27 de febrero
Sant' Euno (Cronión) de Alejandría
Mártir
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Le fonti storiche e la persecuzione
La vicenda drammatica di san Euno e del suo compagno di martirio san Giuliano ci è nota attraverso una lettera scritta da san Dionigi, vescovo d'Alessandria vissuto fino al duecentosessantacinque circa. Tale importante documento fu inviato a Fabiano d'Antiochia e successivamente tramandato dal vescovo e storico Eusebio, vissuto tra il duecentosessantacinque e il trecentoquaranta. La lettera descrive le terribili atrocità subite dai cristiani ad Alessandria d'Egitto durante la persecuzione dell'imperatore Decio, nato nel duecento e morto nel duecentocinquantuno. In quel tempo, tredici cristiani affrontarono il martirio ad Alessandria, venendo uccisi con la medesima modalità e commemorati poi a piccoli gruppi in date differenti nei martirologi. I nomi di Euno e Giuliano compaiono già anticamente nelle venerabili pagine dei Martirologi di Adone e di Florio, per poi entrare a far parte del Martirologio Romano.
Il martirio ad Alessandria d'Egitto
La persecuzione colpì san Giuliano, un cristiano di ceto medio che intorno all'anno duecentoquarantanove fu denunciato e costretto a comparire davanti al tribunale del giudice. Essendo affetto da una grave podagra ai piedi che gli impediva di camminare e di stare in piedi, Giuliano fu trasportato da due propri servitori cristiani. Lungo il tragitto verso il giudizio, uno dei due domestici compì l'atto di apostasia rinnegando subito la fede, mentre l'altro, il cui nome era Cronione e che era soprannominato Euno, scelse liberamente di rimanere fedele a Cristo. Giunti dinanzi all'autorità, sia Giuliano sia Euno rifiutarono con fermezza di compiere i riti prescritti in onore degli dei pagani, confermando la propria appartenenza al Signore. Per questo motivo entrambi furono condannati a una morte crudele ed esemplare.
Il supplizio e il culto
I condannati vennero legati sopra dei cammelli e portati in processione per le vie della città di Alessandria d'Egitto, subendo una severa flagellazione al cospetto di una grande folla di cittadini. Giunti infine sul luogo del supplizio, furono gettati in un immenso rogo dove trovarono la morte bruciati vivi intorno al duencotoquarantanove. Tuttavia, alcuni sinassari bizantini tramandano una tradizione differente, secondo la quale i martiri furono invece buttati nella calce viva. Nel rito bizantino essi sono ricordati il trenta ottobre, inseriti all'interno della vasta schiera di martiri alessandrini che affrontarono vari tormenti durante le persecuzioni di diversi imperatori, tra cui Costanzo, Teodosio, Valentiniano, Valeriano e lo stesso Decio. Il Martirologio continua ancora oggi a commemorare con devozione i santi Giuliano ed Euno come testimoni gloriosi della fede cristiana ad Alessandria d'Egitto.
La vita e la testimonianza
La vicenda terrena di Sant'Euno si svolse interamente ad Alessandria d'Egitto, città che fu teatro della sua nascita e del suo glorioso martirio. Durante il terzo secolo, sotto il dominio dell'imperatore Decio, la comunità cristiana fu colpita da una violenta ondata di persecuzioni che mirava a estirpare la fede attraverso l'imposizione dei riti pagani. In questo contesto di prova, Sant'Euno fu arrestato dalle autorità imperiali poiché si rifiutò fermamente di compiere i sacrifici richiesti ai seguaci degli dèi pagani.
La sua resistenza non fu soltanto un atto di opposizione, ma una chiara confessione di appartenenza a Cristo. Il racconto dei suoi ultimi giorni narra di una sofferenza condivisa davanti agli occhi di tutta la città: egli fu sottoposto a una pubblica flagellazione mentre veniva trasportato su cammelli per le vie di Alessandria, un tormento volto a umiliare il martire e a scoraggiare gli altri fedeli. Nonostante la durezza del castigo e la violenza dei suoi persecutori, Sant'Euno non rinnegò la propria fede. Il suo cammino terreno si concluse infine con l'esecuzione capitale, avvenuta tramite il rogo o l'immersione nella calce viva. La sua vita, breve ma intensa, si consegnò così alla storia della Chiesa come un sigillo di fedeltà, offrendo alle generazioni successive l'esempio di un uomo che seppe trasformare l'estremo sacrificio in una luce perenne per la comunità dei credenti.
Il ricordo nella Chiesa
La memoria di Sant'Euno è custodita con devozione dalla tradizione cristiana, che ne celebra il coraggio attraverso i secoli. Il Martirologio Romano fissa il giorno della sua commemorazione al ventisette di febbraio, invitando i fedeli a riflettere sulla tenacia di chi ha saputo donare la vita per amore della verità. Anche la tradizione del rito bizantino onora il suo sacrificio, fissando il ricordo al trenta di ottobre.
Queste celebrazioni non sono soltanto un atto di nostalgia verso il passato, ma rappresentano un legame vivo con chi ha testimoniato la fede in tempi difficili. La figura di Sant'Euno invita ancora oggi, a distanza di secoli, a ricercare quella coerenza interiore che permette di rimanere saldi nei propri valori, anche quando le circostanze esterne pongono sfide insormontabili. Egli rimane, per il popolo di Dio, un intercessore che ricorda come la dignità della coscienza, illuminata dalla fede, sia un bene superiore a ogni imposizione umana.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia San Euno?
San Euno si festeggia il ventisette febbraio secondo il Martirologio Romano e il trenta ottobre nel rito bizantino.
Di cosa è patrono San Euno?
Le fonti biografiche e i dati storici disponibili non menzionano alcun patronato specifico per san Euno.
En Alejandría de Egipto, conmemoración de los santos Juliano y Euno, mártires. Juliano, obligado por la podagra al punto de no poder caminar ni estar de pie, se presentó ante los jueces junto con dos domésticos que lo llevaban en una silla; de los dos domésticos uno renegó de la fe, mientras que el otro, de nombre Euno, perseveró junto a su amo en confesar a Cristo. Fue entonces ordenado que estos, puestos sobre camellos, fueran llevados por toda la ciudad y, a la vista del pueblo, flagelados hasta la muerte, bajo el emperador Decio. — Martirologio Romano