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4 de mayo

Santi Agapio y Secondino

Mártires de Lambesa

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Il contesto delle persecuzioni e l'incontro a Cirta

Nel terzo secolo, precisamente nell'anno 259, la provincia di Numidia fu teatro di una sanguinosa persecuzione contro i cristiani. L'imperatore Publio Licinio Valeriano, che regnò dal 253 al 260 succedendo ad Emilio, emanò nel 257 il primo editto persecutorio che colpì duramente le comunità ecclesiali, imponendo l'esilio ai vescovi Agapio e Secondino. Un secondo editto, risalente al 258, inasprì ulteriormente le disposizioni stabilendo la condanna a morte immediata e senza processo per le gerarchie ecclesiastiche, inclusi vescovi, sacerdoti e diaconi. In questo clima di crescente ostilità, tre cristiani provenienti dall'Africa proconsolare stavano attraversando la Numidia, divenuta provincia romana nel primo secolo, e si fermarono a Mugnae, un sobborgo della città di Cirta, l'odierna Costantina in Algeria, prendendo alloggio in una villa.

Nella stessa villa arrivarono provvidenzialmente i vescovi Agapio e Secondino, che erano stati richiamati dall'esilio dal preside della provincia. All'interno della dimora si trovavano il diacono Giacomo e il lettore Mariano, che ricoprivano un ruolo centrale insieme allo scrittore anonimo autore del resoconto, oltre ad altri fedeli. Sia Giacomo che Mariano avevano già vissuto le persecuzioni contro i cristiani ordinate nel 249 dall'imperatore Decio, vissuto tra il 200 e il 251. Prima di essere condotti a Cirta per essere processati dai magistrati civili, i vescovi Agapio e Secondino incoraggiarono calorosamente al martirio i due giovani chierici e gli altri cristiani radunati per l'interrogatorio. Poco tempo dopo la partenza dei vescovi, la villa fu circondata e le autorità arrestarono Mariano, Giacomo, lo scrittore anonimo e altri compagni. I chierici Giacomo e Mariano vennero individuati poiché si erano traditi incoraggiando gli altri prigionieri a rimanere saldi nella fede.

L'interrogatorio e i supplizi dei testimoni

I prigionieri catturati nella villa furono condotti a Cirta di fronte ai magistrati e sottoposti a un rigido interrogatorio. Durante questo esame pubblico, Giacomo ammise apertamente la sua carica di diacono, manifestando una nobiltà d'animo straordinaria. Mariano dichiarò invece di essere un semplice lettore, ma la sua affermazione non fu creduta dai giudici, i quali ipotizzarono che avesse mentito sul proprio ruolo per evitare la pena capitale, sottoponendolo perciò a tortura. Entrambi i chierici affrontarono l'arresto e i supplizi con serenità e con un profondo desiderio di suggellare la propria fede con il martirio. La testimonianza scritta tramanda dettagli precisi sulle sofferenze patite dai condannati, narrando nel quinto capitolo che essi vennero sospesi per le dita delle mani e che furono applicati due pesi ai loro piedi. Nel periodo di permanenza in prigione, molti altri cristiani appartenenti al popolo, inclusi dei bambini, vennero giustiziati pur non ricoprendo cariche ecclesiastiche. La Passio menziona espressamente una lunga serie di martiri laici, tra cui Floriano, Secondino, Gabro, Postumo, Gaiano, Mommino, Quintiano, Cassio, Fasilo, Fiorenzo, Demetrio, Gududo, due persone di nome Crispino, Donato e Zeone.

Accanto ai chierici e ai laici, il gruppo si arricchì di altre figure straordinarie. Stando a quanto riferito nella Passio dall'autore scampato all'esecuzione, al gruppo dei vescovi Agapio e Secondino si unirono anche le giovani Tertulla e Antonia, che erano sotto la custodia di Agapio. Sento vicina la propria fine, il vescovo Agapio pregò intensamente Dio affinché concedesse il martirio anche alle due ragazze affidate alle sue cure. Nel capitolo undicesimo della Passio si racconta che Agapio ricevette una rivelazione divina in cui una voce gli chiedeva perché continuasse a pregare con insistenza per una grazia che gli era già stata accordata con la sua prima preghiera. La persecuzione mieté vittime anche tra i militari, come nel caso di Emiliano, un cavaliere e soldato cinquantenne che aveva mantenuto la castità per tutta la sua vita. Emiliano aveva un fratello pagano che lo derideva frequentemente per la sua adesione alla fede cristiana. Durante la prigionia, Emiliano sognò il fratello pagano che gli chiedeva con ironia come si trovassero lui e i suoi compagni nel buio del carcere. Nella visione onirica, Emiliano rispose al fratello che per i cristiani la luce risplende anche nell'oscurità della prigione. Il fratello pagano continuò l'interrogativo chiedendo se in cielo tutti i martiri avrebbero ricevuto la medesima corona o se ad alcuni sarebbe spettato un premio più grande, ricevendo come risposta che tutte le stelle brillano pur differendo tra loro, e che tra i martiri risplenderà maggiormente chi avrà subito le sofferenze più intense e prolungate.

