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10 de noviembre

Beata Odette Prévost

Virgen y mártir

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

I primi anni e la vocazione

Odette Prévost nacque a Oger, un villaggio della Champagne, in Francia, il 17 luglio 1932, ultima di quattro figli. La sua giovinezza fu segnata da un carattere difficile, che racchiudeva in sé tratti al tempo stesso gioiosi, riservati, timidi e curiosi. Durante l'adolescenza affrontò una delicata crisi spirituale nella quale non riusciva più a credere in Dio secondo gli insegnamenti ricevuti dai familiari, sebbene sia uscita gradualmente da quella fase di ricerca e smarrimento. Prima di trovare la sua strada definitiva, lavorò come maestra in una scuola situata a tre chilometri da casa, abituandosi a partecipare quotidianamente alla Messa delle sette del mattino prima di entrare in classe.

Inizialmente orientata verso la vita contemplativa, la sua vita cambiò profondamente quando il parroco, don d'Halluin, le fece leggere la prima biografia di Charles de Foucauld scritta da René Bazin, opera che fu in seguito seguita dalla beatificazione dello stesso Charles de Foucauld nel 1995. La lettura di quel testo la lasciò molto scossa, aprendole nuovi orizzonti spirituali. Così, all'età di ventuno anni, entrò nel noviziato delle Piccole Sorelle del Sacro Cuore, una congregazione direttamente ispirata agli insegnamenti del religioso francese. Il cammino iniziale fu tuttavia pieno di prove e fatiche a causa del suo carattere spigoloso.

Nel 1954 arrivò a riconoscere la necessità di lavorare profondamente su se stessa per non essere motivo di irritazione o sofferenza per gli altri, imparando progressivamente ad aiutare e amare senza giudicare. Superate le asperità del carattere, l'11 aprile 1956 professò i voti temporanei. Poco tempo dopo, il 29 aprile 1958, fu inviata in Marocco, rispondendo al desiderio di un eremita, padre Albert Peyriguère, che aveva fortemente voluto la presenza di una piccola comunità di religiose in quelle terre. Grazie alla guida e all'esempio di padre Albert, suor Odette iniziò a conoscere da vicino il mondo arabo, la sua lingua e i suoi usi, familiarizzando in particolare con le ragazze del villaggio di El Kbab. L'11 aprile 1959 coronò questo percorso spirituale con la professione dei voti perpetui. Due anni più tardi rientrò temporaneamente in Francia per dedicarsi alla formazione delle consorelle, concentrandosi in particolar modo sugli studi biblici.

La missione in Algeria e il dialogo

Nel 1968 la religiosa arrivò in Algeria con l'incarico di aprire una nuova comunità a Kouba, un quartiere poverissimo della periferia di Algeri. Insieme alle altre suore, si fece costruire una casa e un centro di accoglienza pensato specificamente per le donne del luogo. Dopo alcuni anni, dal 1970 al 1975, rientrò nuovamente in Francia per occuparsi della nascente comunità e fraternità di Argenteuil, sorta nel cuore della popolazione degli immigrati marocchini. Terminata quell'esperienza di vicinanza agli emigranti, nel 1980 scelse di approfondire la conoscenza del mondo islamico dedicando un intero biennio di studi al Pontificio Istituto di Studi Arabi e Islamologia a Roma. Nel 1981 espresse una significativa riflessione sul senso della presenza dei religiosi e dei cristiani immersi in un popolo di cultura diversa, sottolineando come la ricerca della Chiesa debba concretizzarsi in piccoli atti semplici e nascosti, capaci di farsi portatori di amore e comunione.

Prima di riprendere stabilmente la vita in missione, trascorse un anno di profondo raccoglimento a Tamanrasset, nel deserto del Sahara, dove compì un mese intero di Esercizi Spirituali nello stesso eremo che era appartenuto a Charles de Foucauld. Al ritorno dal deserto scoprì tuttavia che le consorelle non erano più presenti nella casa di Kouba. Per sei anni consecutivi, fino al 1989, visse dunque da sola in quel contesto, stringendo profondi legami di fraternità con gli abitanti del quartiere, aiutando i bambini nel doposcuola e lavorando come segretaria e professoressa di arabo corrente nel centro culturale diocesano dei Glycines. Nel 1984 iniziò inoltre a frequentare regolarmente gli incontri del Ribât es-Salâm, un importante gruppo di dialogo interreligioso tra musulmani e cristiani.

