3 de octubre
Santi Ambrogio Francesco Ferro y 27 compañeros
Mártires
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
L'evangelizzazione e il mutamento politico
L'opera di evangelizzazione nel Rio Grande do Norte, situato nello Stato del Nord-Est del Brasile, fu avviata nell'anno 1597. Questa missione cristiana fu iniziata da missionari Gesuiti e sacerdoti diocesani provenienti dal cattolico Portogallo. Il lavoro apostolico cominciò con la catechesi degli indios e con la fondazione delle prime comunità cristiane stabili. Negli anni seguenti si registrarono sbarchi di francesi e olandesi, i quali nutrivano l'intenzione di scalzare i portoghesi dai territori colonizzati. Gli olandesi riuscirono effettivamente a scalzare i portoghesi nel 1630. Essendo gli olandesi di confessione calvinista ed essendo accompagnati dai loro pastori, essi determinarono nella zona, fino ad allora pacifica, una drastica restrizione della libertà di culto e l'avvio di una sistematica persecuzione dei cattolici. All'epoca dei fatti, nel Rio Grande do Norte vi erano soltanto due parrocchie.
A Cunhaú sorgeva la parrocchia della Madonna della Purificazione o delle Candele. Questa parrocchia di Cunhaú era guidata dal parroco don André de Soveral, il quale era già stato membro della Compagnia di Gesù. A Natal vi era invece la parrocchia della Madonna della Presentazione. Il parroco della parrocchia di Natal era don Ambrósio Francisco Ferro. Ambedue le parrocchie divennero ben presto vittime della dura persecuzione religiosa calvinista. I fedeli di Cunhaú furono brutalmente massacrati il sedici luglio dell'anno 1645 insieme al loro parroco don André de Soveral. Nel medesimo contesto di sangue, Domingos Carvalho fu ucciso insieme a don André de Soveral il sedici luglio 1645. La causa di don Ambrósio Francisco Ferro e dei suoi ventisette compagni è stata successivamente unita proprio a quella del parroco di Cunhaú, don André de Soveral, e del laico Domingos Carvalho.
La fuga e la cattura dei fedeli
I cattolici di Natal cercarono disperatamente di mettersi in salvo rifugiandosi in alcuni ricoveri improvvisati, presi dal terrore di quanto accaduto a Cunhaú. Un gruppo di ottanta persone si nascose in una fortezza nel comune di Potengi. Successivamente, questo gruppo nascosto a Potengi fu inviato dalle autorità olandesi in un luogo stabilito a Uruaçu. Tra le persone coinvolte in queste vicende vi era João Lostau Navarro, nato nel Regno di Navarra, regione che all'epoca era compresa nel territorio francese. João Lostau Navarro intratteneva ottimi contatti con i Gesuiti che operavano nel Rio Grande do Norte. In occasione del matrimonio di una figlia, lo stesso João Lostau Navarro stabilì che ogni anno si celebrassero ventiquattro Messe per la sua anima come condizione della dote. Egli aveva anche buone relazioni con gli olandesi. Un'altra figlia di João Lostau Navarro sposò il tenente colonnello Joris Gartsman, che ricopriva il ruolo di comandante del Forte dei Re Magi. Svolgendo la professione di pescatore, João Lostau Navarro aveva probabilmente il suo porto collocato nelle vicinanze della spiaggia di Barra de Tabatinga. Egli figurava infine tra i fedeli che furono condotti a Uruaçu per essere uccisi.
Un altro personaggio di rilievo fu Antônio Vilela Cid, nativo della Castiglia spagnola. Antônio Vilela Cid si trovava nel Rio Grande già nel 1613 in qualità di proprietario terriero. Egli ebbe inoltre la funzione di capitano conferita dal re Filippo secondo, sebbene non assunse mai di fatto l'incarico. Nel 1620, Antônio Vilela Cid fu giudice ordinario di Várzea do Trairi. Nel corso della sua vita, egli sposò dona Inês Duarte, la quale era sorella di don Ambrósio Francisco Ferro. Prima di subire il martirio, Antônio Vilela Cid fu accolto nel Forte dei Re Magi. In seguito, egli venne falsamente accusato dal capo indigeno Janduí di connivenza nell'assassinio di un olandese nel Ceará e di cospirazione contro i colonizzatori. Insieme ad Antônio Vilela Cid furono martirizzati suo figlio Antônio Vilela il Giovane, suo cognato don Ambrosio, suo genero Estêvão Machado de Miranda e tre nipotine.
