20 de junio
Beati Mártires irlandeses
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Il contesto storico della persecuzione
Il contesto storico del martirio dei diciassette beati è quello della Riforma protestante e dello scisma anglicano, che diedero avvio a una profonda e duratura persecuzione nell'arcipelago britannico. Tale contesto comprende la situazione politico-civile delle relazioni fra Inghilterra e Irlanda, conclusasi con il trionfo della supremazia inglese e con la sottomissione amministrativa dell'isola. Gli sviluppi religiosi in Inghilterra ebbero conseguenze drammatiche sulla popolazione irlandese rimasta fedele alla fede cattolica, ponendo al centro della contesa la dottrina della suprema autorità del Romano Pontefice in ambito spirituale. La scomunica inflitta nel 1570 dal pontefice san Pio V alla regina Elisabetta I d'Inghilterra diede inizio a una fiera persecuzione contro i sacerdoti in Inghilterra, i cui effetti si estesero rapidamente anche ai territori irlandesi. L'Irlanda era stata evangelizzata da san Patrizio nel quinto secolo e non aveva mai conosciuto martiri in precedenza nella sua storia cristiana. Le prime esecuzioni furono eseguite nella speranza di incutere timore nel popolo cristiano in un tempo di incertezze e minacce, mentre le autorità protestanti di Dublino consideravano ogni resistenza e ribellione un motivo di preoccupazione non lieve.
Nel sud dell'isola vi fu una ribellione iniziata dal conte di Desmond, accompagnata nel luglio 1579 dalla spedizione militare di James Fitzmaurice Fitzgerald con l'appoggio di papa Gregorio XIII, e nel 1580 dall'insurrezione di lord Baltinglass. Queste iniziative di rivolta furono indette nel nome della libertà del cattolicesimo ma fallirono tutte miseramente. Nel 1583, dopo la sconfitta di Leinster e la successiva fuga, il conte di Desmond fu catturato con i suoi più stretti collaboratori, segnando il tracollo dei tentativi armati. Il tragico destino di tutte queste persone e dei singoli martiri dipese essenzialmente dal rifiuto di professare il giuramento di Supremazia in riconoscimento della regina quale unico vero capo della Chiesa anglicana. Nei secoli successivi la pressione anticattolica divenne puramente amministrativa e i cattolici furono considerati cittadini di serie B, privati dei diritti fondamentali, che poterono acquistare la pienezza dei diritti solo nell'Ottocento. Per comprendere il clima culturale di quell'epoca, si pensi che persino lo scrittore irlandese Oscar Wilde poté frequentare l'università unicamente perché ufficialmente registrato come di religione anglicana, sebbene si convertisse al cattolicesimo solo in punto di morte. Le repressioni in Irlanda fecero migliaia di vittime, valutate complessivamente intorno a settantamila e definite da qualcuno un genocidio, specialmente all'epoca di Oliver Cromwell, vissuto tra il 1599 e il 1658.
I primi martiri e i soccorritori di Wexford
Il primo martire irlandese fu il vescovo di Mayo, il francescano Patrick O'Healy, il quale fu impiccato nel 1579 insieme al suo confratello Conn O'Rourke. Conn O'Rourke era figlio di lord Brian di Breffni e si trovava in Spagna insieme a Patrick O'Healy, che insegnava all'università. I due francescani avevano collaborato ai negoziati per la spedizione militare di Fitzgerald, la cui idea originaria era di invadere l'Irlanda e darne la corona a Don Giovanni d'Austria, fratello di Filippo secondo e vincitore a Lepanto. I due religiosi si imbarcarono per preparare il terreno ma le spie informarono gli inglesi; appena sbarcati, Patrick O'Healy e Conn O'Rourke furono arrestati e impiccati senza processo il tredici agosto 1579, dopo aver rifiutato l'offerta di passare all'anglicanesimo. Nel febbraio 1581 il visconte di Baltinglass e il suo cappellano, il gesuita Robert Rockford, trovarono rifugio a Wexford, dove un gruppo di marinai e un fornaio cattolici offrirono loro aiuto e la possibilità di fuggire. I marinai che aiutarono i fuggiaschi erano cinque, ma la storia ha conservato unicamente i nomi di Robert Meyler, Edward Cheevers e Patrick Cavanagh, mentre il fornaio che offrì il proprio sostegno si chiamava Matthew Lambert. I sei cattolici soccorritori furono accusati di aver aiutato dei traditori e condannati ad essere appesi per il collo e fatti squartare da cavalli legati ai loro arti. Prima dell'esecuzione, il fornaio Matthew Lambert dichiarò ai suoi aguzzini di sapere poco di teologia ma di voler restare fedele al Papa.
