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15 de agosto

Asunción de la Santísima Virgen María

Asunción de la Santísima Virgen María

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

La definizione dogmatica del ventesimo secolo

Il primo giorno del mese di novembre dell'anno 1950, il sommo pontefice Pio XII ha pronunciato la solenne definizione dogmatica riguardante l'Assunzione della Vergine Maria. Questa importante definizione stabilisce che l'Immacolata Madre di Dio e sempre vergine Maria, dopo aver terminato il corso della sua vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo. L'Assunzione rappresenta l'ultimo dogma in ordine di tempo che sia stato formalmente definito dalla Chiesa cattolica. Tale proclamazione fu attuata quasi un secolo dopo rispetto alla definizione del dogma dell'Immacolata Concezione, la quale era stata proclamata dal papa Pio IX l'otto dicembre dell'anno 1854.

La proposizione dogmatica promulgata da Pio XII racchiude in sé tre verità fondamentali sulla persona della Vergine Maria. La prima verità riguarda il suo essere immacolata fin dal momento della sua concezione. La seconda verità evidenzia il suo ruolo di Madre di Dio nella missione salvifica dell'umanità. La terza verità afferma la sua assunzione in cielo nella predestinazione finale accanto a Cristo. Papa Pio XII ha espressamente riconosciuto il grande valore della costante fede del popolo di Dio, conosciuta come il sensus fidelium, riguardo all'assunzione gloriosa della Madre del Signore. La credenza nell'Assunzione è sempre stata presente ininterrottamente nella tradizione cristiana, nella pietà popolare, nella liturgia, negli scritti dei padri della Chiesa, nei teologi e nel fermo consenso dell'Episcopato cattolico.

Le definizioni dogmatiche pronunciate dal magistero ecclesiastico costituiscono principalmente dei riconoscimenti e delle ufficializzazioni di credenze e tradizioni che erano già largamente diffuse all'interno della comunità dei credenti. Nel corso dei secoli, le verità dogmatiche sono state spesso proclamate allo scopo di difendere una tradizione esistente da attacchi contrari alla fede cristiana. A titolo di esempio storico, il Concilio di Nicea tenutosi nell'anno 325 definì la divinità di Cristo per contrastare l'eresia dell'arianesimo. Successivamente, il Concilio di Efeso celebrato nell'anno 431 proclamò Maria come vera Madre di Dio contro le dottrine del nestorianesimo. Anche la proclamazione del dogma dell'Assunzione si è lentamente precisata e maturata nel corso dei secoli fino al momento ritenuto storicamente e pastoralmente favorevole dalla provvidenza divina.

La definizione solenne dell'Assunzione serve anche allo scopo fondamentale di rendere più ferma la fede del popolo di Dio nella futura risurrezione dei corpi, offrendo una risposta chiara contro il materialismo e il secolarismo tipici del ventesimo secolo. Questa proclamazione ha inoltre completato il mistero della Donna biblica che era stata predestinata insieme a Cristo prima della creazione del mondo. Durante il periodo compreso tra gli anni 1944 e 1950, per opera del religioso francescano Carlo Balic, furono celebrati sette congressi assunzionisti francescani in varie parti del mondo. Tali congressi ebbero lo scopo di approfondire le questioni inerenti all'Assunzione, offrendo un valido supporto e una rigorosa preparazione in vista dell'eventuale definizione dogmatica.

Il primo maggio dell'anno 1946, papa Pio XII rivolse una richiesta ufficiale a tutti i vescovi del mondo cattolico per domandare se ritenessero possibile e opportuno procedere alla definizione dell'Assunzione come verità di fede. Questa consultazione faceva seguito a tantissime istanze pervenute alla Santa Sede tra il 1849 e il 1940, oltre che al forte sostegno espresso da quasi duecento Padri del Concilio Vaticano primo. La risposta dei vescovi di tutto il mondo cattolico alla consultazione promossa da Pio XII fu unanimemente positiva e affermativa. I teologi continuarono tuttavia a discutere a lungo sulla possibilità e sui fondamenti di un'eventuale definizione dogmatica, concentrando in particolare le loro riflessioni intorno al mistero della morte della Vergine Maria. Queste discussioni teologiche ebbero termine soltanto in seguito all'annuncio della prossima definizione pubblicato il quattordici agosto dell'anno 1950 dallo stesso Pio XII.

