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30 de marzo

Beato Amadeo IX de Saboya

Duque, Terciario franciscano

Beato Amadeo IX de Saboya

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Origini e giovinezza

Amadeo nacque il primo febbraio 1435 nel castello di Thonon-les-Bains, situato sulle suggestive rive del lago di Ginevra in Alta Savoia. I suoi genitori erano Anna di Lusignano e il duca Ludovico I di Savoia. Suo padre era a sua volta figlio del primo duca sabaudo, Amedeo ottavo, celebre anche per essere stato antipapa con il nome di Felice quinto prima di giungere alla riconciliazione con la Chiesa cattolica. Sin da quando era bambino, Amadeo fu promesso in sposo a Jolanda di Valois, figlia del re Carlo settimo di Francia. Questo matrimonio promesso aveva il chiaro scopo politico di cementare l'amicizia tra i due paesi confinanti. Crescendo, Amadeo divenne un bel ragazzo, ma la sua giovinezza fu segnata dalla comparsa di crisi epilettiche. Egli accettò queste frequenti prove di salute quale salutare correzione all'inevitabile adulazione dei cortigiani che circondavano suo padre. Anzi, Amadeo considerò l'epilessia anche come una preziosa opportunità per sentirsi a più stretto contatto con Dio. La partecipazione quotidiana all'Eucaristia e la preghiera personale rappresentarono sempre la sua principale fonte di forza interiore e di consolazione spirituale.

Matrimonio e primi impegni politici

Il matrimonio promesso tra Amadeo e Jolanda di Valois fu celebrato nel 1452. La giovane coppia si ritirò nella relativamente quieta provincia di Brescia, un territorio che era stato assegnato ad Amadeo insieme al governatorato del Piemonte. Questa assegnazione di territori e poteri suscitò tuttavia le ire del fratello Filippo nei confronti di Amadeo. Filippo arrivò quasi a preparare un attacco armato contro di lui, ma il padre intervenne prontamente facendo arrestare Filippo per evitare lo scontro fratricida. Dal matrimonio felice tra Amadeo e Jolanda nacquero vari figli: Anna, Carlo che fu principe di Piemonte, Filiberto primo che divenne duca di Savoia, Bernardo che morì infante, Carlo primo che fu anch'egli duca di Savoia, Giacomo Luigi che fu conte di Ginevra e di Gex, Maria che divenne contessa di Neuchâtel, Ludovica che oggi è venerata come beata, e Gian Claudio che morì ancora in fasce. Contrariamente alle consuetudini dell'epoca per le alleanze dinastiche, il matrimonio combinato si rivelò dei più felici. Jolanda si interessava contemporaneamente delle pratiche religiose e del governo dello stato, prodigandosi nell'alleviare le fatiche del consorte che continuava a manifestare i pesanti sintomi dell'epilessia. La malattia e la vita fortemente inclinata al trascendente procurarono tuttavia ad Amadeo numerose difficoltà politiche. I suoi stessi fratelli si ribellarono contro di lui più volte, mentre i nobili sabaudi meditarono ripetutamente di sostituirlo con un erede al trono più energico e incline alle armi. La straordinaria bontà d'animo di Amadeo riuscì però pacificamente a prevalere sui suoi nemici, sebbene egli fosse comunque pronto a combattere quando si trattava di sostenere una giusta causa. Nel 1459, durante il concilio di Mantova indetto da papa Pio secondo, Amadeo si dimostrò fervente fautore di una crociata. Questa spedizione militare era volta a liberare Costantinopoli, che era stata da poco conquistata dai Turchi, e a portare difesa al Peloponneso. Per raggiungere tale nobile fine, il duca reclutò personalmente uomini, armi e denaro.

