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25 de octubre

Santa Daría

Mártir

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Le origini a Roma e la conversione

La vicenda terrena di san Crisanto e santa Daria è giunta fino a noi attraverso la cosiddetta passio, un testo narrativo di carattere epico e fantasioso che risente della lontananza del tempo e della necessità di ricostruire la vita dei santi con pochissime notizie certe. Questo documento letterario, esistito già nel sesto secolo e noto al vescovo e storico francese san Gregorio di Tours, il quale visse tra il cinquecento trentotto e il cinquecento novantaquattro, tramanda i dettagli della loro giovinezza. Crisanto era figlio di un certo Polemio, originario di Alessandria, e giunse a Roma per studiare filosofia al tempo dell'imperatore Numeriano, il quale regnò negli anni duecento ottantatré e duecento ottantatré e duecento ottantaquattro. A Roma, Crisanto conobbe il presbitero Carpoforo, si istruì nella religione cristiana e ricevette il battesimo. Il padre Polemio cercò in tutti i modi di far tornare il figlio al culto degli dei, servendosi a tale scopo di alcune donne e specialmente della vestale Daria. Ella era una donna dotta e bella, ma l'incontro con Crisanto ebbe un esito inatteso, poiché il giovane riuscì a convertire Daria al Cristianesimo.

La predicazione e il processo

Convertiti alla fede, Crisanto e Daria decisero di comune accordo di simulare il matrimonio. Grazie a questa unione simulata, i due poterono essere lasciati liberi di predicare e convertirono molti altri romani al Cristianesimo. La loro intensa attività di evangelizzazione non passò inosservata e furono infine accusati davanti al prefetto Celerino. Quest'ultimo decise di affidare Crisanto e Daria al tribuno Claudio. Durante la prigionia, Crisanto operò alcuni prodigi che scossero profondamente gli animi. In seguito a tali prodigi, lo stesso tribuno Claudio si convertì al Cristianesimo. Insieme a lui abbracciarono la fede la moglie Ilaria, i due figli Giasone e Mauro, alcuni parenti ed amici e persino i settanta soldati della guarnigione che avevano in custodia gli arrestati. L'imperatore Numeriano intervenne direttamente nella vicenda per punire i nuovi credenti. La condanna fu severa: Claudio fu gettato in mare con una grossa pietra al collo, mentre i suoi due figli e i settanta soldati vennero decapitati e sepolti sulla via Salaria. Dopo qualche giorno, la madre Ilaria morì mentre pregava sulla tomba dei familiari e dei soldati.

Il martirio e la sepoltura

Crisanto e Daria furono sottoposti ad estenuanti interrogatori per indurli ad abiurare, ma resistettero fermamente. Condotti anch'essi sulla via Salaria, furono gettati in una fossa e sepolti vivi sotto una grande quantità di terra e sassi. Il Martirologio colloca i santi a Roma nel cimitero di Trasóne sulla via Salaria nuova. Dagli Itinerari del settimo secolo si apprende che i due martiri erano sepolti in una chiesetta del cimitero di Trasone. Una notizia certa riferisce che, per la festa dei santi martiri, molti fedeli affluivano con devozione ai loro sepolcri. I santi Crisanto e Daria sono anche martiri lodati dal papa san Damaso, a conferma della venerazione antichissima tributata loro dalla comunità cristiana di Roma.

Le reliquie e la diffusione del culto

La storia delle reliquie dei santi è intessuta di notizie contraddittorie e leggendarie, ma la tradizione vuole che siano state operate tre traslazioni principali. La prima traslazione fu fatta da papa Paolo I, che regnò tra il settecentocinquantasette e il settecentosessantasette, il quale portò le reliquie dalla via Salaria alla chiesa di San Silvestro a Roma. La seconda traslazione fu compiuta da papa Pasquale I, in carica tra l'ottocentodiciassette e l'ottocentoventiquattro, che le trasferì alla chiesa di Santa Prassede. La terza traslazione fu opera di papa Stefano V, che regnò tra l'ottocentottantacinque e l'ottocentonovantuno, il quale le portò al Laterano. Già nel cinquecento novanta, papa Pelagio II aveva donato alcune reliquie a un diacono della Gallia. Dalla chiesa del Laterano, le reliquie furono successivamente portate nel monastero di Münstereiffel in Germania nell'ottocento ottantaquattro. Nel novecentoquarantasette, le reliquie furono trasferite a Reggio Emilia per opera del vescovo Adelardo, il quale le aveva ricevute da Berengario; quest'ultimo le aveva a sua volta ottenute nel novecentoquindici da papa Giovanni X. Oltre a Reggio Emilia, altre città rivendicano il possesso di reliquie di Santa Daria e san Crisanto, tra cui Oria in provincia di Brindisi, Salisburgo, Vienna e Napoli. Il duomo di Reggio Emilia custodisce gelosamente i due busti reliquiari in argento dei martiri, magnificamente realizzati come opere d'arte da Bartolomeo Spani. Tali busti, insieme ad altre rappresentazioni artistiche tra cui reliquiari, pannelli, affreschi e mosaici per lo più di origine italiana e presenti in Italia, Germania, Austria e Francia, testimoniano la straordinaria e antichissima diffusione del culto dei santi in tutta la Chiesa.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia Santa Daria?

Santa Daria si festeggia il venticinque ottobre, data ricordata dal Martirologio Romano e dal Calendario Marmoreo di Napoli.

Di cosa è patrono Santa Daria?

Santa Daria, insieme a san Crisanto, è patrona della città di Reggio Emilia.

En Roma, en el cementerio de Trasón, en la vía Salaria Nova, santos Crisanto y Daria, mártires, alabados por el papa san Dámaso. — Martirologio Romano