Le origini storiche e le prime testimonianze

Le prime testimonianze storiche sullo sviluppo della festa dell'Assunzione risalgono alla fine del quarto secolo e all'inizio del quinto secolo dopo Cristo. Gli scritti di sant'Efrem il Siro, morto nell'anno 373, e di sant'Epifanio di Salamina, morto nell'anno 403, documentano le prime attestazioni di questa sensibilità ecclesiale. Nel suo celebre trattato intitolato Panarion, sant'Epifanio enuncia tre diverse ipotesi riguardo alla morte di Maria. Secondo la prima ipotesi la Vergine non sarebbe morta ma sarebbe stata direttamente trasferita da Dio. Secondo la seconda ipotesi ella sarebbe morta in qualità di martire. Secondo la terza ipotesi sarebbe invece morta di morte naturale. Sant'Epifanio non sceglie con assoluta sicurezza tra queste tre diverse ipotesi, poiché osserva che nessuno ha conosciuto con esattezza la fine della vita terrena di Maria, pur ritenendo con certezza che essa sia stata una fine gloriosa. La testimonianza di Epifanio assicura storicamente che alla fine del quinto secolo non esisteva ancora una tradizione univoca e precisa sulle modalità della morte di Maria.

La terminologia impiegata nelle primitive testimonianze è strettamente legata alla celebrazione liturgica in onore della Dormitio Mariae. Questa espressione ricorda probabilmente la chiesa che fu edificata in onore di Maria sul monte Sion a Gerusalemme all'inizio del quinto secolo ad opera dei cristiani di rito bizantino. Dopo l'epoca di Epifanio, i primi importanti testimoni della Dormitio Mariae si rinvengono negli scritti apocrifi, che ammontano a circa una ventina di testi. Detti scritti apocrifi possiedono origini differenti e appartengono a diverse famiglie culturali, segnatamente siriache, egiziane e greche. Essi rappresentano storicamente la reazione della fede popolare sviluppatasi nei secoli quinto e sesto di fronte alla domanda sul transito della Beata Vergine. Il pensiero comune che attraversa tutti questi scritti apocrifi è che il corpo di Maria non fu mai soggetto alla corruzione del sepolcro.

Un'evoluzione del tutto analoga a quella riscontrata negli apocrifi viene presentata dai testi appartenenti al culto liturgico antico. Le origini storiche della festa dell'Assunzione si radicano nell'Oriente cristiano verso la metà del sesto secolo. L'esistenza di queste origini orientali della festa risulta chiaramente dai resoconti lasciati dai pellegrini che visitarono la città di Gerusalemme in quegli anni. Verso la fine del settimo secolo, l'imperatore Maurizio estese la celebrazione della festa dell'Assunzione a tutte le regioni comprese nell'Impero bizantino. Fu lo stesso imperatore Maurizio a fissare la data della festa dell'Assunzione al quindici di agosto. Nel frattempo, in Occidente, i primi segni di una solennità liturgica in memoria della Vergine comparvero nel corso del sesto secolo nella regione della Gallia. In Gallia la festa veniva originariamente celebrata il diciotto del mese di gennaio sotto il titolo specifico di Depositio Sanctae Mariae.

A Roma la celebrazione liturgica della festa dell'Assunzione fu introdotta nel corso del settimo secolo per opera di papa Sergio primo, il quale la associò insieme ad altre importanti festività dedicate alla Vergine. Tali ricorrenze mariane introdotte da papa Sergio primo a Roma comprendevano la Purificazione, l'Annunciazione e la Natività. La festa dell'Assunzione divenne ben presto la solennità più importante di tutte nella città di Roma, conservando fin dalle sue origini il nome e il significato attuale. A partire da Roma, la celebrazione della festa si estese rapidamente durante i secoli ottavo e nono a tutto l'Occidente cristiano, inclusa la regione della Gallia. Durante questo processo di estensione occidentale vennero definitivamente precisati i contenuti dottrinali e stabilita in modo stabile la data della festa al quindici di agosto.

Tra le testimonianze antiche riveste un ruolo di primaria importanza quella offerta dal vescovo san Gregorio di Tours, vissuto indicativamente tra gli anni 538 e 594, il quale fu un insigne storico e agiografo gallo-romano. Secondo il racconto tramandato da san Gregorio di Tours, quando la beata Vergine stava per lasciare questo mondo, tutti gli apostoli si radunarono insieme nella sua casa per vegliare con lei, sentendo vicina la sua dipartita. Il Signore Gesù si presentò accompagnato dai suoi angeli, prese l'anima immacolata di Maria, la consegnò all'arcangelo Michele e quindi si allontanò. All'alba del giorno seguente, gli apostoli solleveranno il corpo di Maria deponendolo sopra un giaciglio, lo deposero in un sepolcro e lo custodirono con cura. Successivamente il Signore si presentò per la seconda volta agli apostoli e ordinò che quel sacro corpo fosse preso e condotto in Paradiso.

