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22 de mayo

Santa Rita de Casia

Viuda y religiosa

Santa Rita de Casia

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Origini e infanzia a Roccaporena

Margherita Lotti, conosciuta da sempre con il nome di Rita, nacque molto probabilmente nel 1371, sebbene alcune fonti indichino la nascita intorno al 1381, nel suggestivo borgo montano di Roccaporena, situato a settecentodieci metri sul livello del mare nel comune di Cascia, in provincia di Perugia. I suoi genitori, Antonio Lottius e Amata Ferri, erano modesti contadini di età matura che accolsero la sua nascita dopo dodici anni di vane attese come un insigne dono della Provvidenza. La madre, donna molto devota, aveva ricevuto in precedenza la visione di un angelo che le annunciava la tardiva gravidanza, indicando non solo che avrebbero avuto una figlia, ma anche il nome che le avrebbero dovuto imporre. Questa circostanza stabilisce una suggestiva similitudine con la nascita di San Giovanni Battista, legata anch'essa a genitori anziani e a un nome suggerito dal cielo. La famiglia Lottius godeva di una posizione benestante e di un certo prestigio legale all'interno della comunità, poiché ai membri della casata veniva tradizionalmente attribuita la delicata carica di pacieri nelle controversie civili e penali del borgo. Nonostante la semplicità del contesto rurale, i genitori provvederanno a farle avere una buona educazione scolastica e religiosa a Cascia, dove l'istruzione era curata con dedizione dai frati agostiniani. Rita crebbe nell'ubbidienza filiale, assimilando profondi sentimenti religiosi e maturando fin dalla prima giovinezza una speciale devozione verso Sant'Agostino, San Giovanni Battista e Nicola da Tolentino, che scelse come suoi santi protettori. Poiché a Roccaporena mancava una chiesa dotata di fonte battesimale, la piccola ricevette il sacramento del battesimo nella chiesa di Santa Maria della Plebe a Cascia. Alla sua primissima infanzia è legato un celebre fatto prodigioso tramandato dalla tradizione popolare. Un giorno, mentre i genitori lavoravano nei campi e la tenevano riposta in un cestello di vimini all'ombra di un albero, uno sciame di api circondò la testa della neonata senza recarle alcun danno, mentre alcune di esse entravano nella boccuccia aperta per depositare del miele. Un contadino del luogo, che si era ferito gravemente una mano con la falce, passando di lì per recarsi a farsi medicare a Cascia, vide la scena e cercò di allontanare gli insetti agitando le braccia. Con grande stupore di tutti, man mano che l'uomo muoveva le braccia per cacciare le api, la ferita alla sua mano si rimarginò completamente. L'uomo gridò al miracolo insieme a tutti gli abitanti di Roccaporena che seppero del prodigio, segnando l'inizio di una vita straordinaria ricca di segni celesti.

