17 de agosto
Beato Alberto de Chiatina
Sacerdote
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Origini e formazione
Alberto nacque nel 1135 a Chiatina, un castello medievale situato nelle Crete Senesi e appartenente alla giurisdizione ecclesiastica del Vescovado d’Arezzo. I nomi dei genitori di Alberto non sono noti, ma secondo le agiografie essi appartenevano alla piccola nobiltà locale. Al posto del vecchio castello di Chiatina sorge oggi una villa padronale compresa nel territorio dell’Abbazia di Monteoliveto Maggiore. Fin dalla giovinezza Alberto dimostrò un'indole buona e un notevole ingegno. I genitori decisero di indirizzare Alberto agli studi e al ministero sacerdotale invece che alle imprese cavalleresche. Durante gli studi Alberto comprese che l’istruzione intellettuale separata dalla pratica della virtù era inutile. Per questo motivo Alberto iniziò a trascorrere molte ore, anche notturne, nella meditazione e nella preghiera. Giunto all’età di ventotto anni, Alberto fu ordinato sacerdote.
Il ministero a Pava e il trasferimento a Siena
A seguito dell'ordinazione, ad Alberto fu affidata la pieve di Santa Maria in Pava, vicina a Chiatina. Il ministero a Santa Maria in Pava fruttò ad Alberto l'affetto e la venerazione del popolo. L'operato di Alberto a Santa Maria in Pava suscitò tuttavia la palese ostilità del signorotto locale. Vedendo che la propria fermezza metteva in pericolo i suoi popolani, Alberto rinunciò alla pieve. Alberto si trasferì a Siena nel 1175, preceduto da una grande fama di santità. A Siena ad Alberto fu affidata la chiesa di Sant'Andrea dentro le mura urbane. Nel 1177, due anni dopo il trasferimento a Siena, il papa senese Alessandro III nominò Alberto arciprete della pieve ad Elsa. La pieve ad Elsa sorgeva lungo la Via Francigena, appena fuori dal borgo di Gracciano.
L'arcipretura ad Elsa
L'arcipretura ad Elsa era da tempo immemorabile nullius Dioecesis. L'arcipretura dipendeva direttamente dal Sommo Pontefice pur rientrando formalmente nel territorio di Volterra. L’arciprete veniva eletto dai chierici del capitolo con l'approvazione della Santa Sede, senza l'intervento del vescovo di Volterra. L'arciprete giurava fedeltà esclusivamente alla Chiesa Romana. Entro i confini della Plebania l'arciprete esercitava una giurisdizione quasi vescovile. L'arciprete aveva l'autorità di consacrare chiese e cappelle, spedire bolle, promulgare editti e fulminare scomuniche. L'arciprete poteva emettere lettere dimissorie per gli ordini sacri e dispense matrimoniali. Nelle celebrazioni delle Messe e dei vespri solenni l'arciprete poteva usare il pastorale.
La malattia e il martirio interiore
L'apostolato di Alberto a Gracciano durò solamente quattro o cinque anni. Alberto fu colpito da gravi piaghe e rimase infermo fino alla morte. Il corpo di Alberto, tra la pelle e le ossa, era pieno di putredine maleodorante che fuoriusciva in abbondanza, specialmente d’estate. A causa della malattia, ad Alberto rimase libera solamente la testa. Dal proprio letto di dolore, Alberto continuò a esercitare il ministero sacerdotale. Alberto non pronunciò mai un lamento e attribuiva il proprio supplizio ai suoi peccati. A causa di questa malattia, fin dalle agiografie più antiche Alberto fu chiamato il Santo Giobbe della Toscana. La fama del lungo ed eroico martirio di Alberto si diffuse oltre i confini della Toscana. Cardinali della Curia Romana, vescovi, abati e personaggi illustri si fermavano a Colle per ammirare la virtù di Alberto e chiedere la sua preghiera.
