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18 de septiembre

Beato David (Daudi) Okelo

Catequista mártir ugandés

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Il contesto missionario e le origini

Nel corso del ventesimo secolo, precisamente nel 1915, i Missionari Comboniani erano arrivati nella zona Acholi di Kitgum, situata nel nord dell'Uganda. I religiosi erano profondamente impegnati nell'opera di evangelizzazione e si avvalevano del prezioso aiuto dei catechisti per garantire la prima istruzione cristiana ai catecumeni nelle zone rimaste scoperte. Il lavoro missionario affrontava tuttavia molte difficoltà, dovute alla prima guerra mondiale, alla diffusione della peste, del vaiolo e alla ricorrenza di gravi carestie. La regione attorno a Paimol si trovava notoriamente in forte subbuglio. La Gran Bretagna imponeva infatti il suo Protettorato ricorrendo alle maniere forti, e le autorità britanniche obbligavano gli uomini a turni di lavoro forzato, causando forti reazioni nella popolazione locale. In questo scenario complesso, i responsabili della religione tradizionale, definiti comunemente stregoni, attribuivano alla nuova religione cristiana la causa di tutte le sventure che colpivano la terra. Sorsero così vari movimenti anticristiani e anticoloniali promossi proprio dagli stregoni. Tali movimenti ricevevano l'appoggio di gruppi di rivoltosi locali chiamati Adui e di musulmani chiamati Abas. Sia gli Abas che gli Adui vedevano seriamente minacciati i loro traffici commerciali legati all'avorio e alla tratta degli schiavi. Le lotte tribali intestine e la guerriglia persistente contrastavano fermamente sia il dominio straniero sia l'attività dei missionari, promuovendo il rigetto totale delle novità introdotte rispetto alle tradizioni locali. La rivolta politica così scoppiata fu infine repressa con decisione dalle autorità britanniche nel corso del 1919.

La chiamata e la partenza per Paimol

La vicenda che avrebbe segnato per sempre la storia della Chiesa ugugandese ebbe inizio in occasione della festa di Ognissanti, il primo novembre del 1917, a Kitgum, in pieno territorio Acholi nel nord dell'Uganda. Padre Cesare Gambaretto era un missionario comboniano operante nel distretto di Kitgum. Davide Okelo e Gildo Irwa erano due giovani neo-cristiani, catechisti molto giovani e da poco convertiti. Davide era nato nel nord dell'Uganda e la sua età al momento del martirio era compresa tra i sedici e i diciotto anni. Gildo Irwa era invece un ragazzo la cui età oscillava tra i dodici e i quattordici anni. Entrambi erano stati battezzati il 6 giugno 1916 e avevano ricevuto il sacramento della cresima il quindici ottobre dello stesso anno. I due ragazzi erano legati da una profonda amicizia e animati dall'entusiasmo giovanile di una comune missione, che consisteva nell'insegnare la religione cristiana ai propri connazionali. Antonio, che svolgeva il ruolo di catechista a Paimol ed era fratello di Davide, era purtroppo deceduto. Davide si recò dunque da Padre Cesare Gambaretto per chiedergli se avesse qualcuno da mandare a Paimol al posto di Antonio. Il sacerdote rispose di non avere nessuno disponibile. Il giorno seguente Davide si presentò insieme a Gildo, proponendo che andassero loro due a Paimol per continuare la missione. Padre Cesare restò assai sorpreso da quella proposta generosa e illustrò loro le reali difficoltà del luogo, cercando inizialmente di dissuaderli. Per guadagnare tempo e far riflettere i ragazzi, Padre Cesare disse loro di tornare il giorno dopo. I due giovani si presentarono puntualmente il giorno seguente muniti di stuoie e coperte, dimostrandosi pienamente pronti per la partenza. Davide e Gildo accettarono così di recarsi a Paimol, nonostante fossero perfettamente consapevoli che la popolazione locale si mostrava ostile. Padre Cesare Gambaretto provava in quel momento una profonda sensazione di commozione e quasi ne avvertiva il presentimento. Gildo incoraggiò il padre dicendogli di non temere e che Gesù e Maria erano con loro. Davide rispose che lui era grande e che sarebbero stati insieme lungo il cammino.

La vita e l'apostolato nel villaggio

Giunti a Paimol, Davide Okelo e Gildo Irwa condivisero la medesima capanna, dediti unicamente al loro compito di catechisti. Gildo fu descritto da Padre Cesare Gambaretto come un ragazzo molto piccolo, ma forte nella fede. Testimoni oculari riferirono che i giovani facevano unicamente il loro dovere di insegnare il catechismo con dedizione e purezza d'intenti. Un testimone si recò appositamente da loro per essere istruito nel catechismo, potendo così constatare di persona il loro ottimo comportamento e l'affetto sincero che la popolazione nutriva nei loro confronti. Un catechista di un villaggio vicino lodò pubblicamente il loro servizio impeccabile. I ragazzi del luogo frequentavano i catechisti molto volentieri, attratti dalla loro bontà. Tutta la gente del villaggio li amava sinceramente per il bene compiuto quotidianamente, per l'insegnamento rivolto ai ragazzi e per la grande attenzione riservata alla loro pulizia e cura personale. Le mamme e i papà del villaggio erano molto contenti dell'aiuto prezioso prestato ai giovani e alle famiglie. I catechisti furono totalmente dediti al loro dovere fino al momento dell'uccisione, avvenuta senza che essi avessero commesso alcuna colpa. I due giovani morirono mettendo in esatta pratica il loro insegnamento evangelico, offrendosi spontaneamente all'opera di evangelizzazione del popolo.

