24 de octubre
Santi Areta y Ruma, esposos, y 340 compañeros
Mártires de Nagrán
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Il contesto e l'espansione etiope
Nei primi anni del sesto secolo gli etiopi partirono da Axum, capitale religiosa e politica dell’Etiopia, per intraprendere una spedizione di grande portata storica. Gli etiopi attraversarono il Mar Rosso con l'intento preciso di imporre il loro dominio sugli ebrei e sugli arabi nell'odierno Yemen. In questo scenario di conquista si inserì la figura di Dunaan, membro della despota famiglia dominante e convertito al giudaismo, il quale decise di porsi a guida della rivolta contro gli invasori etiopi cristiani. Con una mossa spregiudicata, Dunaan prese possesso della città di Zafar e massacrò senza pietà la guarnigione e il clero presenti sul posto. Non pago di tale violenza, Dunaan trasformò una chiesa in una sinagoga, cancellando simbolicamente il culto cristiano in quel centro di potere.
L'assedio e la resistenza di Nagran
Dopo la caduta di Zafar, Dunaan cinse d'assedio la città di Nagran, che rappresentava la roccaforte cristiana della regione. Gli abitanti di Nagran opposero una fiera resistenza, difendendo le proprie case e la propria fede con coraggio ammirevole. Vista la difficoltà dell'impresa, Dunaan vinse infine l'assedio promettendo un'amnistia in cambio della resa della città. Tuttavia, una volta aperte le porte, Dunaan permise ai soldati di saccheggiare la città di Nagran, abbandonandola alla razzia. Subito dopo, Dunaan condannò a morte tutti i cristiani che rifiutarono fermamente di abbandonare la propria fede in favore del giudaismo imposto dal despota.
Il martirio di San Areta e dei compagni
Il capo della resistenza era Banu Harith, chiamato Areta dai testi greco-latini e principe di Nagran secondo il Martyrologium Romanum. Areta fu decapitato insieme ai membri delle tribù che lo avevano sostenuto nella difesa della città e della croce. Insieme a loro, molti sacerdoti, diaconi e vergini consacrate furono arsi vivi, suggellando con il fuoco la loro dedizione a Cristo. Dunaan tentò successivamente di prendere la moglie di Areta come concubina, ma la donna rifiutò nettamente le avance del persecutore. Per vendicarsi del fiero rifiuto, Dunaan si accanì crudelmente giustiziando le quattro figlie della donna davanti ai suoi occhi e infine decapitandola. Gli eventi avvennero al tempo dell'imperatore Giustino e sotto il regno di Dhu Nuwas, re degli Omeritani o d'Arabia. Il martirologio cattolico fissa a trecento quaranta il numero dei cristiani martirizzati con Areta, mentre altre fonti stimano che i martiri possano essere stati più di quattromila.
La diffusione della notizia e il culto
Dopo il massacro, Dunaan scrisse un resoconto dettagliato dell'accaduto in una lettera destinata a un altro re arabo. Due vescovi cristiani erano presenti alla lettura della lettera di Dunaan, raccogliendo così le prove documentali della persecuzione. Le testimonianze dei vescovi e dei profughi di Nagran diffusero la notizia del massacro e la venerazione dei martiri in tutto il Medio Oriente. Anche Maometto fece menzione del massacro nella Sura ottantacinque del Corano, condannando esplicitamente i colpevoli all'inferno. Di fronte a tale tragedia, il patriarca di Alessandria d’Egitto scrisse ai vescovi orientali chiedendo che le vittime fossero commemorate solennemente come martiri cristiani. Nel sedicesimo secolo il cardinale Baronio inserì Areta e i suoi compagni nel Martirologio Romano alla data del ventiquattro ottobre. I martiri erano probabilmente seguaci dell'eresia monofisita, ma il cardinale Baronio riconobbe che la palma del martirio superava la macchia dell'eresia, oppure semplicemente ignorava l'ortodossia della Chiesa etiope.
El testimonio de fe
En el transcurso del siglo sexto, la ciudad de Nagrán, en Arabia, se convirtió en el escenario de un acontecimiento que conmovió profundamente a la cristiandad de la época. San Areta, junto a su esposa Ruma y un numeroso grupo de trescientos cuarenta compañeros, se mantuvo firme en sus convicciones religiosas durante la violenta persecución iniciada por el rey Dunaan. La resistencia cristiana en Nagrán no fue solo un acto de valor humano, sino una expresión de profunda devoción que se sostuvo incluso ante el asedio militar y la posterior capitulación de la ciudad.
El desenlace fue trágico desde la mirada del mundo, pero glorioso en el espíritu. San Areta fue ejecutado mediante la decapitación, destino que compartieron sus trescientos cuarenta compañeros de fe. El martirio se extendió también a su familia, pues su esposa y sus hijas sufrieron la ejecución en aquel mismo periodo de persecución. Este sacrificio colectivo fue posteriormente reconocido por la Iglesia, impulsado por la solicitud del patriarca de Alejandría, quien pidió que se honrara la memoria de quienes dieron su vida por no renunciar a Cristo. La fidelidad de estos esposos y sus seguidores permanece como una página indeleble de la historia, recordándonos la fuerza que reside en la coherencia de vida y la entrega total, valores que trascienden el tiempo y las fronteras geográficas del desierto de Arabia.
La memoria litúrgica
La veneración a San Areta, Ruma y sus compañeros fue consolidada formalmente en la tradición de la Iglesia gracias a la labor del cardenal Baronio en el siglo dieciséis. Al incluirlos en el Martirologio Romano, se aseguró que el ejemplo de estos mártires de Nagrán no cayera en el olvido, sino que fuera propuesto como modelo de virtud para los fieles de todas las generaciones. La Iglesia, con sobriedad y respeto, custodia su memoria para que el sacrificio de aquellos que prefirieron la muerte antes que la apostasía siga iluminando el camino de los creyentes. Su recuerdo nos invita a reflexionar sobre la importancia de la perseverancia en la fe, incluso en las circunstancias más difíciles y dolorosas, manteniendo siempre la confianza puesta en la promesa de la vida eterna.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia Santi Areta y Ruma, esposos, y 340 compañeros?
La festa liturgica si celebra il ventiquattro ottobre.
En Nagrán, en Arabia, pasión de los santos Áreta, príncipe de la ciudad, y trescientos cuarenta compañeros, mártires en tiempos del emperador Justino, bajo Du Nuwas o Dun'an rey de Arabia. — Martirologio Romano