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26 de noviembre

Beata Delfina de Signe

Viuda

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Origini e giovinezza in Provenza

Delfina nacque a Puimichel, probabilmente nel 1285, ed era figlia del signore del luogo. La madre era originaria di Barras, a circa dieci chilometri da Digne. Delfina perse i genitori in età giovanissima e aveva una sorellastra dal nome di Alayette che entra presto in convento. I parenti rimasti, degli zii, misero Delfina nel monastero agostiniano di Santa Caterina a Soys. Nel monastero si trovava sua zia, suor Cecilia, che probabilmente esercitò una forte influenza sulla bambina. Gli zii la ripresero quando aveva tredici anni perché la volevano maritare. Carlo secondo d'Angiò, re di Sicilia, la destinava al figlio del conte di Ariano. Delfina rifiutò il matrimonio e dichiarò alla famiglia di voler restare vergine e votarsi a Dio. Gli zii si infuriarono e insistettero temendo che il re fraintendesse la causa del rifiuto vedendovi un rifiuto mascherato della domanda. Gli zii fecero intervenire un francescano affinché influenzasse la fanciulla. Delfina comunicò esplicitamente al francescano la sua intenzione di votarsi a Dio. Il religioso le spiegò la difficile situazione per la famiglia e le consigliò di acconsentire al fidanzamento per poi rifiutare il matrimonio in seguito. Delfina si lasciò persuadere e scambiò le promesse con il giovane Elzeario di Sabran, probabilmente nel 1297. Due anni dopo, il cinque febbraio del 1300, il matrimonio fu celebrato ad Avignone. Delfina aveva quindici anni, due in più del giovane sposo.

Il matrimonio vissuto nella castità

Quando Elzeario le parlò di rapporti sessuali, Delfina rispose invocando l'esempio di Cecilia e Valeriano o di Alessio. Elzeario si mise a piangere per un senso fortissimo di devozione dopo la risposta di Delfina, come riportato nel processo di beatificazione. Elzeario insistette ogni tanto con la giovane moglie, al punto che un giorno ella si ammalò con febbre forte. Delfina fece sapere al marito che avrebbe guarito solo se lui le avesse promesso di vivere in astinenza perpetua. Elzeario partì per assistere a una vestizione nel castello di Sault. Durante l'assenza a Sault, Elzeario rifletté e decise di accettare la situazione di astinenza. Elzeario si recò in Italia per regolare la successione dopo la morte del padre, assentandosi per quattro anni. Al ritorno, Delfina confesse di aver fatto voto di verginità nella cappella del castello di Ansouis. Elzeario volle pronunciare lo stesso voto anziché adombrarsi. I due sposi ricevettero insieme la comunione dalle mani del loro confessore. Entrambi trascorsero la vita compiendo opere buone nei limiti del possibile. Elzeario amministrò i suoi beni e possedimenti a Puimichel riunendo una piccola comunità con regola monacale per funzioni, discorsi spirituali e opere di carità. Elzeario visse apparentemente come un gran signore ma ebbe visioni mistiche. Elzeario condivise il letto con Delfina, ma lei dormì vestita e quando erano soli si alzarono a pregare insieme. Elzeario fu inviato alla corte di Francia in ambasciata per proporre una sposa al duca di Calabria.

