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20 de julio

Sant' Elías

Profeta

Sant' Elías

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Il contesto storico e la figura del profeta

Sant'Elia nacque verso la fine del decimo secolo avanti Cristo e svolse gran parte della sua missione sotto il regno di Acab, il settimo re d'Israele. Il nome Elia significa che il mio Dio è Jahvè, e questo nome rappresenta fedelmente il programma di tutta la sua vita. Dopo la morte di Salomone, le dodici tribù di Israele si erano divise nel regno di Giuda, formato dalle tribù di Giuda e Beniamino con capitale Gerusalemme, e nel regno d'Israele, composto da dieci tribù con capitale prima Sichem e poi Samaria. Elia appartenne proprio al regno d'Israele ed abitava nel deserto di Galaad in Samaria. Egli viene descritto come un uomo virtuoso e austero, che vestiva una tunica di peli di cammello e portava ai fianchi una cintura di cuoio. Il periodo storico in cui operò fu caratterizzato da una profonda crisi spirituale, poiché il re Acab era un sovrano pavido e docile strumento della moglie Iezabele, una regina di origine fenicia che aveva dapprima favorito e poi imposto il culto del dio Baal. A causa dell'influenza di Iezabele, il monoteismo israelita pareva ormai soffocato e la maggioranza del popolo aveva abbracciato l'idolatria e i culti licenziosi di Canaan. In questo scenario drammatico, Sant'Elia si levò come il profeta del Dio vivente, un uomo che stava alla presenza di Dio ed era divorato dallo zelo per la Sua gloria. La celebre frase tratta dal primo libro dei Re riassume perfettamente la sua fisionomia spirituale. Il Siracide descrive la parola di Elia come una fiaccola che bruciava e associa la sua figura al simbolo del fuoco. Padre Frederick William Faber, fondatore dell'Oratorio di Londra, descrisse mirabilmente il santo con un cuore di guerriero e un intelletto di serafino, la cui fede eroica gli meritò di essere il primo difensore di Dio sulla terra, così come san Michele era stato il primo difensore in cielo contro gli angeli ribelli. San Giovanni Crisostomo lo definì giustamente angelo della terra e uomo del cielo, mentre san Bernardo gli attribuì il titolo di defensor fidei.

La missione e la lotta contro l'idolatria

La missione principale di Elia fu di incitare il popolo alla fedeltà all'unico vero Dio e di ammonire chiunque deviasse dalla retta via. Uscito tre volte dal deserto guidato dal suo zelo inflessibile, il profeta si presentò dinanzi al re Acab per annunciargli un severo castigo sotto forma di una siccità totale sui campi d'Israele durata tre anni e sei mesi. In seguito, Elia ritornò dal re e lanciò una clamorosa sfida sul monte Carmelo contro i profeti di Baal, che erano in numero di quattrocentocinquanta secondo alcuni testi o quattrocento secondo altri. Su quel monte si celebrò un pubblico autodafé per ordine del re Acab, e ottocentocinquanta falsi profeti si trovarono riuniti. Elia confuse i falsi profeti con sagace ironia e li debellò completamente, invocando il fuoco dal cielo che si accese prodigiosamente sul solo altare innalzato da lui, mentre l'acqua richiesta pose fine alla lunga siccità. Il popolo esultante linciò i sacerdoti idolatri, e in quel momento Elia credette giunto il trionfo definitivo di Jahvè. Tuttavia, il profeta provò subito grande amarezza e incomprensione nel dover fuggire dall'ira della furente Iezabele, che lo braccò nel deserto come un animale da preda insieme al re Achab. A causa delle sue azioni coraggiose, Elia fu aspramente perseguitato dagli Israeliti stessi, da Achab e da Iezabele, tanto da dover fuggire sul monte Horeb per scampare alla morte. Durante questa fuga, l'energico e intransigente profeta ebbe un attimo di cedimento allo sconforto e pregò Dio di recidere il filo che lo teneva legato alla terra, poiché il suo lavoro e la sua vita gli apparivano ormai inutili. Un angelo del Signore lo confortò porgendogli una focaccia e una brocca d'acqua, e successivamente Dio stesso gli apparve sul monte Horeb non attraverso manifestazioni fragorose, ma tramite un venticello leggero, restituendogli l'indomito coraggio. Elia comprese così che Dio non propizia sempre il trionfo del bene con gesti spettacolari, ma agisce con longanime pazienza e domina il tempo. Più tardi, Elia minacciò nuovamente il re Achab annunciandogli che sarebbe stato ucciso per essersi impossessato della vigna di Naboth, e predisse altresì che il sangue della regina Iezabele sarebbe scorso nello stesso luogo dove era scorso quello di Naboth e che i cani ne avrebbero divorato le carni. Dopo la morte di Achab, Ochozia gli succedette come re d'Israele, e Elia lo ammonì tramite alcuni messaggeri di non consultare Belzebù, dio di Accaron, ma di rivolgersi al vero Dio d'Israele. Per tutta risposta, il re Ochozia inviò un capitano con cinquanta soldati per costringere Elia a scendere dalla montagna, ma il profeta invocò e ottenne che un fuoco dal cielo divorasse il capitano e l'intero gruppo di soldati.