Le dimissioni e la fondazione del Comune
Nel 1185, all'età di cinquant'anni, Alberto presentò al papa una supplica per essere esonerato dalla dignità arcipretale. Dopo un primo rifiuto, la supplica di dimissioni fu accolta intorno al 1191. Due successori videro Alberto ancora sofferente dopo la rinuncia. Gracciano fu teatro di guerre tra fazioni politiche e città opposte, subendo ripetuti attacchi dalle milizie senesi. Per trovare un luogo più sicuro, Alberto spostò la sede plebana da Elsa alla chiesa del Santissimo Salvatore nel castello di Colle. La chiesa del Santissimo Salvatore divenne in seguito la cattedrale. Nel 1195 gran parte della popolazione lasciò l'antico insediamento di Gracciano per seguire l'arciprete a Colle e organizzarsi in libero Comune. Nella prima metà del Duecento Gracciano fu raso al suolo dai senesi, che risparmiarono unicamente la chiesa. L'unione del popolo nel nascente Comune di Colle di Val d’Elsa coincise con l'azione lungimirante dell'arciprete Alberto.
Ultimi anni e devozione al Santo Chiodo
Negli undici anni successivi all'accettazione delle dimissioni, liberato dal peso dell'arcipretura, Alberto dedicò tutto il tempo all'orazione, alla meditazione e all'offerta delle sofferenze. La pietà di sant'Alberto si manifestava in modo particolare verso la reliquia del Santo Chiodo. Alberto si reputava indegno di toccare il Santo Chiodo senza indossare un paio di guanti. I guanti usati da sant'Alberto per toccare la reliquia si conservano ancora intatti. Nell'iconografia sant'Alberto da Chiatina è rappresentato nell'atto di venerare il Santo Chiodo o con la stampella. La stampella è il segno del lento e doloroso martirio del santo.
Transito e prodigi
San Alberto da Chiatina morì dopo venticinque anni di sofferenze continue all'età di sessantasette anni. La morte di sant'Alberto avvenne il 17 agosto 1202. Subito dopo la morte, i presenti furono testimoni di un singolare miracolo sul corpo del santo. Il corpo del santo, fino ad allora ricoperto di piaghe maleodoranti, apparve agli occhi di tutti integro e sano in ogni sua parte. Episodi miracolosi o singolari si verificarono anche presso il catafalco funebre del santo. Il corpo venerato fu portato nella pieve del Santissimo Salvatore ed esposto alla pietà dei fedeli. La chiesa divenne meta di folle devote che si susseguirono a lungo per chiedere l'intercessione del Servo di Dio e cercare di tagliuzzarne le vesti sacre. Numerosissime furono le grazie concesse ai fedeli. Una fanciulla detta Buonasera e un altro Atratto furono portati al feretro del santo ed ebbero quanto desideravano. Matteo da Sovicille, stato sordo per quattordici anni, recuperò l'udito. Uno studente da San Cerbonio recuperò un lato che aveva perduto. Lucia, stata otto anni ossessa dal Demonio, fu la prima ad essere liberata. Un putto di Riccardino da Colle, gravemente infermo, fu portato alla sepoltura del santo e guarì da infermità e morte. Gibaldo da Silano fu consolato dopo aver condotto al sepolcro del santo un figlio e una figlia che rompevano tutto ciò che aveano nelle mani. Tre prigionieri di Massa e altri furono liberati, portando al deposito del santo i lacci e le catene. Belcolore, che aveva la mano attratta, ottenne la grazia di poterla adoperare e distendere. Un giovinetto da Travale, scherzando con un coltello in mano, se lo ficcò in un occhio. La madre del giovinetto di Travale lo raccomandò al santo e, dopo essersi riposato alquanto, si levò di letto senza più alcun male. Gisia, fanciullina di tre anni di Berlinghieri da Elci, scherzando con sue pari cadde in un pozzo senza sponde profondo sessanta braccia. La fanciullina Gisia fu tratta dal pozzo viva quando la desideravano per darle sepoltura. I panni della fanciullina Gisia non erano punto bagnati, con grande stupore dei presenti. All'estrazione di Gisia dal pozzo fu presente l'arciprete con tutto il clero. Fu possibile dare sepoltura alle spoglie venerate nella chiesa sulla quale fu poi eretta la cattedrale.