Il contesto storico e la vedovanza

Il quattordicesimo secolo fu segnato da grandi catastrofi naturali come la carestia del milletrecentoquindici milletrecentosedici e la peste nera del milletrecentoquantotto. La cristianità visse guerre franco-inglesi e l'incertezza di fronte a un papato indebolito, residente ad Avignone dal milletrecentonove e condizionato dal re di Francia e dall'Università di Parigi. La santità della coppia, vissuta in totale accordo con la vita del Regno di Dio, assunse un alto significato in quell'epoca perturbata. Durante l'assenza di Elzeario, Delfina ad Avignone ebbe la visione di tutta la famiglia del conte vestita di nero e capì che Elzeario era morto. La notizia della morte di Elzeario giunse da Parigi in Provenza. Delfina piange a lungo lo sposo. Mentre pregava nella sua camera a Cabrières, Elzeario le apparve e le disse che il loro vincolo si era spezzato ed erano liberi. Entrambi erano liberi dal legame coniugale. Delfina decise di vendere tutti i suoi beni per darne il ricavato ai poveri, prendendo alla lettera il Vangelo, prima i beni mobili e poi i castelli. Elzeario era stato dichiarato santo dopo un processo avviato nel milletrecentocinquantuno. Su richiesta della regina di Sicilia Sancia, moglie del re Roberto, Delfina si recò a Casasana in Sicilia. Restò in Sicilia parecchi anni per prendersi cura della regina e farle compagnia. A Casasana fece voto di povertà assoluta conforme all'iniziativa presa in Provenza. Convocò familiari e domestici dichiarando che tutto ciò che si trovava nella residenza apparteneva a loro a vita, con l'obbligo di donare tutto ai poveri dopo la morte. Delfina chiese ai familiari di tenerla con sé insieme alla sorella monaca trattandole come due donne povere. Delfina chiese di non essere più considerata una signora, ma una compagna e una semplice pellegrina ospitata in nome di Cristo.

Il ritorno in Provenza e la difesa della fede

Ritornata in Provenza, Delfina partecipava a tutti i lavori domestici, specialmente quelli più semplici come scopare o lavare i piatti. Delfina indossava solo abiti grossolani di semplice bigello e un velo di tela di lino in testa. Elzeario e Delfina cercavano costantemente di approfondire la propria fede. Elzeario era amico del famoso francescano Francesco di Maironnes, del convento di Sisteron. Francesco di Maironnes si recò a Parigi per insegnare e poté assistere il conte di Ariano nel momento della morte. I testimoni del processo di Delfina dichiararono più volte che essa sapeva dissuadere chi aveva opinioni false o parlava male del Sommo Pontefice. Nella regione avignonese si discuteva intensamente sulla corte pontificia, la cui esistenza era poco conforme alla povertà evangelica. Il processo di Delfina riecheggia le asserzioni eretiche sulla Santa Trinità e sul Regno dello Spirito Santo diffuse all'epoca da numerosi visionari. Queste idee introducevano una specie di quaternità nella vita divina. Tali dottrine derivavano dalle predicazioni profetiche di Gioacchino da Fiore. I lontani discepoli di Gioacchino riprendevano le sue teorie su una Chiesa dello Spirito Santo successiva a quella di Cristo. Tali errori avevano trovato eco nei francescani spirituali. Un certo Durando depone al processo di Delfina. Durando mostra la contessa inorridita dalle opinioni eretiche di un frate minore venuto da Napoli per discutere con lei sulla fede nella Trinità. Il frate minore usava sofismi per provare l'esistenza di una quarta persona in Dio. La contessa rispose ricordando l'insegnamento della Chiesa e il simbolo di Atanasio. Delfina fu chiamata a discutere davanti a papa Clemente sesto e a santi dottori. Delfina sbalordì papa Clemente sesto e i santi dottori con la sua autorità. Tutti conclusero che Delfina conosceva tante cose per ispirazione dello Spirito Santo.

La vicenda di Durando e il miracolo del pozzo

Il testimone Durando fu miracolato da Delfina. Durando era un guascone di nome Durando Arnaldo de la Roque Aynière. Durando e alcuni compagni imperversavano per la Provenza nel milletrecentocinquantotto. Durando e i suoi compagni caddero in un'imboscata tesa dalla gente di Ansouis nel milletrecentocinquantotto. La gente di Ansouis gettò Durando e i suoi compagni in un pozzo senza processo. Il pozzo era profondo circa ventidue canne. Il pozzo fu chiuso con grosse pietre prima che la gente si allontanasse. Mentre gli legavano le mani, Durando aveva invocato nel suo cuore la contessa Delfina. Durando era rimasto profondamente colpito dalla fama di santità di Delfina, che si trovava ad Apt. Durando fu gettato nel pozzo di lunedì e tornò in sé il mercoledì mattina. Una voce interiore disse a Durando di alzarsi e uscire dal pozzo. Durando si accorse che i cadaveri dei compagni gettati prima di lui avevano attutito la caduta. Durando era stato colpito solo da una grossa pietra alla tibia. Durando riuscì ad alzarsi e a gridare con tutte le sue forze. Le persone nel castello sentirono le grida di Durando, stupite. Le persone portarono delle corde e tirarono fuori Durando sano e salvo. In seguito Durando si recò da Delfina. Durando ascoltò le esortazioni di Delfina, si convertì e si confessò. Durando restò per qualche tempo vicino ad Apt, nel romitaggio di Santa Maria di Clermont. Durando divenne probabilmente frate a Rocamadour. Durando depone a tre riprese nel processo di canonizzazione.

