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12 de septiembre

Beata María Luisa Angélica (Gertrude) Prosperi

Benedictina

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Origini e giovinezza

Gertrude Prosperi nacque il 19 agosto 1799 a Fogliano di Cascia, in provincia di Perugia. I suoi genitori furono Domenico Prosperi e Maria Diomedi, appartenenti alla piccola nobiltà locale ma privi di grandi disponibilità economiche. La casa natale sorse in posizione centrale nel paese, proprio presso la chiesa parrocchiale di San Ippolito. La neonata venne battezzata lo stesso giorno della nascita al fonte battesimale che risulta ancora oggi esistente.

Negli anni successivi la sua vocazione prese forma fino al 4 maggio 1820, quando venne accolta nel monastero di Santa Lucia a Trevi, situato nella diocesi di Spoleto. Quella struttura monastica era stata da poco restituita alle monache benedettine dopo che le stesse erano state espulse pochi anni prima. All'ingresso in monastero assunse il nome religioso di Maria Luisa. Per lungo tempo la sua vita si svolse senza clamori, nel totale nascondimento e nei ritmi regolari della vita monastica.

La vita claustrale e gli incarichi

Dal 1822 al 1834 Maria Luisa visse nel monastero di Santa Lucia come una religiosa esemplare e molto apprezzata dalle consorelle. La sua vita quotidiana la vide impiegata in tutti gli uffici previsti dalla Regola benedettina. Ricoprì con dedizione gli incarichi di infermiera, di sagrestana, di camerlenga per ben quattro volte e di maestra delle educande. Le testimonianze delle persone che vissero con lei la descrivono concordemente come amabile e benvoluta sia dalle educande sia dalle monache.

Ella svolgeva con meticolosità i suoi doveri quotidiani proprio per potersi dedicare intensamente alla preghiera e invitava spesso le consorelle a unirsi a lei in questo momento di elevazione spirituale. All'inizio nulla trapelava circa le sue esperienze mistiche. Tuttavia, in seguito all'arrivo del primo direttore spirituale, su un totale di quattro che avrebbe avuto nel corso degli anni, fu costretta a raccontare quanto le accadeva nell'intimità dell'anima.

Cammino ascetico e visioni

La religiosa fece l'esperienza di una visione nella quale vide Gesù con la croce in spalla che le prediceva sofferenze e incomprensioni. Inizialmente subì una sanzione monastica e fu profondamente incompresa dalle consorelle. Praticò le penitenze tipiche dell'Ottocento, come discipline, cilizi e catenelle per macerare il corpo, seguendo la tradizione ascetica del suo tempo e ispirándose a figure insigni come Sant'Alfonso di Liguori. Attraverso la sua intensa orazione portava il mondo intero dentro la trama della vita monastica quotidiana.

In seguito il nuovo direttore spirituale, l'arcivescovo di Spoleto monsignor Ignazio Giovanni Cadolini, la obbligò a scrivere relazioni periodiche sulle sue esperienze mistiche. Scrivere di queste cose rappresentò per lei un'ulteriore e profonda sofferenza, ma ella obbedì inviando al vescovo oltre trecento pagine in tutto. A partire dal 1838 iniziò a firmarsi con il nome di Maria Luisa della volontà di Dio. Le sue esperienze mistiche accadevano spesso vicino al momento in cui stava per ricevere l'Eucaristia, divenendo un momento unitivo altissimo con Cristo e lasciandola più volte fisicamente a pezzi.

Il ministero di Badessa

Il 1 ottobre 1837, all'età di trentotto anni, Maria Luisa fu eletta Badessa, incarico che mantenne fino alla morte avvenuta il 12 settembre 1847. La nomina le generò inizialmente molti dubbi, poiché pensava di dover cercare la sua strada nel silenzio. Nonostante ciò affrontò la stagione difficile del monastero con un senso concreto e lucido della strada da seguire, senza alcun tentennamento. Ristabilì progressivamente ma decisamente la piena osservanza della Regola benedettina attraverso il proprio esempio personale, vincendo le residue diffidenze delle monache mediante un'umiltà totale che arrivava a sorprenderle in molte occasioni.

Adottò uno stile di governo attraente, non autoritario e basato su un forte carisma personale. La novizia Adelaide Pellegrini ne lottò la dolcezza degli affetti, il fare allegro, disinvolto, affabile e del tutto privo di doppiezza. La badessa infuse nel monastero un nuovo spirito di interiorità e raccogliemento, non tollerando alcuna sciatteria o distrazione nella preghiera. La sua grande capacità di introspezione fu decisiva per suscitare nuove vocazioni alla vita monastica.