Il martirio e la testimonianza suprema

L'uccisione dei due giovani avvenne poco prima dell'alba del fine settimana compreso tra il 18 e il 20 ottobre del 1918. Davide e Gildo furono trucidati barbaramente tra il diciotto e il venti ottobre 1918 come veri e propri martiri della fede in Cristo. Interrogati sulla concreta possibilità di essere uccisi per la loro opera, i giovani risposero con serenità che sarebbero andati direttamente in paradiso. Davide ricordò che il fratello Antonio era già in paradiso e di non temere la morte, chiedendo retoricamente se Gesù non fosse forse morto per loro. Prima di compiere l'atto estremo, gli aggressori tentarono di convincerli a lasciare il paese, a interrompere l'insegnamento e a tornare ai rispettivi villaggi in cambio della salvezza della vita. Davide e Gildo rifiutarono fermamente tale offerta di rinnegamento. A Gildo fu fatto cenno di potersi allontanare e fuggire, ma egli rispose coraggiosamente che, avendo lavorato insieme, bisognava anche morire insieme. Mentre venivano condotti fuori dal villaggio per essere trucidati, Davide pianse per l'emozione e la tensione del momento. Gildo rassicurò Davide dicendogli di non piangere poiché morivano senza motivo e senza aver fatto del male a nessuno. Furono infine trafitti con le lance da Okidi e Opio, due Adui ribellatisi apertamente alle autorità coloniali. La morte dei beati, avvenuta appunto tra il 18 e il 20 ottobre 1918, manifestò agli occhi di tutti la potenza di Cristo. Alcuni missionari interpretarono immediatamente la morte dei giovani non solo come un atto di odio verso lo straniero, ma come un netto rigetto della nuova religione. La popolazione di Paimol espresse la medesima convinzione e una profonda, duratura venerazione per i suoi martiri. Testimonianze raccolte tra cattolici, protestanti e pagani di Paimol parlano chiaramente di martirio riguardo a Davide e Gildo. Tra i testimoni di quegli eventi drammatici vi era persino uno degli stessi uccisori.

Il riconoscimento ecclesiale e il ruolo dei catechisti

Il ventitré aprile del 2002 il Papa ha dato il suo autorevole assenso alla visione della storia di Davide e Gildo come autentici martiri. Il Santo Padre ha riconosciuto Davide e Gildo come martiri della fede e li ha proposti alla pubblica venerazione di tutti i fedeli. La beatificazione di Davide e Gildo è avvenuta solennemente in Piazza San Pietro il 20 ottobre del 2002, in occasione della Giornata Missionaria Mondiale. La figura del catechista ha storicamente rivestito il ruolo più importante nella diffusione della parola di Dio nei villaggi e nelle comunità cristiane in tutto l'Uganda. I catechisti hanno rappresentato e continuano a rappresentare il più stretto e vitale legame tra i sacerdoti e le piccole comunità sparse sul territorio. Vivendo permanentemente insieme alla gente, i catechisti conoscono a fondo i luoghi in cui abitano e sono riconosciuti come autentici leader del loro popolo. Essi garantiscono un contatto immediato con la popolazione locale e curano l'organizzazione del lavoro pastorale nelle singole comunità. Senza il loro supporto quotidiano, i sacerdoti troverebbero assai arduo condurre avanti il lavoro pastorale nelle parrocchie. I catechisti costituiscono così un punto di riferimento fondamentale in ogni tempo ed evenienza. Nell'Arcidiocesi di Gulu, tra il 1986 e il 2002, almeno sessantasei catechisti hanno perso la vita nell'esercizio del loro prezioso ministero. Nonostante la drammaticità di questi numeri e le difficoltà persistenti, prosegue con vigore lo sforzo costante per la formazione dei catechisti. Attualmente seicento trenta catechisti sono attivamente presenti sul campo nell'area, portando avanti l'eredità spirituale dei beati Davide Okelo e Gildo Irwa.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia il Beato David Okelo?

La memoria liturgica si celebra il 18 settembre, mentre la ricorrenza del loro martirio e dies natalis cade tra il 18 e il 20 ottobre.

Di cosa è patrono il Beato David Okelo?

Il Beato David Okelo è patrono dei catechisti, ricordando l'importanza dell'annuncio della fede nelle comunità.

En el pueblo de Paimol, cerca de la misión de Kalongi en Uganda, beatos David Okelo y Gildo Irwa, catequistas y mártires, que, traspasados con la lanza por los paganos del lugar por haberse dedicado espontáneamente a la obra de evangelización del pueblo, manifestaron con su intrépido martirio la potencia de Cristo. — Martirologio Romano