7 de mayo
Beato Francesco Paleari
Sacerdote cottolengo
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Origini e infanzia
Don Francesco Paleari nacque a Pogliano Milanese in provincia di Milano il 22 ottobre 1863, nel corso del ventesimo secolo. I suoi genitori erano Angelo Paleari e Serafina Oldani, poveri contadini che vivevano nella serenità e nutrivano tanta fiducia in Dio. Nella famiglia Paleari si lavorava sodo per crescere i figli e si faticava a mettere insieme il pranzo con la cena. Degli otto figli nati, cinque rimasero in vita, mentre la mortalità infantile dell'epoca mieteva vittime in quasi tutte le famiglie. I genitori andavano a fare la comunione tutte le domeniche e non tornavano mai a casa senza portare un povero invitato a pranzo. Essi erano convinti e insegnavano ai figli che non si può ricevere Gesù senza spalancare la porta ai poveri.
Francesco crebbe sereno, gioioso e ben disposto verso tutti i compagni. Secondo la testimonianza di alcuni compagni, era impossibile litigare con Francesco. Franceschino non crebbe molto di statura e rimase sempre piuttosto piccolo ed esile nel fisico, ma il parroco di Pogliano riconobbe in lui i segni di una buona vocazione sacerdotale. La famiglia affrontava difficoltà economiche che rappresentavano un ostacolo all'entrata in Seminario, così il parroco scrisse a Torino alla Piccola Casa della Provvidenza. La Piccola Casa della Provvidenza fu fondata da San Giuseppe Benedetto Cottolengo, vissuto tra il 1786 e il 1842, il quale accoglieva persone affette da ogni miseria umana e dava aiuto nelle necessità spirituali. Il Cottolengo aveva istituito un piccolo Seminario con rette puramente simboliche, che permetteva di studiare per diventare sacerdote dello stesso Istituto o del clero diocesano in completa libertà.
Arrivo a Torino e formazione
Il primo successore del Cottolengo, padre Anglesio, rispose favorevolmente all'ammissione di Franceschino Paleari, il quale arrivò a Torino giovanissimo su consiglio del suo parroco ed entrò tra gli aspiranti chiamati Tommasini. Durante il percorso, Francesco faticò a staccarsi dalla sua famiglia. Vinto dalla nostalgia e tormentato dal dubbio di non aver scelto la strada giusta, una notte tentò di scavalcare il muretto di cinta del seminario per tornare a casa. Sul momento prevalse il buon senso e in seguito interviene la grazia di Dio, permettendogli di superare le normali difficoltà iniziali dovute alla nostalgia della famiglia e della casa, nonché l'incertezza sul proprio cammino. Francesco Paleari si ambientò ottimamente nella struttura e visse con mitezza, scrupolo, zelo nello studio e impegno formativo del carattere e della vocazione.
Durante il corso di studi fu continuamente in contatto con la realtà degli ospiti della Piccola Casa della Provvidenza. Solo chi era disposto a soffrire per gli altri con quasi nessuna soddisfazione personale poteva restare a lavorare nella grande Istituzione, e il giovane Francesco Paleari decise di rimanere a lavorare in essa. Compì tutti gli studi necessari per il sacerdozio e a ventitré anni fu ordinato prete il 18 settembre 1886 con una dispensa papale per la giovane età. Nessuno aveva dubbi sulla sua vocazione, nonostante fosse stato trovato piccolo di statura e giovane. Trovò subito la sua collocazione all'interno del Cottolengo, ereditando la fede da quel Padre.
Ministero al Cottolengo e nella diocesi
Per cinquantatré anni don Francesco opera al Cottolengo come maestro, predicatore, confessore e direttore spirituale. Svolge un'attività vorticosa e semplice facendosi tutto a tutti e condendo ogni cosa con il sorriso. Don Paleari era caratterizzato da un sorriso inconfondibile, dolce e accattivante, segno della sua bontà, che lo fece amare da tutti. Il suo sorriso conquistava i bambini che andavano volentieri a confessarsi da lui, ma conquistava anche vescovi, preti, nobildonne, popolani, suore e seminaristi. Dopo quarantotto anni, alla sua morte, fu detto di lui che fu solo e sempre Sacerdote. La celebrazione della Messa era per lui e per i presenti una mezz'ora di Paradiso, caratterizzata da grande intensità spirituale, fervore e fede.
