5 de junio
Santi Justo y Clemente
Mártires
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Le origini e l'arrivo in Italia
Le vicende dei Santi Giusto e Clemente furono narrate per la prima volta dal monaco Blinderanno nel corso dell'undicesimo secolo, mentre nel secolo successivo fu redatta una cronaca specifica dedicata ai loro miracoli. Nel sesto secolo, Giusto e Clemente facevano parte di un gruppo di cristiani, comprendente anche alcuni ecclesiastici, guidato dal vescovo Regolo. Questo gruppo decise di abbandonare l'Africa a causa delle persecuzioni religiose in atto. I cristiani perseguitati intrapresero un lungo viaggio per mare e approdarono fortunatamente sulle coste della Toscana. Giunti in terraferma, il vescovo Regolo e Cerbone decisero di fermarsi in Maremma, presso la località di Populonia, dove Cerbone avrebbe in seguito assunto il ruolo di vescovo, mentre Regolo andò incontro alla corona del martirio per ordine di Totila. Nel frattempo, Giusto, Clemente e un terzo compagno di nome Ottaviano decisero di proseguire il loro cammino e si diressero verso la città di Volterra.
La missione a Volterra e la vita eremitica
La città di Volterra si trovava in un periodo di forte turbolenza, essendo soggetta all'influenza degli Ariani e alle frequenti scorrerie dei barbari. I tre compagni giunti dall'Africa si misero prontamente a combattere gli eretici e riuscirono a coordinare con efficacia la difesa della cittadinanza. Dopo qualche tempo, Giusto fu eletto vescovo della comunità e intraprese un viaggio a Roma per ottenere la debita conferma della sua nomina. Successivamente, Giusto prese la decisione, condivisa con i due compagni, di condurre una vita di stampo eremitico, pur continuando a rimanere a capo dei fedeli di quelle terre. In seguito a questa scelta, Ottaviano si ritirò in una selva situata oltre il fiume Era, dove visse presso il cavo di un olmo. D'altra parte, Giusto e Clemente scelsero di prendere dimora in un bosco nei pressi di Campo Marzio. La tradizione riferisce che nel luogo esatto della loro dimora sarebbe poi scaturita una miracolosa sorgente d'acqua. Entrambi i santi morirono il cinque giugno di un anno imprecisato, nel giorno in cui si celebrava la festa di Pentecoste, e furono sepolti proprio nel luogo del loro eremitaggio.
Il culto, le basiliche e i monasteri
Sul luogo della sepoltura dei due santi vennero erette due cappelle, che divennero ben presto meta di intensi pellegrinaggi da parte dei fedeli. Queste vicende non trovano tuttavia sempre un riscontro certo nei documenti storici, e gli studiosi avanzano legittimi dubbi sia sull'origine africana dei due santi sia sull'effettivo episcopato di Giusto, il quale viene rappresentato con gli attributi vescovili soltanto a partire dal quattordicesimo secolo. Ipotesi storiche suggeriscono inoltre che Clemente poté essere stato un presbitero collaboratore di Giusto. In ogni caso, la figura di Giusto è attestata come contitolare della cattedrale volterrana già in un diploma di Ludovico il Pio, e in tutta la Tuscia esistevano da tempi remoti numerosissime cappelle e monasteri dedicati ai santi. Sulle tombe dei due santi fu edificata una doppia basilica, la quale fu forse danneggiata nel corso del tempo e successivamente ricostruita nel decimo secolo. In seguito, i monaci benedettini vi fondarono un monastero che, nel millecentotredici, passò sotto la giurisdizione dei camaldolesi. Questo monastero, denominato San Giusto in Botro, divenne un luogo di grandissima importanza, fungendo da punto di riferimento non solo religioso ma anche per mercati e fiere locali.
