27 de mayo
Sant' Atanasio Bazzekuketta
Mártir
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Il contesto storico e la persecuzione
Nel corso del ventesimo secolo, precisamente nel 1920, Papa Benedetto XV ha beatificato ventidue martiri di origine ugandese. Tale beatificazione fece un certo scalpore all'epoca, poiché la gloria degli altari era allora strettamente legata a determinati canoni tradizionali di razza, lingua e cultura. Quei ventidue martiri rappresentavano i primi cristiani sub-sahariani ad essere riconosciuti ufficialmente e venerati dalla Chiesa cattolica. La loro vicenda terrena si svolse in Uganda sotto il regno di Mwanga, un sovrano giovane che aveva frequentato la scuola dei missionari Padri Bianchi del Cardinal Lavigerie. Nonostante gli insegnamenti ricevuti, re Mwanga non era riuscito ad imparare né a leggere né a scrivere, e veniva descritto dai contemporanei come un uomo testardo, indocile e incapace di concentrazione. Certi suoi atteggiamenti facevano persino dubitare che fosse nel pieno possesso delle sue facoltà mentali. Sotto l'influenza dei mercanti venuti dal nord, il sovrano aveva imparato a fumare hascisc, a bere alcolici in grande quantità e ad abbandonarsi a pratiche omosessuali, arrivando a costruirsi un fornitissimo harem composto da paggi, servi e figli dei nobili della sua corte. All'inizio del suo regno, re Mwanga era stato sostenuto dai cristiani cattolici e anglicani, i quali facevano fronte comune contro la tirannia del re musulmano Kalema. Tuttavia, con il passare del tempo, il sovrano vide nel cristianesimo il maggior pericolo per le tradizioni tribali ed il principale ostacolo alle sue dissolutezze. Gli stregoni e i feticisti contribuirono ad aizzare il re contro i fedeli, poiché vedevano compromessi il loro ruolo ed il loro potere all'interno della corte.
Nel 1885 ebbe così inizio un'accesa persecuzione contro i cristiani in Uganda. La prima illustre vittima di questa ondata di odio fu il vescovo anglicano Hannington, ma la furia persecutoria travolse ben presto almeno altri duecento giovani uccisi per la fede. Il 15 novembre 1885 re Mwanga ordinò la decapitazione del maestro dei paggi e prefetto della sala reale, Giuseppe Mkasa Balikuddembè, appartenente al clan Kayozi e di appena venticinque anni. La sua colpa principale era stata quella di essere cattolico e catechista, di aver rimproverato al re l'uccisione del vescovo anglicano e di aver difeso i giovani paggi dalle avances sessuali del monarca. Al suo posto fu scelto Carlo Lwanga, del clan Ngabi, sul quale il re concentrò immediatamente le proprie attenzioni morbose, ostacolato unicamente dal fatto che Carlo fosse cattolico. Durante quel periodo burrascoso in cui i missionari furono messi al bando, Carlo Lwanga assunse una preziosa funzione di guida, sostenendo la fede dei neoconvertiti. Il 25 maggio 1886 lo stesso Carlo Lwanga fu condannato a morte insieme ad un gruppo di cristiani e quattro catecumeni. Consapevole del pericolo mortale, durante la notte precedente Carlo battezzò segretamente quei quattro catecumeni, tra i quali vi era il giovanissimo Kizito, del clan Mmamba, che aveva appena quattordici anni. Nei giorni immediatamente successivi furono uccisi anche Andrea Kaggwa, capo dei suonatori del re e suo familiare, distintosi per generosità e coraggio durante un'epidemia, e Dionigi Ssebuggwawo.