Transito, sepoltura e processo di canonizzazione

Delfina morì trentasette anni dopo il suo sposo, nel 1360, all'aurora del giorno successivo alla festa di Santa Caterina. Delfina morì all'età di settantasei anni, essendo già malata da parecchio tempo. Il processo di beatificazione di Delfina cominciò tre anni dopo la sua morte. Le persone dell'ambiente di Delfina riferirono numerosi miracoli accaduti poco dopo la sua morte. Il ventisei novembre milletrecento sessanta il corpo di Delfina, rivestito del saio dei frati minori, fu trasportato nella chiesa di Santa Caterina. Testimoni riferirono di aver udito una musica armoniosa risuonare la notte successiva nella chiesa. Molte persone uscirono per vedere da dove provenissero quei canti e, non vedendo nessuno, li attribuirono ai cori angelici. Un certo Stefano Martino, che non poteva camminare senza grucce, entrò nella chiesa il ventisei novembre e ne uscì guarito. Il giorno dopo il ventisei novembre, il procuratore di Apt, Raybaud de Saint-Mitre, decise di offrire un pasto ai poveri nella casa della contessa. Raybaud de Saint-Mitre fu sorpreso nel vedere arrivare molte più persone del previsto, circa duecento. Raybaud de Saint-Mitre aveva fatto cuocere solo cinque litri di piselli, pari a un'émine, mentre ce ne sarebbe voluto il triplo. Dopo che tutti ebbero mangiato, rimase ancora una grossa marmitta piena di piselli. Nel milletrecento sessantatré fu intrapreso il processo di canonizzazione di Delfina a seguito del susseguirsi dei miracoli. L'arcivescovo di Aix e i vescovi di Vaison e di Sisteron furono incaricati dell'indagine per il processo di Delfina. L'indagine cominciò il quattordici maggio milletrecento sessantatré ad Apt, nella chiesa dei Cordiglieri. Una seduta solenne nella cattedrale riunì la folla che approvò il processo e dichiarò la santità della contessa d'Ariano. Da quel momento il processo, comprensivo delle deposizioni dei testimoni oculari, fu considerato concluso. Il testo del processo fu consegnato al papa nell'ottobre successivo.

Gli eventi storici e il culto della Beata

I penosi eventi che affliggevano la cristianità ebbero un contraccolpo sul processo. Urbano quinto occupava allora il trono pontificio di Avignone ed era figlioccio di Elzeario. Urbano quinto si trovava in una posizione difficile e preferì rinviare la canonizzazione di Delfina, dopo aver effettuato un brevissimo ritorno a Roma. Dal milletrecento settantotto si susseguirono ad Avignone pontefici eletti in condizioni dubbie, dando inizio al Grande Scisma. Pace e unità furono ristabilite nella Chiesa nel milletrecento diciassette. Il corpo di Delfina fu deposto in una cassa nella cappella dei Cordiglieri di Apt, vicino alle spoglie del marito sant'Elzeario. Il processo di canonizzazione di Delfina non fu mai più ripreso. Elzeario è venerato come santo, mentre Delfina ha solo il titolo di beata. Delfina è beata, originaria di Apt nella Provenza in Francia, fu moglie di sant'Elzeario di Sabran, fece voto di castità insieme al marito Elzeario e, dopo la morte del marito, visse in povertà e dedita alla preghiera.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia la Beata Delfina de Signe?

La memoria liturgica della Beata Delfina de Signe si celebra il ventisei novembre.

En Apt, en la Provenza, en Francia, beata Delfina, que, esposa de san Elzeario de Sabran, junto con el cual hizo voto de castidad, después de la muerte de su marido vivió en pobreza y dedicada a la oración. — Martirologio Romano