Enciende una vela por quien amas — arde aquí durante 7 díasEnciende la tuya →

6 de mayo

Santi Mariano y Giacomo

Mártires de Lambesa

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Il contesto e i protagonisti

Nel terzo secolo, precisamente tra gli anni 258 e 259, la Numidia fu teatro di una dura persecuzione anticristiana. L'imperatore romano Valeriano Publio Licinio, in carica dal 253 al 260 come successore di Emilio, promulgò due editti negli anni 257 e 258. Il secondo decreto imperiale prescriveva la pena di morte immediata e senza processo per vescovi, sacerdoti e diaconi. La Numidia era diventata provincia romana nel primo secolo, e la sua capitale era Lambesa, che fungeva anche da sede del legato imperiale. La vicina Cirta corrisponde alla moderna Costantina, in Algeria. Agapio, Secondino, Giacomo, Mariano, Tertulla, Antonia, Emiliano e i loro compagni subirono il martirio proprio a Cirta e Lambesa nel 259. L'edizione più recente del Martirologio Romano divide la memoria di questo gruppo di martiri africani in due date differenti. Il gruppo composto da Agapio, Secondino, Tertulla, Antonia ed Emiliano viene commemorato il 4 maggio, mentre i martiri Giacomo e Mariano vengono ricordati il 6 maggio. L'inserimento della data del 4 maggio è stato ipotizzato per anticipare e avvicinarsi a quella certa del 6 maggio 259, giorno del martirio di Giacomo e Mariano. La tradizione e le opere storiche successive, come gli Acta Sanctorum e la Bibliotheca Sanctorum, hanno unificato le vicende dei martiri in un'unica narrazione, sebbene la morte sia avvenuta in giorni e luoghi distinti e tra le esecuzioni dei due gruppi siano trascorsi in realtà diversi mesi.

La Passio dei martiri di Lambesa fu redatta da un compagno cristiano arrestato insieme a loro, la cui identità rimane sconosciuta. Grazie all'esperienza diretta dell'autore, il testo, articolato in quindici capitoli, descrive fedelmente la situazione precedente al martirio con dettagli di elevata attendibilità. Questa grande precisione rappresenta una rarità rispetto ad altri testi antichi simili, spesso scritti a distanza di tempo e arricchiti da elementi leggendari. I personaggi principali della Passio sono il diacono Giacomo e il lettore Mariano, entrambi compagni dello scrittore anonimo. I tre cristiani stavano viaggiando attraverso la Numidia e provenivano dalla regione dell'Africa proconsolare. Durante il percorso si fermarono presso una villa a Mugnae, una località situata nella periferia di Cirta. Nello stesso luogo arrivarono i due vescovi Agapio e Secondino. Il preside della provincia aveva richiamato i due vescovi dall'esilio a cui erano stati condannati in seguito al primo editto dell'imperatore Valeriano. In virtù del secondo decreto, Agapio e Secondino furono condotti a Cirta per essere processati dai magistrati civili. Prima del loro trasferimento, i due vescovi ebbero l'opportunità di incitare al martirio i due giovani chierici e gli altri cristiani riuniti per l'interrogatorio. Alcuni giorni dopo la partenza dei vescovi, la villa fu circondata dalle autorità. Mariano, Giacomo, lo scrittore anonimo e altri presenti furono tratti in arresto. I due giovani chierici si erano rivelati spingendo gli altri fedeli a rimanere saldi nella propria fede.

L'arresto, le torture e le visioni

Condotti davanti ai magistrati di Cirta e interrogati, Giacomo dichiarò apertamente la sua carica di diacono. Mariano sostenne di essere un semplice lettore, ma non fu creduto e venne sottoposto a tortura con l'accusa di voler salvare la vita con una falsa dichiarazione. Sia Giacomo che Mariano avevano già vissuto la precedente settima persecuzione, promossa nel 249 dall'imperatore Decio, vissuto tra il 200 e il 251. San Mariano era sopravvissuto in precedenza a quelle persecuzioni dopo aver proclamato la propria fede cristiana. I due chierici mostrarono la loro nobiltà d'animo e il desiderio del martirio mantenendo un contegno sereno durante l'arresto e le successive torture. Il capitolo V della Passio riferisce che i prigionieri furono appesi per le dita delle mani con dei pesi legati ai piedi. Il capitolo XIII descrive l'atteggiamento della madre di Mariano, la quale, pur soffrendo, esultò nel vedere il figlio avviarsi verso la morte per la fede. Durante la prigionia, il diacono Giacomo ebbe una visione in sogno del già martirizzato vescovo Agapio. Nel sogno, Agapio appariva felice durante un banchetto fraterno insieme ad altri ex compagni di prigionia e di torture già uccisi. Nella medesima visione, un bambino si staccò dal gruppo per preannunciare a Mariano e Giacomo che il loro martirio sarebbe avvenuto il giorno seguente. Mentre si trovavano in carcere, diversi altri cristiani che non ricoprivano cariche ecclesiastiche vennero condannati a morte. Il decimo capitolo della Passio cita un consistente numero di martiri laici giustiziati prima e dopo i quattro ecclesiastici menzionati. La Passio riporta i nomi di alcuni martiri laici, evidenziando la presenza di bambini tra di essi. Tra i martiri laici figurano Floriano, Secondino, Gabro, Postumo, Gaiano, Mommino, Quintiano, Cassio, Fasilo, Fiorenzo, Demetrio, Gududo, due persone di nome Crispino, Donato e Zeone.

