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4 de octubre

Beata Martina Vazquez Gordo

Virgen y mártir

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Origini e discernimento della vocazione

Martina Vásquez Gordo nacque a Cuéllar, presso Segovia, il 30 gennaio 1865. Era la primogenita degli otto figli di Zacarías e Antonia, proprietari di una pasticceria. Sin dai primi anni manifestò un carattere intelligente e coraggioso. Alla morte della madre, Martina dovette cominciare ad aiutare in negozio. I testimoni dichiarano che era molto collaborativa e servizievole. Una volta cresciuta, pensò di doversi formare una famiglia e accettò di fidanzarsi con un giovane di Toro, città vicina a Zamora. Il suo parroco ritenne che non fosse volontà di Dio e la dissuase dal fidanzamento. Nel frattempo, suo padre fu ricoverato per una caduta da cavallo presso l'Ospedale centrale di Valladolid. Nell'ospedale di Valladolid operavano le Figlie della Carità di San Vincenzo De Paoli. Vedendo come assistevano i malati, intuì che Dio la chiamava a essere una di loro. Per avere conferma della vocazione, chiese come segno la guarigione del genitore. Quando il padre si riprese, Martina ruppe il fidanzamento. Il padre non era d'accordo perché era rimasto vedovo e non voleva essere lasciato solo. Il padre era rimasto solo con altri cinque figli, due maschi e tre femmine, dopo la morte di due in tenera età. Martina pregava, aspettava e intanto insegnava alle sorelle come occuparsi della pasticceria. Un'altra delle sorelle era entrata nel convento delle Concezioniste a Cuéllar. La sorella religiosa non comprendeva perché a Martina fosse negato di farsi religiosa. Con l'aiuto del parroco e delle suore dell'ospedale di Valladolid, vinse l'opposizione paterna. Iniziò il postulandato a trent'anni compiuti nel settembre 1895. Il postulandato si svolse nel medesimo ospedale di Valladolid dove aveva avvertito i primi segni della chiamata. Entrò nel Seminario delle Figlie della Carità a Madrid, in calle Jesús 3, il 26 febbraio 1896. La sincerità della sua vocazione fu messa in dubbio durante il periodo di formazione. Venne sottoposta a prove che la portarono a pensare di voler abbandonare quel cammino. Dopo aver riflettuto, s'impegnò a resistere e concluse felicemente la parte iniziale della vita religiosa.

Le prime destinazioni e l'opera a Zamora

La sua prima destinazione fu a Zamora come responsabile della lavanderia e della cucina. L'ospizio di Zamora tenuto dalle suore aveva numerosissimi ospiti in quel periodo. Non si era mai occupata di faccende simili, ma accettò per amore dei poveri. A Zamora divenne superiora del Colegio de la Medalla Milagrosa, in calle San Torcuato, detto La Milagrosa. Il colegio di Zamora era stato fondato nel 1903 e lei vi giunse cinque anni dopo. La scuola era poco frequentata a causa di un pregiudizio diffuso sulla sua scarsa prestigianza. Suor Martina uscì per diffondere personalmente la voce della riapertura delle attività didattiche nel settembre 1909. Si spinse in un circolo frequentato dagli uomini del quartiere. Attaccò bottone con alcuni deputati cittadini che giocavano a biliardo per convincerli a iscrivere i figli. Un deputato promise per scherzo di mandare suo figlio alla Milagrosa se lei avesse fatto carambola a biliardo. Prese la stecca, si concentrò e mandò in buca la pallina. Aprì due classi di asilo e una delle elementari durante il periodo alla scuola. Fece in modo di ampliare la struttura e costruire nuove aule.

