25 de julio
Sant' Olimpia (Olimpiada)
Viuda
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Origini nobili e formazione spirituale
Esistono vari importanti documenti storici e contemporanei che citano o descrivono la Vita di questa santa dell'agiografia greca. Sant'Olimpia nacque verso il 361 da una agiata e distinta famiglia di Costantinopoli. Suo nonno Ablabios godeva della stima dell'imperatore Costantino ed era stato prefetto di Oriente quattro volte, mentre suo padre ricopriva la carica di conte di palazzo. Olimpia divenne orfana in giovane età e fu posta sotto la tutela di Procopio, prefetto della capitale. Procopio affidò la crescita e l'educazione di Olimpia a Teodosia, donna di grande cultura e sentimenti cristiani. Teodosia era sorella del vescovo di Iconio sant'Anfilochio, e figure eminenti come san Basilio e san Gregorio di Nazianzo, Dottori della Chiesa, nutrivano per lei una grandissima stima. Inoltre, san Gregorio di Nissa le dedicò il suo commento al Cantico dei Cantici. Fin da giovanissima, Olimpia ebbe lezioni sulla Sacra Scrittura. Altre dame della società, come santa Melania l'Anziana, consideravano lo studio della Sacra Scrittura la via maestra per giungere alla perfezione cristiana. Imitando l'esempio di santa Melania, Olimpia si dedicò alla mortificazione. Pur potendo aspirare a una brillante posizione nella corte imperiale grazie alla sua ricchezza, alla sua istruzione e alla sua nobiltà, Olimpia scelse di allontanarsene per seguire una via di assoluta dedizione spirituale.
Matrimonio, vedovanza e prove con l'imperatore
Nel periodo compreso tra il 384 e il 385, Olimpia sposò Nebridio, che divenne prefetto di Costantinopoli nel 386. La felicità coniugale di Olimpia durò purtroppo poco tempo, poiché il marito morì dopo solo venti mesi. Rimasta vedova, l'imperatore Teodosio il Grande desiderava che Olimpia si risposasse con un suo cugino. Olimpia rifiutò con decisione la proposta di matrimonio pronunciando queste parole: Se il mio re avesse voluto che io vivessi con un uomo, non mi avrebbe tolto il mio primo. L'imperatore Teodosio considerò tale rifiuto un semplice capriccio e, per vincere le resistenze di Olimpia, le sequestrò tutti i beni fino al compimento dei suoi trent'anni. Il prefetto della città aggiunse inoltre il divieto per Olimpia di intrattenersi con i vescovi più illustri e di recarsi in chiesa. Nel 391 l'imperatore Teodosio, visto la virtù e la costanza nella prova di Olimpia che continuava a condurre una vita di penitente povera, decise di restituirle tutti i beni.
Opere caritative e consacrazione
Olimpia approfittò della restituzione dei beni per fondare a Costantinopoli alcune rilevanti opere caritative. Tra queste iniziative fondò un grande ospizio destinato a ricevere gli ecclesiastici di passaggio e i viaggiatori poveri. Olimpia possedeva una grande ricchezza e proprietà sia in città che in altre regioni, e fu grandemente generosa, donando a san Giovanni Crisostomo diecimila denari d'oro e ventimila d'argento per la sua chiesa di Santa Sofia. Il vescovo Nettario, che resse la sede dal 381 al 397, contrariamente all'usanza comune nominò Olimpia diaconessa. La dignità di diaconessa veniva tradizionalmente concessa alle vedove di sessanta anni, mentre Olimpia ne aveva soltanto trenta. Lo stesso vescovo Nettario ricorreva frequentemente a Olimpia per avere consigli densi della sua scienza e saggezza. Olimpia fondò sotto il portico meridionale di Santa Sofia un monastero. Le religiose che componevano il monastero appartenevano alle migliori famiglie della città. Tre sorelle di Olimpia, chiamate Elisanzia, Martiria e Palladia, insieme a una nipote che portava lo stesso nome di Olimpia, entrarono nel monastero. La comunità monastica iniziò con circa cinquanta suore, che in breve tempo arrivarono a diventare ben duecentocinquanta.