Il pensiero dei Padri orientali e della Scolastica

Nelle regioni d'Oriente gli antichi autori ecclesiastici spiegarono e giustificarono la festa dell'Assunzione richiamandosi ampiamente agli apocrifi e alle ragioni profonde della mariologia generale. Tra queste motivazioni spiccavano la consacrazione del corpo di Maria operata mediante la sua divina maternità, l'onore che il Figlio doveva giustamente tributare alla propria Madre, e l'unione effettiva e indissolubile stabilita tra la Madre e il Figlio. Rilevavano inoltre la concezione e la nascita verginale del Figlio divino e la dignità altissima di Maria riconosciuta come la Nuova Eva. Un autore fondamentale in questo contesto fu il santo Dottore della Chiesa Giovanni Damasceno, vissuto approssimativamente tra il 676 e il 749, il quale scrisse ampiamente sulla convenienza dell'integrità della Vergine, sulla incorruttibilità del suo corpo e sul suo glorioso ingresso nella dimora celeste, sottolineando che la Madre di Dio fu interamente risparmiata dalla corruzione del peccato e dalla corruzione fisica.

San Germano di Costantinopoli, vissuto tra il 635 e il 733, è considerato dalla Chiesa il vertice della mariologia patristica ed espresse posizioni fortemente favorevoli all'Assunzione basandosi su tre argomenti principali. La prima ragione avanzata da san Germano si fonda sulle parole attribuite a Gesù che invita la madre a vivere con lui per ripagare l'allattamento e l'educazione ricevuti. La seconda ragione risiede nella totale purezza e integrità morale e corporea della Vergine. La terza ragione consiste nel ruolo costante di intercessione e mediazione che la Madre del Signore svolge presso il Figlio a favore dell'intera umanità. Per sostenere queste tesi, san Germano attinse alla sua prima omelia sulla Dormizione e agli scritti di san Giovanni, arcivescovo di Tessalonica, vissuto tra il 610 e il 649, il quale descrisse dettagliatamente le origini della festa nella Chiesa orientale.

In Occidente, per contro, lo sviluppo dottrinale attorno al mistero dell'Assunzione fu notevolmente più lento. Molti scrittori ecclesiastici vissuti tra il settimo e il nono secolo espressero opinioni prudenti o dubbiose, nonostante la chiara e inequivocabile indicazione proveniente dal culto liturgico. Uno scrittore anonimo del nono secolo arrivò ad affermare che conveniva lasciare ogni decisione a Dio piuttosto che definire temerariamente ciò che non poteva essere pienamente provato. Per converso, un autore del decimo secolo sostenne la necessità di esaminare con la ragione la verità sull'Assunzione affinché fosse la verità stessa a fare da autorità. La ragione fondamentale che guidò questo sviluppo dottrinale fu riconosciuta nella grazia e nella dignità singolare con cui Dio aveva onorato la Vergine Maria.

La dottrina dell'Assunzione ricevette un impulso straordinario grazie all'opera dei teologi della Scolastica, e in modo particolare dei maestri appartenenti alla Scuola francescana. Questo forte impulso della Scolastica e della Scuola francescana è stato solennemente documentato nella Costituzione dogmatica Munificentissimus Deus promulgata da Pio XII. Tra i grandi esponenti di questa tradizione si distinsero sant'Alberto Magno, le cui affermazioni furono estremamente positive e favorevoli all'Assunzione, e illustri maestri francescani come sant'Antonio di Padova, san Bonaventura da Bagnoregio e san Bernardino da Siena. Sant'Antonio di Padova, nel suo secondo sermone dedicato alla festa dell'Assunzione, commentò le parole del profeta Isaia riguardanti il luogo in cui posano i piedi del Signore, affermando che tale luogo fu la beata Vergine dalla quale Cristo trasse la propria umanità.

Sant'Antonio di Padova dedusse che quel luogo fu mirabilmente glorificato da Dio mediante l'esaltazione di Maria al di sopra di tutti i cori angelici, concludendo logicamente che la Vergine fu assunta in cielo anche con il proprio corpo. Egli collegò inoltre questo mistero al testo del salmo 132 relativo all'arca della potenza e al luogo di riposo, paragonando la risurrezione dell'Arca-Maria all'ascensione del Signore alla destra del Padre. San Bonaventura da Bagnoregio ritenne a sua volta assolutamente certo che Dio non avesse permesso che il corpo di Maria si disgregasse nella putredine e nella cenere della tomba. Egli argomentò che la beatitudine celeste non sarebbe stata pienamente consumata senza l'intero composto umano di anima e corpo, applicando in senso accomodatizio le parole del Cantico dei Cantici riguardo alla sposa che sale dal deserto.

