21 de noviembre
Beata Clelia Merloni
Fundadora
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Gli anni della giovinezza e la vocazione
Clelia Merloni nacque a Forlì il 10 marzo 1861 ed era l'ultima e unica sopravvissuta delle tre figlie di Gioacchino Merloni e Maria Teresa Brandinelli. Fu battezzata nella cattedrale di Forlì lo stesso giorno della nascita e ricevette i nomi di Clelia Cleopatra Maria. Il 2 luglio 1864, Clelia perse la madre e fu affidata alla nonna materna. Nel frattempo il padre, un operaio ferroviere, si era trasferito a Sanremo in cerca di un'occupazione migliore e, una volta migliorata la propria posizione, fece raggiungere la figlia. Gioacchino si risposò con Maria Giovanna Boeri, la quale volle molto bene alla piccola Clelia. Clelia ricambiava l'affetto di Maria Giovanna e ascoltava i suoi insegnamenti improntati ai principi religiosi. Successivamente il padre iniziò una relazione con la domestica di casa di nome Bianca, la quale cominciò a comportarsi come se fosse la padrona di casa. Clelia soffrì parecchio per la situazione creatasi in famiglia, mentre Maria Giovanna decise di lasciare il tetto coniugale a causa della situazione. Questa complessa situazione familiare fece affinare a Clelia il suo spirito di preghiera.
Il 23 ottobre 1872 ricevette la Cresima nella basilica di San Siro a Sanremo, amministrata da monsignor Lorenzo Biale, vescovo di Ventimiglia. Non esistono documenti relativi al giorno della Prima Comunione di Clelia. Nel frattempo Gioacchino era diventato tanto ricco da poter fornire a Clelia la miglior educazione possibile. Clelia fu allieva interna dell'istituto delle Suore della Purificazione a Savona dall'11 ottobre 1876 al 18 gennaio 1877, ma dovette lasciare l'istituto per motivi di salute. Tornata in famiglia, arricchì la formazione con lezioni private di francese e inglese e imparando a suonare il pianoforte. Provava tuttavia disagio per le lezioni giudicate necessarie per far di lei una buona padrona di casa e una donna da sposare, preferendo pregare in chiesa piuttosto che frequentare salotti e ricevimenti a cui era obbligata a partecipare. Accorgendosi che il padre era diventato particolarmente attaccato al denaro e si era avvicinato alla massoneria, pur non condividendone le posizioni più anticlericali, Clelia comprese di dover consacrare tutta sé stessa a Dio anche per riparare le colpe paterne. Manifestato al padre il suo desiderio di consacrazione, questi le presentò in risposta un ricco giovane amico di famiglia. L'uomo le concesse di partire e le assegnò un contributo fisso mensile in denaro quando si rese conto che la figlia si tristiva per le sue proposte.
Il 19 novembre 1883 Clelia fu accolta tra le Figlie di Nostra Signora della Neve, congregazione fondata quarant'anni prima dal canonico Giovanni Battista Becchi. Il 7 settembre 1884, con la vestizione religiosa, ricevette il nome di suor Albina. L'istituto puntava all'educazione dell'infanzia e viveva la devozione al Sacro Cuore di Gesù. Suor Albina dovette fare i conti con la sua salute cagionevole e fu trasferita nella casa delle suore a Diano Marina. La zona fu colpita da un terremoto il 23 febbraio 1887 ed ella dovette tornare in famiglia perché l'edificio era inagibile, riprendendo il suo nome di battesimo e mettendo a frutto quanto imparato nei primi passi nella vita consacrata. Si trasferì quindi a Nervi, all'epoca comune autonomo nei pressi di Genova, dove nell'agosto 1888 aprì un piccolo orfanotrofio insieme a Giuseppina Coen e alla suora Vittoria Bruzzo. L'orfanotrofio fu costretto a chiudere dopo meno di un anno poiché una delle insegnanti esercitava punizioni corporali troppo severe sulle bambine, in particolare su Natalina Berretta. Clelia, che era la dirigente della struttura, dovette affrontare tre processi penali. Fu riconosciuta innocente nei processi penali, ma dovette pagare di tasca propria la multa ordinata dal tribunale, iniziando a domandarsi se Dio volesse davvero la sua consacrazione.
