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10 de julio

Sante Rufina y Segunda

Mártires de Roma

Sante Rufina y Segunda

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

La vita e il martirio

Le sante Rufina e Seconda vissero a Roma nel terzo secolo e la tradizione le descrive come due sorelle legate dalla fede e dalla purezza d'animo. Inizialmente erano fidanzate con due giovani cristiani, i quali tuttavia apostatarono a seguito delle persecuzioni contro i cristiani. Di fronte all'apostasia dei loro compagni, le due ragazze scelsero di consacrarsi e si votarono alla verginità. I due giovani cercarono con insistenza di indurle ad apostatare per poter proseguire il fidanzamento, ma Seconda e Rufina opposero dei decisi dinieghi a tali richieste. Viste respinte le loro pretese, i due giovani scelsero la via della delibazione e denunciarono le ragazze al conte Archesilao. Nel tentativo di sfuggire ai persecutori e alle pressioni oppressive, le due ragazze si allontanavano da Roma per trovare riparo altrove. Il conte Archesilao non esitò a mettersi sulle loro tracce e le raggiunse al quattordicesimo miglio della via Flaminia. Dopo averle intercettate, Archesilao consegnò le ragazze al prefetto Giunio Donato, la cui carica di praefectus urbis nel 257 è attestata da antichi documenti storici. All'interno dei tribunali romani, le due sorelle furono sottoposte a pressioni spirituali, interrogatori rigorosi e ripetute proposte di apostatare e di matrimonio. Di fronte alla loro costante resistenza e al fermo rifiuto di rinnegare la propria fede, il prefetto ordinò la condanna a morte delle sorelle. Archesilao ricevette l'incarico di condurre le sante al decimo miglio della via Cornelia, all'interno di un fondo campestre chiamato Buxo, noto oggi con il nome di Boccea, sebbene il Martirologio collochi le sante a Roma al nono miglio della via Cornelia. Giunte nel fondo Buxo, si compì la testimonianza suprema: Rufina venne decapitata, mentre Seconda fu bastonata a morte. Come era in uso all'epoca per i condannati a morte considerati ribelli, i corpi delle martiri furono abbandonati in pasto alle bestie feroci.

Il culto e la memoria

La devozione verso le sante martiri trovò immediato riscontro nella comunità cristiana e la loro storia fu tramandata attraverso fonti insigni. L'antica passio dedicata alle due sorelle fu compilata verso la seconda metà del quinto secolo, mentre la memoria liturgica e storica si radicò profondamente grazie alla menzione nel Martirologio Geronimiano, negli Itinerari romani, nella Notizia di Guglielmo di Malmesbury e nel Calendario Marmoreo di Napoli, culminando nella celebrazione stabilita dal Martirologio Romano per il 10 luglio. Secondo la tradizione agiografica, i corpi abbandonati delle martiri furono salvati grazie a un evento prodigioso: le sante apparvero in sogno a una matrona romana di nome Plautilla. Durante l'apparizione, le martiri indicarono a Plautilla il preciso luogo del martirio e la invitarono a convertirsi. Accogliendo il messaggio celeste, Plautilla si recò sul posto, raccolse i corpi delle martiri e li seppellì nello stesso luogo. La selva che circondava il luogo del martirio, anticamente denominata nigra, fu in seguito ribattezzata Silva Candida in ricordo delle due martiri e del successivo martirio dei santi Marcellino e Pietro. Per custodire degnamente le reliquie, papa Giulio I eresse una basilica sulla tomba delle sante nel quarto secolo, precisamente tra il 341 e il 353. L'edificio sacro fu oggetto di cure nei secoli successivi: papa Adriano I restaurò la basilica tra il 772 e il 795, e successivamente papa Leone IV la arricchì di doni tra l'847 e l'855. A causa del trascorrere del tempo, l'antica basilica sulla via Cornelia andò in rovina e oggi non se ne identificano i resti con precisione. Intorno a questo centro di fede, l'organizzazione ecclesiale si sviluppò stabilmente: tutta la regione della villa imperiale Lorium ebbe un proprio vescovo dal secolo quinto. Il vescovo della regione si sottoscriveva come episcopus Silvae Candidae nel 501, per essere chiamato più tardi episcopus Sanctae Rufinae. Tale diocesi autonoma venne in seguito unita a quella suburbicaria di Porto al tempo di papa Callisto II, tra il 1119 e il 1124, assumendo la denominazione definitiva di Porto e Santa Rufina. Successivamente, per preservare le reliquie, papa Anastasio IV fece trasferire i corpi delle sante nel Battistero Lateranense tra il 1153 e il 1154. Oggi i corpi delle sante riposano nell'altare di sinistra dell'atrio del Battistero Lateranense, collocati di fronte a quello dei santi Cipriano e Giustina. La memoria di questo drammatico e santo evento è perpetuata anche nell'arte figurativa attraverso un quadro del diciassettesimo secolo dipinto da tre celebri pittori, il quale raffigura la crudele scena del martirio ed è attualmente custodito a Milano nella Pinacoteca di Brera come significativa opera artistica.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia Santa Rufina?

Il Martirologio Romano celebra ambedue le sante il 10 luglio.

En Roma, en el noveno miliario de la vía Cornelia, santas Rufina y Segunda, mártires. — Martirologio Romano