1 de agosto
Santi Macabeos, Siete hermanos
Mártires
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Fonti storiche e contestualizzazione
La storia dei sette fratelli è narrata nel Secondo libro dei Maccabei al capitolo 7, un testo che costituisce un riassunto della storia redatto in greco. L'autore di questo testo greco era Giasone, un giudeo di Cirene. Giasone scriveva poco dopo il 160 avanti Cristo, documentando la persecuzione subita dai Giudei fedeli ad opera di Antioco IV Epifane nel corso del secondo secolo avanti Cristo. Il nome di Maccabei è dato ai sette fratelli soltanto dal libro che ne parla. Il capitolo 6 narra in particolare il martirio di Eleazaro, mentre il capitolo 7 narra il martirio dei sette fratelli e della madre. La narrazione del capitolo 7 è ripresa e assai ampliata nell'apocrifo Quarto libro dei Maccabei.
La Bibbia non fornisce i nomi dei sette fratelli e della madre, né indica il luogo in cui si svolse il martirio. La Bibbia non precisa la data del martirio, ipotizzata forse al 168 a Gerusalemme, mentre la data di morte è indicata tradizionalmente nel 168 avanti Cristo. Il martirio fu fatto subire dal re Antioco IV Epifane ad Antiochia, luogo in cui avvenne con ogni probabilità. La tradizione comune delle Chiese d'Oriente e d'Occidente ammette generalmente che furono martirizzati ad Antiochia, in Siria, sotto Antioco Epifane. Il martirologio commemora la passione dei santi sette fratelli martiri ad Antiochia in Siria sotto Antioco Epifane, dove i fratelli furono messi crudelmente a morte insieme alla madre per aver osservato con invitta fede la legge del Signore.
Il martirio di sant'Eleázaro
Durante la stessa persecuzione si celebra insieme la memoria di sant'Eleázaro, uno degli scribi più stimati. Sant'Eleázaro era un uomo di età avanzata che si rifiutò di cibarsi di carne proibita per sopravvivere. Sant'Eleázaro preferì una morte gloriosa a una vita ignominiosa. Sant'Eleázaro precedette di buon grado gli altri al supplizio lasciando un mirabile esempio di virtù. La sua testimonianza aprì la via ai successivi e dolorosi eventi che coinvolsero la famiglia dei martiri, suggellando con il sangue la fedeltà alle tradizioni d'Israele.
La prova dei sette fratelli
Sette fratelli furono arrestati insieme con la madre e furono costretti a prendere le carni proibite di porco. Uno dei fratelli si fece portavoce di tutti rifiutando di trasgredire le leggi paterne ed esprimendo la disponibilità a morire. Il re comandò di far arroventare padelloni e caldaie e ordinò di tagliare la lingua, scorticare il capo e mutilare le estremità al fratello portavoce. Gli altri fratelli e la madre assistettero alle torture. Il primo fratello fu gettato sul fuoco ancora respirando dopo essere stato completamente mutilato. Il secondo fratello fu condotto al ludibrio e subì lo stesso supplizio del primo. Prima di morire, il secondo fratello affermò che il Re del mondo avrebbe fatto risorgere all'eterna risurrezione coloro che erano morti per le sue leggi.
Il terzo fratello mise fuori subito la lingua e stese le mani con coraggio e fierezza, dichiarando di aver ricevuto le membra dal cielo e di sperare di riaverle da Dio. Il quarto fratello fu martirizzato con le stesse torture e affermò sul punto di morire che era preferibile morire per mano degli uomini avendo da Dio la speranza della risurrezione, negandola al re. Il quinto fratello fu condotto alla tortura e fissando il re dichiarò che Dio non aveva abbandonato la loro razza, avvertendo il re che la potenza di Dio avrebbe tormentato lui e i suoi discendenti. Il sesto fratello subì una sorte simile, affrontando la prova con incrollabile fermezza spirituale.
