9 de febrero
Beato Giacomo Abbondo
Sacerdote
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Origini e formazione
Don Giacomo Abbondo nacque nella frazioncina di Salomino a Tronzano Vercellese il 27 agosto 1720. Egli era il secondo dei sei figli di Carlo Benedetto e Francesca Maria Naya. Il padre di Giacomo era uno dei più influenti capifamiglia del paese e consigliere comunale. Il futuro sacerdote fu preceduto da una sorella di nome Maria Margherita, morta poco prima della sua nascita, e fu seguito da altri quattro tra fratelli e sorelle. Fin da bambino cominciò a camminare da casa sua fino a Tronzano per frequentare le scuole comunali. A esercitare il maggior influsso sulla sua crescita spirituale fu uno zio paterno di nome don Carlo Giovanni Abbondo, cappellano di Salomino e noto per il suo sostegno ai poveri e per la devozione all'Immacolata. Il padre, i nonni materni e la moglie impartirono a Giacomo i primi elementi della vita cristiana. Successivamente il giovane camminò fino a Vercelli per frequentare le scuole superiori. Giacomo ricevette la Cresima il 15 dicembre 1740 dal cardinal Ferreri. Lo stesso giorno della Cresima, il cardinal Ferreri conferì a Giacomo la tonsura clericale. L'indomani della Cresima, Giacomo fu ammesso agli ordini minori dell'Ostiariato e del Lettorato.
All'epoca la diocesi di Vercelli aveva pochi alunni in Seminario e la sede vescovile era vacante, rendendo necessario scegliere uno dei conventi cittadini o le Scuole Regie per completare il percorso. Il chierico Abbondo si pagò gli studi vivendo in casa del sindaco di Vercelli e facendo da precettore ai suoi figli. Svolse l'attività di precettore presso la famiglia del conte Agostino Benedetto Cusani di Sagliano, sindaco di Vercelli, il quale aveva sette figli di età compresa tra i due e i diciotto anni. Il 20 luglio 1743 Giacomo venne nominato professore nelle Scuole Regie, in sostituzione di don Pettardino diventato canonico del Duomo. Il nuovo vescovo di Vercelli, monsignor Giovanni Pietro Solaro, ordinò Giacomo suddiacono il 21 dicembre dello stesso anno. Giacomo divenne Vicelettore di teologia scolastica dogmatica nella Regia Università di Vercelli grazie alla sua preparazione didattica e alla solidità dei suoi insegnamenti dottrinali. Il 29 febbraio 1744 Giacomo fu ordinato diacono. Il 21 marzo 1744, dopo neanche un mese dal diaconato, Giacomo fu ordinato sacerdote dopo aver ottenuto una dispensa papale perché l'ordinazione avvenne in anticipo sull'età canonica. Il 31 ottobre 1748 Giacomo si laureò in Lettere presso l'Università di Torino. Dopo la laurea fu nominato professore titolare di Umanità presso le Scuole Regie di Vercelli. A ventotto anni divenne titolare di Umanità presso le medesime scuole e gli furono conferiti molteplici e prestigiosi incarichi per le sue doti intellettuali, che tuttavia decise di abbandonare appena seppe che il vescovo desiderava per lui la nomina a parroco di Tronzano.
Il ministero a Tronzano
Il parroco precedente di Tronzano si era fatto malvolere dai tronzanesi a causa di uno stile pastorale giansenista che aveva allontanato i fedeli dalla chiesa. Sulla nomina del successore si aprì un contenzioso poiché i capifamiglia rivendicavano il diritto di elezione in base a un antico privilegio risalente al 1435. Il nome di don Giacomo mise tutti d'accordo e i tronzanesi furono disposti a seppellire l'ascia di guerra, accogliendolo con favore. Don Giacomo scelse di fare il parroco sapendo che non sarebbe stato facile e che avrebbe dovuto conquistare i parrocchiani uno ad uno. Il ministero pastorale di don Giacomo a Tronzano ebbe inizio con il suo ingresso ufficiale come parroco il 3 luglio 1757. Alla domanda sul valore del beneficio parrocchiale rispondeva che poteva valere il Paradiso o l'Inferno. Don Abbondo aiutò i suoi parrocchiani a riscoprire la bellezza e la bontà di Dio, la possibilità di conoscerlo, di pregarlo e di incontrarlo abitualmente nella sua Parola e nei Sacramenti. Cominciò a parlare il linguaggio della misericordia e dell'attenzione ai più deboli, girando per le case e prendendosi cura di malati, poveri e anziani soli. Si fece aiutare da un comitato caritativo per far arrivare viveri, legna e medicine a domicilio, stupendo i parrocchiani che vedevano la carità messa in prima fila. Viveva sobriamente e a volte rinunciava anche al necessario. Rinnovò la liturgia, invitò i fedeli alla comunione settimanale e aprì alla catechesi familiare coinvolgendo direttamente i genitori. Ammise i bambini alla comunione a partire dai dieci anni, contro la mentalità del tempo, e amava e rispettava profondamente i più piccoli. Era un buon predicatore ed era solito riunire i parrocchiani per la catechesi e la preghiera specialmente d'inverno, periodo con minor lavoro nei campi. Visitava tutte le case per la benedizione annuale, periodicità estesa anche alle cascine e frazioni più lontane che raggiungeva a cavallo per controllare il livello di istruzione religiosa. Portava frequentemente la comunione ai malati ed era frequentemente in chiesa a disposizione per le confessioni. Era solito dire che nella sua parrocchia era ignoto il nome di vacanza, rinunciando all'usanza vercellese di sospendere la predicazione nei mesi estivi a causa del caldo, e continuò senza interruzioni la catechesi, l'omelia e l'istruzione religiosa. Provvedeva con cura alla manutenzione delle tredici chiese presenti nel territorio parrocchiale e nel 1766 monsignor Giovanni Pietro Solaro consacrò la chiesa parrocchiale di Tronzano. La parrocchia cominciò a rifiorire e la chiesa tornò a riempirsi.