L'incontro con don Guanella e la fondazione
Entrata in contatto con le suore Figlie della Divina Provvidenza, fu indirizzata a rivolgersi direttamente al fondatore don Luigi Guanella, residente a Como e canonizzato nel 2011. Il 14 agosto 1892 fu ricevuta da don Luigi Guanella, il quale notò subito che in lei c'era qualcosa di particolare. Clelia cominciò a vivere le opere tipiche della congregazione guanelliana, insegnando a leggere e far di conto alle piccole orfane e istruendole nel canto per la liturgia. Dormiva in una cameretta vicina al dormitorio delle orfane e spesso andava alla questua coinvolgendo molte persone nell'opera di don Guanella. Nel 1893 ebbe un altro crollo fisico a causa della tubercolosi mentre era nel pieno della nuova vita. Il medico della congregazione la giudicò in fin di vita e fu ordinato che le venissero amministrati i Sacramenti dei moribondi. Don Pietro Uboldi, confessore della comunità, si recò al suo capezzale, ed ella gli confidò di sentire di dover fondare un'opera dedicata al Cuore di Gesù. Il confessore invitò le suore e le orfane a compiere una novena alla Madonna per verificare la volontà di Dio sulla guarigione della malata. Terminata la novena, Clelia risultò perfettamente guarita. Compresa la necessità di dare corpo al progetto con l'aiuto dei superiori, don Guanella acconsentì alla partenza affinché potesse dedicarsi alla nuova missione e le lasciò una lettera come garanzia.
Clelia partì per Viareggio insieme a Elisa Pederzini seguendo un'ispirazione avuta in sogno, dovendo persino cercare Viareggio sulla carta geografica perché non sapeva dove si trovasse. Il 30 maggio 1894 Clelia ed Elisa furono accolte a Viareggio dal parroco della chiesa di San Francesco, padre Serafino Bigongiari, che le presentò ai parrocchiani. La piccola comunità cambiò molte volte abitazione ma mantenne l'intento di accogliere ed educare orfane, anziani e donne bisognose. L'11 giugno 1894 Clelia, Elisa e Teresita indossarono una sorta di divisa, segnando la nascita delle Apostole del Sacro Cuore di Gesù, sebbene l'inizio non costituisse una vestizione formale per mancanza di riconoscimento canonico. Il vescovo di Lucca, monsignor Nicola Ghilardi, fu contrariato perché padre Serafino aveva accolto le viaggiatrici senza avvisarlo, dando così inizio a un lungo periodo di contrasti tra Clelia, divenuta Madre fondatrice, e la Curia vescovile lucchese. Nel frattempo il padre, Gioacchino Merloni, era in fin di vita e la principale preoccupazione della figlia era che morisse senza riconciliarsi con Dio. Clelia cominciò a viaggiare frequentemente tra Viareggio e Sanremo, causando probabilmente malumori tra le suore. Gioacchino ricevette gli ultimi Sacramenti e morì il 27 giugno 1895, prima della fine del mese dedicato al Sacro Cuore, lasciando la figlia erede di tutti i suoi beni.
Suor Elisa convinse madre Clelia ad affidare l'amministrazione dei beni a don Clemente Leoni, parroco di San Giuseppe a Sanremo e assistente di Gioacchino nei suoi ultimi tempi. Una mattina madre Clelia si svegliò di soprassalto e ordinò a suor Elisa di seguirla a Sanremo perché erano rovinate. Arrivate sul posto, scoprirono che l'amministratore aveva dilapidato parte del patrimonio ed era fuggito in Francia con il resto. Le suore e la fondatrice cominciarono a questuare per raccogliere fondi ed evitare la chiusura di scuole e orfanotrofi, mentre la fondatrice cercava di interpretare in modo giusto l'accaduto. All'inizio del 1898 suor Nazzarena Viganò e suor Giuseppina Heim entrarono in contatto a Piacenza con il vescovo monsignor Giovanni Battista Scalabrini, il quale era sconvolto dalla realtà degli emigranti e aveva fondato i Missionari di San Carlo. Nel febbraio 1899 monsignor Scalabrini accolse le prime figlie di madre Clelia vedendole come un aiuto provvidenziale per il ramo femminile dei Missionari di San Carlo, dopo che il 25 ottobre 1895 erano stati ricevuti i voti temporanei delle prime Ancelle degli orfani e dei derelitti all'estero.