Collaborazione con san Giovanni Crisostomo
Agli inizi del 398 giunse a Costantinopoli san Giovanni Crisostomo, nominato arcivescovo pur non volendo assumere tale incarico. San Giovanni Crisostomo trovò un fervore cristiano molto affievolito nei fedeli, nel clero e nei monaci, mentre la corte era divenuta oltremodo mondana a causa della presenza di Eudossia, moglie dell'imperatore d'Oriente Arcadio. San Giovanni Crisostomo si consolò vedendo il monastero di Olimpia, formato da anime ben disposte e adatte a servire da modello per l'intera comunità. Tra l'arcivescovo e Olimpia si instaurò una salda amicizia. Le tre sorelle di Olimpia furono ordinate diaconesse e affiancarono Olimpia in questo compito ecclesiale. Olimpia si sforzava di aiutare l'arcivescovo in ogni necessità, curando ogni aspetto dal cibo al suo vestire. Olimpia divenne in certo modo la preziosa collaboratrice nell'opera di rinnovamento spirituale iniziata dall'arcivescovo. L'intensa attività di Olimpia attirò però su di lei il rancore di coloro che intendevano intralciare l'opera riformatrice del vescovo. Due dei vescovi dissidenti ottennero infine dall'imperatore Arcadio un decreto d'esilio contro san Giovanni Crisostomo. San Giovanni Crisostomo dovette lasciare Santa Sofia fra il tumulto dei fedeli e delle suore, e venne condotto dai soldati a Cucusa fra i monti dell'Armenia, giungendovi affranto dal viaggio due mesi dopo, alla fine di agosto del 404.
Persecuzioni, esilio e ultime prove
Il 30 giugno 404, nello stesso giorno della partenza del vescovo, un incendio distrusse l'episcopio, gran parte della chiesa e del senato. I fedeli del vescovo e la stessa Olimpia furono ingiustamente accusati dell'incendio. Olimpia fu portata davanti al prefetto della città Optato con l'accusa di aver provocato il disastro. Olimpia si difese dicendo che, avendo speso somme considerevoli per costruire chiese, non aveva nessuna necessità di bruciarle. Optato offrì di lasciare in pace Olimpia e le sue suore se avessero riconosciuto il nuovo vescovo Arsace, ma Olimpia rifiutò l'offerta. Olimpia fu quindi condannata a pagare una grossa somma come multa. Nello stesso anno 405 Olimpia si ritirò volontariamente a Cizico. La persecuzione contro i giovanniti, che erano i fedeli seguaci di san Giovanni Crisostomo, proseguiva senza sosta. Olimpia fu nuovamente processata dal prefetto ed esiliata a Nicomedia. Nonostante la distanza, Olimpia mantenne una corrispondenza consentita con un vescovo esiliato in Armenia. Olimpia si interessava costantemente della salute del vescovo esiliato e inviava denaro che veniva speso per i poveri della regione armena e per il riscatto di persone catturate dai briganti isauriani. San Giovanni descrive tramite scritti i particolari del penosissimo viaggio per giungere in Armenia ed esorta Olimpia a bandire la tristezza, a far nascere la gioia spirituale che distacca dalle cose del mondo ed eleva l'anima, e le raccomanda caldamente di sostenere i suoi amici che subivano la persecuzione per causa sua. Olimpia rimase fedele collaboratrice di san Giovanni Crisostomo anche durante il suo esilio.
