8 de diciembre
Beati Pablo Yun Ji-chung y Jaime Kwon Sang-yeon
Mártires
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Origini, studi e conversione al cattolicesimo
Paolo Yun Ji-chung nacque nel 1759 da una famiglia nobile e conosciuta, stabilita nel villaggio di Janggu-dong, a Jinsan. Il suo nome adulto prima del battesimo era Uyong. Dotato di grande intelligenza e di una reputazione di persona degna di fiducia, decise di dedicarsi fin da piccolo agli studi, un impegno che lo portò, nella primavera del 1783, a superare i primi esami di Stato. La svolta spirituale avvenne quando iniziò a sentire parlare della fede cattolica da un cugino di nome Giovanni Jeong Yak-yong, figlio di una sorella del padre di Paolo. Spinto dal desiderio di approfondire, Paolo decise di leggere alcuni libri che parlavano della religione cattolica e, convinto dalla lettura, intraprese con decisione il percorso di conversione. Dopo tre anni di intensi studi della dottrina cattolica, ricevette il battesimo nel 1787, amministrato da Pietro Yi Seung-hun. Forte di questa grazia, Paolo Yun decise di insegnare il catechismo a sua madre, a suo fratello minore Francesco Yun Ji-heon e a un cugino da parte materna. Quest'ultimo fu battezzato con il nome di Giacomo Kwon Sang-yeon. In seguito, Paolo iniziò a proclamare il Vangelo insieme ad Agostino Yu Hang-geom, un parente acquisito per via matrimoniale.
La crisi dei riti ancestrali e l'arresto
Nel 1790 il vescovo di Pechino, monsignor Gouvea, emanò un decreto che proibiva la pratica dei riti ancestrali. In obbedienza a queste disposizioni, Paolo e suo cugino Giacomo bruciarono le antiche tavole collegate alla fede animista. Quando la madre di Paolo, che era anche zia di Giacomo, morì, Paolo scelse di celebrarle un funerale cattolico al posto di quello confuciano, secondo le ultime volontà della defunta. Ben presto si sparse la voce che il giovane non aveva celebrato i riti ancestrali e aveva bruciato le tavole. La Corte venne a sapere dell'accaduto e si scatenò la furia del re, giungendo a ordinare al magistrato di Jinsan di arrestare Yun Ji-chung e Kwon Sang-yeon. Per sfuggire alla cattura immediata, i due cercarono rifugio, Paolo a Gwangcheon e Giacomo ad Hansan. Il magistrato, mossa da vendetta, ordinò allora l'arresto dello zio di Paolo. Venuti a conoscenza dell'arresto del congiunto, Paolo e Giacomo decisero coraggiosamente di uscire dai nascondigli e di consegnarsi al magistrato alla metà dell'ottobre del 1791.
L'interrogatorio e la difesa della fede
Il magistrato di Jinsan cercò in tutti i modi di convincere i due ad abbandonare la fede, ma la risposta fu irremovibile: la fede non si poteva abbandonare per nessun motivo, e i due continuarono a proclamare il cattolicesimo come vero insegnamento di vita. Capito che non sarebbe riuscito a farli abiurare, il magistrato li mandò dal governatore di Jeonju. Subito dopo il trasferimento, i prigionieri furono sottoposti a nuovi interrogatori, durante i quali rifiutarono fermamente di dare i nomi degli altri cattolici che conoscevano. Tale condotta avveniva mentre il governo aveva emanato un decreto che definiva il cristianesimo un culto malvagio, ordinandone l'estirpazione. I due arrestati difesero con determinazione il proprio credo e non dissero neanche una parola che potesse danneggiare la Chiesa o gli altri cattolici. Paolo Yun sottolineò con chiarezza l'irrazionalità dei riti ancestrali confuciani alla luce della dottrina cattolica. Questa confutazione fece infuriare il governatore, che ordinò di punirli con severità. Sia Paolo che Giacomo erano pronti a morire per Dio, e la loro unica risposta alla sentenza fu che servivano Dio, loro padre, e non potevano disubbidire ai suoi comandamenti. Il governatore di Jeonju fece scrivere ai due arrestati una deposizione e la mandò alla Corte.