L'espansione, le prove e l'esodo
Durante una visita all'Istituto Cristoforo Colombo di Piacenza, alcune suore non vollero incontrare madre Clelia, e monsignor Scalabrini meditava di cambiare il nome della fondazione. Madre Clelia supplicò il vescovo in una lettera di mantenere il titolo di Apostole del Sacro Cuore per non distruggere l'opera sacrificata, dicendosi disponibile a ritirarsi ad Alessandria come ospite di madre Maria Antonia Grillo Michel e delle sue Piccole Suore della Divina Provvidenza. Monsignor Scalabrini comprese le preoccupazioni e le offrì di aprire una casa ad Alessandria, facendo arrivare a Piacenza dodici suore su quindici previste. Un gruppo di religiose risiedette all'albergo della Croce Rossa a partire dal 2 giugno 1899, affidato per la formazione a suor Candida Quadrani delle Figlie di Sant'Anna. Poiché madre Clelia chiese chiarimenti sull'approvazione delle Costituzioni, non approvando la formazione separata delle sue suore, il vescovo ebbe inizialmente una reazione dura, ma poi la invitò a Piacenza. Tra il 14 e il 16 febbraio 1900, scaduto il contratto d'affitto della casa di Viareggio prossima alla chiusura, le suore della comunità di Alessandria e madre Clelia si trasferirono nella Villa San Francesco a Castelnuovo Fogliani, raggiunte nel maggio 1900 dalle suore dell'Istituto Cristoforo Colombo. Il 10 giugno 1900 monsignor Scalabrini approvò per un decennio le Costituzioni della congregazione, che aveva la duplice finalità di garantire il servizio ai migranti e propagare il culto al Sacro Cuore di Gesù. La prima professione fu celebrata il 12 giugno nella cattedrale di Piacenza con nove suore professe, compresa madre Clelia, e il nome fu fissato in Suore Apostole Missionarie del Sacro Cuore, sebbene il secondo aggettivo fu quasi subito abbandonato per evitare confusione con le omonime Missionarie del Sacro Cuore fondate da madre Francesca Saverio Cabrini, canonizzata nel 1946.
Due mesi dopo la fondazione, le prime Apostole partirono per San Paolo in Brasile, dove sorsero contrasti e suor Elisa Pederzini fu nominata superiora in sostituzione di madre Assunta Marchetti, già sul posto con le Ancelle degli orfani e dei derelitti all'estero e beatificata nel 2014. Le due comunità in Brasile non si fusero mai completamente a causa di divergenze nei carismi originari. Un secondo gruppo di suore fu destinato a Curitiba nel Paranà per occuparsi di un orfanotrofio, e a Santa Felicidade fu aperto il primo noviziato per accogliere le vocazioni locali. Il 16 giugno 1902 alcune Apostole sbarcarono a Boston negli Stati Uniti d'America in appoggio alla parrocchia del Sacro Cuore retta dai Missionari di San Carlo. A Boston sorsero questioni economiche dopo qualche anno, portando madre Clelia a difendere l'operato delle suore con uno scritto. Nei primi mesi del 1901 la Casa madre in Italia fu stabilita a Piacenza, a Palazzo Falconi. Madre Clelia accolse numerose postulanti grazie alla rivista Il trionfo del Cuore di Gesù sul cuore umano e a lettere inviate ai parroci del Nord Italia. Un articolo del Corriere della Sera accusò le Apostole di reclutare forzatamente le giovani, ma l'articolo ebbe l'effetto opposto, spingendo molte fanciulle a informarsi. Madre Clelia indirizzava le candidate più adatte ad altri istituti, come quello di madre Maria Antonietta Michel, ricevendo in cambio lo stesso trattamento.
Madre Clelia doveva far fronte a crescenti accuse e diffondeva i propri dubbi a monsignor Scalabrini, mentre le voci calunniose giungevano alla Sacra Congregazione dei Religiosi. Monsignor Scalabrini morì improvvisamente il 1 giugno 1905, addolorando profondamente la fondatrice. Il successore sulla cattedra di Piacenza, monsignor Giovanni Maria Pelizzari, le consigliò di passare sotto la diocesi di Alessandria, mentre il nuovo superiore generale dei Missionari di San Carlo, padre Domenico Vicentini, dichiarò di non avere competenza giuridica sulle suore. In Brasile intanto avvenne la separazione definitiva e dal 22 settembre 1907 il gruppo di madre Assunta Marchetti passò sotto la giurisdizione del vescovo di San Paolo, assumendo il nome di Suore Missionarie di San Carlo, dette popolarmente Scalabriniane. Nel 1909 si svolse la prima visita apostolica all'istituto di madre Clelia, seguita da altre nei due anni successivi senza interpellare direttamente la fondatrice ma ascoltando le voci a lei avverse. Nel 1911 madre Clelia fu deposta dal ruolo di superiora generale, sebbene fosse già stata deposta nel 1904 e reintegrata nel 1905. Nel 1912 il nome dell'istituto cambiò in Zelatrici del Sacro Cuore e nel 1916 la casa generalizia fu trasferita a Roma. Nel tentativo estremo di salvare le sue figlie, madre Clelia, residente ad Alessandria, tentò invano di ottenere udienza da papa Benedetto XV e chiese la dispensa dai voti, richiesta scritta il 10 aprile 1916 e rinnovata il 29 maggio. Il 2 giugno 1916 fu notificato che la Sacra Congregazione dei Religiosi aveva concesso la dispensa il 24 maggio, dando inizio per Clelia e per le poche suore rimaste fedeli a un lungo esodo.
