15 de junio
Beato Clemente Vismara
Sacerdote del Pontificio Instituto Misiones Extranjeras
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Origini e giovinezza in Brianza
Clemente Vismara nasce il sei settembre 1897 ad Agrate Brianza, località situata all'epoca nella diocesi di Milano e oggi in provincia di Monza e Brianza. I suoi genitori sono Attilio Egidio Vismara e Stella Annunziata Porta. Prima di lui, la famiglia ha visto la nascita dei figli Egidio, Carlo, Francesco e Maria. Il giorno successivo alla nascita, il neonato riceve il battesimo nella chiesa parrocchiale di Agrate, dedicata a Sant'Eusebio. Il ventidue settembre 1902 mamma Stella dà alla luce l'ultimo figlio, Luigi. Tragicamente, la madre muore per le conseguenze del parto, mentre il piccolo Luigi sopravvive per non più di diciotto giorni. Clemente si trova ancora all'asilo al momento della dolorosa perdita della madre. Una maggiore consapevolezza della morte sopraggiunge tre anni più tardi, l'otto gennaio 1905, quando viene a mancare anche il padre Attilio. Rimasti orfani, i fratelli Vismara vengono affidati ai parenti oppure accolti in collegio. Clemente entra al Collegio Villoresi di Monza grazie al sostegno dei suoi zii materni, don Francesco e don Emilio Porta. Presso tale istituto frequenta le classi scolastiche dalla quinta elementare fino al primo anno di liceo. Durante questi anni di formazione giovanile, riceve la Prima Comunione il venticinque maggio 1908 e la Cresima pochi giorni dopo, il ventinove maggio 1908. Nel suo cuore custodisce il ricordo indelebile del desiderio espresso dalla madre affinché lui diventasse sacerdote.
Il seminario e la prima guerra mondiale
Il ventiquattro ottobre 1913 Clemente compie un passo decisivo entrando nel Seminario Arcivescovile di Milano, precisamente nella sede di Seveso. In questo luogo porta a termine gli studi liceali e intraprende i corsi teologici. All'interno della comunità del seminario acquisisce la fama di discolo. Spesso urla e canta a squarciagola nel tentativo di scacciare la noia, infrangendo il rigoroso silenzio che vige tra le mura del seminario. Il corso della sua giovinezza viene tuttavia interrotto dagli eventi storici quando i seminaristi sono chiamati alla leva obbligatoria durante la prima guerra mondiale. Clemente viene arruolato il ventuno settembre 1916 come soldato semplice nell'ottantesimo Reggimento di fanteria, inserito nella Brigata Roma. Si trova così a combattere in prima linea come fante in battaglie di grande importanza, tra cui quelle aspre combattute sul Monte Maio e sull'Adamello. L'esperienza bellica lo segna in modo profondo, al punto che a distanza di anni preferisce non parlarne mai. Al fronte, immerso nella sofferenza e nelle brutture della guerra, matura la definitiva decisione di consacrarsi come missionario. Negli anni precedenti, tale vocazione era stata suscitata in lui dalla lettura del testo intitolato Operarii autem pauci, scritto da padre Paolo Manna. Tale opera era considerata quasi proibita e i formatori la consegnavano soltanto a chi dimostrava una ferrea determinazione a partire, sebbene circolasse clandestinamente tra i seminaristi. Al termine del conflitto, Clemente viene congedato il sei novembre 1919 con il grado di sergente maggiore, ottenendo tre medaglie d'argento e una croce al merito. I superiori del seminario acconsentono alla sua scelta missionaria, ritenendo che la disciplina ecclesiastica ordinaria del prete diocesano non si adatti al suo carattere.