Il martirio e la testimonianza del sangue
Alla Corte, i due cattolici non si piegarono alle richieste e salì la tensione fra il sovrano e gli arrestati. I ministri della Corte suggerirono che Yun Ji-chung e Kwon Sang-yeon dovessero essere decapitati, e il re accettò l'opinione ordinando l'esecuzione, la cui decisione fu trasmessa al governatore di Jeonju. Paolo e Giacomo furono trascinati fuori dalle celle e portati alla Porta meridionale della città. Lungo il cammino, Paolo sembrava felice come uno che stesse andando a un banchetto, e continuava a spiegare la dottrina cattolica a quelli che lo seguivano. L'8 dicembre 1791, corrispondente al 13 novembre del calendario lunare, i due furono decapitati, morendo come martiri mentre pregano Cristo e la Vergine. Paolo Yun morì all'età di trentadue anni. Le famiglie dovettero aspettare nove giorni prima di ottenere il permesso dal governatore per seppellire i corpi di Paolo e Giacomo. I presenti rimasero sorpresi nello scoprire che entrambi i martiri sembravano morti da poco, poiché il loro sangue appariva ancora brillante e fresco. I fedeli riuscirono a bagnare alcuni pezzi di stoffa con questo sangue, e alcuni di questi frammenti intrisi furono mandati a monsignor Gouvea a Pechino. La tradizione riferisce che diversi malati in pericolo di vita si sentirono meglio dopo aver toccato queste reliquie. Nel rapporto del governatore inviato alla Corte si lesse che i corpi erano coperti di sangue e non si lamentavano, che vi era registrato il loro rifiuto di rinunciare alla fede citando l'obbedienza all'insegnamento di Dio superiore a quella verso genitori e re, e che avevano definito un grande onore morire per Dio sotto la lama di un coltello. Il fratello minore di Paolo, Francesco Yun Ji-heon, fu in seguito martirizzato a Jeonju durante la persecuzione Shinyu del 1801.
Una vida entregada
Pablo Yun Ji-chung nació en el año mil setecientos cincuenta y nueve en Janggu-dong, Jinsan. Su camino de fe comenzó formalmente en el año mil setecientos ochenta y siete, cuando recibió el sacramento del bautismo de manos de Pietro Yi Seung-hun. Desde ese momento, su vida estuvo marcada por una profunda transformación interior que se tradujo en acciones concretas. En un gesto de lealtad a su nueva fe y cumpliendo las directrices del decreto de monseñor Gouvea, tomó la firme decisión de quemar las tablas ancestrales, gesto que simbolizaba su renuncia a las antiguas prácticas en favor de la adoración exclusiva al Dios verdadero.
Este compromiso se manifestó de manera pública y solemne cuando celebró el funeral de su madre siguiendo estrictamente el rito católico, desafiando las costumbres sociales vigentes en Jinsan, Gwangchoen y Jeonju. Ante la presión ejercida por las autoridades y para proteger a su familia, especialmente a su tío, de posibles represalias, decidió entregarse voluntariamente. Acompañado por Jaime Kwon Sang-yeon, ambos se enfrentaron a duros interrogatorios donde la fe fue puesta a prueba. A pesar de las amenazas y la presión, ambos mantuvieron su postura con una entereza admirable, rechazando cualquier forma de abjuración. Su camino terrenal culminó en Jeonju el ocho de diciembre del año mil setecientos noventa y uno, donde fueron ejecutados mediante la decapitación, sellando con su propia sangre el testimonio de su amor incondicional a Jesucristo.
El recuerdo de los mártires
La Iglesia venera la memoria de estos dos hombres como un faro de esperanza y valentía. Su sacrificio no fue en vano, pues sembró las bases de la comunidad cristiana coreana, que floreció gracias a la semilla de los mártires. El proceso de reconocimiento de su santidad culminó en el año dos mil catorce, cuando el Papa Francisco procedió a su canonización, elevándolos a los altares como modelos de virtud cristiana para el mundo entero.
La liturgia los recuerda con especial solemnidad el ocho de diciembre, fecha de su glorioso tránsito al cielo. Asimismo, son conmemorados el veintinueve de mayo, integrados en el grupo de los mártires coreanos, permitiendo que los fieles de todo el mundo se unan en oración para agradecer el don de su testimonio. Su vida nos recuerda que la fidelidad a Dios trasciende las épocas y las dificultades, invitándonos a vivir con la misma autenticidad que ellos demostraron hasta el último instante.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia il martirio dei beati Pablo Yun Ji-chung e Jaime Kwon Sang-yeon?
La ricorrenza liturgica si celebra l'8 dicembre.