Carità e prova dell'obbedienza

Sotto la sua gestione economica il monastero passò dalla ristrettezza all'abbondanza. La struttura divenne una fonte costante di elemosine e la badessa donava generosamente ai poveri che bussavano alla porta in una Trevi caratterizzata da una vita durissima. Per non lasciare a mani vuote i bisognosi, arrivava persino a prendere di nascosto alimenti dal magazzino senza avvertire la camerlenga. Mostrava inoltre grande sollecitudine verso le monache malate, come prescritto dalla Regola di San Benedetto, unendo una profonda delicatezza verso tutte le consorelle.

In seguito monsignor Cadolini fu nominato cardinale arcivescovo di Ferrara e volle fondare un nuovo istituto di Adorazione perpetua del Sacro Cuore in quella città, desiderando coinvolgere la Prosperi in tale impresa. La monaca si trovò nella posizione di non poter dire di no, sebbene lasciare il monastero di Trevi e la Chiesa di Spoleto fosse per lei una cosa molto dura da accettare. Ribadì più volte di essere pronta all'obbedienza e scrisse a Cadolini di non decidere nulla e di volere solo ciò che voleva Iddio. Alla fine la Prosperi non andrà a Ferrara e si ruppe il rapporto con il presule, pur senza che ella avesse mai disobbedito ai suoi ordini.

La malattia e gli ultimi giorni

Negli ultimi quattro anni della sua vita la Prosperi sperimentò una grande sofferenza nella sua persona. La situazione sembrò precipitare durante la Settimana Santa del 1847, iniziando la sera prima della Domenica delle Palme quando cadde malata e sembrò soffocare. Il Giovedì Santo giacque come paralizzata nel letto, immobile e con dolori molto forti, vivendo la Passione di Cristo in tutti i suoi momenti. Adelaide Pellegrini scrisse che intorno alla testa aveva segni a forma di corona di spine, vicino al cuore una ferita aperta e piena di sangue vivo, e nelle mani un segno paonazzo nel mezzo.

Dopo la Pasqua le sue condizioni migliorarono temporaneamente, ma si verificò in seguito una caduta pesantissima con il ritorno dell'infezione, febbre violenta e forti dolori alla testa. A partire dal mese di agosto del 1847 rimase malata a letto alzandosi pochissimo. Poche settimane prima di morire era ancora in grado di vedere quello che accadeva nel monastero, riprendendo le monache che a pranzo non leggevano le Costituzioni di venerdì, mandando a dire a chi parlava in corridoio di andare a dormire, e vigilando rigorosamente sugli orari del coro.

Transito e riconoscimento della santità

Rimasta malata a letto e in fin di vita, Maria Luisa agì sempre come badessa fino all'ultimo, arrivando persino a benedire dal letto la mensa comune perché nessuno lo aveva fatto nel frattempo. Gli ultimi istanti della sua vita terrena furono nel segno di una serenità che colpì quanti assistettero alla sua agonia, mostrando una continua preoccupazione per le sue monache e preparandosi a morire stando nel letto nella posizione del Crocifisso. Si spense il 12 settembre 1847 e le sue spoglie riposano tuttora nella chiesa di Santa Lucia a Trevi.

Il processo diocesano per il riconoscimento delle sue virtù eroiche fu avviato nel 1914 dal vescovo di Spoleto Pietro Pacifici, ma fu poi sospeso a causa delle vicende belliche del Novecento. L'iter fu riaperto ufficialmente dall'arcivescovo Ottorino Pietro Alberti il 13 dicembre 1987 e si concluse il 13 dicembre successivo sotto l'arcivescovo Antonio Ambrosanio. Il 19 dicembre 2011 Papa Benedetto XVI firmò il decreto che riconobbe il miracolo della guarigione di una donna umbra gravemente malata a livello cerebrale, conducendo alla solenne beatificazione celebrata il 10 novembre 2012 nella cattedrale di Spoleto.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia la Beata María Luisa Angélica Prosperi?

La sua memoria liturgica si celebra il 12 settembre, giorno della sua nascita al cielo.

Quali furono i principali incarichi ricoperti dalla Beata nel monastero di Trevi?

Nel corso della sua vita claustrale fu impiegata in tutti gli uffici previsti dalla Regola benedettina, ricoprendo i ruoli di infermiera, sagrestana, camerlenga per quattro volte, maestra delle educande e infine badessa.