13 de abril
Beata Margarita de Città di Castello
Dominica
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Origini e doloroso abbandono
Margherita nacque cieca e storpia nel milletrecento ottantasette a Metola. I suoi genitori, appartenenti alla nobiltà e dotati di grandi ricchezze, considerarono la figlia un peso troppo grave e umiliante a causa delle sue disabilità fisiche. Spinti dal desiderio di una guarigione, i genitori condussero Margherita a Città di Castello per implorare il miracolo presso un santo Francescano molto venerato in quella terra. Tuttavia, le suppliche dei genitori rimasero senza alcuna risposta. Di fronte a questo silenzio, i familiari compirono l'estremo gesto di abbandonare Margherita in chiesa e tornare alle loro case. La giovane non pianse e non si disperò dopo l'abbandono, ma compì un atto eroico di completa fiducia in Dio, invocandolo come Padre degli orfani. Quel momento di solitudine e rifiuto segnò l'effettivo inizio del suo cammino di santità.
Il cammino di perfezione domenicana
Dopo aver superato prove e umiliazioni, Margherita ricevette l'Abito del Terz'Ordine di San Domenico, venendo definita dal martirologio come beata vergine delle Suore della Penitenza di San Domenico a Città di Castello in Umbria. Visse per trentatré anni, raggiungendo un grado di altissima perfezione conforme all'ideale dell'ordine domenicano. La pratica costante della penitenza diede grande vigore al suo spirito per una perseverante preghiera, la quale aprì a Margherita i tesori della celeste sapienza. Grazie a questo dono spirituale, imparò a memoria l'intero Salterio e possedette la grazia di saperne spiegare i sensi più reconditi. Fece un gran bene alle anime senza fare alcun rumore, tanto che tutti ricercavano la sua santa compagnia. Fu inoltre devotissima del mistero dell'incarnazione.
Il transito e il culto
Margherita morì il tredici aprile milletrecento venti. Il martirologio attesta che fu cieca e storpia fin dalla nascita, abbandonata dai genitori e fiduciosa nel nome di Gesù. Dopo la sua morte, durante una ricognizione, le furono trovate nel cuore tre perle, sulle quali erano mirabilmente scolpite le immagini di Gesù, della Madonna e di San Giuseppe. Il suo corpo incorrotto si trova tuttora custodito nella chiesa di San Domenico a Città di Castello. Il culto liturgico ricevette un primo riconoscimento nel milleseicentonove, quando Papa Paolo V concesse ai Domenicani di Città di Castello la Messa e l'Ufficio propri. Successivamente, il sei aprile milleseicentosettantacinque, Papa Clemente X estese il privilegio della Messa e dell'Ufficio a tutto l'Ordine domenicano. Infine, nel diciannovesimo secolo, precisamente nel millenovecentottantottanta, il vescovo locale di Urbino e Città di Castello la proclamò Patrona Diocesana dei non vedenti.
Una vita di fede
La storia di Margarita de Città di Castello inizia nel 1287 a Metola. La sua vita fu segnata da un atto di estrema durezza, quando fu abbandonata dai suoi genitori all'interno di una chiesa a Città di Castello. In quel luogo di solitudine, Margarita non si perse d'animo, ma abbracciò la sua condizione con una fede profonda e una resilienza che colpiscono ancora oggi. La sua esistenza non fu definita dai limiti fisici, ma dalla straordinaria capacità di interiorizzare la parola di Dio, giungendo a imparare a memoria l'intero Salterio, un dono che le permetteva di vivere in costante comunione con il Signore.
Il cammino di Margarita si arricchì ulteriormente quando ricevette l'abito del Terz'Ordine di San Domenico, sigillando così la sua appartenenza alla famiglia domenicana e il suo voto di verginità. Visse i suoi anni in una dedizione silenziosa e operosa, diventando un punto di riferimento spirituale per quanti la circondavano. La sua morte, avvenuta il 13 aprile 1320 a Città di Castello, segnò il compimento di una vita spesa nell'ascolto e nella preghiera. La sua eredità spirituale non si è spenta con la sua dipartita, ma ha continuato a nutrire la devozione dei fedeli nel corso dei secoli, testimoniando come la grazia di Dio possa fiorire anche nei contesti più difficili e di apparente abbandono.
Il culto e la memoria
Il riconoscimento della santità di Margarita de Città di Castello è giunto attraverso i secoli come un segno di gratitudine della Chiesa per la sua testimonianza di purezza e perseveranza. La conferma del suo culto avvenne formalmente nel 1675, grazie all'intervento di Papa Clemente X. In quello stesso anno, la solennità della sua memoria liturgica fu estesa a tutto l'Ordine Domenicano, permettendo ai fedeli di tutto il mondo di onorare la sua figura.
La Beata Margarita è invocata con particolare devozione dai non vedenti, che trovano in lei una compagna di cammino capace di vedere con gli occhi del cuore e della fede. La sua festa, celebrata il 13 aprile, invita ogni anno la comunità cristiana a riflettere sulla dignità di ogni vita e sulla forza trasformatrice della preghiera, ricordando che la vera luce risiede nell'unione costante con il Santissimo Salvatore.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia la Beata Margherita di Città di Castello?
La sua ricorrenza liturgica si celebra il tredici aprile, giorno in cui si ricorda la sua nascita al cielo.
Di cosa è patrona la Beata Margherita?
La Beata Margherita è stata proclamata Patrona Diocesana dei non vedenti.
En Città di Castello en Umbria, beata Margarita, virgen de las Hermanas de la Penitencia de San Domenico, que, aunque ciega y tullida desde el nacimiento y abandonada por sus padres, confió siempre en su corazón en el nombre de Jesús. — Martirologio Romano