Tra le figure laiche di questo periodo spicca Margaret Ball, nata Bermingham e figlia di agiati proprietari terrieri della contea di Meath, la quale aveva sposato il sindaco di Dublino ed avuto venti figli, di cui solo alcuni sopravvissuti. Rimasta vedova, la sua casa divenne una scuola cattolica e un sicuro rifugio per i preti perseguitati. Dopo essere stata arrestata una prima volta e rilasciata su cauzione, quando un suo figlio passò al protestantesimo e divenne sindaco, Margaret Ball fu nuovamente arrestata e, nonostante l'età avanzata, gettata nei sotterranei del castello di Dublino in isolamento, dove morì in cella nel 1584 dopo tre anni di reclusione. Nello stesso periodo Dermot O'Hurley, già decano della facoltà di legge nell'Università di Lovanio e nominato vescovo di Cashel nel 1581 da papa Gregorio XIII, tornò clandestinamente in Irlanda esercitando il ministero travestito. Braccato dalle spie inglesi e ospite in incognito del barone di Slane, Dermot O'Hurley si consegnò spontaneamente per non mettere nei guai il suo ospite. Un non specificato martire fu portato a Dublino, dove gli aguzzini cercarono di fargli confessare quel che sapeva circa un presunto complotto papista-spagnolo ai danni dell'Inghilterra; poiché non si sapeva niente da lui né intendeva piegarsi al giuramento di Supremazia, gli misero i piedi dentro certi scarponi di ferro pieni di olio sotto ai quali accesero il fuoco, e il venti giugno 1584 fu impiccato senza processo fuori città. Un destino analogo toccò a Maurice MacKenraghty, cappellano del conte di Desmond, il quale, rifugiatosi a Clonmel, fu protetto dal notabile cattolico Victor White che corrompete un secondino per farlo celebrare la messa a casa sua nella Pasqua del 1585. Tradito dal carceriere, Maurice MacKenraghty riuscì a fuggire ma poi si costituì per salvare la vita a Victor White, venendo appeso per la gola e poi decapitato il venti aprile del 1585.
Vescovi, sacerdoti e testimoni della fede
La persecuzione colpì duramente anche uomini di estrazione militare e religiosa come Dominic Collins, il quale aveva intrapreso la carriera militare in Francia diventando capitano. Dopo un pellegrinaggio a Compostela compiuto nel 1589, Dominic Collins decise di farsi gesuita e nel 1601 tornò in Irlanda insieme ad una spedizione spagnola. Sconfitta la spedizione a Kinsale, Dominic Collins fu catturato, torturato e, poiché non volle passare all'anglicanesimo, il trentuno ottobre 1602 venne impiccato a Youghal, sua città natale, per dare pubblico esempio. Un altro pastore illustri fu Conor O'Devany, francescano consacrato a Roma nel 1582 come vescovo di Down e Connor, il quale nel 1588, anno in cui l'Inghilterra temette l'invasione dell'Invencible Armada, fu arrestato e tenuto per diversi anni in galera. Nel 1611 Conor O'Devany venne arrestato ancora insieme al prete Patrick O'Loughran, cappellano di Hugh O'Neill, il conte che aveva dato del filo da torcere agli inglesi per nove anni dal 1594 al 1603. Patrick O'Loughran era scappato con gli O'Neill ed era poi tornato clandestinamente per esercitare il suo ministero, e il primo febbraio 1612 entrambi furono impiccati su ordine di Londra. Tra i laici coinvolti nelle alte cariche civili vi fu Francis Taylor, nobile e padre di sei figli, eletto sindaco di Dublino nel 1595. Dopo la sconfitta della resistenza irlandese nel 1603, Londra estromise i cattolici dalle cariche pubbliche e organizzò il parlamento irlandese su base protestante; Francis Taylor, la cui elezione al parlamento fu invalidata, venne arrestato nel 1613 e lasciato in prigione fino alla sua morte avvenuta il dieci gennaio 1621.