La chiamata alla missione e l'arrivo in Birmania
Il ventuno aprile 1920 Clemente giunge alla sede del Seminario Teologico Lombardo per le Missioni Estere, situato in via Monte Rosa ottantuno a Milano, istituto che sei anni più tardi assumerà la denominazione di Pontificio Istituto Missioni Estere a seguito della fusione con una realtà romana. Termina gli studi di teologia e il ventisei maggio 1923 riceve l'ordinazione sacerdotale nel Duomo di Milano per imposizione delle mani del cardinale Eugenio Tosi, arcivescovo di Milano. Il due agosto dello stesso anno parte da Venezia diretto in Birmania, nazione oggi nota come Myanmar. Durante il viaggio verso Kengtung, prima missione del Pontificio Istituto Missioni Estere in terra birmana, padre Clemente affianca il confratello padre Erminio Bonetta. Il ventisette ottobre 1924 arriva finalmente a Monglin, che diventa la sua prima parrocchia. Nel 1925 subentra il nuovo parroco, padre Luigi Cambiaso. Insieme a lui, padre Clemente visita con regolarità i villaggi esterni alla missione, contribuendo in modo determinante alla nascita di nuove comunità cristiane. Le condizioni di vita dei missionari e della popolazione locale si presentano segnate da una povertà estrema. Durante i lavori di costruzione della chiesa in muratura a Monglin, padre Luigi Cambiaso si ammala gravemente e padre Clemente si ritrova temporaneamente solo a reggere la missione. Scrive in quel periodo di trovarsi a centoventi chilometri da Kengtung e di doversi guardare allo specchio per vedere un altro cristiano, precisando che il prete più vicino dista sei giorni di viaggio a cavallo. Ha con sé tre orfani che gli tengono compagnia e vivono in un capannone di fango e paglia. Nel 1928 padre Paolo Manna visita la missione nella sua veste di superiore generale del Pontificio Istituto Missioni Estere, arrivando a minacciare la chiusura della presenza missionaria a causa dei continui e gravi problemi di salute dei sacerdoti.
Fondazione di nuove missioni e il periodo bellico
Nonostante le difficoltà, tra il 1929 e il 1931 la missione vive una profonda fioritura, registrando circa trecento nuovi battezzati ogni anno. In questo triennio vengono edificate la chiesa, alcune abitazioni, cappelle e persino un ospedale. Giungono sul posto anche alcune Suore di Maria Bambina per assumere la gestione dell'orfanotrofio appena sorto, rispondendo all'opzione preferenziale che padre Clemente manifesta sempre per gli orfani e le orfane in una regione devastata da guerriglie e malattie. Successivamente alla scomparsa di padre Antonio Farronato, che aveva preso il posto di padre Cambiaso, padre Clemente si ritrova nuovamente da solo. Con tenacia apostolica riesce a fondare altre tre missioni autonome oltre a custodire quella di Monglin: le nuove comunità sono Kenglap, Mongyong e Mongpyak. Il suo metodo missionario consiste innanzitutto nell'esplorare il territorio per poi dedicarsi alla formazione di quanti desiderano abbracciare la fede cristiana. Le sue testimonianze scritte dalla missione trovano spazio su riviste come Italia Missionaria, caratterizzate da uno stile fresco, spigliato e talvolta umoristico, capace di appassionare moltissimi fedeli in Italia analogamente all'opera di padre Manna. Con lo scoppio della seconda guerra mondiale, padre Clemente viene internato nel campo di prigionia di Kalaw a causa dei sospetti nutriti dai missionari inglesi nei confronti dei religiosi appartenenti a una nazione non alleata. Nel gennaio del 1942 le truppe giapponesi invadono la Birmania e, alla fine del mese di aprile dello stesso anno, liberano i missionari italiani. Padre Clemente fa ritorno a Monglin sul finire di agosto, trovando le strutture ancora in piedi ma in gran parte occupate dai giapponesi. L'invasione si conclude nel 1945 lasciando dietro di sé una situazione gravissima. Per provvedere al proprio sostentamento e a quello dei suoi orfani, padre Clemente si dedica a spaccare la legna, organizza un orto e impianta un piccolo allevamento di mucche, coinvolgendo direttamente i ragazzi nel lavoro quotidiano perché sa che da loro dipende il futuro del Paese. Alla dominazione giapponese subentra quella inglese, finché la Birmania conquista l'indipendenza nel 1948, anno da cui il Paese inizia a essere lacerato da numerosi conflitti tra fazioni di guerriglieri. In questo contesto doloroso, padre Clemente raccoglie gli orfani e offre consolazione alle vedove, affidando a una testimonianza scritta il racconto della sua vita vissuta a Monglin.