Il martirio di Sant'Atanasio Bazzekuketta e dei compagni
Le autorità disposero il trasferimento dei condannati dal palazzo reale di Munyonyo fino a Namugongo, che era il luogo designato per le esecuzioni capitali. Quel trasferimento si trasformò in una vera e propria via crucis di ventisette miglia, percorsa faticosamente in otto giorni, durante i quali i prigionieri dovettero subire le insistenti pressioni dei parenti affinché abiurassero la fede e le continue violenze da parte dei soldati di scorta. Lungo la strada, il 26 maggio, Ponziano Ngondwe, paggio reale del clan Nnyonyi Nnyange che aveva ricevuto il battesimo proprio mentre infuriava la persecuzione, fu trafitto da un colpo di lancia. Il giorno successivo, il 27 maggio, giunse il momento supremo per il paggio reale Atanasio Bazzekuketta, appartenente al clan Nkima e nato in Uganda nel 1866. Atanasio era un giovane della casa reale ed era stato battezzato da poco tempo. Mentre veniva condotto al luogo del supplizio per aver accolto con gioia la fede in Cristo, il giovane Atanasio implorò i carnefici di ucciderlo subito; fu allora preso a bastonate e portò così a compimento il suo martirio in località Nakiwubo. Poche ore dopo Atanasio, cadde trafitto dalle lance dei soldati il servo del re Gonzaga Gonga, del clan Mpologoma, seguito subito dopo dal martirio di Mattia Mulumba, un uomo di cinquant'anni elevato al rango di giudice che si era convertito al cattolicesimo da appena tre anni. Il 31 maggio Noè Mawaggali, servo del re appartenente al clan Ngabi, fu inchiodato ad un albero con le lance dei soldati e successivamente impiccato.
Il momento culminante di questa grande testimonianza avvenne il 3 giugno sulla collina di Namugongo, dove trentuno cristiani furono arsi vivi. Tra di essi vi erano alcuni fedeli anglicani e il gruppo di tredici cattolici che faceva capo a Carlo Lwanga, il quale aveva promesso al giovanissimo Kizito di morire insieme mano nella mano. Di quel gruppo facevano parte Luca Baanabakintu, Gyaviira Musoke e Mbaga Tuzinde, tutti del clan Mmamba, oltre a Giacomo Buuzabalyawo, figlio del tessitore reale del clan Ngeye. Vi figuravano inoltre Ambrogio Kibuuka del clan Lugane, Anatolio Kiriggwajjo guardiano delle mandrie del re, il cameriere Mukasa Kiriwawanvu, Adolofo Mukasa Ludico guardiano delle mandrie del clan Ba'Toro, il sarto reale Mugagga Lubowa del clan Ngo, Achilleo Kiwanuka del clan Lugave e Bruno Sserunkuuma del clan Ndiga. Tutti gli assistenti all'esecuzione rimasero profondamente impressionati nel sentire quei condannati pregare incessantemente fino alla fine, senza emettere alcun lamento. La serie dei martiri cattolici elevati agli altari si concluse il 27 gennaio 1887 con la testimonianza di Giovanni Maria Musei, un servitore del re che aveva confessato spontaneamente la propria fede davanti al primo ministro, venendo immediatamente decapitato. Insieme ai cristiani furono martirizzati anche alcuni musulmani, poiché cristiani e musulmani avevano riconosciuto e testimoniato con il proprio sangue che Katonda, il Dio supremo dei loro antenati, era lo stesso Dio della Bibbia e del Corano.
Il culto e l'eredità spirituale
Il martirio in terra d'Uganda non spense affatto la fede cristiana, ma divenne prodigiosamente seme di tantissime conversioni. Prima di subire il supplizio, Bruno Sserunkuuma aveva intuito profeticamente che una fonte con molte sorgenti non si sarebbe mai inaridita e che altri credenti sarebbero venuti dopo di loro. La tradizione riferisce che il sangue versato da questi generosi testimoni ha generato una fioritura spirituale straordinaria in tutto il continente africano. Carlo Lwanga e i suoi ventuno giovani compagni furono solennemente canonizzati da Papa Paolo VI nel 1964. Sul luogo esatto del martirio di Carlo Lwanga è stato edificato un magnifico santuario, meta di pellegrinaggi da tutto il mondo, mentre a poca distanza sorge un santuario protestante che ricorda i cristiani di altra confessione martirizzati insieme a loro. Sant'Atanasio Bazzekuketta viene ricordato con profonda venerazione liturgica il 27 maggio, unendo la sua memoria a quella dei gloriosi compagni che hanno consacrato la giovinezza al Signore. La sua intercessione è invocata dai fedeli per custodire la purezza del cuore, la coerenza della testimonianza cristiana nei momenti di prova e la fedeltà alle promesse battesimali, confermando come la grazia di Dio sappia trionfare anche nelle circostanze più oscure della storia umana.
