24 de octubre
Santi Félix, Adauto y Jenaro
Mártires venerados en Venosa
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Le origini e il rifiuto dei libri sacri
La storia del vescovo Felice affonda le sue radici nel quarto secolo, precisamente nell'anno del suo nascimento nel duecentoquarantasette. Nel giugno del trecentotre, il magistrato di Thibiuca, località non lontana da Cartagine oggi nota come Zoustina, ricevette l'incarico di eseguire gli ordini imperiali contro i cristiani. Per adempiere al mandato, il magistrato chiamò in tribunale il prete Afro e i lettori Cirillo e Vitale, chiedendo formalmente la consegna dei libri sacri. Il prete Afro rispose con fermezza che quei volumi preziosi erano in possesso del vescovo Felice, il quale quel giorno si trovava assente dalla città. Il giorno seguente lo stesso vescovo Felice fu convocato davanti all'autorità per rispondere della propria fede. Di fronte alla richiesta imperiale di consegnare i testi sacri, il vescovo oppose un netto e irrevocabile rifiuto. Le autorità concessero allora tre giorni di tempo per riflettere sulla gravità della situazione e sulla scelta compiuta. Passati i tre giorni senza che il pastore avesse cambiato idea, Felice fu inviato a Cartagine per essere giudicato dal proconsole Anulino.
La prigionia e il martirio a Cartagine
Giunto nella capitale proconsolare, Felice rimase chiuso in carcere per quindici giorni prima di essere sottoposto a un nuovo e severo interrogatorio. Durante questo secondo confronto giudiziario, gli furono nuovamente chiesti i libri sacri per dimostrare la sottomissione all'autorità imperiale. Il vescovo confermò il proprio rifiuto di consegnare i libri sacri, accettando consapevolmente le conseguenze estreme della sua disobbedienza civile e religiosa. A causa di questa irremovibile fedeltà al Vangelo, il vescovo Felice fu condannato alla pena della decapitazione. All'epoca del martirio, il pastore aveva cinquantasei anni di età. La sentenza capitale fu eseguita il quindici luglio del trecentotre. Dopo il trapasso, il corpo del martire fu sepolto nella basilica di Fausto, un luogo di culto celebre in tutta la regione per i molti corpi di martiri ivi sepolti. Le passiones attuali derivano originariamente da una passio scritta da un testimone contemporaneo ai fatti, la cui prima parte riferisce l'interrogatorio e gli episodi autentici, pur differendo specialmente nella parte conclusiva rispetto alle versioni successive.
La tradizione agiografica e l'espansione del culto
Nel corso dei secoli successivi, le passiones possedute sono state interpolate probabilmente da autori dell'Italia meridionale, subendo riassunti e deformazioni in vari Martirologi. La prima parte delle narrazioni descrive i fatti originari, ma le aggiunte leggendarie successive denotano la vasta estensione del culto di Felice nell'Italia meridionale. Secondo una versione leggendaria di questa espansione, il proconsole Anulino avrebbe ordinato di inviare Felice in Italia anziché procedere alla sua decapitazione in Africa. La descrizione del viaggio di Felice in Italia presenta tuttavia notevoli differenze tra i vari testi tramandati. Una narrazione specifica riferisce che Felice transitò per Agrigento, Taormina, Catania e Messina, giungendo infine nella città di Venosa. A Venosa, secondo questa medesima narrazione, il prefetto locale fece decapitare Felice il trenta agosto. Un'altra versione alternativa riferisce invece che il vescovo fu inviato a Roma e condannato a seguire gli imperatori, giungendo in seguito a Nola, dove fu ucciso il ventinove luglio oppure il quindici gennaio secondo un differente testo. Il luogo del martirio del vescovo africano Felice è stato dunque trasferito da Cartagine a Venosa in Puglia o a Nola in Campania all'interno di queste passiones interpolate. Ciononostante, gli studiosi confermano che il santo venerato nell'Italia meridionale e a Venosa è indubbiamente il santo di Thibiuca. Il culto antico nell'Italia meridionale può essere dipeso direttamente dalla presenza di reliquie del martire africano, mentre gli agiografi italiani spiegarono la venerazione descrivendo il martirio come avvenuto localmente a Venosa o a Nola. Le reliquie furono successivamente trasferite a Cartagine, completando un ciclo di spostamenti che testimonia l'importanza spirituale del santo. Il celebre studioso Delehaye ha cercato di rimuovere gli elementi leggendari per presentare la probabile redazione primitiva degli atti.