Gli anni a Mong Ping e il ritorno in Italia
Nel 1955, dopo trentuno anni trascorsi a Monglin, il prefetto apostolico di Kengtung monsignor Ferdinando Guercilena destina padre Clemente a una nuova sede, Mong Ping. La nuova casa si presenta priva di ogni cosa, mancando perfino di bicchieri, piatti, sedie e letti, e l'orfanotrofio accoglie appena nove ragazzi, ben diverso dal centinaio lasciato a Monglin. La chiesa locale è costruita in legno scadente e la fatica maggiore è rappresentata dalla freddezza della gente del posto. Tuttavia, negli anni successivi padre Clemente dota Mong Ping di tutte le infrastrutture necessarie. Nel 1958 avvia l'attività scolastica e nel giro di sette anni la scuola arriva a contare quattrocento alunni, di cui ben due terzi non cristiani. Accoglie chiunque si presenti e, a quanti lo rimproverano per la totale assenza di bilanci e preventivi, risponde citando la Divina Provvidenza, che trova concreta espressione negli aiuti generosi inviati dai concittadini di Agrate. Tra il trenta gennaio e il ventidue dicembre 1957, padre Clemente compie un viaggio in Italia durante il quale si sottopone a cure mediche per varie malattie. Visita parrocchie, seminari e gruppi missionari, tenendo numerose conferenze, e si ritira per un mese di Esercizi spirituali unito a un pellegrinaggio a Lourdes. Rientrato in Birmania, assiste all'ascesa al potere dei militari che instaurano una dittatura di stampo staliniano, con la conseguente espulsione di tutti i missionari stranieri e la confisca delle opere da parte dello Stato. A padre Clemente e ad altri trenta missionari del Pontificio Istituto Missioni Estere entrati nel Paese prima del 1948 viene tuttavia concesso di rimanere. Nonostante le sofferenze e i numerosi malanni fisici, resiste con fermezza per amore dei suoi orfani.
La vecchiaia e il Patriarca della Birmania
Nel 1978 padre Clemente viene insignito del titolo di Cavaliere dell'Ordine di Vittorio Veneto. Con i proventi della sua pensione fa costruire un'altra chiesa. La sua originaria insofferenza per la disciplina lascia definitivamente il posto a uno spirito organizzativo che trasmette agli abitanti della missione. Celebra il cinquantesimo e successivamente il sessantesimo anno di sacerdozio insieme agli orfani, agli ex allievi e al nuovo vescovo di Kengtung, monsignor Abramo Than, primo presule di nazionalità birmana. La sua figura riceve grande visibilità quando appare sulla copertina del Calendario murale nazionale dei cattolici, che lo definisce con il titolo di Patriarca della Chiesa di Birmania. Affronta la vecchiaia con straordinaria serenità, dichiarandosi felice di essere al mondo e custodendo come segreto un'inguaribile speranza. Gli anni segnati dalla persecuzione lo hanno condotto talvolta a gridare a Dio i suoi perché, trovando rifugio costante nella preghiera. Le suore che collaborano con lui lo vedono di frequente con il Rosario in mano ed egli rimane sempre fedele alla recita quotidiana del Breviario, non turbandosi se capita occasionalmente di addormentarsi durante la preghiera, nella certezza che il Signore ascolta anche l'orazione pronunciata nel sonno. Nel 1983 rilascia un'ampia intervista a padre Piero Gheddo, destinato a diventare il suo primo biografo, la quale costituisce una delle sue ultime e più preziose testimonianze. All'inizio del giugno 1988 viene ricoverato nell'ospedale di Kengtung ma, opponendosi al parere dei medici, chiede di essere trasportato a Mong Ping per potervi morire. Prima della fine riceve l'Unzione degli Infermi impartita da monsignor Than e spira il quindici giugno 1988 alle ore venti e quindici. Le esequie si celebrano il ventuno giugno con una straordinaria partecipazione di popolo birmano, inclusi musulmani e buddisti. Viene sepolto davanti alla copia della grotta di Lourdes, fatta edificare dallo stesso padre Clemente nel 1962.
