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28 de junio

Sant' Erlembaldo Cotta de Milán

Mártir

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Origini e vocazione alla guida della Pataria

Erlembaldo apparteneva alla famiglia Cotta, una casata di capitani e della più alta nobiltà milanese. Nel 1062 Erlembaldo successe al fratello Landolfo Cotta nella direzione della Pataria. Landolfo Cotta era stato uno dei fondatori della Pataria insieme a sant'Arialdo. Landolfo Cotta era stato costretto ad abbandonare la direzione del movimento a causa di una grave e mortale infermità. Sotto la guida di Erlembaldo, il movimento della Pataria assunse una fisionomia sempre più politica e popolare. La Pataria si caratterizzava per l'avversione alla politica accentratrice degli imperatori germanici e per la lotta alla feudalità locale. L'attività proposta da sant'Arialdo era conforme ai gusti personali di Erlembaldo. Prima di accettare l'incarico, Erlembaldo volle recarsi pellegrino a Roma per pregare sulla tomba di san Pietro. A Roma chiese consiglio a papa Alessandro II, precedentemente noto come Anselmo da Baggio. Papa Alessandro II era stato uno degli iniziatori del movimento patarino a Milano insieme ad Arialdo e Landolfo Cotta fino alla sua nomina a vescovo di Lucca nel 1056. Papa Alessandro II incoraggiò Erlembaldo ad accettare la guida della Pataria. Papa Alessandro II nominò Erlembaldo gonfaloniere di Santa Romana Chiesa. Nel 1063, di ritorno da Roma, Erlembaldo andò a stabilirsi nella casa di fronte alla chiesa di San Vittore. La casa si trovava nell'odierna via Pietro Verri e si diceva vi avesse abitato il nobile milanese Lanzone intorno al 1040. Lanzone era stato iniziatore ed organizzatore di un movimento popolare che avrebbe portato al sorgere del Comune di Milano con il contributo della Pataria.

Il ritratto e le virtù del condottiero cristiano

Il cronista Landolfo Seniore, appartenente al partito avverso, descrisse Erlembaldo come un membro di grande stirpe di capitani e un valoroso guerriero per natura. Erlembaldo aveva la barba di colore purpureo, lunga secondo le antiche usanze, il volto piccolo, gli occhi d'aquila e il petto di leone. Egli era fornito di meravigliose facoltà intellettuali, era cauto nell'arringare il popolo e forte come Cesare nelle battaglie. Erlembaldo era di bello aspetto, di cuore elevato, costante nelle avverse vicende, con un corpo gracile ma ben proporzionato in tutte le membra. Era provvido nei consigli, tollerante nelle fatiche, rotto alla vita delle armi e attento a non offendere i doveri della milizia più che quelli della natura. La sua tempra morale e la sua dedizione alla causa della riforma trovarono fondamento nella profonda adesione ai principi evangelici e nella ferma opposizione alla corruzione ecclesiastica.

Le tensioni civili e religiose a Milano

Nel 1065 Erlembaldo si recò nuovamente a Roma per segnalare la gravità della situazione milanese. La maggioranza del clero milanese non osservava i decreti riformatori contro la simonia e la clerogamia. Le violazioni delle norme di riforma avvenivano con l'evidente appoggio dell'arcivescovo Guido da Velate. Nel maggio 1066 Erlembaldo ritornò a Milano portando con sé le Bolle di scomunica contro l'arcivescovo Guido da Velate. Il 4 giugno 1066, festa di Pentecoste, l'arcivescovo Guido sollevò il popolo contro la Pataria e in particolare contro Arialdo ed Erlembaldo. Guido accusò Arialdo ed Erlembaldo di voler rendere Milano schiava di Roma. Sant'Arialdo, capo spirituale della Pataria, morì il 28 giugno 1066, pochi giorni dopo la rivolta. La morte di sant'Arialdo fu un forte colpo per il movimento patarino, che riuscì comunque a riprendersi sotto la guida di Erlembaldo. Il corpo straziato di sant'Arialdo fu trasportato a Milano il 17 maggio 1067. In quella occasione l'arcivescovo Guido chiese ai legati pontifici la penitenza e l'assoluzione dalle scomuniche in cui era incorso. I legati pontifici moderarono gli eccessi di zelo di Erlembaldo e dei suoi seguaci. Nel 1068 l'arcivescovo Guido rinunciò all'episcopato milanese nelle mani di Enrico IV perché sentiva di non godere più di alcuna autorità sul popolo. Enrico IV nominò al suo posto il proprio cappellano Goffredo da Castiglione Olona. Il papa condannò Goffredo da Castiglione Olona come simoniaco. Erlembaldo e i suoi seguaci strinsero d'assedio l'arcivescovo Goffredo nel suo castello di Castiglione Olona per catturarlo e farlo dimettere, ma senza successo. Guido da Velate morì molto amareggiato il 23 agosto 1071. Il 6 gennaio 1072 Erlembaldo, con il consenso del legato pontificio, fece proclamare arcivescovo Attone, membro del clero ordinario, di nobile famiglia e molto giovane. Attone fu costretto dalla parte avversa a rinunciare alla carica prima ancora di essere consacrato vescovo.

Il martirio e la riscoperta delle reliquie

Gregorio VII fu eletto papa nell'aprile 1073. Papa Gregorio VII esortò Erlembaldo e i suoi a proseguire nell'opera di riforma, consigliando moderazione verso gli avversari che si pentivano. La lotta tra papato ed impero per la questione delle investiture si riaccese in forma acuta. I contrasti a Milano si riaccesero tra i patarini e gli avversari della riforma. Gli avversari della riforma godevano dell'appoggio di Enrico IV. Il 28 giugno 1075 gli avversari assalirono Erlembaldo sul sagrato del duomo e lo uccisero. L'attacco fu scatenato dal rifiuto di Erlembaldo di permettere l'utilizzo del Sacro Crisma consacrato da un vescovo scismatico. La morte di Erlembaldo avvenne esattamente nove anni dopo quella di sant'Arialdo. Erlembaldo è morto a Milano il 28 giugno 1075. Il corpo di Erlembaldo rimase insepolto per più giorni. Alcuni fedeli seguaci inumarono il suo corpo, senza l'accompagnamento del clero, nella chiesa di San Dionigi a Porta Orientale. Nel maggio 1095 papa Urbano II si recò a Milano insieme all'arcivescovo Arnolfo III. In quell'occasione papa Urbano II fece collocare solennemente i resti gloriosi di Erlembaldo in un sepolcro più onorifico, sul quale fu scolpita un'iscrizione. Erlembaldo è definito miles Christi reverendus occisus, coperto dalla tomba avendo ottenuto la sede celeste. Egli rifiuta l'incesto e condanna la simonia, mentre i servi di Venere e i seguaci del maligno Simone uccidono Erlembaldo. Il sommo pontefice Urbano, detto il secondo, e il pio e buono pastore Arnolfo tumulano le membra traslate del beato Erlembaldo. La solenne traslazione del corpo di Erlembaldo equivale a una canonizzazione. Il 5 febbraio 1528 il corpo di Erlembaldo, insieme a quello di altri santi milanesi, sarebbe stato traslato in duomo. Nella primavera del 1940 il cardinale Schuster annunciava di aver ritrovato le reliquie di Erlembaldo in duomo insieme a quelle di sant'Arialdo. Erlembaldo non viene ufficialmente ricordato nella liturgia della Chiesa di Milano, a differenza di sant'Arialdo.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia Sant'Erlembaldo Cotta?

Sant'Erlembaldo Cotta si ricorda il 28 giugno, giorno della sua morte avvenuta nel 1075.