Il contributo di Duns Scoto e la riflessione teologica

Nel corso del quindicesimo secolo san Bernardino da Siena riassunse con grande diligenza la complessa discussione condotta dai teologi della Scolastica in merito all'Assunzione, aggiungendo ulteriori considerazioni teologiche di rilievo. Egli insistette particolarmente sulla stretta somiglianza esistente tra la divina Madre e il Figlio divino per quanto concerne la nobiltà e la dignità sia dell'anima sia del corpo, concludendo che non si poteva concepire la separazione della celeste Regina dal Re dei cieli. A partire dalla seconda metà del quindicesimo secolo, grazie anche all'insegnamento di san Bernardino, la dottrina dell'Assunzione apparve talmente certa che sarebbe risultato imprudente e persino scandaloso non ammetterla. Tale dottrina risultava chiaramente contenuta nella celebrazione liturgica ed era universalmente ammessa dalla totalità dei teologi cattolici.

Un ruolo di altissimo profilo in questa evoluzione dottrinale fu ricoperto da Giovanni Duns Scoto, vissuto tra gli anni 1266 e 1308, giustamente definito il Maestro più qualificato della scuola francescana. Egli si distinse sempre per una straordinaria sottigliezza intellettuale, concretezza e assoluta fedeltà nell'interpretare la Parola rivelata, guadagnandosi l'appellativo di Cantore dell'Immacolata. Duns Scoto istituì una forma di perfetta analogia secondo la quale Maria è morta ed è stata assunta in cielo esattamente come Cristo è morto ed è risorto. Egli trovò un solido fondamento biblico commentando il passo della Genesi sul ritorno alla polvere, osservando nei suoi scritti intitolati Reportata Parisiensia che il valore di quel testo divino è talmente generale da non ammettere alcuna eccezione, neppure per la persona di Cristo e della sua santissima Madre.

Il teologo francescano introdusse una fondamentale distinzione tra la legge naturale e la legge morale. La morte appartiene alla legge naturale, la quale di per sé non ammette alcuna eccezione materiale, mentre il peccato originale appartiene alla legge morale, la quale invece può sopportare un'eccezione, come appunto avvenne nel caso della Vergine Maria. La morte è considerata per se stessa una conseguenza del peccato, un demerito o una punizione, ma nel caso di Cristo e di Maria essa risponde unicamente alla legge naturale e non a quella morale, poiché entrambi furono perfettamente esenti da qualsiasi peccato d'origine e attuale. Secondo quanto precisato nella sua opera Ordinatio, la morte in Cristo e Maria avvenne per una privazione dell'abbondanza di gloria che si trovava di per sé nel corpo. Commentando il testo paolino della lettera ai Romani, Duns Scoto annotò che la morte entrò nel mondo a causa del peccato, ma fu preceduta dalla naturale potenza di morire intrinseca alla composizione materiale del corpo umano.

In forza dei meriti de condigno che Cristo aveva acquistato per gli altri, la Vergine Maria passò attraverso il dolce sonno della morte per giungere alla beata assunzione in cielo. Su questo tema della morte di Maria, la costituzione apostolica Munificentissimus Deus di Pio XII scelse deliberatamente di non pronunciarsi in modo definitivo sulla questione se la Vergine fosse prima morta e poi risorta oppure se fosse stata assunta immediatamente senza passare attraverso la morte. Molti teologi e fedeli avevano fatto pressioni sul Pontefice affinché facesse esplicito riferimento alla morte, interpretando l'Assunzione come un'anticipata risurrezione, ma il Papa decise di lasciare la questione della morte o non morte di Maria alla libera ricerca dei teologi, pur restando l'opinione dei sostenitori della morte di gran lunga la più diffusa.

Successivamente, il papa Paolo VI nella sua Solmnis Professio fidei del trenta giugno 1968 ribadì che la Vergine Santissima fu elevata in corpo e anima alla gloria celeste al termine della sua vita terrena. In modo analogo, il pontefice Giovanni Paolo II, nella sua catechesi del venticinque giugno 1997, ritenne del tutto legittimo rispondere positivamente all'ipotesi che Maria di Nazaret avesse sperimentato il dramma della morte nella carne. La possibilità della morte naturale o dormizione di Maria viene così presentata come un fatto comunemente ammesso nella tradizione della Chiesa almeno a partire dal quarto secolo e sostenuto con fermezza dalla Scuola francescana durante tutto il periodo medievale.