L'impegno sociale a Segorbe

Nel 1914 venne nominata superiora di Segorbe. A Segorbe doveva occuparsi di un ospedale e di una scuola in condizioni tremende. Capovolse la situazione a Segorbe provvedendo a un'alimentazione adeguata agli ammalati. Strinse relazioni con le famiglie benestanti per migliorare le fatiscenti strutture. Impiegò la sua personale dote familiare per migliorare la situazione. Inaugurò una mensa per gli operai. Inaugurò un dispensario. Inaugurò La Gota de Leche, un'organizzazione per offrire latte artificiale alle mamme povere. Ogni giorno visitava gli ospiti di una struttura d'accoglienza temporanea. Si occupava dei bisogni degli ospiti della struttura d'accoglienza e li aiutava a trovar lavoro. Creò in collaborazione col sindaco la Junta Segorbina de Caridad a sostegno dell'ospedale e dell'ospizio. Arricchì le scuole con l'apporto di maestre laiche. Dava lezioni di taglio e cucito e di catechismo alle bambine povere. Tra il 1918 e il 1923 ricevette l'incarico di assistente del Consiglio Provinciale delle Figlie della Carità. A causa di questo incarico venne destinata di nuovo alla casa di Madrid. Nel 1926 tornò a Segorbe con rinnovate speranze ed energie. S'impegnò a consolidare le strutture e ad ampliarle per aiutare i poveri. Mantenne una salda fede e un carattere coraggioso, ottimista e umile. Chiedeva perdono delle offese che poteva aver arrecato. Nel 1933 venne sollevata dall'incarico di superiora. Rimase a Segorbe al fianco dei più bisognosi.

Il servizio agli ospedali militari in Nordafrica

Nel 1923 le truppe spagnole impegnate nella guerra in Nordafrica subirono una pesante sconfitta a El Annual. I numerosi feriti della battaglia avevano bisogno di infermiere. Il Re avanzò una richiesta di aiuto. La Visitatrice suor Josefa Bengoechea rispose che quarantadue Figlie della Carità sarebbero partite l'indomani. Suor Martina fu posta in testa al battaglione di consolazione. Ella fu la responsabile degli ospedali militari. Occupò l'incarico di superiora presso l'Ospedale Doker a Melilla. Si occupava di pulire i pavimenti, badare ai feriti e dare ordini ai militari. Era convinta di prolungare sulla terra la missione di Gesù. Esclamava spesso che i soldati e i poveri erano coloro che la dovevano portare in cielo. Un giorno arrivò al Doker un camion stracolmo di soldati morti e feriti. Suor Martina si mise a scaricare il camion consolando quanti erano in fin di vita. I conducenti del camion le dissero che era la loro vera madre. Nell'ospedale non ci fu più un posto libero. Nei pressi dell'ospedale c'era il circolo ufficiali, ritenuto perfetto per ospitare i feriti. Uno dei militari di alto rango oppose un rifiuto. Suor Martina si rivolse telefonicamente al Ministro della Guerra, Juan de la Cierva y Peñafiel. Le venne concesso l'uso del circolo come ospedale per una settimana. Venne nominata Capitano Generale, titolo che le dava l'autorità di fare quasi tutto ciò che voleva. Gli stessi ufficiali l'aiutarono ad allestire i letti e il necessario per i feriti. Il generale Gonzalo Queipo de Llano y Sierra arrivò al circolo e rimase sbalordito. Il generale decise di conoscere colei che aveva operato quella trasformazione. Entrato all'ospedale, chiese a una religiosa dove potesse trovare suor Martina e si sentì rispondere che non era lontana. Continuando la visita, incontrò un'altra suora a cui pose la stessa domanda. La seconda suora le rispose che aveva appena finito di parlare con lei. Suor Martina si voltò e sorrise al generale, che le dichiarò la sua ammirazione. Terminata la guerra, suor Martina si diresse sul monte Gurugú dove le truppe africane avevano posizionato i cannoni. Disseminò sul monte un pugno di Medaglie Miracolose. Promise che un giorno vi avrebbe fatto porre una statua della Madonna. Un capo religioso musulmano del luogo le offrì una stoffa di seta. La stoffa doveva essere usata per fare un mantello alla Madonna di Henar, patrona di Cuéllar e sua città natale.