Il giovane sacerdote fu incaricato di insegnare il latino agli allievi cottolenghini e per molti anni insegnò con diligenza, preparazione, pazienza e persuasione grazie al suo sorriso. Insegnò al Cottolengo e anche fra i Missionari della Consolata, fondati dal Beato Giuseppe Allamano vissuto tra il 1851 e il 1926. Il canonico Allamano gli chiese di andare a confessare regolarmente i giovani preti del convitto e i futuri Missionari della Consolata, avviando con lui una fraterna emulazione alla virtù con familiarità e sincera amicizia. Don Paleari cambiò materie, testi d'insegnamento, età e intelligenza dei suoi allievi nel corso del tempo, restando fino alla maturità il maestro di filosofia di figure celebri e di allievi timidi che si fermarono prima.
Incarichi diocesani e prodigi
Dalla Diocesi di Torino arrivarono sempre più spesso richieste per nuovi incarichi al piccolo prete del Cottolengo. Il vescovo di Torino lo volle confessore dei seminaristi e per più di quarant'anni fu confessore e direttore spirituale del Seminario diocesano. Il vescovo definì il pretino un altro San Luigi. Gli fu chiesto in continuazione di predicare corsi di esercizi spirituali al clero, a religiose e a ogni ceto di persone, e venne segnalato come confessore a svariati istituti di suore. Fu nominato provicario dell'arcidiocesi torinese, consultore per lo spostamento dei preti, insegnante in seminario e canonico del Corpus Domini a partire dal 1922. Qualcuno a Torino storceva il naso sulla sua nomina dubitando della sua intelligenza e capacità, ma egli non obbietta, non si lamenta e quasi si scusa di non poter fare di più di fronte alla mole di impegni.
Sommava gli impegni diocesani a quelli svolti regolarmente alla Piccola Casa. Quanti lo avvicinavano si stupivano della mole incredibile di lavoro che riusciva a smaltire con calma inalterabile. Accettava incarichi, lavori ingrati, impegni straordinari e pesi eccessivi con la semplicità di un servizio dovuto, scusandosi quasi di non fare di più. Quando qualcuno notava una somiglianza fisica con il fondatore, rispondeva che il Cottolengo è suo Padre. La tradizione riferisce che compì piccoli prodigi come leggere nei cuori, vedere a distanza e operare guarigioni con impacchi di acqua fresca, chiarendo che il rimedio sta nella fede e non nelle medicine. Era autore di massime profonde come la croce che prima è amarissima, poi amara, poi dolce e infine rapisce in estasi, oppure che il Signore ci manda le sofferenze per tre P, ovvero per pena, per prova e per premio, e la regola di prontezza nel cominciare, pazienza nel continuare, perseveranza nel terminare.
Malattia, transito e glorificazione
Il cuore di don Francesco si ribellava e andava a brandelli per il continuo donarsi, finché nel 1936 ebbe frequenti crisi cardiache che lo costrinsero a un'inattività assoluta e a passare dal letto alla sedia. La malattia fu per lui un martirio del cuore e una lenta agonia della mente lucida e viva. Diceva con le lacrime agli occhi a chi lo avvicinava che dobbiamo essere nelle mani di Dio come una palla nelle mani di un bambino, usando ripetere che quanto più forte la palla viene buttata a terra, tanto più rimbalza in alto. I superiori tentarono di farlo migliorare facendolo soggiornare inutilmente nella colonia marina di Celle Ligure, per poi riportarlo a Torino alla Piccola Casa della Provvidenza. La sua stanzetta d'ammalato divenne quasi una cappella e continuava a ubbidire a tutti con la semplicità di un fanciullo.
Si spense il 7 maggio 1939 dopo un'agonia di alcuni giorni, a seguito di tre anni di sofferenza e di lento spegnersi della sua grande vitalità. Poveri, ricchi, preti e vescovi sfilarono davanti alla sua bara. I funerali si svolsero con estrema semplicità secondo l'uso della Piccola Casa, dove non si facevano mai distinzioni tra il Superiore Generale e l'ultimo dei ricoverati, sebbene fosse monsignore, canonico e titolato. La voce su don Francesco si diffuse per Torino e affluirono molti allievi, monsignori, vescovi, sacerdoti, popolo, professionisti, giovani e poveri per rendergli omaggio, trasformando i funerali in un vero trionfo. Don Francesco era considerato il piccolo emulo del suo Fondatore e aveva anche nel viso una forte somiglianza con lui. Il 6 maggio 1946 la salma fu traslata dal cimitero di Torino alla Chiesa del Cottolengo per la fama di santità che lo accompagnò anche dopo morto, e fu tumulata non lontano dal fondatore San Giuseppe Benedetto Cottolengo.
