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23 de octubre

Beata Caridad Álvarez Martín

Virgen y mártir

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Origini e giovinezza in terra di Castiglia

María Álvarez Martín nacque il 9 maggio 1933 a Santa Cruz de la Salceda, in Castiglia. Era la penultima di dodici figli nati all'interno di una famiglia segnata presto da prove dolorose e da una profonda tempra morale. Sette dei suoi fratelli morirono in tenera età, un lutto che colpì profondamente la stabilità domestica degli anni della sua infanzia. Fu battezzata cinque giorni dopo la nascita, ricevendo il sigillo della fede che avrebbe guidato la sua intera esistenza. Altri due fratelli, Albino e Valeriana, rispettivamente il maggiore dei maschi e la maggiore delle femmine, morirono in età adulta. A diciott'anni perse il padre, Costantino Álvarez Quemada, un distacco che richiese alla giovane maturità e resistenza d'animo. Tre anni dopo la morte del padre, rimase orfana anche della madre, Sotera Martín Martín. La madre morì annegata in un pozzo, una tragedia improvvisa che lasciò un segno indelebile nella vita della famiglia. Ai parenti rimasti sembrava che lei fosse in pace nonostante tutti i lutti vissuti, grazie a una serenità interiore che stupiva quanti la circondavano. Lavorò per qualche tempo come domestica a Madrid, affrontando la fatica quotidiana con laboriosità e spirito di servizio prima di avvertire la chiamata alla vita consacrata.

La chiamata religiosa e la prima missione in Algeria

All'età di ventidue anni entrò nella congregazione delle Suore Agostiniane Missionarie, rispondendo con slancio alla chiamata del Signore. Cambiò nome in suor Maria della Carità, ovvero suor María Caridad, come d'uso all'epoca nella sua famiglia religiosa. Era chiamata per brevità suor Caridad o con il diminutivo Cari dalle consorelle e dalle persone che la conoscevano. Prima di partire per l'Algeria, aveva seguito un corso accelerato d'infermieristica per poter rispondere ai bisogni sanitari dei più poveri. Nel 1958 fu mandata a Costantina, in Algeria, nel pieno della guerra d'indipendenza, un contesto storico particolarmente difficile e segnato dai conflitti. Era da poco tempo che aveva professato i voti temporanei quando giunse nella terra africana. Il 3 maggio 1960 professò i voti perpetui, due anni dopo il suo arrivo, consacrandosi definitivamente al Signore. Nel 1964 le costò molto lasciare l'Algeria a causa di un problema a una spalla che impediva la prosecuzione del suo servizio. Aveva stretto buone relazioni con molte persone in Algeria, inclusi operatori della Caritas, operai musulmani, francesi e algerini, dimostrando un grande spirito di fratellanza. Rientrata in Spagna, si impegnò a vivere nel collegio degli Agostiniani di Madrid la stessa donazione scoperta a Costantina. A Madrid lavorò come responsabile della cucina, svolgendo le mansioni più umili con dedizione e letizia. Scrisse di credere nella fedeltà alla vita religiosa, alla missione, alla semplicità, alla gioia e all'accoglienza, riassumendo così la propria regola di vita.

Il ritorno in Algeria e il clima di crescente tensione

Il 9 settembre 1990 suor Caridad tornò finalmente in Algeria, ritrovando i luoghi amati della sua giovinezza missionaria. Trovò un Paese molto cambiato rispetto al passato ma mantenne l'entusiasmo degli inizi, guardando al futuro con speranza. Scrisse di essere aperta a ciò che Dio e le superiori avrebbero voluto da lei, paragonandosi all'atteggiamento di Maria. Si allenava alla disponibilità meditando ogni giorno i misteri del Rosario, che alimentavano la sua preghiera incessante. Lasciava aperta la porta della casa dove viveva con due consorelle e la teneva sempre in ordine, pronta ad accogliere chiunque avesse bisogno. Le anziane del quartiere di Bab el-Oued andavano spesso a farle visita per confidarle gioie e dolori, trovando in lei un ascolto attento e materno. Seguiva i bambini del quartiere nei compiti di scuola, offrendo loro un punto di riferimento educativo e morale sicuro. A partire dal 30 ottobre 1993, la crescita della violenza e dei rischi in Algeria portò preoccupazioni per le suore, specie per gli stranieri. L'8 maggio 1994 tre uomini vestiti da poliziotti entrarono nella biblioteca di Ben Cheneb, nel quartiere della Casbah di Algeri. Nell'attentato nella biblioteca furono uccisi suor Paul-Hélène Saint-Raymond e fratel Henri Vergès, un evento drammatico che scosse profondamente la comunità cristiana locale.