Il ritorno, gli ultimi anni e la glorificazione
La prima tappa dell'esodo fu Genova, dal giugno 1916 al settembre 1917, seguita dallo spostamento a Torino. Qui Clelia provò dubbi e momenti di smarrimento che annotò nel suo diario, ottenendo aiuti finanziari grazie all'interessamento dell'arcivescovo, il cardinale Agostino Richelmy. Dal 4 ottobre 1921 si spostò a Roccagiovine, ospite di don Giuseppe Di Gennaro, parroco del luogo che l'aveva conosciuta a Torino. Con la salute in peggioramento, si dedicò prevalentemente a sostenere con la preghiera le sorelle che l'avevano seguita e che insegnavano il catechismo in paese. Quando don Giuseppe fu nominato parroco a Marcellina, anche le suore si trasferirono con lui. Nel 1924 Clelia emise il voto di umiltà per abbassare il proprio amor proprio e far trionfare quello di Gesù, continuando una vita ritirata ricca di preghiera, specie per le sue Apostole e per quanti l'avevano ferita. Con il tempo si rese conto di aver domandato la dispensa dai voti in un momento di smarrimento e, certa di avere ancora poco tempo, sollecitò di poter vivere i suoi ultimi giorni come Apostola del Sacro Cuore di Gesù. Dopo un cospicuo scambio di lettere con la madre generale Marcellina Viganò, il 7 marzo 1928 partì per via Germano Sommeiller a Roma, sede della Casa generalizia. Clelia avrebbe riemesso i voti dopo aver seguito un corso di Esercizi spirituali, ma secondo alcuni testimoni oculari lo fece solo poco prima di morire. Le fu assegnata una stanza al secondo piano con una piccola porta sul coretto della chiesa interna alla casa, posizione che le permetteva di adorare Gesù nel Tabernacolo senza spostarsi troppo. La preghiera e l'adorazione furono quasi la sua unica compagnia, non potendo ricevere visite senza il permesso della superiora, e alle suore giovani non si parlava mai di lei né era concesso di chiedere informazioni.
Nel novembre 1930 la salute di madre Clelia si aggravò a causa di un tumore all'intestino diagnosticato. Nonostante i dolori, era serena e li offriva per i peccatori e per le sue suore, ricevendo la Comunione e l'assoluzione dal cappellano, monsignor Raffaele Fulin. Verso l'una di notte del 21 novembre perse i sensi e si riebbe dopo aver ricevuto l'Unzione degli Infermi, rispondendo alle preghiere suggerite dal cappellano e continuando a chiedere perdono delle proprie colpe prima di morire. Il 23 novembre si svolse il suo funerale ed ella fu sepolta nella cappella del Cuore di Gesù agonizzante presso il cimitero del Verano poiché le Zelatrici del Sacro Cuore non avevano una tomba propria. I resti mortali rischiarono di andare dispersi durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale, ma furono riconosciuti e traslati il 20 maggio 1945 nella chiesa annessa alla Casa generalizia. Sulla lastra tombale Clelia fu definita per la prima volta dopo anni come Fondatrice, grazie alla riscoperta del suo ruolo promossa dalla quarta superiora generale, suor Hildegarde Campodonico, a cui seguirono le prime ricerche storiche e la pubblicazione delle lettere. Il 2 febbraio 1968 le Zelatrici del Sacro Cuore tornarono al nome originario a seguito della richiesta dell'assemblea generale straordinaria, come voluto da madre Clelia. La fama di santità riemerse nella sua congregazione dove dal 1969 si cominciò a recitare una preghiera per chiedere la sua intercessione.