Il governo del ducato e la politica di pace

Nel 1464, alla morte del padre Ludovico primo, Amadeo nono assunse direttamente il governo del ducato di Savoia. Immediatamente radunò i tre Stati per decidere collegialmente sulla posizione da tenere nella complessa guerra tra il re Luigi undicesimo e Carlo il Temerario. L'assemblea, conforme al saggio parere di Amadeo e della moglie Jolanda, si pronunziò favorevole ad appoggiare il re di Francia, decidendo tuttavia di non combattere in campo aperto il duca di Borgogna. In cambio di questo atteggiamento diplomatico, Luigi undicesimo sostenne suo cognato Amadeo contro Guglielmo ottavo di Monferrato e contro Giangaleazzo Sforza. Lo stesso Amadeo fu ripetutamente provocato da Giangaleazzo Sforza. Alla morte del duca Francesco Sforza, infatti, il figlio Giangaleazzo tentò di tornare dalla Francia passando in incognito attraverso i territori della Savoia, ma venne prontamente arrestato. Amadeo lo fece subito rilasciare, munendolo inoltre di una sicura scorta per il viaggio. Nonostante questo nobile gesto, Giangaleazzo non gli fu riconoscente e giunse persino a scindere l'alleanza precedentemente stipulata con il duca sabaudo, puntando apertamente allo scontro armato. Amadeo, per riappacificare i rapporti e scongiurare la guerra, gli concesse in sposa sua sorella Bona. Con la stessa lungimiranza, Amadeo liberò suo fratello Filippo che era stato precedentemente imprigionato dal padre, organizzò per lui il matrimonio con Margherita di Borgogna e gli donò i territori bresciani, conquistandosi così immancabilmente il suo affetto filiale e fraterno. Amadeo fu un convinto pacifista in politica estera e si distinse come un saggio e oculato amministratore del suo stato. Egli fu particolarmente benvoluto dai suoi sudditi per la sua straordinaria liberalità e per il profondo amore che nutriva verso i poveri, un amore che concretizzò nell'elargizione costante di ingenti aiuti materiali.

Carità autentica e generosità spirituale

La carità cristiana di Amadeo era vissuta senza ipocrisie e con un distacco totale dai lussi terreni. Un giorno, un ambasciatore straniero in visita alla corte gli domandò se possedesse mute di cani e razze differenti da quelle utilizzate dal suo sovrano per la caccia. In risposta a tale curiosità mondana, Amadeo mostrò al legato una mensa imbandita sul terrazzo fuori dal suo palazzo, dove erano accolti numerosi poveri e mendicanti della città. Il duca spiegò candidamente che quelle erano le sue mute e i suoi cani da caccia per inseguire la virtù e andare a caccia del regno dei cieli. L'ambasciatore, scettico, chiese quanti tra quei presenti fossero in realtà impostori, approfittatori ed ipocriti. Amadeo replicò con dolcezza di non giudicarli troppo severamente per non incorrere nel giudizio severo di Dio. Durante il suo regno, Amadeo fece edificare numerose chiese e monasteri, compiendo inoltre varie donazioni ad altri importanti edifici religiosi, tra cui figuravano preziosi paramenti destinati alla cattedrale di Vercelli. Nonostante questa prodigiosa e costante generosità verso il prossimo e la Chiesa, egli non ebbe mai alcun problema economico. Grazie ad una gestione finanziaria estremamente oculata, riuscì persino a risanare e saldare i debiti che erano stati contratti dai suoi predecessori. Il suo stile di vita personale era caratterizzato da un rigore assoluto ed era estremamente austero. Amadeo rimase sempre lontano dal concedersi qualsiasi privilegio regale, nonostante la sua salute fosse particolarmente precaria. Giunse persino a far credere di dover digiunare esclusivamente a causa della sua severa austerità fisica e della salute malferma.

Ultimi anni e transito alla vita eterna

Nel 1469, a causa del progressivo aumento della debolezza fisica e dell'aggravarsi del suo male epilettico, Amadeo decise di cedere il governo effettivo del ducato alla moglie Jolanda. Questa scelta fu resa ancora più dolorosa dal fatto che il figlio maggiore Carlo, l'unico che si trovava all'epoca in età adatta per regnare, era morto da poco tempo. Approfittando di questa fase di transizione, i nobili si ribellarono e, alleatisi con i fratelli di Amadeo, lo imprigionarono. Per ristabilire l'ordine intervenne tempestivamente il cognato Luigi undicesimo, il quale contribuì a liberarlo e a sconfiggere definitivamente la fronda dei signori ribelli. Gli ultimi anni della vita del duca Amadeo furono particolarmente penosi a causa del frequente e doloroso ripetersi delle crisi dell'epilessia. Tuttavia, egli sopportò ogni sofferenza fisica come una grazia speciale ricevuta dal Signore. Quando si rese conto di essere ormai prossimo alla morte, affidò cristianamente i figli all'amata moglie Jolanda, pronunciando le sue ultime raccomandazioni in presenza di lei e dei principali ministri di corte. Amadeo spirò serenamente a Vercelli il trenta marzo 1472. Le sue spoglie mortali furono inizialmente inumate nell'antica basilica eusebiana, precisamente sotto i gradini dell'altare maggiore.