La fiducia assoluta nella Provvidenza
La vita di padre Clemente si regge su due pilastri fondamentali: la fiducia assoluta nella Divina Provvidenza e l'amore totale verso il suo popolo. Il denaro possiede per lui valore unicamente in quanto strumento di carità e di missione. Egli non si preoccupa mai del domani e vive alla lettera l'insegnamento evangelico di non affannarsi per il cibo o per il vestito, cercando anzitutto il Regno di Dio e sperimentando la veridicità della promessa divina. Nel febbraio del 1993, a Kengtung, suor Battistina Sironi, che ha vissuto al suo fianco negli ultimi trent'anni a Mongping, riferisce che padre Clemente non tiene alcun tipo di contabilità. Pratica un'amministrazione apostolica senza tempo né testa per i registri, come scrive il ventidue settembre 1961 ringraziando un parente in Italia per centomila lire ricevute. Spende immediatamente tutto ciò che riceve e, sebbene la sua borsa appaia vuota, il giorno successivo si riempie misteriosamente. Non compie mai conti, preventivi o bilanci di spesa e, quando necessita di denaro per le sue opere, frugando nella borsa ne trova sempre. Scrive il diciotto febbraio 1964 a un amico che il denaro vola via come la paglia e che, pur essendo impegnato in grandi costruzioni e in spese enormi, la Provvidenza non manca mai. Il nove maggio 1962 scrive al nipote Innocente Vismara che la spesa annua si aggira sui quattro milioni di lire, ribadendo di non tenere alcun conto per timore che Dio se la prenda a male e preferendo procedere a occhi chiusi. Mantiene stabilmente tra i duecento e i duecentocinquanta orfani e orfane, oltre a numerosi poveri, lebbrosi e almeno dieci vedove prive di tetto e di cibo. Innamorato dei piccoli e degli ultimi, afferma con certezza che gli orfani non sono suoi ma di Dio, il quale non fa mai mancare il necessario. Questa ferma fede genera in lui una gioia profonda che supera ogni avversità, lasciando un'impronta indelebile nelle comunità cristiane sorte dal suo instancabile apostolato.
Il culto e la beatificazione
In prossimità del quinto anniversario della morte, il Consiglio Pastorale della parrocchia di Sant'Eusebio di Agrate e il Gruppo missionario inviano una lettera a monsignor Than e a padre Gheddo per sollecitare l'avvio della causa di beatificazione, confermando come la fama di santità di padre Clemente non sia mai venuta meno né in Italia né in Birmania, dove molte persone avevano già scelto di battezzare i propri figli con i nomi di Clemente o Clementina. Il nulla osta porta la data dell'otto agosto 1995 e, a causa di difficoltà economiche e pratiche, viene concesso che l'inchiesta diocesana si svolga a Milano. Il cardinale arcivescovo Carlo Maria Martini presiede personalmente la prima sessione l'ottobre 1996 nella parrocchia di Sant'Eusebio e presiede anche l'ultima delle centotrentadue sessioni il diciassette ottobre 1998, mentre altri testimoni vengono ascoltati in Birmania, Thailandia, Brasile e in varie zone d'Italia. Gli atti vengono convalidati il sette maggio 1999 e la Positio super virtutibus viene pubblicata nel luglio 2001. Esaminata dai Consultori teologi nel giugno 2007 e approvata da cardinali e vescovi nel gennaio 2008, riceve l'autorizzazione di papa Benedetto XVI che il quindici marzo 2008 promulga il decreto con cui padre Clemente viene dichiarato Venerabile. Successivamente viene istruito il processo relativo a un asserito miracolo per la beatificazione, scelto tra sei presentati. Il fatto riguarda Joseph Tayasoe, un bambino di dieci anni senza famiglia d'origine che vive nell'orfanotrofio di Mong Yaung, il quale cade da un'albero da un'altezza di quattro metri e mezzo mentre coglie frutta con i compagni. La superiora, suor Teresa Pan, accorre e trova il bambino privo di sensi e con una lunga ferita alla testa. Condotto in ospedale, il medico dottor Sai Kham Aung non dà speranze e consiglia di pregare. Suor