La trasformazione dei luoghi e le reliquie
A causa dei gravi eventi franosi che interessarono le balze volterrane inghiottrendo la precedente struttura, nel sedicesimo secolo fu avviata la costruzione della nuova chiesa di San Giusto Nuovo, i cui lavori ebbero inizio nell'anno milleseicentoventotto. All'interno di questo edificio sacro si conserva ancora oggi un'antica mensa d'altare murata nel coro. Sulla superficie della mensa sono incisi i nomi di Cuniperto, re longobardo del settimo secolo, del vescovo Gaudenziano e del gastaldo Alchis, il quale fu proprio il fondatore del primo luogo di culto dedicato a Giusto. L'antica badia versa purtroppo oggi in un grave stato di dissesto ed era già stata abbandonata dai monaci nel milleottocento sessantuno, a causa delle devastazioni provocate dal violento terremoto del milleottocento quarantasei e dalle successive frane. Nel corso dei secoli la memoria dei santi è stata alimentata da pubblicazioni e ritrovamenti: nel millecinquecentossesantotto A. Fortunio diede alle stampe il libro intitolato 'Vita e miracoli dei Santi confessori Giusto e Clemente'. Il cinque giugno del millequattrocentonovantuno si tenne una solenne ricognizione delle reliquie dei santi, le quali, dopo aver attraversato alterne vicende storiche, furono definitivamente ricongiunte soltanto nell'anno millenovecentoquattro.
La vida de los santos
La historia de San Giusto y San Clemente comienza en África, su lugar de origen, desde donde partieron a causa de las crueles persecuciones religiosas que asolaban a los cristianos de la época. Al llegar a la región de la Toscana, estos dos hombres buscaron establecer un lugar donde la paz y el servicio pudieran florecer. San Giusto fue elegido obispo de Volterra, asumiendo la responsabilidad de pastorear a los fieles en un periodo de gran fragilidad social y espiritual. A su lado, San Clemente ejerció su ministerio sacerdotal con igual dedicación, compartiendo los desafíos de una misión que trascendía la simple administración eclesial.
Su estancia en Volterra fue fundamental para la preservación de la identidad cristiana, pues ambos se destacaron como firmes defensores de la fe frente a la difusión de las doctrinas arrianas y la presión constante de las incursiones de los pueblos bárbaros. A pesar de las altas responsabilidades que ocuparon, sintieron la llamada a una vida de mayor recogimiento, retirándose a practicar el estilo de vida eremítico en Campo Marzio. Allí, en la oración y el silencio, continuaron sosteniendo con su ejemplo a la comunidad local. Finalmente, el cinco de junio, en la solemnidad de Pentecostés, ambos entregaron su alma a Dios, cerrando un ciclo de vida marcado por la migración forzada, el servicio pastoral y una búsqueda constante de la santidad en medio de los conflictos del siglo sexto.
El culto y la memoria
La veneración a San Giusto y San Clemente está profundamente arraigada en la ciudad de Volterra, lugar donde ambos desarrollaron su labor y donde reposan sus recuerdos. La Iglesia local los honra como sus protectores, recordando especialmente aquel cinco de junio en el que su tránsito hacia la vida eterna coincidió con la celebración de Pentecostés. Esta conexión litúrgica refuerza, en la memoria de los fieles, el carácter de guía y defensor que ambos santos tuvieron para el pueblo toscano.
A través de los siglos, su figura ha sido invocada para solicitar fortaleza en tiempos de dificultad y para pedir su intercesión en la protección de la comunidad. La sobriedad de su vida eremítica en Campo Marzio, combinada con su valor como obispo y sacerdote en tiempos de crisis, ofrece un testimonio perenne de servicio. La devoción hacia ellos no solo celebra su memoria histórica, sino que invita a los creyentes a reflexionar sobre la importancia de la perseverancia en la fe frente a las adversidades del mundo actual.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia Santi Justo y Clemente?
La festa dei Santi Giusto e Clemente è fissata al cinque giugno oppure al lunedì o martedì di Pentecoste.