Il culto e la memoria del beato

La pietà popolare non tardò a proclamare santo il duca Amadeo, soprattutto dinnanzi ai numerosi miracoli che continuarono a verificarsi per sua intercessione. Il processo ufficiale di canonizzazione si protrasse tuttavia molto a lungo nel tempo. Fu il tre marzo 1677 che papa Innocenzo XI confermò ufficialmente il culto tributato al Beato Amadeo IX, fissando contestualmente la sua solenne festa liturgica al trenta marzo. Grandi difensori e assertori della sua causa di canonizzazione furono figure eminenti come San Francesco di Sales e San Roberto Bellarmino, i quali lo additarono ripetutamente come modello luminoso per tutti i sovrani cristiani. Oggi le reliquie del beato riposano nella Cattedrale di Vercelli, collocate con devozione sopra l'altare della grande cappella di destra, in posizione simmetrica rispetto a Sant'Eusebio, patrono del Piemonte. Nonostante la Regione Pastorale Piemontese presenti un'assenza quasi totale del Beato Amadeo di Savoia dal proprio calendario liturgico generale, la Diocesi di Pinerolo gli riserva una memoria facoltativa fissata al ventotto novembre, ricordando anche che il duca soggiornò a lungo a Pinerolo nello storico palazzo degli Acaja. Durante la sua vita, Amadeo ebbe come guida spirituale Bonivardo, che fu prima abate dell'Abbadia Alpina di Santa Maria e successivamente vescovo di Vercelli. In seguito, il Senato di Pinerolo volle eleggere Amadeo a patrono della Valle Chisone. A Torino, antica capitale sabauda, il Beato Amadeo è co-titolare della chiesa della Madonna del Carmine, dove è custodita una preziosa reliquia del beato. Egli è inoltre particolarmente venerato nella cattedrale cittadina di Torino, nella chiesa di San Filippo, nella cripta di Maria Ausiliatrice e nelle basiliche collinari della Gran Madre e di Superga, mentre in sua memoria è stato persino dedicato un ponte. Nell'iconografia tradizionale, il Beato Amadeo è facilmente riconoscibile grazie al collare dell'Ordine dinastico della Santissima Annunziata, un distintivo che lo differenzia chiaramente dal Beato Umberto terzo, conte di Savoia, ordine che era stato fondato nel 1362 dal Conte Verde Amedeo sesto. Amadeo IX ha consacrato interamente la sua esistenza alla gloria di Dio, vivendo rigorosamente secondo giustizia ed esercitando una carità generosa verso i poveri. Egli ha saputo attingere la forza spirituale da una fede profonda nell'Eucarestia e dalla costante contemplazione di Gesù Crocifisso, guidando con grande saggezza il popolo a lui affidato e dimostrando sempre il supremo coraggio di anteporre il regno dei cieli al fascino effimero del potere terreno. Durante tutto il periodo del proprio governo, favorì in ogni modo possibile la pace, sostenendo incessantemente con i mezzi materiali e con il diretto impegno personale le cause dei poveri, delle vedove e degli orfani, lasciando un'impronta indelebile di santità cristiana nella storia della Chiesa e del Piemonte.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia il Beato Amadeo IX de Saboya?

La memoria liturgica del Beato Amadeo IX de Saboya si celebra il 30 marzo.

Di cosa è patrono il Beato Amadeo IX de Saboya?

Il Beato Amadeo IX de Saboya è eletto patrono della Valle Chisone.

En Vercelli, beato Amadeo IX, duque de Saboya, que, durante su propio gobierno, favoreció en todo modo la paz y sostuvo incesantemente con los medios materiales y con el compromiso personal las causas de los pobres, de las viudas y de los huérfanos. — Martirologio Romano