Teresa recita la novena a padre Clemente e invita i bambini a fare altrettanto. Dopo quattro giorni Joseph si risveglia chiamando la mamma e chiedendo cibo, tornando rapidamente a scuola senza alcuna conseguenza da una caduta che sarebbe risultata fatale. L'inchiesta sul miracolo si svolge a Kengtung nel luglio 2004 e, superando la mancanza di documentazione medica iniziale grazie alla testimonianza decisiva sull'avvenuto trauma cranico, ottiene il decreto di convalida il tre febbraio 2006. La Commissione medica si esprime positivamente il venticinque maggio 2010, i teologi confermano il nesso causale nel gennaio 2011 e la plenaria dei cardinali convalida il parere nel marzo successivo. Papa Benedetto XVI autorizza la promulgazione del decreto sul miracolo il due aprile 2011. La solenne Messa di beatificazione viene celebrata il ventisei giugno 2011 in piazza del Duomo a Milano, presieduta dal cardinale Angelo Amato come delegato del Santo Padre, mentre l'Eucaristia è presieduta dal cardinale Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano. Insieme a padre Clemente vengono beatificati suor Enrichetta Alfieri e don Serafino Morazzone, elevando alla gloria degli altari un luminoso testimone della fede e della carità apostolica.
Su camino de fe
Clemente Vismara nació en Agrate Brianza en el año mil ochocientos noventa y siete. Su juventud estuvo marcada por la dura experiencia de la Primera Guerra Mundial, tras ser alistado en el año mil novecientos dieciséis. Sin embargo, al finalizar el conflicto, su corazón respondió a una vocación más profunda. Recibió la ordenación sacerdotal en el año mil novecientos veintitrés, incorporándose al Pontificio Instituto Misiones Extranjeras con el firme deseo de llevar la palabra de Dios a quienes no la conocían.
Ese mismo año inició su larga trayectoria misionera en Birmania, país que se convertiría en su hogar hasta el final de sus días en el año mil novecientos ochenta y ocho. Durante su estancia en las regiones de Kengtung, Monglin y Mong Ping, el padre Clemente trabajó con una humildad ejemplar. A pesar de haber sufrido la dureza del internamiento en un campo de prisioneros durante la Segunda Guerra Mundial, su espíritu no se quebró. Por el contrario, al recuperar su libertad, redobló sus esfuerzos para fundar misiones, escuelas y orfanatos, atendiendo con especial solicitud a los niños abandonados de aquellas tierras. Su vida fue un testimonio de servicio constante, desempeñando su labor con sencillez y una confianza inquebrantable en la Providencia divina hasta su fallecimiento en Mong Ping.
Su legado espiritual
La figura del Beato Clemente Vismara es venerada por su inmensa caridad y su incansable labor a favor de la infancia. Su beatificación, celebrada el veintiséis de junio del año dos mil once en Milán, reconoció oficialmente la santidad de este hombre que supo ver el rostro de Cristo en los niños desamparados. Su memoria es un recordatorio de que la fe, cuando se vive con entrega total, es capaz de superar las fronteras geográficas y las dificultades más extremas.
Hoy, la Iglesia le honra como protector de los niños, reconociendo el impacto duradero de sus obras educativas y sociales en el territorio birmano. Su vida, transcurrida entre Agrate Brianza, Monza, Milán y las lejanas misiones de Asia, nos enseña que el camino de la santidad se construye en la cotidianidad del servicio. Su ejemplo sigue vivo en los corazones de quienes encuentran en él un intercesor cercano ante Dios, especialmente para aquellos que se dedican al cuidado y la protección de los más pequeños.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia il Beato Clemente Vismara?
La memoria liturgica del Beato Clemente Vismara si celebra il quindici giugno, giorno del suo transito in cielo.
Di cosa è patrono il Beato Clemente Vismara?
Il Beato Clemente Vismara è invocato come protettore dei bambini.