La persecuzione e la testimonianza suprema

Tre anni dopo si accorse che la situazione per la Chiesa spagnola stava volgendo al peggio. Allo scoppio della guerra civile, il 25 luglio 1936, convocò tutte le suore in cappella. Le suore consumarono le sacre specie per evitarne la profanazione. Il 26 luglio i miliziani invasero l'ospedale. I miliziani intimarono alle suore di essere fuori dall'edificio entro le quattro del pomeriggio. I miliziani minacciarono di sparare e lanciare bombe contro l'edificio. Scortate da quattro soldati, le suore uscirono dall'ospedale. Furono portate in una casa disabitata appartenuta a una delle loro ex allieve. Vennero spinte dentro e chiuse a chiave. I persecutori passavano di tanto in tanto a controllare se qualcuna fosse scappata. La gente del posto faceva passare il cibo per loro dalle finestre. Suor Martina aveva il presentimento che sarebbe morta martire. Incoraggiava le consorelle a essere forti e a pregare chiedendo la forza al Signore. Vissero segregate dal 26 luglio al 3 ottobre. Il 3 ottobre capirono di doversi preparare spiritualmente a morire. Nella casa vicina viveva clandestinamente un sacerdote. La confessione si svolse a distanza mediante segni e per iscritto, usando il vetro delle finestre come grata. Alle nove di sera del 4 ottobre 1936 arrivarono i miliziani. Suor Martina stava in disparte perché non si sentiva bene. Le consorelle lo riferirono ai soldati, ma questi risposero di doverla prelevare. Suor Martina indossò l'abito religioso, abbracciò commossa ogni suora e diede loro l'arrivederci in cielo. Alcune suore supplicarono di poter andare con lei, ma non fu concesso. Suor Martina fu collocata su un camion che viaggiava sulla strada verso Algar de Palancia, al confine tra Castellón e Valencia. Intuendo le intenzioni degli uomini, suor Martina disse che non c'era bisogno di portarla lontano perché l'stavano per ammazzare. La fecero scendere dal camion ed ella non oppose alcuna resistenza, chiedendo solo di aspettare un attimo. Quando le fu chiesto di voltar loro le spalle, si rifiutò dicendo che morire con le spalle voltate è da codardi e che voleva ricevere la morte in faccia come Cristo e perdonare come Lui. Si mise in ginocchio, pregò con fervore e si segnò con l'acqua benedetta che aveva con sé. Baciò il crocifisso e disse ai persecutori che se li aveva offesi o se la uccidevano li perdonava e potevano sparare quando volevano. Allargò le braccia in forma di croce tenendo il crocifisso tra le dita della mano destra. Pronunciò un'ultima professione di fede citando le parole di Cristo sul riconoscere davanti agli uomini. I soldati spararono colpendola al collo e al viso senza ucciderla immediatamente. Con le ultime forze gridò di avere pietà di lei, cadde in una fossa e morì. Aveva sessantotto anni e faceva parte delle Figlie della Carità da più di trenta anni.

Il ritorno delle spoglie e la beatificazione

Il mattino successivo il suo corpo fu portato al cimitero di El Algar. Al termine della guerra civile i suoi resti mortali furono riesumati, riconosciuti dalle consorelle e portati a Segorbe insieme ad altre quarantacinque bare. Le bare furono vegliate nel chiostro dell'ospedale per tutta la notte. Il suo feretro fu portato a spalla dai soldati della Guardia Civil fino al cimitero. Nel 1959 i suoi resti furono traslati presso il Santuario di Nuestra Señora de El Henar a Cuéllar. La sua città natale le dedicò una via nel 2010. A Segorbe è stata avanzata una richiesta analoga per dedicarle una via. Il processo di beatificazione fu aperto il 5 dicembre 1960 insieme a quello di altre undici consorelle di Valencia e dell'aspirante Dolores Broseta Bonet. Il processo subì un'interruzione come molti altri relativi a persone uccise durante la guerra civile. Il processo fu ripreso il 25 novembre 1994 e ottenne il nulla osta della Santa Sede il 5 giugno 1995. L'inchiesta diocesana sul martirio si chiuse il 22 maggio 1996 e fu dichiarata valida con decreto del 20 febbraio 1998. L'anno successivo la positio super martyrio fu trasmessa alla Congregazione vaticana per le Cause dei Santi. Il 29 settembre 2009 si tenne la riunione dei periti teologi. Il 7 giugno 2011 si tenne la riunione dei cardinali e vescovi membri della Congregazione per le Cause dei Santi. Il 27 giugno 2011 papa Benedetto XVI firmò il decreto con cui suor Josefa Martínez Pérez e dodici compagne furono dichiarate ufficialmente martiri. La cerimonia di beatificazione ebbe luogo a Tarragona domenica 13 ottobre 2013. Fu inclusa nel gruppo di cinquecentoventidue martiri uccisi durante la guerra civile spagnola. Suor Josefa Martínez Pérez nacque a Cuéllar in Spagna il 30 gennaio 1865 e morì a Algar de Palancia in Spagna il 4 ottobre 1936.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia la Beata Martina Vásquez Gordo?

La memoria liturgica e la festa si celebrano il 13 ottobre, giorno della sua beatificazione.