La Causa di Beatificazione fu iniziata l'11 giugno 1947. Nel 1980 la causa fu affidata a padre Antonio Cairoli, postulatore generale dell'Ordine dei Frati Minori. Il 6 aprile 1998 don Francesco è stato dichiarato venerabile dal Beato Giovanni Paolo II. Il 10 dicembre 2010 fu promulgato il decreto che riconosce la guarigione miracolosa ottenuta per sua intercessione. Don Francesco Paleari è stato beatificato il 17 settembre 2011 nella Chiesa della Piccola Casa della Divina Provvidenza a Torino, primo prete del Cottolengo ad essere beatificato dopo il fondatore. Il rito di beatificazione è stato presieduto da Sua Eminenza il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, in rappresentanza di Papa Benedetto XVI. La salma di don Francesco è stata ricollocata nella cappella di fronte a quella del Santo Cottolengo, mentre la sua preghiera preferita era la frase Signore insegnami ad essere furbo, che veniva recitata e insegnata ai penitenti, spiegando che per lui essere furbo significava pensare che tutto passa ed il paradiso è eterno, facendo tutto in vista del paradiso senza calcoli e senza perdersi di coraggio. Il futuro cardinale Ballestrero ricordava questa preghiera poiché andava spesso a confessarsi da lui. La memoria liturgica è celebrata il 18 settembre.
La vida
Francesco Paleari nació en 1863 en Pogliano Milanese, iniciando desde joven un camino de profunda vocación religiosa. En 1886 recibió la ordenación sacerdotal en la Piccola Casa della Divina Provvidenza, marcando el comienzo de una misión que definiría toda su trayectoria. Durante cincuenta y tres años, el padre Paleari sirvió incansablemente en el Cottolengo, asumiendo con espíritu de servicio los roles de maestro, confesor y director espiritual. Su labor no se limitó a las paredes de esta institución, pues también desempeñó responsabilidades importantes en la diócesis de Turín, siendo nombrado provicario diocesano y confesor de los seminaristas, donde dejó una huella de sabiduría y rectitud moral.
Su apostolado estuvo siempre caracterizado por la sobriedad y la dedicación al prójimo. Además de sus estancias en Turín y su lugar de nacimiento, también estuvo vinculado a Celle Ligure, lugares que fueron testigos de su entrega pastoral. Hacia el final de su vida, enfrentó con entereza una etapa de inactividad física provocada por severas crisis cardíacas que marcaron sus últimos tres años de existencia. Falleció en Turín en 1939, dejando el ejemplo de un sacerdote que supo integrar la oración contemplativa con un servicio activo y desinteresado hacia todos aquellos que lo necesitaban. Su vida, transcurrida entre los siglos diecinueve y veinte, permanece como un faro de virtud y fidelidad al Evangelio.
El culto
El reconocimiento de la santidad del Beato Francesco Paleari culminó el 17 de septiembre de 2011, cuando fue beatificado por el Papa Benedicto XVI. Este acto solemne confirmó la veneración que muchos fieles ya sentían por su figura, honrando la memoria de un hombre cuya vida fue un reflejo de la caridad cristiana. Su legado continúa siendo una referencia para quienes buscan vivir el sacerdocio con humildad y coherencia.
La memoria litúrgica del Beato Francesco Paleari se celebra el día 18 de septiembre, una fecha en la que la Iglesia recuerda su entrega al servicio de los pobres y su labor como guía espiritual. A través de este culto, los fieles son invitados a meditar sobre la importancia de la perseverancia en la vocación y el valor del servicio silencioso, virtudes que el beato cultivó con sencillez a lo largo de toda su vida terrenal.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia il Beato Francesco Paleari?
La sua ricorrenza si celebra il 7 maggio, mentre la memoria liturgica è fissata al 18 settembre.