Il significato ecclesiale e la speranza cristiana

La proclamazione del dogma dell'Assunzione possiede profondi risvolti di carattere cristologico ed ecclesiologico. La costituzione apostolica di Pio XII mise in risalto come l'Assunzione sia strettamente legata alla figura di Cristo Salvatore. All'interno della ecclesiologia del Concilio Vaticano secondo, ed in particolare nel paragrafo cinquantanove della costituzione Lumen gentium, la Vergine Maria viene presentata come primizia e icona della Chiesa. Ella è descritta come un'icona dinamica che esprime la perfetta sintesi del progetto di grazia stabilito da Dio, costituendo al tempo stesso un valido incitamento e uno stimolo costante per i credenti a percorrere con gioia la via tracciata dal Signore per l'attuazione del suo disegno di salvezza.

La gloria celeste dell'Assunzione corrisponde allo stato di beatitudine proprio dell'umanità santissima di Gesù Cristo e di tutti gli eletti alla fine del mondo. Il privilegio concesso a Maria consiste nel dono dell'anticipata glorificazione integrale del suo essere, comprensiva di anima e corpo. Cristo e Maria sono stati predestinati insieme da Dio Padre con un unico e medesimo atto di predestinazione eterna, motivo per cui Cristo è riconosciuto come Re e Maria come Regina dei Cieli. L'espressione dogmatica secondo cui la Vergine è stata assunta alla gloria celeste non designa una semplice traslazione locale del corpo fisico della Madonna dalla terra verso il cielo, ma indica il passaggio fondamentale dalla condizione terrena alla condizione definitiva della beatitudine celeste.

I teologi ammettono comunemente che il termine cielo significhi al tempo stesso uno stato spirituale e un luogo reale. Il cielo è il luogo dove si trova attualmente Cristo risorto e glorioso in anima e corpo, e dove si trova la Vergine Maria accanto a Lui. La teologia riconosce tuttavia che risulta assolutamente impossibile precisare dove si trovi geograficamente il cielo e in quale ordine di rapporti esso si relazioni con l'universo visibile. Le condizioni di esistenza della Vergine Assunta e del suo corpo glorioso si possono spiegare validamente servendosi dei concetti elaborati dalla riflessione teologica, fondandosi in particolare sugli insegnamenti dell'apostolo Paolo.

Il Messale romano definisce espressamente la Vergine Assunta come la primizia della Chiesa celeste e come segno luminoso di consolazione e di sicura speranza per la Chiesa che vive pellegrina sulla terra. L'Assunzione di Maria costituisce una reale anticipazione della risurrezione della carne che, per tutti gli altri uomini, avverrà soltanto alla fine dei tempi in concomitanza con il Giudizio universale. La solennità dell'Assunzione corrisponde al natalis dei santi ed è giustamente considerata la festa principale dedicata alla Vergine Maria nel corso dell'anno liturgico. La data tradizionale del quindici di agosto ricorda inoltre, con molta probabilità, la dedicazione di una grande basilica eretta in onore di Maria nella città di Gerusalemme.

Le celebrazioni legate al quindici di agosto traggono in parte il loro nome storico dalla locuzione latina feriae Augusti, che indicava il periodo di riposo istituito dall'imperatore Augusto nel diciotto avanti Cristo. Tale festività si aggiungeva ad altre antichissime ricorrenze cadenti nello stesso mese, come i Vinalia rustica e i Consualia, ed aveva lo scopo di celebrare i raccolti agricoli e la conclusione dei principali lavori dei campi, offrendo un adeguato periodo di riposo dopo le fatiche precedenti. La Chiesa ha saputo accogliere e trasfigurare questo antico significato culturale nella grande solennità spirituale dell'Assunzione, celebrando il trionfo definitivo della Madre di Dio e offrendo a tutti i credenti la certezza della misericordia divina e della gloria eterna.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia l'Assunzione della Santissima Vergine Maria?

La festività dell'Assunzione della Santissima Vergine Maria si celebra solennemente ogni anno il quindici di agosto.

Solemnidad de la Asunción de la bienaventurada Virgen María, Madre de Dios y Señor nuestro Jesucristo, que, completado el curso de su vida terrena, fue asunta en alma y cuerpo en la gloria celeste. Esta verdad de fe recibida de la tradición de la Iglesia fue solemnemente definida por el papa Pío XII. — Martirologio Romano