Le famiglie colpite dalla persecuzione
Antônio Vilela il Giovane era figlio del citato Antônio Vilela Cid. Egli fu condotto dal Forte dei Re Magi direttamente a Uruaçu per affrontare il supplizio. Antônio Vilela il Giovane aveva una figlia bambina di cui le cronache non tramandano il nome. Estêvão Machado de Miranda era invece sposato con Barbara, figlia di Antônio Vilela Cid. Nel 1643, Estêvão Machado de Miranda faceva parte della Camera degli Escabinos, una sorta di municipio presieduto dalle autorità olandesi. Nello stesso anno, Estêvão Machado de Miranda si recò in missione a Recife insieme al tenente colonnello Gartsman per protestare contro il Supremo Consiglio Olandese riguardo ai gravi soprusi commessi da Jacó Rabe, conosciuto anche come Jacob Rabbi. A seguito degli eventi drammatici, Estêvão Machado de Miranda si rifugiò a Potengi, passò al Forte dei Re Magi e da lì fu trasferito a Uruaçu. Egli fu ucciso di fronte a una sua figlia di sette anni che aveva supplicato invano i carnefici di risparmiarlo. Dopo la morte di Estêvão, la bambina di sette anni gli coprì il viso e chiese con coraggio che fosse uccisa anche lei. È altamente probabile che la figlia di sette anni di Estêvão e la madre Barbara siano state miracolosamente risparmiate. Un'altra figlia, più anziana, di Estêvão Machado de Miranda fu invece venduta come schiava agli indios. Delle due bambine martirizzate insieme a Estêvão non si conosce il nome, ma è noto che una di esse aveva circa due mesi di vita.
Le sofferenze toccarono anche altre famiglie. Manuel Rodrigues de Moura è noto attraverso il tragico racconto dell'uccisione di sua moglie. La moglie di Manuel Rodrigues de Moura viene ricordata soprattutto per l'amore profondo che la unì a lui sia in vita sia nel momento della morte. Altri fedeli, come José do Porto, Francisco de Bastos e Diogo Pereira, vennero accolti nel Forte dei Re Magi insieme a don Ambrósio Francisco Ferro e Antônio Vilela Cid, condividendo con loro il cammino verso la testimonianza suprema.
La strage di Uruaçu e i testimoni della fede
Altre figure di fedeli emersero nei momenti precedenti la strage. Vicente de Souza Pereira, Francisco Mendes Pereira, João da Silveira e Simão Correia furono prelevati dal fortino di Potengi per essere condotti al Forte dei Re Magi insieme a Estêvão Machado de Miranda. Successivamente, Vicente de Souza Pereira, Francisco Mendes Pereira, João da Silveira e Simão Correia furono uccisi in un primo gruppo composto da dodici persone. I cronisti dell'epoca raccontano che gli indios domandarono espressamente che otto giovani venissero risparmiati dalla morte. Gli olandesi accettarono tale richiesta a una condizione ben precisa: che i giovani accettassero di combattere contro il Portogallo. Con grande fermezza spirituale, tutti i giovani rifiutarono la condizione imposta dagli olandesi. Di conseguenza, per prima cosa furono uccisi sette di questi giovani. A João Martins fu proposto singolarmente di passare dalla parte degli olandesi per salvarsi la vita. João Martins replicò con risolutezza che avrebbe sempre preso le armi contro i tiranni e giammai contro la propria fede, contro la Patria e contro il Re. Egli chiese apertamente di essere ucciso, dichiarando di invidiare la morte dei suoi compagni e la grande gloria cui erano andati incontro.
Tra le vittime vi fu anche una bambina, figlia di Francisco Dias il Giovane. La figlia di Francisco Dias il Giovane fu barbaramente squartata con una spada. Il nome del padre della bambina non è compreso nell'elenco ufficiale dei martiri perché le cronache del tempo non lo menzionano direttamente. Ciononostante, è ritenuto molto probabile che anche il padre della bambina sia stato ucciso durante la persecuzione. La figlia di Francisco Dias il Giovane rientra nel novero dei piccoli innocenti immolati in quella circostanza.