Transito, dispersione e ritrovamento delle reliquie
Olimpia morì verso il 408 in una data non documentata. Secondo lo scrittore Palladio, gli abitanti di Costantinopoli pongono Olimpia fra i confessori della fede e ritengono che ella sia morta e ritornata al Signore proprio fra le battaglie sostenute per Dio. Anticamente i confessori erano considerati martiri. Il transito di santa Olimpiade, vedova, è avvenuto a Nicomedia in Bitinia, nell'odierna Turchia, dove Olimpiade aveva trascorso piamente il resto della sua vita tra le donne consacrate a Dio continuando ad assistere i poveri. Il monastero di Olimpia ebbe alterne vicende. Le suore del monastero furono coinvolte nella disgrazia dell'arcivescovo e si dispersero nel 404 all'esilio di lui, per poi riunirsi nel 416 quando i giovanniti si riappacificarono con i successori del Crisostomo. Il monastero fu guidato da Onorina, parente di Olimpia, e fu in seguito distrutto dall'incendio di Santa Sofia nel 532, per poi accogliere nuovamente le suore quando Giustiniano lo ricostruì. Le reliquie di santa Olimpia erano state portate da Nicomedia nella chiesa di San Tommaso sul Bosforo, ma andarono perse durante l'incendio della chiesa appiccato dai Persiani durante le incursioni del 616-626. La superiora Sergia ritrovò fortunatamente le reliquie fra le macerie e le fece trasportare all'interno del monastero. In seguito a questo ritrovamento non si hanno più notizie certe delle reliquie di santa Olimpia.
La vita
Sant' Olimpia nacque in una famiglia illustre di Costantinopoli nell' anno trecentosessantuno. Nel corso del trecentottantaquattro e trecentottantacinque, contrasse matrimonio con il prefetto Nebridio, ma la Provvidenza volle che la sua condizione di sposa durasse soltanto venti mesi. Divenuta vedova, Olimpia comprese che il suo cammino doveva volgersi verso una consacrazione totale al Signore. La sua determinazione la portò a rifiutare con fermezza ogni successiva proposta matrimoniale, nonostante la pressione delle autorità del tempo, per custodire la propria libertà in favore del servizio ecclesiale.
Il vescovo Nettario di Costantinopoli, riconoscendo la purezza del suo spirito e il suo zelo, la nominò diaconessa. In tale ruolo, ella espresse la propria vocazione fondando un monastero femminile situato sotto il portico della chiesa di Santa Sofia. Questo luogo divenne un centro di preghiera e accoglienza, dove Olimpia viveva in sobrietà, dedicando le proprie sostanze al sollievo dei bisognosi.
Il momento di maggiore prova giunse con l' esilio di San Giovanni Crisostomo. Sant' Olimpia scelse di restare al suo fianco, offrendogli un sostegno spirituale e materiale che non venne meno di fronte alle avversità. La sua fedeltà al vescovo perseguitato fu giudicata come un atto di resistenza, portandola a subire un processo che si concluse con la condanna all' esilio. Trascorse i suoi ultimi anni lontano dalla sua città, tra Cizico e Nicomedia, dove concluse il suo cammino terreno nell' anno quattrocentootto, lasciando una testimonianza indelebile di lealtà cristiana e di coraggio evangelico.
Il culto
La venerazione per Sant' Olimpia si è radicata profondamente nella tradizione della Chiesa, che ne celebra la memoria con devozione nel giorno venticinque luglio, secondo quanto stabilito dal Martirologio Romano. Anche le Chiese Orientali le riservano un posto di rilievo, ricordando la sua testimonianza in diverse date del mese di luglio, in particolare il ventiquattro, il venticinque e il ventinove.
Il suo culto non è legato a miracoli eclatanti o leggende, ma alla solidità della sua fede vissuta nel quotidiano e alla sua capacità di restare ferma nei propri principi morali anche quando la fedeltà all' amico e pastore perseguitato comportava la perdita della libertà e degli averi. Sant' Olimpia rimane, per i fedeli di ogni epoca, un esempio luminoso di come la carità, se vissuta con autenticità, diventi il fondamento stesso della santità, capace di superare le barriere del tempo e delle tribolazioni umane.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia Sant'Olimpia?
La Chiesa Orientale celebra la santa il 24, 25 e 29 luglio, mentre il Martirologio Romano ne colloca la memoria al 25 luglio.
En Nicomedia en Bitinia, en la actual Turquía, tránsito de santa Olimpiada, viuda: después de haber perdido a su marido en aún joven edad, transcurrió piadosamente en Constantinopla el resto de su vida entre las mujeres consagradas a Dios, asistiendo a los pobres y permaneciendo fiel colaboradora de san Juan Crisóstomo también durante su exilio. — Martirologio Romano