Il matrimonio e le prove familiari

Nei primi anni della sua adolescenza, Rita manifestò apertamente il desiderio di consacrarsi alla vita religiosa, ritirandosi spesso a pregare nel piccolo oratorio fatto costruire in casa con il pieno consenso dei genitori e frequentando con assiduità il monastero di Santa Maria Maddalena a Cascia, dove forse era monaca una sua parente, oltre alla chiesa di Sant'Agostino. Tuttavia, all'età di circa tredici anni, i genitori la promisero in sposa a Fernando Mancini, un giovane del borgo noto per il suo carattere forte, impetuoso e violento, che comandava la guarnigione di Collegiacone. Rita non fu affatto entusiasta di un'unione stabilita unicamente dagli interessi delle famiglie e non da una libera scelta affettiva, ma decise di cedere alle insistenze dei genitori, accettando un destino che molti definirono di vittima e sposa. Intorno al 1385, Rita sposò Paolo di Ferdinando di Mancino, affrontando un'epoca caratterizzata da gravissime contese e rivalità politiche in cui era coinvolto lo stesso marito. La società del quindicesimo secolo era tragicamente segnata da lotte fratricide, pestilenze, carestie e dalla costante presenza di eserciti di ventura che invadevano l'Italia. Nonostante il carattere difficile del coniuge e i maltrattamenti subiti, che ella sopportò con pazienza e senza lusinghe chiedendo sempre con ubbidienza il permesso di recarsi in chiesa, Rita seppe trasformare la propria condizione domestica attraverso la preghiera, la pacatezza e la straordinaria capacità di pacificare. Con la perseveranza, la dolcezza e una condotta cristianamente autentica, Rita riuscì a mitigare il carattere del marito, rendendolo docile e facendo gioire l'intera comunità di Roccaporena che aveva dovuto subire le sue angherie per anni. Dal loro matrimonio nacquero due figli maschi, Giangiacomo Antonio e Paolo Maria, che Rita educò con cura secondo i principi cristiani ricevuti dai propri genitori, sebbene i ragazzi inevitabilmente respirassero anche gli ideali della cultura casciana dell'epoca, la quale considerava legittima la vendetta. In un periodo non precisato morirono prima i due anziani genitori di Rita, lasciandola orfana. Poco tempo dopo, la violenza delle faide locali si abbatté drammaticamente sulla sua esistenza: il marito Fernando fu assassinato in un'imboscata una sera mentre rincasava da Cascia, colpito da qualcuno che non gli aveva perdonato le precedenti violenze. Rimasta vedova, Rita cercò di nascondere ai figli quindicenni la camicia insanguinata e la morte violenta del padre, nel disperato tentativo di evitare che covassero desideri di vendetta. Tuttavia, la famiglia de Mancino faceva pressioni e generava rancori e ostilità non rassegnandosi alla perdita, mentre i cognati erano decisi a vendicare l'uccisione e a eliminare i membri della fazione avversa, coinvolgendo inevitabilmente i giovani Giangiacomo e Paolo Maria nella spirale sanguinosa delle faide. Profondamente addolorata ma irremovibile nella fede, Rita pregò continuamente affinché non venga sparso altro sangue, facendo della preghiera la sua unica arma e consolazione. La leggenda e la tradizione narrano che, temendo la perdita eterna delle anime dei suoi figli a causa del peccato di omicidio, Rita si rivolse a Cristo con una preghiera estrema, chiedendogli di toglierli da questo mondo piuttosto di vederli macchiati di sangue: io te li dono, fa' di loro secondo la tua volontà. Circa un anno dopo, i due fratelli si ammalarono gravemente e morirono tra le braccia della madre. L'unico vero conforto per Rita in quel tragico momento fu pensare alle anime dei suoi cari defunti ormai salve e miracolosamente lontane dal pericolo della dannazione eterna.

Santa Rita de Casia
Santa Rita de Casia

L'ingresso nel monastero agostiniano

Rimasta completamente sola dopo la morte del marito e dei figli, Rita intensificò la preghiera per i suoi cari defunti e per la famiglia de Mancino, mentre la gente di Roccaporena continuava a cercarla come stimata e popolare giudice di pace per risolvere le controversie locali. All'età di trentasei o trent'anni secondo diverse computazioni cronologiche, liberata dai vincoli familiari, Rita decise di realizzare il suo antico sogno e chiese di essere accolta tra le monache agostiniane del Monastero di Santa Maria Maddalena a Cascia. La sua richiesta fu tuttavia respinta per ben tre volte dalle religiose, le quali nutrivano il timore di mettere a repentaglio la sicurezza e la pace della comunità monastica a causa della sua delicata condizione di vedova di un uomo assassinato e dei rischi connessi alla faida in corso. Nonostante le ripetute porte sbarrate, Rita non si arrese e continuò a pregare incessantemente, affidandosi all'intercessione dei suoi santi protettori. Le preghiere e l'efficace intercessione di Sant'Agostino, San Giovanni Battista e Nicola da Tolentino portarono miracolosamente alla pacificazione pubblica tra i fratelli del marito e gli assassini di quest'ultimo. Secondo la suggestiva tradizione tramandata nei secoli, l'ingresso nel monastero avvenne per un fatto prodigioso: una notte dell'anno 1407, Rita si recò a pregare sullo Scoglio, un ripido sperone di montagna situato sopra Roccaporena, e lì ebbe la visione dei suoi tre santi protettori, i quali la trasportarono prodigiosamente a Cascia, introducendola direttamente all'interno del monastero. Le suore videro Rita in profonda orazione nel loro coro nonostante tutte le porte fossero rimaste accuratamente chiuse. Vinte dal prodigio celeste e dal dolce sorriso della donna, le religiose acconsentirono finalmente ad accoglierla nella comunità. Sebbene Rita fosse illetterata, fu ammessa fra le monache coriste grazie a una speciale eccezione che le permetteva di sostituire la recita dell'Ufficio divino con altre orazioni. La nuova suora s'inserì rapidamente nella vita comunitaria, conducendo un'esistenza di esemplare santità e distinguendosi per umiltà, carità, pietà e zelo nella preghiera e nei lavori domestici. Rita praticava frequenti digiuni, penitenze corporali e l'uso di vari tipi di flagelli, suscitando l'ammirazione profonda delle consorelle. Le virtù di Rita divennero ben presto note anche fuori dalle mura del monastero, grazie alle opere di carità cristiana compiute insieme alle altre suore, le quali affiancavano alla contemplazione le visite agli anziani, la cura dei malati e l'assistenza generosa ai poveri della regione.