I martiri insigni e la memoria liturgica
Le cronache conservano la memoria di atrocità inaudite subite da alcuni confessori della fede. Gli olandesi legarono Antônio Barracho a un albero. Ad Antônio furono mozzati i genitali in un clima di feroce odio religioso. Successivamente, i persecutori olandesi strapparono la lingua ad Antônio Barracho e gli misero in bocca i genitali che gli erano stati appena mozzati. Antônio Barracho fu inoltre sottoposto a fustigazione e fu colpito con un ferro incandescente. Infine, il cuore fu strappato dalla gabbia toracica di Antônio Barracho. Una sorte analoga toccò a Mateus Moreira. A Mateus Moreira fu strappato il cuore dalle spalle. Prima di spirare, Mateus Moreira pronunciò con voce ferma la celebre frase «Sia lodato il Santissimo Sacramento», ripetendola continuamente mentre veniva ucciso.
Il momento culminante della persecuzione si compì il tre ottobre dell'anno 1645. Il tre ottobre 1645 le persone del gruppo furono barbaramente uccise a Uruaçu da alcuni soldati e da circa duecento indios. Gli indios di Uruaçu erano comandati dal capo indigeno Antonio Paraopaba. Antonio Paraopaba si era convertito al protestantesimo calvinista e nutriva una profonda avversione verso i cattolici. La morte dei martiri è avvenuta a Uruaçu, in Brasile, il tre ottobre 1645. I beati Ambrogio Francesco Ferro, sacerdote, e i suoi compagni sono riconosciuti dalla Chiesa come martiri, vittime illustri della repressione perpetrata contro la fede cattolica. Il gruppo fu beatificato il cinque marzo 2000 e successivamente canonizzato domenica quindici ottobre 2017.
La vita e il martirio
Il cammino verso la testimonianza suprema ebbe inizio nel contesto della persecuzione religiosa scatenata contro i cattolici nel Rio Grande do Norte. La violenza si manifestò con particolare efferatezza il sedici luglio milleseicentoquarantacinque, durante il tragico massacro dei fedeli avvenuto a Cunhaú. In seguito a tali eventi, molti fedeli, tra cui Ambrogio Francesco Ferro, cercarono rifugio nel forte di Potengi, presso Natal, sperando di sfuggire all'ondata di intolleranza che stava devastando le comunità cristiane locali.
Tuttavia, la ricerca di sicurezza si concluse con la cattura dei fedeli. Il destino di questo gruppo si compì definitivamente il tre ottobre milleseicentoquarantacinque, nella località di Uruaçu. In quel luogo, i ventotto martiri affrontarono il sacrificio della vita, rimanendo saldi nella fede nonostante la pressione esercitata contro la loro professione religiosa. Il loro martirio collettivo rimane scolpito nella memoria della Chiesa come un atto di estrema fedeltà, in cui la preghiera e la fermezza interiore prevalsero sulla violenza degli uomini. Il sacrificio di Ambrogio Francesco Ferro e dei suoi compagni, avvenuto presso il Forte dei Re Magi e culminato a Uruaçu, testimonia come la fede possa trasformare il dolore in una testimonianza immortale di speranza cristiana.
Il culto
Il culto reso a San Ambrogio Francesco Ferro e ai suoi ventisette compagni martiri è stato solennemente riconosciuto dalla Chiesa universale attraverso la loro canonizzazione, avvenuta per mano di Papa Francesco il quindici ottobre duemiladiciassette. Tale atto ha confermato la santità di questi uomini che, nel corso del diciassettesimo secolo, hanno dato la vita per il nome di Cristo in terra brasiliana.
La memoria liturgica, fissata al tre ottobre, invita i fedeli a fare memoria del sacrificio avvenuto a Uruaçu. Questa ricorrenza non è soltanto un momento di ricordo storico, ma un'occasione spirituale per riflettere sul valore della libertà religiosa e sulla testimonianza di chi, pur nelle avversità, sceglie di non abbandonare la propria identità cattolica. La Chiesa celebra oggi questi santi come intercessori, la cui vita spezzata precocemente è diventata seme di fede per le generazioni successive, consolidando il legame profondo tra la comunità cristiana e il coraggio dei suoi testimoni.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia San Ambrogio Francesco Ferro y 27 compañeros?
La ricorrenza liturgica si celebra il tre ottobre.
Qual è il contesto del loro martirio?
I martiri furono vittime della persecuzione religiosa calvinista perpetrata dalle autorità olandesi nel Rio Grande do Norte, in Brasile, nel corso dell'anno 1645.
En la orilla del río Uruaçu cerca de Natal en Brasil, beatos Ambrosio Francisco Ferro, sacerdote, y compañeros, mártires, víctimas de la represión perpetrada contra la fe católica. — Martirologio Romano