Il processo informativo diocesano per l'accertamento delle virtù eroiche si svolse dal 18 giugno 1990 al 1° aprile 1998 presso il Vicariato di Roma, e la Congregazione delle Cause dei Santi ne convalidò gli atti il 21 maggio 1999. Trasmessa nel 2014, la Positio super virtutibus fu esaminata il 20 ottobre 2015 dai Consultori Teologi, e il 13 dicembre 2016 i cardinali e i vescovi membri si espressero favorevolmente. Il 21 dicembre 2016 papa Francesco autorizzò la promulgazione del decreto con cui madre Clelia Merloni fu dichiarata Venerabile. Come possibile miracolo per la beatificazione fu esaminato il caso del medico brasiliano Pedro Ângelo de Oliveira Filho, colpito il 14 marzo 1951 da una paralisi ai quattro arti diagnosticata come sindrome di Landry o di Guillain-Barré, che nel giro di poche settimane gli aveva impedito persino di deglutire. La sera del 20 marzo la moglie Angelina Oliva ricevette da suor Adelina Alves Barbosa un'immaginetta con la novena a madre Clelia e una reliquia ex indumentis tratta dal velo. Un sottile filo fu messo in un cucchiaino con un po' d'acqua e somministrato al malato con la preghiera dei familiari; dopo pochi minuti il malato riuscì a ingerire l'acqua, poi bevve altri bicchieri d'acqua, del latte, una crema di latte e mais, e nel giro di venti giorni fu dimesso dall'ospedale in completa salute, morendo poi il 25 settembre 1976 per arresto cardiaco estraneo alla malattia. Il processo diocesano sul presunto miracolo si svolse dal 25 gennaio 2005 all'11 aprile 2011, la Consulta medica si pronunciò per l'inspiegabilità scientifica il 23 febbraio 2017, il Congresso peculiare dei Teologi espresse parere affermativo il 27 giugno successivo e i cardinali e vescovi confermarono il giudizio il 9 gennaio 2018. Il 27 gennaio 2018 papa Francesco autorizzò la promulgazione del decreto sul miracolo, e la beatificazione fu celebrata il 3 novembre 2018 nella basilica di San Giovanni in Laterano dal cardinal Giovanni Angelo Becciu come delegato papale, fissando la memoria liturgica al 20 novembre. Oggi le Apostole del Sacro Cuore sono circa un migliaio e contano comunità in quattordici paesi del mondo, portando avanti gli insegnamenti della fondatrice in istituti scolastici, case-famiglia, ospedali e case di cura, affiancate dalla Grande Famiglia del Sacro Cuore formata da famiglie e fedeli laici.
La vita
Clelia Merloni nasce a Forlì nell'anno 1861. La sua vocazione si concretizza nel 1894 a Viareggio, dove fonda l'istituto delle Apostole del Sacro Cuore di Gesù. Nel corso degli anni, la sua missione si estende attraverso diverse città italiane, tra cui Sanremo, Savona, Genova, Como, Piacenza, Alessandria e Roma, portando con sé la testimonianza di una fede radicata nell'amore per il Sacro Cuore. Durante il suo cammino, Clelia affronta una prova dolorosa a causa del tracollo finanziario subito per colpa di un amministratore infedele, una ferita che mette a dura prova la sua opera e la sua persona.
La sua collaborazione con il Beato Giovanni Battista Scalabrini, avvenuta durante il periodo trascorso a Piacenza, rappresenta un momento significativo del suo percorso spirituale e apostolico. Nel 1916, in seguito a circostanze complesse, Clelia chiede e ottiene la dispensa dai voti, iniziando un periodo di distacco dall'istituto che lei stessa aveva generato. Nonostante il dolore di questa separazione, la sua fedeltà interiore non vacilla. La grazia del ritorno si compie nel 1928, anno in cui rientra nell'istituto, vivendo i suoi ultimi anni in dedizione e preghiera fino alla morte, avvenuta a Roma nel 1930.
Il culto
La figura della Beata Clelia Merloni è oggetto di profonda venerazione da parte di coloro che vedono nella sua esistenza un modello di abbandono fiducioso alla volontà divina. La Chiesa ha riconosciuto ufficialmente la santità della sua vita attraverso il rito di beatificazione, celebrato il tre novembre 2018. La sua memoria liturgica invita i fedeli a riflettere sulla forza del perdono e sulla perseveranza necessaria per superare le cadute della vita.
La testimonianza di Clelia continua a vivere nell'operato delle Apostole del Sacro Cuore di Gesù, che operano nel solco del carisma da lei tracciato. Il suo culto, pur essendo radicato nella storia del ventesimo secolo, parla al cuore degli uomini e delle donne di oggi, offrendo un esempio di come la fedeltà a Dio possa trasformare anche le sofferenze più amare in un cammino di santificazione personale e comunitaria.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia la Beata Clelia Merloni?
La memoria liturgica della Beata Clelia Merloni si celebra il 20 novembre, giorno precedente la sua nascita al cielo.