Corbie. Le reliquie di san Valerico erano venerate a Torino fin dal 906, portate proprio dai monaci della Novalesa in fuga dai pericoli. Leuconay subì gravi devastazioni e fu saccheggiata nell'ottocento cinquantanove e nell'ottocento novantuno, ma la tomba che custodiva il corpo di Valerico rimase miracolosamente inviolata. Nel 962 le spoglie del santo furono traslate da Arnolfo il Vecchio prima a Montreuil e successivamente a Saint Bertin. La tradizione leggendaria tramanda che il santo apparve in sogno a Ugo Capeto, promettendogli la sua protezione sovrana a patto che il suo corpo fosse solennemente riportato a Leuconay. Il corpo fu effettivamente ricondotto a Leuconay il due giugno 981, alla presenza dello stesso Ugo Capeto che sarebbe diventato re di Francia sei anni dopo. L'abate Ingebrammo di Saint Riquier compose in quel periodo alcuni inni liturgici in onore del santo, mentre un affresco del secolo sedicesimo nella cappella abbaziale di Saint-Riquier raffigura ancora oggi il momento in cui Valerico appare ad Ugo Capeto predicendogli la corona regale. Nel 1197 re Riccardo Cuor di Leone costrinse nuovamente i monaci all'abbandono e le reliquie furono trasferite a Caux, per poi fare ritorno a Leuconay un secolo dopo. Un antico manoscritto intitolato Chronicon Novaliciense, redatto intorno al 1060, attesta con certezza che parte delle reliquie di Valerico erano state portate a Torino dai Benedettini costretti alla fuga dalla Novalesa, mentre un altro manoscritto medievale contiene uno specifico inno intitolato Hymnus de sancto Walerico abate.
Il culto torinese e la protezione nelle epidemie
I monaci benedettini giunti a Torino dopo la fuga si stabilirono inizialmente presso la chiesa dei santi Andrea e Clemente, situata di fronte all'antica Porta Segusina. Questa vecchia collocazione dei religiosi corrisponde oggi all'incrocio tra la moderna Via della Consolata e Via Garibaldi. Nel 929 i Benedettini presero definitivo possesso della non distante chiesa di Sant'Andrea, che nel corso dei secoli sarebbe diventata l'odierno e venerato santuario cittadino. Nel volgere dei secoli si susseguirono diverse collocazioni per l'altare dedicato a san Valerico, adattato secondo le successive fasi di ampliamento architettonico dell'edificio sacro. Nell'antica struttura romanica della chiesa, l'altare del santo era situato come primo nella navata di sinistra, nei pressi immediati del presbiterio. La devozione profonda dei torinesi verso san Valerico raggiunse la sua massima espressione nel 1598, quando il santo fu ufficialmente eletto compatrono della città in un momento di estrema prova. Il dodici dicembre 1598 papa Clemente VIII emanò una bolla con cui approvava solennemente il culto liturgico del santo. Valerico era tuttavia già venerato in precedenza dalla comunità civile, e gli atti degli Ordinati del Consiglio cittadino ne contengono una prima menzione ufficiale già il ventiquattro novembre 1450. Nel 1599 fu realizzato un nuovo altare finanziato dal patronato municipale, e l'anno seguente fu commissionata una pala d'altare al pittore Antonino Parentani come ex voto solenne per la fine della peste. Questa pregevole pala fu in seguito trasferita nel 1765 nella parrocchia di san Cassiano di Grugliasco. Nel 1601 lo storico ecclesiastico don Lorenzo Surio redasse una nuova biografia di Valerico per diffonderne ulteriormente la conoscenza. Il patrocinio del santo fu nuovamente invocato con fiducia, insieme a quello di san Rocco, ogni volta che la peste tornava a mietere vittime nella regione. Nel 1679, nel contesto dei lavori di trasformazione guariniana del santuario e a spese dirette del Comune, la cappella fu ricollocata all'interno dell'aula ovale di sant'Andrea. Una nuova urna artistica per accogliere le reliquie fu realizzata nel 1702. Seguendo i disegni progettuali del celebre architetto Vittone, nel 1764 fu edificato un nuovo altare in marmo pregiato. Lo scultore Filippo Parodi curò la realizzazione artistica del nuovo altare del 1764, mentre Ignazio Parrucca ne diresse con maestria gli ornamenti decorativi. Nel rinnovato altari vi trovò posto una nuova tela dipinta da Francesco Bolgeri, raffigurante san Valerico nell'atto di intercedere presso la Madonna della Consolata per la salvezza della città. Negli stessi anni il pittore Felice Cervetti