La vita e il martirio
Sant' Atanasio Bazzekuketta visse in Uganda durante il diciannovesimo secolo, in un contesto storico drammatico caratterizzato dalla violenta opposizione del re Mwanga secondo contro i cristiani. La persecuzione, che mirava a sradicare la fede appena germogliata nel territorio, portò al martirio numerosi fedeli, tra cui Giuseppe Mkasa Balikuddembè, decapitato nel novembre del millenovecentottantacinque. La comunità cristiana, sebbene perseguitata, continuò a trovare conforto nei sacramenti grazie all'opera di figure come Carlo Lwanga, il quale amministrò segretamente il battesimo ai catecumeni poco prima della condanna definitiva.
Atanasio Bazzekuketta fu coinvolto in questo tragico disegno persecutorio. Il suo cammino spirituale fu segnato dagli eventi che colpirono le località di Munyonyo, Nakiwubo e infine Namugongo. Proprio in quest'ultimo luogo, il tre giugno del milleottocentottantasei, si consumò una vasta esecuzione di massa mediante il rogo, che vide il sacrificio di molti cristiani. In questo contesto di prova suprema, Sant' Atanasio Bazzekuketta offrì la sua esistenza, divenendo parte integrante di quel gruppo di martiri che ha reso gloriosa la Chiesa in terra africana. La sua fedeltà, mantenuta fino all'ultimo respiro, rimane un segno indelebile di come la grazia battesimale possa fortificare l'animo umano di fronte alla minaccia del male, trasformando il dolore in una testimonianza di amore assoluto verso Dio.
Il culto e la memoria
Il culto di Sant' Atanasio Bazzekuketta è strettamente associato alla solenne memoria dei martiri dell'Uganda. Il riconoscimento ufficiale della sua santità avvenne nel mille novecento sessantaquattro, quando Papa Paolo sesto elevò agli onori degli altari coloro che avevano dato la vita per Cristo in Uganda. La Chiesa celebra il suo ricordo insieme a quello dei suoi compagni, fissando la memoria liturgica comune al tre giugno di ogni anno. Questa data non è soltanto un richiamo al giorno del martirio a Namugongo, ma costituisce un invito costante alla preghiera e alla meditazione sul dono della fede.
La memoria di questo martire, sebbene legata al ventisette maggio in altre celebrazioni particolari, trova il suo culmine nel ricordo collettivo di chi ha saputo donare tutto per il Vangelo. Sant' Atanasio rimane un punto di riferimento per i fedeli, un intercessore che ricorda come la testimonianza cristiana non sia mai un fatto isolato, ma un cammino condiviso nella fede, nella speranza e nella carità. Il suo esempio continua a nutrire la devozione di molti, richiamando alla mente la forza di chi, pur nella fragilità umana, ha saputo testimoniare la luce del Signore nelle tenebre della persecuzione.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia Sant'Atanasio Bazzekuketta?
Sant'Atanasio Bazzekuketta si festeggia il 27 maggio, mentre la memoria liturgica complessiva dei martiri ugandesi ricorre il 3 giugno.
Di cosa è patrono Sant'Atanasio Bazzekuketta?
Sant'Atanasio Bazzekuketta è patrono dell'Uganda e della gioventù africana, insieme ai suoi compagni martiri.
En la localidad de Nakiwubo en Uganda, san Atanasio Bazzekuketta, mártir, que, joven de la casa real, habiendo sido bautizado recientemente, mientras era conducido con los demás al lugar del suplicio por haber acogido la fe de Cristo, imploró a los verdugos que lo mataran enseguida y, golpeado con bastones, llevó a cabo su martirio. — Martirologio Romano