Il ministero della preghiera e l'ascesa al cielo

Sant'Isidoro di Seviglia afferma che tutte le azioni della vita di Elia furono un'orazione continua e lo descrive come un uomo assiduo nella santa meditazione, da cui nacque la santa famiglia dei contemplativi del Carmelo. L'apostolo san Giacomo indica l'orazione fervorosa e potente del patriarca Elia come modello supremo di preghiera nella sua Epistola, ricordando come la sua intercessione abbia ottenuto la siccità e la successiva abbondanza della pioggia, oltre alla risurrezione dei morti e la discesa del fuoco dal cielo per punire gli idolatri. Giunto al termine della sua missione terrena, Elia si diresse verso il fiume Giordano in compagnia del suo fedele discepolo Eliseo, al quale aveva in precedenza comunicato la chiamata divina gettandogli addosso il proprio mantello mentre questi arava i campi. Dopo aver attraversato il fiume, un carro di fuoco con cavalli di fuoco separò improvvisamente i due profeti, e Elia ascese al cielo in un turbine verso l'ottocento cinquanta avanti Cristo. Eliseo fu l'unico testimone di questo misterioso evento, raccolse il mantello caduto dal maestro e ricevette il suo spirito in misura doppia. Sant'Elia non ha versato il sangue per la fede durante la sua vita terrena, ma la Scrittura e la Tradizione attestano che non è ancora morto e che la sua esistenza è stata soltanto ritardata dalla Divina Provvidenza. Alla fine della sua terrena esistenza, un carro e cavalli di fuoco rapirono il profeta trasportandolo in un luogo ignoto, dove vive attualmente insieme a Enoch. Molti autori e Padri della Chiesa, tra cui sant'Agostino, san Girolamo, san Gregorio e Suarez, confermano che né Enoch né Elia hanno subito la corruzione nel tempo e che conservano i corpi che avevano al momento del loro misterioso trasporto. Alcuni ritengono che essi si trovino nel Paradiso terrestre sfuggito al diluvio universale, mentre altri pensano a un luogo ameno conosciuto solo da Dio, dove godono di uno straordinario potere di contemplazione e di amore, preparandosi alla loro missione finale. In questo soggiorno nascosto, Elia vive in continue estasi, serafiche contemplazioni e dolci colloqui, pregando senza posa per gli uomini e ricevendo la luce abbondante per rischiarare un giorno il mondo, motivo per cui san Bernardo gli conferisce il titolo glorioso di orbis lumen.