Le visioni in carcere e l'epilogo del martirio

Durante i mesi trascorsi nelle tenebre della prigionia, la consolazione spirituale non abbandonò mai i futuri martiri. Il diacono Giacomo, mentre si trovava in cella, sognò il vescovo Agapio, il quale era già stato giustiziato in precedenza. Nel sogno di Giacomo, Agapio compariva felice durante un banchetto fraterno insieme ad altri ex compagni di prigionia già martirizzati, e un bambino si staccava dal gruppo per preannunciare a Giacomo e Mariano che il loro martirio sarebbe avvenuto il giorno seguente. Nel frattempo, le esecuzioni si susseguirono in momenti e località differenti della Numidia. La data dell'esecuzione del martirio per il primo gruppo è collocata tra gli anni 258 e 259, comprendendo i vescovi Agapio e Secondino, il soldato Emiliano, e le vergini consacrate Tertulla e Antonia, martirizzati a Cirta. Il Martirologio Romano colloca la loro memoria liturgica al quattro maggio, una data probabilmente pensata per anticipare la ricorrenza del sei maggio, giorno in cui si compì il sacrificio estremo di Giacomo e Mariano.

Il sei maggio 259, infatti, i chierici Giacomo e Mariano vennero decapitati in cima a una rupe situata sopra un torrente a Lambesa, città residenza del legato imperiale e capitale della Numidia. Dopo la decapitazione, i loro corpi inerti vennero fatti precipitare nel fiume sottostante. Tra le due distinte esecuzioni trascorsero in realtà diversi mesi, confermando la complessità e la vastità della repressione imperiale. Insieme ad Agapio e Secondino morirono martiri anche una donna accompagnata dai suoi due figli gemelli, arricchendo la schiera di coloro che offrirono la vita per il nome di Cristo. La commemorazione dei santi martiri e vescovi Agapio e Secondino avviene a Costantina, in Numidia, nell'attuale Algeria, a testimonianza di radici storiche profondamente legate a quei luoghi di sofferenza e di fede.

La Passio dei martiri e la trasmissione della memoria

La straordinaria vicenda dei martiri di Lambesa è giunta sino a noi grazie a un documento di eccezionale valore storico e spirituale. La Passio dei martiri è stata redatta in quindici capitoli da un cristiano arrestato insieme a loro, la cui identità rimane sconosciuta ma che condivise la prigionia con Giacomo e Mariano. Il testo offre un'elevata attendibilità e dettagli storici precisi sulla situazione precedente al martirio, a differenza di altre antiche Passio redatte a posteriori e ricche di elementi leggendari. All'interno di quest'opera, la figura della madre di Mariano, descritta nel tredicesimo capitolo, emerge con toccante intensità: pur soffrendo immensamente nel cuore, ella manifestò una gioia profonda nel vedere il proprio figlio incamminarsi con coraggio verso il martirio.

L'insieme dei martiri africani di Lambesa è stato costantemente inserito nei vari Martirologi e negli Acta Sanctorum pubblicati nei secoli, sebbene le date dedicate alla loro memoria siano variate a seconda dei testi presi in esame. Nel Martirologio Geronimiano la commemorazione dei martiri è divisa tra il trenta aprile e il sei maggio, mentre le edizioni più antiche del Martirologio Romano celebravano questi santi nei giorni ventinove e trenta aprile. Il Calendario Cartaginese attesta con certezza la data del sei maggio esclusivamente per il martirio di Giacomo e Mariano. Nonostante siano stati uccisi in momenti e località differenti, questi martiri sono stati accomunati nel racconto di un'unica antica Passio e mantenuti uniti nelle successive opere storiche come gli Atti dei Martiri e la Bibliotheca Sanctorum.

La diffusione del culto e le reliquie in Italia

La venerazione verso i martiri di Lambesa conobbe fin da subito una vasta e rapida popolarità nel mondo cristiano, spingendo sant'Agostino a pronunciare un celebre sermone in loro memoria, registrato come il sermone numero 380. A causa degli sconvolgimenti politici che colpirono il Nord Africa nel corso del tempo, i profughi portarono le reliquie di alcuni martiri dalla Numidia verso l'Italia, favorendo l'espansione del loro culto nella penisola. I resti mortali dei santi Giacomo e Mariano giunsero inizialmente ad Amelia, in provincia di Terni. Successivamente, in un periodo stimato tra il quinto e il sesto secolo, i resti dei due martiri furono trasferiti a Gubbio e collocati con grande solennità nella cattedrale a loro dedicata.

La devozione per i due santi crebbe di pari passo con la rilevanza della città di Gubbio, mantenendosi forte e diffusa per tutto il Medioevo. In occasione della festività annuale dei due martiri, san Pier Damiani, vissuto tra il 1007 e il 1072 come vescovo e cardinale, redasse tra le sue numerose opere una descrizione dettagliata di due visioni tratte proprio dalla loro Passio. L'ultima edizione del Martirologio Romano suddivide infine la memoria di questo gruppo di martiri africani in due date distinte, fissando il quattro maggio per Agapio, Secondino, Tertulla, Antonia ed Emiliano, e confermando il sei maggio per Giacomo e Mariano, perpetuando così una memoria che supera i confini del tempo.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggiano i santi Agapio e Secondino?

Il Martirologio Romano celebra la memoria dei santi Agapio, Secondino, Tertulla, Antonia ed Emiliano il quattro maggio, mentre i santi Giacomo e Mariano sono ricordati il sei maggio.

Dove avvenne il martirio dei santi Agapio e Secondino?

Il martirio dei santi vescovi e dei loro compagni avvenne nell'anno 259 nelle località di Cirta e Lambesa, situate nella provincia romana di Numidia, nell'odierna Algeria.

En Constantina en Numidia, en la actual Argelia, conmemoración de los santos mártires Agapio y Secondino, obispos, que, durante la persecución del emperador Valeriano, en la cual la ferocidad de los paganos se había cuanto más desatado poniendo a prueba la fe de los justos, después de un largo exilio en esta ciudad de eximios sacerdotes se convirtieron en gloriosos mártires. Junto a ellos sufrieron el martirio también los santos Emiliano, soldado, Tertulla y Antonia, sagradas vírgenes, y una mujer con sus gemelos. — Martirologio Romano