Nel corso del Seicento la violenza non accennò a diminuire, mietendo vittime tra i religiosi di vari ordini. Il domenicano Peter Higgins, dopo gli studi in Spagna, era tornato in Irlanda e, durante una ribellione cattolica nel 1641, si adoperò per soccorrere tutti quelli che poteva, compresi i protestanti, ma fu comunque arrestato e impiccato senza processo il ventitré marzo 1642. Terence O'Brien, noto anche come padre Albert e provinciale dei domenicani d'Irlanda, fu consacrato vescovo di Emly nel 1648. In seguito all'invasione di Oliver Cromwell iniziata nel 1649 con i tragici massacri di Drogheda e Wexford, la città di Limerick capitolò nel 1651 e Terence O'Brien fu arrestato mentre soccorreva i feriti nell'ospedale, per poi essere impiccato il trenta ottobre 1651 e vedere il suo cadavere squartato. John Kearney, francescano ordinato prete a Bruxelles nel 1642, cercò di tornare in Irlanda due anni dopo ma la sua nave fu fermata in mare, perquisita e lui fu catturato, portato a Londra e torturato; riuscito a fuggire in Francia a Calais, fece ritorno clandestinamente in Irlanda, ma con l'arrivo di Cromwell fu messa una taglia sulla sua testa e venne arrestato e impiccato il ventuno marzo 1653 unicamente perché sacerdote cattolico. Infine William Tirry, nipote del vescovo di Cork e Cloyne, studiò in Spagna, Francia e Belgio prima di diventare sacerdote agostiniano, tornare in Irlanda e servire come cappellano di suo zio, il visconte di Kilmallock; la sera del sabato santo del 1654 fu arrestato mentre diceva messa e fu impiccato il due maggio. A completare il quadro dei martiri della medesima persecuzione si ricorda l'arcivescovo di Armagh, Oliver Plunkett, martire il primo luglio e canonizzato da papa Paolo VI il dodici ottobre 1975.
La memoria storica e il processo di beatificazione
La memoria dei martiri non andò persa con il passare dei giorni grazie all'impegno di alcuni pastori e storici coraggiosi. David Rothe, vescovo di Ossory, fu tra i primi a preoccuparsi di tenere vivo il ricordo di coloro che avevano versato il loro sangue per la fede in Irlanda, pubblicando i frutti della sua ricerca nell'opera Analecta de rebus Hibernicis, stampata a Colonia nel 1619. Nella compilazione dell'elenco, David Rothe poté servirsi dell'opera di due predecessori d'eccezione: lo stesso Conor O'Devany, poi divenuto martire nel 1612, e il gesuita John Howlin Waterford. Nel 1661 fu celebrato clandestinamente un sinodo a Fethard, nella provincia ecclesiastica di Cashel, il quale raccomandò a tutti i vescovi di redigere una sorta di martirologio diocesano. Sebbene non esista più alcun esemplare di tali martirologi diocesani, si salvarono gli elenchi inviati da varie congregazioni religiose alle rispettive Curie Generali, nei quali il numero iniziale di quattrocentosessanta nomi scese presto a duecentonovantadue.