La testimonianza del più giovane e della madre
Il re Antioco supplicò il più giovane con parole e giuramenti di abbandonare le patrie leggi, promettendo al giovane di renderlo ricco, invidiabile, suo amico e di affidargli uffici governativi. Il giovane non prestò alcuna attenzione alle offerte del re. Il re chiamò la madre esortandola a consigliare il figlio alla salvezza. Dopo vari ammonimenti la madre accettò di persuadere il figlio. La madre si chinò sul figlio e parlò nella lingua paterna per scherno del tiranno, invitando il figlio a ricordare il seno che lo ha portato e l'educazione ricevuta. La madre esortò il figlio a guardare il cielo e la terra per comprendere che Dio ha creato tutto dal nulla e che l'umanità ha la stessa origine. La madre chiese al figlio di non temere il carnefice, di accettare la morte e di mostrarsi degno dei fratelli per essere riabbracciati nella misericordia. La madre morì per ultima dopo i figli, avendo patito per ognuno di essi e conseguito la vittoria della vita eterna come raccontato nel secondo Libro dei Maccabei.
Il giovane interruppe la madre dichiarando di obbedire al precetto della legge data dai padri tramite Mosè. Il giovane disse al re che, essendo inventore del male contro gli Ebrei, non sarebbe sfuggito alle mani di Dio, attribuendo le sofferenze ai loro peccati e alla breve ira del Dio vivente per castigo e correzione. Il giovane affermò che Dio si sarebbe di nuovo riconciliato con i suoi servi e ammonì l'empio re a non esaltarsi vanamente e a non sfuggire al giudizio di Dio. Il giovane dichiarò che i fratelli erano giunti alla divina alleanza della vita eterna dopo un breve tormento, mentre il re avrebbe subito le giuste pene della sua superbia. Un martire offrì il proprio corpo e la propria anima per le leggi avite, pregando Dio di mostrare misericordia verso il suo popolo. Il martire auspicò che il re finisse per confessare tra prove e flagelli che solo il Signore è Dio e chiese che l'ira dell'Onnipotente si arrestasse su di lui e sui suoi fratelli. Il re reagì con furia e usò contro di lui un trattamento più feroce che con gli altri, non potendo sopportare lo scherno. Il martire passò da questa vita senza macchiarsi e pieno di fiducia nel Signore.
La diffusione del culto e le tradizioni antiche
I primi cristiani ammirarono questi martiri del giudaismo considerandoli precursori dei martiri di Cristo, e il culto dei martiri si diffuse rapidamente. La festa dei martiri sembra sia stata universale nella Chiesa verso il quinto secolo. La storia del culto è riassunta nelle Vies des Saints. I martiri appaiono già nel Martirologio Siriaco del 412, nei calendari di Polemius Silvius del 448 e nel calendario di Cartagine dei secoli quinto e sesto. I martiri appaiono inoltre nell'insieme dei manoscritti del Martirologio Geronimiano. Esistono testi su questi martiri scritti da san Gregorio Nazianzeno, san Giovanni Crisostomo, san Agostino, san Ambrogio, san Gaudenzio di Brescia e dallo pseudo Leone.
Secondo san Girolamo, morto nel 420, le reliquie dei sette fratelli si trovavano a Modin, e lo stesso san Girolamo si meravigliava che le reliquie fossero venerate ad Antiochia. L'Itinerarium di Antonino del Cinquecento settanta circa nomina Antiochia come il luogo in cui riposano i fratelli Maccabei insieme ad altri santi e a santa Giustina. L'Itinerarium attesta la presenza di nove tombe in totale, sormontate ciascuna dagli strumenti del rispettivo supplizio. Il Martirologio Siriaco nomina i Maccabei figli de Samunas ad Antiochia nel quartiere giudaico al primo agosto. I sinassari bizantini offrono sette nomi per i fratelli e chiamano la madre Solomonis, mentre le liste siriache e armena sono differenti. Il Calendario marmoreo napoletano del nono secolo congiunge i Maccabei a una santa Eeli.
Le reliquie e la venerazione a Roma
Le tombe di Antiochia furono venerate fino al sesto secolo. Dopo il 551 le reliquie furono portate a Costantinopoli. Le reliquie furono portate almeno in parte a Roma sotto il pontificato di Pelagio I tra il 556 e il 561. È possibile che il trasferimento a Roma sia avvenuto sotto Pelagio II tra il 579 e il 590 e che le reliquie siano arrivate direttamente da Antiochia. Le reliquie si venerano a Roma nella chiesa di San Pietro in Vincoli. La festa titolare della chiesa di San Pietro in Vincoli cade nello stesso giorno del primo agosto. Nel 1876 fu trovato nella chiesa un sarcofago a sette compartimenti. Il sarcofago conteneva ossa e ceneri insieme a due togli di piombo con iscrizioni relative ai sette fratelli risalenti al nono secolo o forse al quindicesimo secolo.