La scelta coraggiosa e il martirio

Il 6 e il 7 ottobre le Agostiniane Missionarie incontrarono il vescovo di Algeri monsignor Henri Teissier insieme alla madre generale e alla superiora provinciale. L'incontro servì a ragionare sulla necessità di non lasciare il Paese, valutando con prudenza i pericoli crescenti. Ogni suora fu lasciata libera di scegliere personalmente se partire o restare, senza subire alcuna costrizione da parte dei superiori. Suor Caridad motivò la sua decisione di non andarsene dicendo semplicemente di sentirsi realizzata lì, in mezzo a quel popolo. Le suore firmarono un documento per confermare la decisione di restare accanto al popolo algerino, condividendone la sorte fino in fondo. Nel tardo pomeriggio del 23 ottobre 1994, Giornata Missionaria Mondiale, suor Caridad e la superiora suor Esther Paniagua Alonso dissero di voler andare a Messa. La Messa si teneva dalle Piccole Sorelle di Gesù di Bab el-Oued, un luogo caro alla loro devozione quotidiana. Suor Lourdes e suor Maria-Jesús Rodríguez vollero unirsi a loro per condividere il pio momento liturgico. Per rispettare il suggerimento dell'ambasciata, il gruppo si divise a coppie per ragioni di sicurezza. Suor Caridad e suor Esther tornarono indietro per prendere un ombrello e poi ripartirono, mentre le altre due partirono circa cinque minuti dopo. A cento metri dall'arrivo, suor Lourdes e suor Maria-Jesús sentirono due spari che ruppero il silenzio della sera. La gente del quartiere urlò dai balconi alle due suore sopravvissute di tornare a casa, ma esse proseguirono coraggiosamente. Furono messe al riparo in una casa vicina a quella delle Piccole Sorelle di Gesù, sentendo dei pianti dall'altra parte della strada. Tramite una scala videro che i corpi di suor Caridad e suor Esther giacevano a terra con segni di arma da fuoco. Assistettero al trasporto delle consorelle in ambulanza non appena fu possibile farlo in sicurezza. Suor Esther morì circa un'ora dopo l'attacco, coronando anch'essa con il sangue la propria testimonianza di fede. Una persona del gruppo è nata a Santa Cruz de la Salceda, in Spagna, il 9 maggio 1933, e una persona del gruppo è morta a Bab el-Oued, in Algeria, il 23 ottobre 1994.

La causa di beatificazione e il riconoscimento della Chiesa

Suor Caridad e suor Esther furono inserite in una causa di beatificazione con diciannove candidati agli altari complessivi. I candidati erano tutti religiosi uccisi tra il 1994 e il 1996 durante i cosiddetti 'anni neri' dell'Algeria, testimoni di una fede incrollabile. L'inchiesta diocesana per la causa si svolse ad Algeri dal 5 ottobre 2007 al luglio 2012, raccogliendo numerose testimonianze. Il 26 gennaio 2018 papa Francesco autorizzò la promulgazione del decreto relativo al martirio dei diciannove religiosi, riconoscendo il loro sacrificio supremo. La beatificazione del gruppo è stata celebrata l'8 dicembre 2018 nel santuario di Nostra Signora di Santa Cruz a Orano. La celebrazione è stata presieduta dal cardinale Angelo Becciu, che ha operato come Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi e ha partecipato come inviato speciale del Santo Padre. La memoria liturgica dell'intero gruppo è stata fissata all'8 maggio, giorno che corrisponde al giorno della nascita al Cielo di fratel Henri e di suor Paul-Hélène.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia la Beata Caridad Álvarez Martín?

La memoria liturgica è fissata all'8 maggio, in quanto la memoria dell'intero gruppo dei martiri d'Algeria è legata a quella data.