Tra i candidati alla beatificazione chiamati dalla Chiesa Servi di Dio vi erano quasi duecentosessanta nominativi tra le vittime irlandesi. Su invito della Santa Sede, fu selezionato dall'elenco totale un gruppo più ristretto di diciassette martiri debitamente documentati, rappresentativi di tutte e quattro le province irlandesi, di epoche diverse e con documentazione dettagliata. La ricostruzione e lo studio di queste vicende trovarono ulteriore impulso nell'opera I Beati di Giovanni Paolo II scritta da Andreas Resch e pubblicata dalla Libreria Editrice Vaticana nel 2003. Il processo culminò il ventisette settembre 1992, quando papa Giovanni Paolo II beatificò ufficialmente i diciassette martiri irlandesi. La loro festività liturgica collettiva viene celebrata il venti giugno di ogni anno, perpetuando il ricordo di uomini e donne che seppero testimoniare la propria adesione al Vangelo fino all'effusione del sangue, secondo le ricerche storiche curate da Rino Cammilleri e pubblicate sulla rivista Il Timone nel numero di ottobre del 2011.
Una vida de fidelidad
La historia de los diecisiete mártires irlandeses está profundamente entrelazada con las tensiones religiosas que transformaron la vida en Irlanda durante los siglos dieciséis y diecisiete. En aquel periodo de gran inestabilidad, la implementación del cisma anglicano supuso una prueba definitiva para el clero y los fieles católicos, quienes se enfrentaron a una persecución sistemática. El punto central de su conflicto con las autoridades civiles fue el firme rechazo al juramento de supremacía de la corona inglesa, un acto que exigía subordinar la autoridad espiritual de la Iglesia a la voluntad del soberano. Ante la negativa de ceder, estos hombres fueron sometidos a procesos judiciales que culminaron en sentencias de muerte ejecutadas mediante el ahorcamiento y el descuartizamiento.
Su testimonio se extendió por diversos puntos de la geografía irlandesa, incluyendo las ciudades de Dublín, Limerick, Clonmel y Youghal. Cada uno de estos lugares fue testigo de la entereza con la que estos mártires enfrentaron el final de sus días, manteniendo una coherencia inquebrantable entre sus palabras y sus acciones. Lejos de buscar el conflicto por razones políticas, su postura fue una declaración de fidelidad a su fe, una decisión que aceptaron con plena consciencia de las consecuencias. La memoria de su entrega no se ha desvanecido con el paso de los años, sino que se mantiene viva como una lección sobre la dignidad humana y el valor supremo de la libertad de conciencia. A través de su sacrificio, estos hombres no solo defendieron sus creencias, sino que ofrecieron un ejemplo de rectitud moral para todos aquellos que, en cualquier tiempo, se encuentran ante la difícil tarea de elegir entre la conveniencia mundana y la verdad espiritual.
El reconocimiento del culto
El culto a los diecisiete mártires irlandeses encontró su reconocimiento oficial en el año mil novecientos noventa y dos, cuando el Papa Juan Pablo Segundo procedió a su beatificación colectiva. Este acto solemne cerró un largo proceso de estudio y veneración que había perdurado en el corazón del pueblo irlandés durante siglos. La Iglesia reconoció oficialmente que el sacrificio de estos hombres no fue un hecho aislado ni accidental, sino el fruto de una vida dedicada al servicio de Dios y a la defensa de la libertad religiosa, otorgándoles el título de beatos como modelo de vida cristiana para los fieles de todo el mundo.
Hoy en día, los mártires son venerados como patronos de Irlanda, un país que encuentra en ellos un símbolo de su propia historia de resistencia espiritual y de perseverancia en la fe. La celebración de su memoria el veinte de junio permite a la comunidad cristiana reflexionar sobre la importancia de la coherencia personal frente a las presiones del entorno. Su legado no es solo un recuerdo del pasado, sino una invitación constante a valorar la libertad de culto y a mantener la esperanza incluso en las circunstancias más adversas, recordando siempre que la fidelidad a los valores más profundos es el camino hacia una paz duradera.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia la memoria dei Beati Martiri irlandesi?
La festa collettiva dei Beati Martiri irlandesi si celebra il 20 giugno.