Le stimmate della Passione e gli ultimi anni

Immersa costantemente nella contemplazione, Rita coltivava una devozione tenerissima e profonda verso la Passione di Cristo, desiderando ardentemente poter partecipare in prima persona ai dolori del Redentore. Nel 1432, mentre si trovava assorta in preghiera davanti a un Crocifisso, la sua fervida richiesta fu esaudita in modo straordinario: Rita sentì una spina della corona di Cristo conficcarsi profondamente nella fronte. La ferita prodotta dalla spina persistette per ben quindici anni fino alla sua morte, trasformandosi in una piaga profonda, purulenta e putrescente che emanava un forte odore, costringendo la religiosa a una severa segregazione dalla vita comune. Unica eccezione a questa sofferenza avvenne in occasione di un pellegrinaggio compiuto a Roma per perorare la causa di canonizzazione di San Nicola da Tolentino, avvenuta poi nel 1446. Durante quel viaggio nella Città Eterna, la ferita sulla fronte scomparve temporaneamente, permettendo a Rita di circolare liberamente tra la folla di pellegrini prima di riapparire al suo ritorno in monastero. Negli ultimi anni di vita, Rita fu letteralmente logorata da fatiche, sofferenze fisiche, digiuni rigorosi e dal peso della stimmata. Nell'inverno precedente la sua morte, la religiosa fu colpita da una grave malattia che la costrinse a rimanere immobile e allettata negli ultimi quattro anni, cibandosi pochissimo e nutrendosi quasi esclusivamente con la Comunione eucaristica quotidiana. Durante questa fase finale della sua esistenza terrena, ricevette la visita di una parente venuta da Roccaporena a cui chiese, con un gesto apparentemente dettato dal delirio della malattia, di andarle a prendere due fichi e una rosa dall'orto della sua casa paterna nel pieno del mese di gennaio. La cugina obiettò che fosse impossibile trovare fiori o frutti nel rigidissimo inverno montano, ma di fronte alla ferma insistenza della monaca, tornò a Roccaporena e con grandissimo stupore trovò una rosa perfettamente sbocciata in mezzo a un roseto e due fichi maturi. Colse i doni e li riportò a Cascia, destando la meraviglia di tutte le consorelle. Per Rita, quei frutti e quella rosa fuori stagione rappresentavano il segno tangibile della bontà di Dio e la certezza che i suoi figli e il marito fossero stati accolti nella gloria del cielo. Rita si spense nella notte tra il ventuno e il ventidue maggio dell'anno 1447, sebbene alcune fonti storiche collochino la sua pia transizione nel 1457. Al momento esatto della sua morte, le campane del monastero suonarono da sole a festa, annunciando al mondo la sua nascita al cielo, mentre nel giorno dei funerali si sparse rapidamente la voce dei primi prodigi avvenuti attorno al suo corpo. In quello stesso momento comparvero delle api nere che andarono ad annidarsi silenziosamente nelle mura del convento; singolarmente, quelle api non hanno un alveare, non producono miele e continuano a riprodursi in quello stesso luogo da cinque secoli.