Negli anni seguenti la situazione politica e sociale in Algeria divenne via via più pericolosa e instabile. Molti giovani del quartiere aderirono al Fronte Islamico di Salvezza, mentre la popolazione locale precipitava in una condizione di crescente disperazione. Nel Natale del 1990 la religiosa scrisse che gli algerini avevano profondamente bisogno di incontrare persone capaci di vivere nella speranza e nella ferma convinzione che il Dio vivo è sempre con loro. Rifletté con maturità sui drammatici attentati rivolti contro i religiosi, citando in particolare la morte delle Suore Agostiniane Missionarie suor Esther Paniagua Alonso e suor Caridad Álvarez Martín. Affermò con chiarezza che la sua scelta di restare non era mossa da temerarietà, ma teneva conto dei rischi enormi corsi anche dai vicini e dagli amici musulmani a causa della loro solidarietà con i cristiani.

La testimonianza suprema e la beatificazione

Nel Natale del 1994, pur in mezzo a una situazione segnata dal terrore, suor Odette sentiva in sé una grande pace interiore, paragonabile alla gioia profonda delle Beatitudini evangeliche. Già alla fine di ottobre dello stesso anno aveva dichiarato a una vicina di casa di non essere venuta per lasciare il proprio paese, ma per amore verso il nuovo paese e il suo popolo, al quale intendeva donare tutto, compresa la propria vita. Per limitare i rischi e tutelare la sicurezza, le Piccole Sorelle avevano adottato alcune opportune precauzioni: suor Odette trascorreva l'intera settimana lavorativa al centro dei Glycines, mentre la consorella suor Chantal Galichier era ospite dei Gesuiti, e le suore si riunivano per una serata comunitaria soltanto il mercoledì. Inoltre, i luoghi e gli orari delle celebrazioni liturgiche venivano continuamente cambiati e comunicati all'ultimo momento.

Giovedì 9 novembre le suore furono informate che la Messa sarebbe stata celebrata nella chiesa parrocchiale di Kouba alle ore otto e trenta del giorno seguente. Il mattino del 10 novembre, alle ore otto e un quarto, suor Odette e suor Chantal uscirono di casa per attendere sulla strada un'amica che doveva prelevarle in automobile per accompagnarle alla funzione. Un'autovettura si avvicinò ma non era quella attesa: da essa discese un uomo che aprì immediatamente il fuoco contro le due religiose. Suor Chantal rimase gravemente ferita ma miracolosamente sopravvisse, mentre suor Odette Prévost morì sul colpo, suggellando la sua dedizione alla terra algerina.

La memoria di suor Odette è stata inserita in un'ampia causa di canonizzazione comprendente diciannove candidati agli altari, tutti appartenenti alla vita consacrata e uccisi tra il 1994 e il 1996 durante i drammatici anni neri dell'Algeria. L'inchiesta diocesana si è svolta ad Algeri dal 5 ottobre 2007 al luglio 2012. Il 26 gennaio 2018 papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto sul martirio dei diciannove religiosi. La solenne beatificazione è stata celebrata l'8 dicembre 2018 nel santuario di Nostra Signora di Santa Cruz a Orano, presieduta dal cardinale Angelo Becciu in qualità di inviato speciale del Santo Padre. La memoria liturgica del gruppo è stata fissata all'8 maggio, data che ricorda la nascita al Cielo dei primi due religiosi uccisi, fratel Henri Vergès e suor Paul-Hélène Saint-Raymond.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia la Beata Odette Prévost?

La memoria liturgica della Beata Odette Prévost, inserita nel gruppo dei martiri d'Algeria, si celebra l'8 maggio, mentre la sua nascita al cielo è avvenuta il 10 novembre 1994.