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21 de febrero

Beata María Enriqueta Dominici

Virgen

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

L'infanzia e la giovinezza a Carmagnola

Caterina Dominici nacque il 10 ottobre 1829 a Carmagnola, in località Borgo Salsasio, come quartogenita di una semplice famiglia di campagna. La sua infanzia fu segnata da un evento doloroso quando aveva appena quattro anni, poiché i genitori si separarono e del padre naturale non si seppe mai più nulla. Questa separazione rappresentò una pena che Caterina portò per sempre nel cuore, ma al contempo il concetto di Babbo Buono prese il posto del padre naturale, facendole sentire per tutta la vita che Dio era un Padre che sa tutto, può tutto e la ama. In seguito alla rottura familiare, la madre e i figli andarono a vivere con lo zio sacerdote a Borgo San Bernardo, altra frazione di Carmagnola, condividendo la nuova abitazione anche con il nonno e una zia. In questo contesto protetto, Caterina formò il suo carattere tra la casa, la scuola e la chiesa, tutte situate vicine.

La sua indole fu fin da subito improntata a una profonda religiosità, sebbene fosse un po' timida e non le piacesse essere contraddetta. Aveva una grande passione per i fiori e amava giocare a fare altarini insieme al fratello, il quale in seguito sarebbe diventato sacerdote somasco. Dimostrò una precoce sensibilità verso i bisognosi, risparmiando quel poco che poteva per donarlo ai poveri e adoperandosi per aiutare e confortare i malati. Assunse l'abitudine di accostarsi alla confessione e di fare la comunione tutte le settimane. Vivendo in una canonica, non le mancò la lettura di libri religiosi, amando soprattutto le vite dei santi, ed elesse Santa Caterina da Siena come sua particolare patrona. Sentì ben presto il desiderio di diventare monaca ad ogni costo, arrivando a fare di nascosto, tra le mura domestiche, una sorta di noviziato e mettendo persino in pericolo la salute a causa di penitenze esagerate.

Quando manifestò apertamente il proposito di farsi religiosa, lo zio sacerdote si oppose fermamente, mentre la mamma, pur non essendo contraria alla sua vocazione, nutriva la naturale paura di restare sola. La giovane dovette così attendere cinque anni prima di vedere avverato il suo sogno di consacrazione. Durante gli anni della giovinezza a Carmagnola, fece parte della Compagnia delle Umiliate, un sodalizio che aveva il delicato compito di accompagnare i morti alla sepoltura. Un giorno, vincendo la sua naturale timidezza, trasportò persino una bara sulle sue spalle. Già a quindici anni iniziò a insegnare catechismo ai piccoli del borgo, guadagnandosi l'affettuoso appellativo di angelo del paese. Nei giorni festivi si fermava in chiesa anche quattro o cinque ore di seguito, sperimentando come il tempo passato davanti a Gesù sacramentato le passasse come un lampo, al punto che avrebbe voluto risiedere sempre in tempio se altri doveri non l'avessero chiamata altrove.

Le prove spirituali e l'ingresso tra le Suore di Sant'Anna

In quel fervido periodo iniziarono per la giovane le prove spirituali tipiche delle anime privilegiate. Dio le tolse a poco a poco tutti i suoi doni sensibili, lasciandola in una condizione di aridità, freddezza e insensibilità. Quel combattimento spirituale fu dolorosissimo per la sua umanità, ma non recò alcun pregiudizio al suo spirito, poiché ella proseguì con la grazia divina in tutti i consueti esercizi e pratiche di pietà nonostante la totale mancanza di trasporto emotivo. La sua comunione con il Signore rimase profondamente intima, tanto che arrivava a sentirsi a disagio durante le processioni religiose a causa di questa sovrabbondante vicinanza interiore con il Creatore. Nel 1848 la famiglia si trasferì nuovamente a Carmagnola, seguendo gli spostamenti dello zio don Andrea.