La futura missione escatologica e il martirio

La Tradizione e i Padri della Chiesa concordano sul fatto che Sant'Elia tornerà negli ultimi tempi come precursore dell'anticristo e del secondo avvento di Gesù Cristo nel mondo, così come fu prefigurazione di Giovanni Battista nel suo primo avvento. Il capitolo diciassette del Vangelo di san Matteo riporta chiaramente che Gesù Cristo disse che Elia verrà e ristabilirà ogni cosa, e anche il profeta Malachia aveva profetizzato la sua venuta. Al suo ritorno, che avverrà prima della fine dei secoli, Elia e il patriarca Enoch indosseranno un abito di penitenza e di sacco per richiamare le anime alla conversione, alla penitenza e alla povertà, congiungendo così l'inizio della storia alla sua fine come mistici ponti. La missione speciale di Enoch sarà quella di convertire i Gentili, mentre la missione speciale di Elia sarà quella di predicare e convertire il popolo ebraico e i Giudei, i quali serbano una memoria così viva di questa promessa che ancora oggi lasciano un posto vuoto nella liturgia della Pasqua per ricordare la sua futura presenza. L'anticristo tenterà in tutti i modi di uccidere Elia ed Enoch, scatenando la sua rabbia feroce contro la loro coraggiosa predicazione, ma Dio permetterà la loro morte terrena unicamente per aggiungere alle loro corone la palma del martirio. Secondo la tradizione, alla fine dei tempi Elia verserà finalmente il suo sangue nella città di Gerusalemme, e per questa ragione la Liturgia carmelitana adotta i paramenti rossi durante la sua festa. Numerosi autori confermano che i due ultimi apostoli saranno messi a morte in Gerusalemme come il Redentore, e i loro corpi resteranno insepolti sulla piazza della città per tre giorni e mezzo secondo quanto narrato nell'Apocalisse. Trascorso questo breve intervallo, i due Santi risusciteranno gloriosi e saliranno al cielo in anima e corpo in una nube luminosa sotto gli occhi attoniti dell'anticristo e dei suoi sostenitori, evento che sarà seguito immediatamente dalla totale disfatta dell'anticristo stesso.

Il culto, i patronati e la spiritualità carmelitana

Il culto di Sant'Elia è antichissimo e gode di una memoria ininterrotta, in particolare sul monte Carmelo, dove gli eremiti che lì vivevano si costituirono gradualmente in un vero e proprio Ordine religioso con l'avvento del Messia, traendo ispirazione dal loro padre spirituale. Per i Carmelitani, che considerano Elia il profeta solitario che coltiva la sete dell'unico Dio e vive alla Sua presenza, il santo è modello insigne di azione, maestro di orazione e di contemplazione. La Regola Carmelitana stabilisce che i religiosi portino la spada dello spirito, identificata con la Parola di Dio, richiamando direttamente il fervore del grande profeta. Lo stemma ufficiale dell'Ordine Carmelitano ha la forma di uno scudo di origine eliana, ed è sormontato da un braccio che impugna una spada di fuoco e da un nastro recante la celebre iscrizione tratta dal primo libro dei Re. Il braccio e la spada rappresentano proprio Sant'Elia che tiene la spada di fuoco e simboleggiano la passione ardente del santo per l'assoluto di Dio. Sul monte Carmelo apparve anticamente anche la piccola nube salita dal mare, che la tradizione ha riconosciuto come il simbolo misterioso della Vergine Maria, Madre di Dio, alla cui imitazione Elia visse e si preparò, meritandosi di essere considerato il primo devoto della Vergine Santissima. Simeone Metafraste suggerisce di studiare profondamente lo spirito del fondatore per comprendere l'essenza di un ordine religioso, descrivendo Elia come il padre spirituale dei religiosi il cui fuoco ardente e lo zelo dell'anima meritano di essere meditati da tutti i fedeli. Il profeta Elia rimane così un modello eterno di fede incrollabile, speranza salda e amore ardente per l'unico vero Dio, rifiutando ogni compromesso con l'errore e invitando la cristianità moderna a non dimenticare il valore della generosità totale nel servizio divino.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia Sant'Elia?

La festa liturgica di Sant'Elia viene celebrata il venti luglio dall'Ordine Carmelitano, durante la quale i sacerdoti indossano paramenti rossi.

Di cosa è patrono Sant'Elia?

Sant'Elia è il patrono dell'Ordine Carmelitano, del Carmelo e di tutti i Carmelitani.

Conmemoración de san Elías Tesbita, que fue profeta del Señor en los días de Acab y de Ocozías, rey de Israel, y con tal fuerza reivindicó los derechos del único Dios contra la infidelidad del pueblo, que prefiguró no sólo a Juan Bautista, sino al Cristo mismo; no dejó profecías escritas, pero su memoria se conserva fielmente, en particular en el monte Carmelo. — Martirologio Romano