Secondo la narrazione della Passio scritta dal cristiano sopravvissuto, ai vescovi Agapio e Secondino vengono affiancate le due giovani Tertulla e Antonia. Le due ragazze erano state affidate alla custodia e alle cure del vescovo Agapio. Avvicinandosi la propria morte, Agapio pregò intensamente e a più riprese affinché anche alle due fanciulle venisse concesso il dono del martirio. Il capitolo XI riporta che Agapio ricevette una rivelazione divina in cui una voce gli chiedeva perché insistesse nel domandare ciò che aveva già ottenuto fin dalla prima preghiera. La Passio cita la figura di Emiliano, un soldato e cavaliere di cinquant'anni che aveva mantenuto per tutta la vita la castità. Emiliano aveva un fratello pagano che era solito deriderlo per la sua appartenenza alla religione cristiana. Durante la detenzione in carcere, Emiliano sognò il fratello che gli chiedeva in modo canzonatorio come vivessero la condizione di oscurità della prigione. Emiliano rispose nel sogno che per un cristiano brilla una grande luce anche nelle tenebre. Il fratello continuò a interrogarlo chiedendogli se tutti i martiri avrebbero ottenuto la stessa corona nel regno dei cieli o se qualcuno dei presenti avrebbe ricevuto una ricompensa superiore. È stato affermato che tutte le stelle posseggono luminosità pur differendo tra loro, ed è stato dichiarato che tra i martiri risplenderà maggiormente chi avrà sofferto con più forza e più a lungo. Il Martirologio Romano riporta alla data del 4 maggio la commemorazione dei santi martiri Agapio, Secondino, Emiliano, Tertulla e Antonia. I santi Agapio, Secondino, Emiliano, Tertulla e Antonia subirono il martirio a Cirta, nella regione della Numidia, dove Agapio e Secondino avevano il titolo di vescovi, Emiliano era un soldato, e Tertulla e Antonia erano vergini.

Il martirio e il culto

Il 6 maggio 259, anche Giacomo e Mariano vennero decapitati sulla sommità di una rupe dirupata sopra il torrente di Lambesa. A Lambèse subirono il martirio san Mariano, che era lettore, e san Giacomo, che era diacono. I santi Mariano e Giacomo affrontarono la morte per decapitazione con la spada insieme ad altri fedeli, dopo essere stati sottoposti a gravi torture ed essere stati sostenuti dalla grazia divina. I corpi decapitati di Giacomo e Mariano furono fatti cadere nel fiume sottostante. Le date per la celebrazione liturgica dei martiri variano a seconda dei diversi testi storici. Il Martirologio Geronimiano distribuisce la memoria dei martiri tra le giornate del 30 aprile e del 6 maggio. Alcune edizioni antecedenti del Martirologio Romano fissavano la loro festività nei giorni del 29 e del 30 aprile. Il Calendario Cartaginese attesta con certezza la data del 6 maggio esclusivamente per il martirio di Giacomo e Mariano. L'insieme dei martiri africani di Lambesa è stato costantemente inserito nei vari Martirologi e negli Acta Sanctorum pubblicati nel tempo, con commemorazioni al 4 maggio nel Martirologio Romano per alcuni, e al 6 maggio per Giacomo e Mariano.

Il culto dedicato ai martiri di Lambesa raggiunse un'ampia diffusione. Sant'Agostino pronunciò un celebre discorso in onore dei martiri di Lambesa, noto come Sermo 380. Le vicende politiche che interessarono l'Africa del Nord determinarono il trasferimento delle reliquie di alcuni martiri di Lambesa dalla Numidia all'Italia ad opera dei profughi. La traslazione delle reliquie in Italia favorì la diffusione del culto dei martiri sul territorio italiano. I resti sacri dei santi Giacomo e Mariano giunsero a Gubbio, presumibilmente tra il quinto e il sesto secolo. Le reliquie di Giacomo e Mariano vennero deposte all'interno della cattedrale di Gubbio, intitolata alla loro memoria. La venerazione per i santi Giacomo e Mariano conobbe una grande intensità e diffusione durante il Medioevo, di pari passo con la crescita della città di Gubbio. San Pier Damiani, vescovo e cardinale vissuto tra il 1007 e il 1072, redasse un racconto dettagliato riguardante due visioni tratte dalla Passio dei due santi in occasione della loro festa annuale.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggiano i santi Mariano e Giacomo?

La loro memoria liturgica principale si celebra il 6 maggio, giorno del loro martirio a Lambesa.

En Lambèse en Numidia, en la actual Argelia, santos mártires Mariano, lector, y Giacomo, diácono: el primero ya había superado hacía tiempo indemne las vejaciones de la persecución de Decio por haber confesado la fe en Cristo; nuevamente arrestado junto al dilectísimo compañero, ambos, después de crueles suplicios, confortados por la gracia divina, murieron junto a muchos otros traspasados con la espada. — Martirologio Romano