Finalmente, nel novembre del 1850, ottenne il permesso definitivo di farsi religiosa. Non entrò in un ordine di clausura come aveva a lungo desiderato, ma optò per le Suore di Sant'Anna. La semplice ragazza di campagna fu ricevuta nel ricco Palazzo Barolo di Torino ed accolta direttamente dalla fondatrice, la Marchesa Giulia di Barolo, la quale intuì immediatamente la grandezza della sua anima. Fu la Marchesa stessa a suggerire che, da religiosa, assumesse il nome della nipote preferita, ed è per questo che Caterina cambiò nome in Suor Maria Enrica. L'Istituto di Sant'Anna era stato fondato nel 1834 dal Marchese Tancredi di Barolo, un nobile benefattore torinese che aveva dato vita a numerose opere di beneficenza per i poveri insieme alla moglie. La Casa Madre sorgeva a pochi passi dal celebre Santuario della Consolata a Torino, e lo stesso palazzo dei Marchesi aveva anticamente ospitato i bambini di strada alle origini della congregazione, nata proprio con la missione primaria di educare e istruire l'infanzia abbandonata. Silvio Pellico fu uno dei primi e più valenti collaboratori delle suore, operando con dedizione come bibliotecario e segretario della nobile coppia.

Superate le inevitabili difficoltà del noviziato, Suor Enrichetta emise la sua professione religiosa in occasione della festa di Sant'Anna del 1853. L'anno seguente, nel 1854, la giovane suora fu mandata a Castelfidardo, in una casa nata qualche anno prima e situata poco distante dal Santuario di Loreto. Il clima all'interno di quella comunità non era affatto sereno e fu accolta dalle consorelle locali quasi come una spia, ma con la sua mitezza e la sua carità riuscì a farsi amare in brevissimo tempo. Appena un anno dopo il suo arrivo, scoppiò una grave epidemia di colera e le suore si offrirono prontamente per curare gli infermi. Enrichetta toccò con mano la miseria umana davanti alla sofferenza e alla morte, offrendo una dedizione straordinaria che durò tre mesi e il cui esempio rimase a lungo vivo nella memoria della popolazione locale.

Il ritorno a Torino, il generalato e le missioni in India

Cessata l'emergenza sanitaria, fu nominata maestra delle novizie. Al suo direttore spirituale, un padre gesuita, manifestò la sua continua aridità di spirito e gli espresse il vivo desiderio di partire come missionaria in India per portare il messaggio d'amore di Cristo. Ottenne il permesso di privarsi di tutto ciò che non fosse assolutamente necessario per prepararsi a tale vocazione. Il 17 maggio 1857 visse un giorno memorabile nel periodo marchigiano, incontrando in udienza, insieme ad altre religiose, Papa Pio IX in visita a Loreto, alla presenza anche di Santa Maddalena Sofia Barat. Nel 1858 rientrò a Torino per riassumere il compito di maestra delle novizie. Durante questo incarico, la congregazione si trovava ad affrontare un dissidio insanabile tra la Fondatrice e la prima superiora. A seguito dell'intervento della Santa Sede, nel luglio del 1861 Enrichetta fu designata a succedere alla guida dell'istituto, pur avendo all'epoca solo trentadue anni.

Sentendosi fortemente inadeguata di fronte a un simile peso, prima di accettare si consultò con il Canonico Anglesio, successore del Cottolengo alla guida della Piccola Casa della Provvidenza, il quale le disse che doveva umilmente accettare la volontà di Dio. In quei giorni la fondatrice si trovava a Lione e, saputa la notizia della nomina, fece illuminare a festa il santuario della Madonna di Fourvière. Madre Enrichetta dovette tuttavia convivere per quattro anni con la superiora deposta, la quale non lasciava l'istituto e rifiutava di partecipare alla vita comunitaria, creando un notevole imbarazzo che richiese immensa prudenza e carità. Rimase al governo della congregazione per ben trentatré anni, governando con saggezza e accrescendo enormemente l'Istituto, fondando una trentina di case e spingendosi fino a Roma e in Sicilia. Fu confermata ad ogni scadenza di mandato poiché non sembrava possibile trovare un'altra madre generale.