realizzò due grandi quadri laterali intitolati rispettivamente Processione tra gli appestati con l'urna di san Valerico e Donazione dell'altare di san Valerico. Nel 1897 il beato Giuseppe Allamano promosse e fece eseguire una ricognizione ufficiale delle reliquie custodite nel santuario. Durante quella ricognizione vennero riconosciuti con certezza la volta cranica, dodici frammenti del cranio, sette denti, una vertebra dorsale e vari altri frammenti ossei appartenuti al santo. L'anno successivo, nel 1898, in occasione del terzo centenario della proclamazione di san Valerico a compatrono della Città di Torino, si svolsero celebrazioni solenni e imponenti festeggiamenti religiosi e civili. Per ricordare degnamente la ricorrenza, nel 1898 vi fu anche l'intitolazione di una campana collocata sull'imponente e maestoso campanile romanico del santuario. Successivamente, nel 1904, l'altare e le reliquie del santo trovarono la loro definitiva collocazione attuale, in seguito alla complessiva ristrutturazione del santuario fortemente voluta dal beato Allamano. In Francia, nonostante le distruzioni della Rivoluzione Francese, parte delle reliquie si salvò ed è conservata oggi nella parrocchia di Saint Valery sur Mer. Nel 1870 i marinai della regione edificarono una cappella devozionale proprio nel luogo in cui il santo morì. Altre località francesi continuano a portare con orgoglio il suo nome, tra cui Saint Valery en Caux, Osmoy-Saint-Valery e Saint Valery dans l'Oise. San Valerico è invocato tradizionalmente come protettore dei Torinesi nei momenti di epidemia e di pericolo, ricordando la sua vita spesa nella carità, nella preghiera e nell'amore fedele a Dio.
La vita
Nato in Alvernia nel corso del sesto secolo, San Valerico de Lauconne intraprese presto un cammino di ascesi e preghiera. La sua formazione spirituale fu profondamente segnata dall'ingresso nel monastero di Luxeuil, dove ebbe la grazia di vivere sotto la guida di San Colombano, figura cardine del monachesimo di quel tempo. In questo ambiente di rigorosa disciplina e contemplazione, San Valerico apprese le virtù che avrebbero guidato il suo ministero futuro.
Successivamente, la sua obbedienza alla missione lo condusse in Neustria, dove fu incaricato dal re Clotario secondo di portare la parola di Dio alle popolazioni locali. La sua opera evangelizzatrice si concretizzò nella fondazione del cenobio di Leuconaus, presso la foce del fiume Somme, un luogo che divenne presto faro di spiritualità e cultura. Il suo operato non si limitò alla vita claustrale, ma si estese con vigore apostolico verso le terre circostanti, includendo Auxerre e altre regioni della Francia. Fino alla sua morte, avvenuta nell'anno seicento ventidue, San Valerico mantenne intatta la sua dedizione al Signore, lasciando ai posteri una testimonianza di costante impegno nel servizio alla Chiesa e nella diffusione del Vangelo.
Il culto
Il culto di San Valerico de Lauconne ha varcato i confini della terra francese, radicandosi profondamente nella devozione dei fedeli. Un momento significativo della sua venerazione avvenne nel mille cinquecento novantotto, quando Papa Clemente ottavo lo proclamò ufficialmente santo. In quello stesso anno, durante una grave epidemia di peste, la cittadinanza di Torino lo invocò con fiducia, proclamandolo compatrono della città come segno di speranza e protezione divina.
La memoria liturgica del santo è celebrata il primo giorno di aprile, sebbene in alcune tradizioni locali sia ricordato anche il dodici dicembre. Ancora oggi, la figura di San Valerico continua a essere un simbolo di intercessione per coloro che cercano conforto nelle difficoltà, testimoniando come la santità, nata dal silenzio del chiostro, possa farsi presenza viva e soccorrevole per le comunità cristiane di ogni epoca e luogo.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia San Valerico de Lauconne?
La memoria liturgica di san Valerico si celebra il dodici dicembre oppure il primo aprile.
Di cosa è patrono San Valerico de Lauconne?
San Valerico è compatrono della Città di Torino dai tempi dell'epidemia di peste del 1598 ed è invocato come protettore contro le epidemie.
En Lauconne, cerca de Amiens en Francia, san Valerico, sacerdote, que atrajo a no pocos compañeros a la vida eremítica. — Martirologio Romano