Le reliquie e il culto nei secoli
La testa del santo fu fin da subito conservata in un reliquiario. Per molti secoli dopo la morte, il Comune riconoscente tributò ad Alberto onori e festeggiamenti solennissimi. Nel 1618 il corpo del santo, di cui si era persa l'esatta ubicazione, fu ritrovato inserito dentro l'altare della vecchia cappella del Santo Chiodo sotto la pietra della mensa. Il 1° luglio 1620 la reliquia del Santo Chiodo, quelle di sant'Alberto e tutte le altre furono trasportate con solenne funzione nella nuova cattedrale. Le reliquie furono poste in adatti tabernacoli entro la cappella che prese nome dal Santo Chiodo. In seguito le reliquie di sant'Alberto furono trasportate nella Sacrestia Capitolare. Nel 1890 fu eretta la cappella di sant'Alberto nella chiesa già sotto il titolo di San Gregorio Magno. Il corpo del santo arciprete riposa entro un'urna nella cappella di sant'Alberto. Il corpo è stato ricomposto con cura e secondo le leggi canoniche e vestito degli abiti sacerdotali propri della sua dignità ecclesiastica. Alberto da Chiatina è stato un personaggio di fondamentale importanza nella nascita della comunità colligiana. Alberto da Chiatina è ricordato ad oltre sette secoli di distanza quale protettore della comunità. Il martirologio colloca sant'Alberto a Colle di Val d'Elsa vicino a Siena. Il martirologio definisce Alberto beato e sacerdote che offrì al popolo un insigne esempio di virtù.
La vita e il ministero
Il cammino sacerdotale del Beato Alberto ebbe inizio quando fu ordinato sacerdote all'età di ventotto anni presso la pieve di Santa Maria in Pava. Questo primo passo segnò l'inizio di una missione che lo avrebbe portato a servire Dio con costanza e rigore. Nel mille centosettantasette, il suo impegno fu riconosciuto da papa Alessandro Terzo, che lo nominò arciprete della pieve ad Elsa, un incarico che richiedeva non solo saggezza spirituale, ma anche una spiccata capacità di guida amministrativa e pastorale. Alberto svolse il suo compito con profonda dedizione, curando il bene delle anime e la gestione dei luoghi di culto nei territori di Siena, Gracciano e Colle di Val d'Elsa.
Uno dei momenti più significativi del suo operato fu lo spostamento della sede plebana, avvenuto nel mille centonovantacinque, quando trasferì il centro delle attività ecclesiastiche dalla pieve ad Elsa al castello di Colle. Questa decisione dimostrò la sua attenzione per le necessità della comunità e la sua lungimiranza nell'organizzare la vita religiosa locale. Tuttavia, la prova più grande che Alberto dovette affrontare non fu di natura organizzativa, bensì personale. Per gli ultimi venticinque anni della sua esistenza, fu colpito da una grave e dolorosa infermità fisica. Nonostante la sofferenza costante, egli non venne meno ai suoi doveri, vivendo la malattia con una dignità e una pazienza che edificarono quanti lo circondavano. La sua morte, avvenuta il diciassette agosto del mille duecentodue, chiuse un percorso di vita vissuto interamente nel segno dell'obbedienza e della carità verso il prossimo.
Il culto e la memoria
Il ricordo del Beato Alberto de Chiatina è strettamente legato alla data della sua morte, il diciassette agosto, giorno in cui la comunità cristiana ne celebra la memoria liturgica. Un elemento che ha contribuito in modo significativo a consolidare la devozione verso la sua figura è il prodigioso stato del suo corpo, apparso integro al momento del trapasso nel mille duecentodue. Tale segno, interpretato dai contemporanei come un segno di santità, ha segnato profondamente la memoria collettiva della popolazione di Colle di Val d'Elsa.
Oggi, il Beato Alberto è venerato come patrono di Colle di Val d'Elsa, città che conserva ancora vivo il legame con il sacerdote che ne curò per lungo tempo la crescita spirituale. La sua vita, caratterizzata dall'equilibrio tra l'azione pastorale e l'accettazione del dolore fisico, continua a essere un punto di riferimento per chi cerca conforto nella fede. La sua figura rimane un esempio sobrio e luminoso di come il ministero sacerdotale possa essere vissuto con fedeltà, anche attraverso la prova della malattia, trasformando la sofferenza in un atto di amore puro verso Dio e verso la propria comunità.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia il Beato Alberto de Chiatina?
La memoria liturgica del Beato Alberto de Chiatina si celebra il 17 agosto.
Di cosa è patrono il Beato Alberto de Chiatina?
Il Beato Alberto è ricordato quale protettore della comunità colligiana.
En Colle di Val d'Elsa, cerca de Siena, beato Alberto, sacerdote, que ofreció al pueblo un insigne ejemplo de virtud. — Martirologio Romano