11 de marzo
Beato Francesco Gjini
Obispo y mártir
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Formación y primeros años de ministerio
Frano Gjini nacque a Scutari in Albania il 20 settembre 1886. Durante la sua giovinezza compì i suoi studi nel Collegio San Francesco Saverio tenuto dai Gesuiti a Scutari. Proseguì poi la sua preparazione ecclesiastica studiando presso la Congregazione di Propaganda Fide a Roma, dove maturò la sua vocazione al servizio della Chiesa. Venne successivamente ordinato sacerdote, iniziando un fecondo ministero pastorale che lo vide impegnato come parroco a Laç, Vlora e Durazzo. La sua dedizione alle comunità affidate alle sue cure preparò il terreno per compiti di maggiore responsabilità all'interno della gerarchia ecclesiastica albanese.
Nel corso del suo cammino ecclesiale, venne consacrato vescovo nella città di Durazzo. In seguito, ricevette la nomina a vescovo-abate di Sant'Alessandro a Orosh nel distretto della Mirdita. L'antica abbazia di Orosh risaliva almeno al XII secolo. Tuttavia, l'abbazia era abbandonata all'epoca della nomina, insieme a tutta la zona, dopo la morte dell'abate precedente Preng Doçi avvenuta nel 1917. Questa situazione di abbandono aveva fatto sì che la popolazione locale fosse trascurata dal punto di vista spirituale. Per sopperire a tale mancanza, i Gesuiti della missione volante effettuavano qualche visita periodica per assicurare l'istruzione religiosa e favorire la riconciliazione tra i clan familiari nei paesi di montagna.
El ingreso en la Mirdita y la labor pastoral
L'ingresso di monsignor Gjini nella sua sede episcopale avvenne d'autunno un sabato pomeriggio in un clima festoso. Le campane delle chiese delle montagne suonavano a distesa e i montanari sparavano in aria durante l'arrivo del vescovo. A notte fonda si accesero grandi falò di villaggio in villaggio e davanti all'abbazia per segnalare l'arrivo del nuovo abate. Il giorno dopo, domenica, il vescovo rimase colpito dalla vista dei nuovi fedeli che accorrevano in lacrime di gioia per baciargli l'anello. Durante la Messa, nell'omelia, ricordò di essere anzitutto un servitore di Cristo e dei poveri. Tuttavia, il tono modesto delle sue parole non convinse la totalità degli uomini, d'indole fiera e intimamente diffidenti.
Per quindici anni monsignor Gjini continuò l'operato del suo predecessore con costante dedizione. Nel suo ministero, corresse le antiche usanze che confliggevano con gli insegnamenti della Chiesa. In particolare, invitò al perdono in contrasto con quanto prescritto dal diritto consuetudinario del Kanun. La situazione del Paese mutò radicalmente quando l'Albania stava per entrare nell'orbita comunista e i partigiani attaccarono la Mirdita nel 1944. I montanari non accettavano le leggi dei partigiani, ma qualcuno scese a patti con i capi politici. Di fronte a questi eventi, il vescovo-abate non incitava alla violenza ma denunciava inequivocabilmente l'ideologia comunista.
La persecución comunista y el testimonio supremo
Nel 1945 il nunzio apostolico in Albania monsignor Leone Giovanni Battista Nigris cercò di presentare la situazione del Paese a papa Pio XII. A causa di questi eventi, il governo impedì al nunzio apostolico di rientrare, causando un esilio di fatto. In quella delicata circostanza, monsignor Gjini divenne il sostituto del nunzio e dovette partire per Scutari. Venne convocato da Enver Hoxha in persona. Il capo di Stato gli chiese di prendere il comando di una Chiesa nazionale separata da Roma. Enver Hoxha fece la stessa richiesta ad altri due vescovi, i monsignori Gaspër Thaçi e Vinçenc Prennushi, che si mostrarono contrari. Monsignor Gjini rispose perentoriamente a Hoxha che non si sarebbe mai separato dal suo gregge.
Rientrato a Orosh, il vescovo pensò anzitutto al bene dei suoi fedeli prima che alla propria salvezza. Scrisse una lettera aperta a Hoxha proponendo una collaborazione della Chiesa cattolica per la ricostruzione della nazione. Nella lettera auspicava di curare le ferite, sormontare le difficoltà esistenti e arrivare a vantaggi materiali e spirituali per tutti gli albanesi. Nello stesso tempo, nella lettera protestava per i disagi e le persecuzioni subiti da sacerdoti, religiosi e laici. La missiva fornì l'occasione per arrestarlo. Né le pressioni fisiche né quelle psicologiche riuscirono a fargli cambiare idea durante la prigionia. Fu relegato in una cella di un metro quadrato di ampiezza, incatenato mani e piedi, e tratto fuori solo per essere torturato.