Non potendo realizzare di persona il sogno giovanile di andare in India, adempì indirettamente al voto di missionaria inviando le sue suore. Nel febbraio del 1871 partirono per la prima volta sei religiose, definite affettuosamente le sue beniamine, che la Madre affidò alla Santissima Trinità, di cui era ferventemente devota. Nel mese di ottobre del 1879, venerata da tutte le sue suore, si recò persino di persona nella lontana India per visitare la prima casa missionaria a Secunderabad. Il 14 luglio 1884 fu ricevuta in udienza da Papa Leone XIII e fu inoltre preziosa consigliera di San Giovanni Bosco nell'istituire la Regola delle Figlie di Maria Ausiliatrice, arrivando a prestare due suore alla nuova congregazione salesiana.

La spiritualità, la malattia e il transito al cielo

Affabile e gentile ma al tempo stesso riservata e di poche parole, Madre Enrichetta visse una profonda ascesi interiore. Con il permesso del superiore fece l'eccezionale voto di cercare nel compimento di ogni azione il modo più perfetto. Passava lunghi momenti di meditazione davanti al tabernacolo e raccomandava la stessa pratica alle sue suore, ottenendo inoltre dalla Santa Sede il permesso affinché potessero fare la comunione quotidiana. I suoi scritti, comprendenti un'autobiografia e un copioso epistolario, testimoniano il suo totale abbandono in Dio e contengono elevate espressioni di lode mistica, dimostrandola una mistica straordinaria pur essendo a capo di una congregazione di vita attiva.

Nel corpo provato della Madre si abbatté infine la prova della malattia, un carcinoma al seno manifestatosi a seguito di un forte colpo al petto subìto durante una burrascosa mareggiata su un battello che da Messina la portava a Napoli. Tenne gelosamente nascosto il male per pudore, accettando la volontà divina, e lo rivelò alle consorelle solo quando era ormai incurabile. Da fine novembre del 1893 non poté più alzarsi dal letto ma, nonostante i lancinanti dolori, continuò a guidare l'Istituto e a compiere tutte le devozioni previste dalla Regola. Al suo capezzale si recarono personalità come Maria Clotilde di Savoia e l'Arcivescovo Riccardi, il quale, uscendo dalla stanza, esclamò estasiato circa l'atmosfera che vi si respirava. Il medico curante, che l'aveva assistita, dichiarò di non aver mai trovato un'anima più quieta e rassegnata in sessant'anni di professione, aggiungendo che era preparata alla morte da lunghi anni.

Trascorsi gli ultimi giorni in un sereno assopimento, nel momento del trapasso aprì gli occhi e sorrise alle suore che l'attorniavano in lacrime, mormorando con un filo di voce le parole: «Umiltà! Umiltà!». Spirò il 21 febbraio 1894 a Torino. Nel 1926 le sue spoglie mortali furono traslate nella cappella della Casa Madre. Papa Paolo VI la proclamò Beata il 7 maggio 1978. Oggi la sua opera continua attraverso le case delle Suore di Sant'Anna presenti in Italia, Svizzera, Camerun, Argentina, Perù, Filippine, Messico, Brasile e Stati Uniti, mentre in India le case sono giunte a ottanta, superando il numero di quelle italiane e vedendo la nascita di congregazioni locali con il medesimo carisma.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia la Beata María Enriqueta Dominici?

La ricorrenza liturgica si celebra il 21 febbraio, giorno della sua nascita al cielo.

Di quale istituto faceva parte la Beata María Enriqueta Dominici?

Apparteneva alle Suore di Sant'Anna e della Provvidenza, di cui fu la venerata Madre generale per trentatré anni.

En Turín, beata María Enrica (Ana Caterina) Dominici, de las Hermanas de Santa Ana y de la Providencia, que gobernó con sabiduría el Instituto durante treinta años hasta su muerte y lo acrecentó. — Martirologio Romano