La festa dei sette fratelli Maccabei non è menzionata nei libri liturgici gallicani e romani, ad eccezione del Sacramentario gelasiano, e il culto dei Maccabei fu forse eclissato dalla festa di san Pietro in Vincoli. Si celebra il primo agosto secondo il martirologio romano. Il martirologio romano riferisce al primo agosto la Passione dei Sette santi fratelli Maccabei, martiri, la cui memoria liturgica rimane un saldo punto di riferimento spirituale nella tradizione cristiana.
La vida y el sacrificio
En el transcurso del siglo segundo antes de Cristo, durante el turbulento reinado de Antioco Cuarto Epifanes, siete hermanos y su madre fueron arrestados en Antioquía. El motivo de su detención fue su firme negativa a consumir alimentos prohibidos por sus leyes ancestrales, una exigencia que el monarca pretendía imponer como prueba de sumisión política y religiosa. Ante la presión del soberano, los hermanos eligieron permanecer fieles a su conciencia y a los preceptos recibidos, prefiriendo enfrentar el sufrimiento antes que abandonar la integridad de sus convicciones.
El relato de su martirio describe con sobriedad la tortura y la posterior ejecución de cada uno de los siete hijos, quienes fueron asesinados uno a uno ante la mirada de su madre. Finalmente, ella misma compartió el destino de sus hijos, sellando con su propia muerte un testimonio de fidelidad absoluta. Este acto de valentía, ocurrido en el año ciento sesenta y ocho antes de Cristo, no fue una rendición, sino un acto de voluntad libre frente a la opresión. La historia de los Macabeos ha perdurado a través de los siglos como un recordatorio de que la dignidad humana y la fidelidad a la verdad son bienes superiores a cualquier imposición terrenal. Su entrega, lejos de ser un hecho aislado, se convirtió en un pilar fundamental de la memoria histórica de los mártires, honrada en ciudades como Antioquía, Constantinopla y Roma, donde sus reliquias fueron trasladadas como signo de devoción universal.
La memoria y el culto
La veneración a los Santos Macabeos se consolidó con el paso de los siglos, transformándose en una presencia constante en la liturgia y la piedad popular. El traslado de sus reliquias desde Antioquía hasta Constantinopla y, finalmente, su llegada a la ciudad de Roma, permitió que su ejemplo de vida se difundiera ampliamente por toda la cristiandad. Esta trayectoria de sus restos mortales subraya el valor otorgado por la Iglesia a quienes dieron su vida por la fe.
La conmemoración litúrgica se celebra el primero de agosto. Es significativo que esta fecha se encuentre a menudo asociada a la fiesta de San Pedro en Vincoli, una coincidencia que resalta el vínculo entre la libertad interior de los mártires y la liberación de la Iglesia. A través de este culto, los fieles encuentran en los siete hermanos y su madre un modelo de perseverancia. Su historia no se limita a un relato del pasado, sino que invita a reflexionar sobre la importancia de la fidelidad a los principios éticos y espirituales, aun en las circunstancias más difíciles, manteniendo siempre viva la esperanza en la justicia divina.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggiano i Santi Maccabei?
Si celebrano il primo agosto secondo il Martirologio Romano.
Dove si trovano le reliquie dei martiri?
Le reliquie sono custodite e venerate a Roma nella Basilica di San Pietro in Vincoli.
Conmemoración de la pasión de los santos siete hermanos mártires, que en Antioquía en Siria, bajo el reinado de Antíoco Epífanes, por haber observado con invicta fe la ley del Señor fueron cruelmente asesinados junto con su madre, la cual padeció por cada uno de sus hijos, pero, como se cuenta en el segundo Libro de los Macabeos, en todos consiguió la victoria de la vida eterna. Juntos se celebra la memoria de san Eleázaro, uno de los escribas más estimados, hombre ya de edad avanzada, que en la misma persecución se negó a alimentarse, para sobrevivir, de carne prohibida, prefiriendo una muerte gloriosa a una vida ignominiosa, y precedió por esto de buen grado a los otros al suplicio, dejando un admirable ejemplo de virtud. — Martirologio Romano