I compagni martiri e le varianti liturgiche
La leggenda fiorita attorno alla figura di Felice a Venosa menziona come compagni martiri del vescovo anche il prete Gennaro e i lettori Fortunanzio e Settimio. Secondo il primo racconto originario di questa diramazione, proprio a Venosa furono martirizzati i compagni di Felice, ovvero il prete Gennaro e i lettori Fortunanzio e Settimio. Tali compagni martiri di Venosa sono probabilmente santi africani facenti parte di una complessa vicenda leggendaria riguardante anche altre città dell'Italia meridionale. Il compilatore italiano ha probabilmente sostituito il prete Afro e i compagni degli Atti autentici con altri martiri venerati localmente a Venosa e nei dintorni. Inoltre, il Martirologio Romano, copiando fedelmente da Usuardo e Adone, nomina Adautto come compagno di Felice. L'aggiunta del nome di Adautto è dovuta storicamente a una confusione sorta tra il Felice romano e il Felice cartaginese, entrambi giustamente venerati a Roma il trenta agosto. Per questa ragione, il santo viene ricordato insieme ad altri nella memoria liturgica. La figura di Felice, insieme a quella dei suoi compagni, continua a essere celebrata in date diverse nei vari martirologi storici: quindici luglio, trenta agosto, ventiquattro ottobre, ventinove luglio o quindici gennaio. Alcuni martirologi menzionano la festa il trenta agosto, forse proprio per la suddetta confusione con i martiri romani Felice ed Adautto, mentre altri collocano la festa al ventiquattro ottobre.
Una vida entregada
La historia de San Félix se desarrolla en el contexto del cuarto siglo, una época de gran tribulación para la Iglesia. Como obispo en la región de Thibiuca, su ministerio estuvo orientado al cuidado de los fieles y a la preservación de los libros sagrados, considerados el corazón de la vida comunitaria y la revelación divina. Cuando el magistrado local exigió la entrega de estos textos, San Félix comprendió que ceder ante tal petición equivaldría a renunciar a la esencia misma de su servicio pastoral y a la identidad de su pueblo.
Su firme negativa le obligó a comparecer ante el proconsole Anulino en la ciudad de Cartagine. Durante el interrogatorio, el obispo no buscó el conflicto, pero tampoco mostró titubeos al defender la dignidad de su fe. A pesar de los intentos de las autoridades por persuadirlo mediante la coacción, San Félix se negó rotundamente a realizar cualquier acto de abjuración. Esta determinación inquebrantable condujo a su sentencia de muerte por decapitación. El 15 de julio del año 303, en Cartagine, San Félix entregó su vida, sellando con su propia sangre el testimonio que había proclamado con sus palabras y su vida episcopal. Sus restos fueron posteriormente acogidos en la basílica de Fausto, donde su memoria fue custodiada como un tesoro de la Iglesia.
La memoria del santo
El culto a San Félix ha perdurado a lo largo del tiempo, consolidándose como una fuente de inspiración para las generaciones que buscan permanecer fieles a sus principios. Su figura es venerada especialmente en la tradición cristiana por su inquebrantable amor a las Escrituras y su fortaleza frente al poder temporal. La diversidad de fechas en las que se conmemora su martirio, que incluyen el 15 de julio, el 30 de agosto, el 24 de octubre y el 15 de enero, refleja la importancia de su testimonio en distintas regiones y momentos de la historia de la Iglesia.
Recordar a San Félix es invocar la fortaleza necesaria para cuidar lo que es sagrado en nuestra propia vida. Su sepultura en la basílica de Fausto se convirtió en un lugar de referencia para los fieles, quienes, al visitar su tumba, renovaban su compromiso con la fe cristiana. Hoy, su ejemplo nos invita a vivir con sobriedad y rectitud, recordándonos que la fidelidad a la verdad es el mayor regalo que podemos ofrecer a Dios y a nuestros hermanos, manteniendo viva la llama de la esperanza incluso en medio de las dificultades.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia Santi Félix, Adauto y Jenaro?
La ricorrenza si celebra il ventiquattro ottobre, sebbene i martirologi riportino date diverse tra cui il quindici luglio, il trenta agosto, il ventinove luglio e il quindici gennaio.