Subì torture come essere buttato in una vasca di acqua gelata, scosse elettriche, granelli di sale su ferite aperte e punte di legno sotto le unghie. Una notte del dicembre 1946 fu legato a un albero nel cortile del convento francescano di Scutari, trasformato in prigione. Nel cortile si trovava insieme ai padri francescani Cyprian Nika e Bernardin Palaj. In quel momento di estrema sofferenza, ebbe la forza di impartire un'ultima benedizione a un condannato moribondo legato nella stessa maniera. Benedisse il moribondo tracciando il segno della Croce con la testa, prima alzandola e poi abbassandola e muovendola da sinistra a destra, dato che aveva le mani bloccate.
Un tribunale popolare a porte chiuse lo condannò a morte l'8 gennaio 1948. Venne fucilato l'11 marzo 1948 in un fosso vicino a una vigna insieme a diciassette altri tra preti e laici, inclusi padre Cyprian Nika e padre Mati Prennushi. Sua sorella Tina seguì il corteo dei condannati, fu riconosciuta dai soldati e arrestata a sua volta. Monsignor Frano Gjini è incluso nell'elenco dei trentotto martiri albanesi. Il gruppo dei martiri è capeggiato da monsignor Vinçenc Prennushi. Tra i compagni di martirio di Frano Gjini vi è un altro francescano di nome padre Bernardin Palaj. Monsignor Frano Gjini è stato beatificato a Scutari il 5 novembre 2016. Monsignor Frano Gjini è nato a Scutari, in Albania, il 20 settembre 1886 ed è morto l'11 marzo 1948.
Su ministerio y testimonio
La trayectoria de Francesco Gjini se desarrolló en un tiempo de grandes turbulencias políticas y sociales en Albania. Tras haber sido ordenado sacerdote y posteriormente consagrado obispo en Durazzo, dedicó sus energías al cuidado del pueblo de Dios, asumiendo con espíritu de servicio el cargo de obispo-abate de Sant'Alessandro en Orosh. Su labor pastoral, caracterizada por la rectitud y la cercanía, se vio pronto enfrentada a la hostilidad de un régimen que buscaba someter la conciencia religiosa a los intereses del Estado.
El punto de inflexión en su ministerio ocurrió cuando las autoridades comunistas intentaron imponer la creación de una iglesia nacional albanesa, desvinculada de la autoridad del papa en Roma. Ante este requerimiento, el obispo Gjini mostró una firmeza inquebrantable, negándose a ceder en la unidad de la fe. Este acto de coherencia le valió ser señalado como un enemigo del sistema. Fue arrestado y sometido a crueles sesiones de tortura, intentando doblegar su voluntad, pero su espíritu permaneció firme en la verdad que había predicado a lo largo de su vida. Finalmente, fue llevado ante un tribunal popular que, de manera injusta, lo condenó a la pena capital. El once de marzo de mil novecientos cuarenta y ocho, en su ciudad natal de Scutari, entregó su vida al ser fusilado junto a otros compañeros de martirio, sellando con su propia sangre el testimonio de su fidelidad a Dios y a la Iglesia.
El culto y la memoria
La memoria del beato Francesco Gjini permanece viva en la Iglesia como un modelo de integridad y fortaleza espiritual. Su beatificación, celebrada el cinco de noviembre de dos mil dieciséis por el papa Francisco, constituye un reconocimiento oficial a su entrega heroica. Al formar parte del grupo de los treinta y ocho mártires albaneses, el beato Francesco representa a tantos creyentes que, en el siglo veinte, enfrentaron regímenes totalitarios manteniendo intacta su lealtad al Evangelio.
Su culto nos invita a reflexionar sobre la importancia de la unidad eclesial y el valor de la libertad de conciencia. Cada once de marzo, la Iglesia albanesa y el mundo católico recuerdan su sacrificio, elevando oraciones de acción de gracias por la vida de este pastor que no buscó su propia seguridad, sino el bien de la grey que le fue confiada. Su ejemplo sigue inspirando a los fieles a ser testigos coherentes y valientes de la fe, incluso en medio de las pruebas más difíciles y dolorosas que pueda presentar la historia.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia il beato Francisco Gjini?
La memoria liturgica del beato Francisco Gjini si celebra l'11 marzo, giorno della sua nascita al cielo.
Di cosa è patrono il beato Francisco Gjini?
I fatti forniti non menzionano specifici patronati per il beato Francisco Gjini.