Il culto, il corpo incorrotto e la canonizzazione

A causa del grande culto e della fama di santità fioriti immediatamente dopo la sua morte, il corpo di Rita non fu mai sepolto secondo i metodi tradizionali dell'epoca. Per un singolare privilegio, la salma fu deposta in una cassa di cipresso che purtroppo andò persa in un successivo incendio, dal quale il corpo uscì tuttavia completamente indenne. La salma fu quindi riposta in un artistico sarcofago ligneo realizzato da Cesco Barbari, un falegname di Cascia che era stato miracolosamente risanato per intercesione della santa. Sul sarcofago, impreziosito da vari dipinti eseguiti da Antonio da Norcia nel 1457, è raffigurata la religiosa in abito agostiniano, stesa nel sonno della morte su un drappo stellato, mentre accanto al cuscino corre una lunga iscrizione metrica in antico umbro che accenna alla vita della Gemma dell'Umbria, al suo grande amore per la Croce e agli episodi della sua esistenza monastica, costituendo un documento preziosissimo per conoscere il profilo spirituale di Santa Rita. Il corpo incorrotto riposa oggi in un'urna trasparente ed è esposto alla venerazione dei fedeli nella cappella della santa all'interno della magnifica Basilica-Santuario di Santa Rita a Cascia, costruita tra il millenovecentotrentasette e il millenovecentoquarantasette. A differenza di altri santi, il corpo incorrotto di Rita non si è incartapecorito e appare alla vista come quello di una persona morta da pochissimo tempo, privo persino della celebre piaga della spina sulla fronte, che si rimarginò inspiegabilmente subito dopo il trapasso. Tali straordinarie condizioni corporee sono ampiamente documentate dalle relazioni mediche ufficiali redatte durante il processo di beatificazione. La beatificazione fu solennemente proclamata nel 1627 per opera di Papa Urbano VIII, mentre la canonizzazione definitiva venne celebrata da Papa Leone XIII il ventiquattro maggio 1900, dopo quattrocentocinquantatré anni dalla sua morte. Intorno alla figura della santa, chiamata affettuosamente la Rosa di Roccaporena, fiorì un culto ininterrotto in tutto il mondo cattolico, dove vennero intitolate a suo nome chiese, monasteri e numerose iniziative assistenziali. Sorse così la pia unione denominata Opera di Santa Rita, finalizzata al culto, alla conoscenza e alla promozione dei pellegrinaggi, la quale ha realizzato nel tempo importanti opere come la cappella della sua casa natale, il santuario dello Scoglio, l'orfanotrofio e la Casa del Pellegrino a Roccaporena. Il fulcro ineguagliabile di questa devozione rimane il Santuario e il monastero di Cascia, che insieme ad Assisi, Norcia e Cortona costituisce una delle culle più insigni della grande santità umbra, offrendo a generazioni di pellegrini l'immagine luminosa di una donna che, attraverso la croce, l'amore e il perdono, ha conquistato il cuore del mondo intero.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia Santa Rita de Cascia?

Santa Rita de Cascia si festeggia il ventidue maggio di ogni anno, giorno in cui si benedicono e si distribuiscono i tradizionali fiori e le rose.

Di cosa è patrona Santa Rita de Cascia?

Santa Rita è patrona dei casi disperati, degli impediti e dei casi impossibili, avendo operato numerose guarigioni e risoluzioni di situazioni umane senza speranza.

Santa Rita, religiosa, que, casada con un hombre violento, soportó con paciencia sus maltratos, reconciliándolo finalmente con Dios; después, una vez que se quedó sin esposo ni hijos, entró en el monasterio de la Orden de San Agustín en Cascia, en Umbría, ofreciendo a todos un ejemplo sublime de paciencia y de compunción. — Martirologio Romano