Il transito e la fama di santità
Don Giacomo morì il 9 febbraio 1788. La popolazione di Tronzano lo pianse come se avesse perso un padre e i capifamiglia espressero un pubblico elogio qualificandolo dotato d'immortal memoria per ingegno, dottrina, santità, prudenza e instancabilità nel ministero pastorale. Alla sua morte, Giovanni Maria Vianney, il futuro Curato d'Ars, aveva appena due anni, configurando la sua esistenza come un passaggio di testimone in una staffetta di santità sacerdotale nel confessionale e nelle opere di misericordia. La vita di don Giacomo Abbondo non presenta eventi spettacolari o strepitosi, ma egli rappresenta la riscossa dei parroci e dei sacerdoti che lavorano in silenzio e di nascosto. Papa Francesco descrive i sacerdoti come tanti bravi e santi che lavorano in silenzio, e don Giacomo fu scelto per essere messo sul moggio affinché gli altri sacerdoti ne restassero illuminati. L'autore raccomanda di non confondere don Giacomo Abbondo con l'omonimo di manzoniana memoria. La fama di santità di questo semplice curato di campagna del vercellese è rimasta inalterata nel tempo. Dal 1841 al 1884 vennero depositati almeno settantotto quadri ex voto presso la sua tomba per benefici attribuiti alla sua intercessione. I pellegrinaggi continuavano costanti dalla diocesi di Vercelli e dalle zone limitrofe, alimentati da guarigioni inspiegabili attribuite alla sua intercessione sia in vita che dopo la morte, arrivando ad oggi a contare ben 3350 guarigioni. Tali prodigi costituiscono il segno inequivocabile di una fama di santità mai venuta meno nel corso dei decenni.
Il processo di beatificazione
Il 13 marzo 1922 le spoglie di don Abbondo erano state traslate in una cappella della chiesa parrocchiale di Tronzano. La causa di beatificazione vera e propria ebbe inizio il 22 gennaio 1923 con la prima sessione del processo informativo in sede diocesana. La causa, divenuta di carattere storico in seguito a nuove normative, riprese quando il 7 febbraio 1984 l'arcivescovo monsignor Albino Mensa e il Consiglio Presbiterale diocesano decisero di procedere con la raccolta documentaria sistematica negli archivi diocesani. La Santa Sede concesse il nulla osta il 25 gennaio 2003 e il 21 novembre 2003 arrivò la convalida della precedente inchiesta diocesana. Nel 2008 fu consegnata la Positio super virtutibus e il 27 maggio 2008 si riunirono i consultori storici. I consultori teologi hanno espresso un parere positivo il 14 dicembre 2012, mentre i cardinali e vescovi membri della Congregazione per le Cause dei Santi hanno espresso parere positivo il 9 maggio 2014. Papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto che dichiarava Venerabile don Giacomo Abbondo il 9 maggio 2014. Prima del 1983 per la beatificazione servivano due miracoli, ma con la ripresa della causa è stato scelto un solo miracolo dal carattere storico. Il miracolo è accaduto il 20 settembre 1907 a un ragazzo di Tronzano di nome Giovanni Viola il quale, mentre scaricava del fieno, si è fatto sfuggire di mano un bidente e vi è caduto sopra. Le punte del bidente hanno attraversato i tessuti del perineo e sono spuntate dal foro otturatorio destro del bacino. Le preghiere rivolte a don Abbondo hanno fatto sì che in seguito non si riscontrassero difetti o complicazioni. L'inchiesta diocesana sull'asserito miracolo è stata convalidata il 5 dicembre 2008. La Giunta medica ha preso una decisione favorevole il 26 giugno 2014, confermata il 20 novembre 2014 dai consultori teologi e successivamente dai cardinali e vescovi della Congregazione. Papa Francesco ha riconosciuto il fatto come miracoloso e ottenuto per intercessione di don Giacomo il 5 maggio 2015. I resti mortali di don Giacomo sono stati oggetto di ricognizione canonica e sono stati ospitati nella casa parrocchiale a partire dal 5 novembre 2015. Il 9 febbraio 2016, nell'anniversario del transito, i resti sono stati ricomposti in una nuova urna e ricollocata nella cappella che li ospitava in precedenza. La parrocchia dei Santi Pietro e Paolo a Tronzano si è preparata alla beatificazione fissata a sabato 11 giugno 2016 nella cattedrale di Vercelli. L'attuale successore don Guido Bobba ha indetto una giornata penitenziale per venerdì 10 giugno e la celebrazione è stata vissuta come un'occasione di grazia e un motivo di orgoglio locale. Il cardinal Angelo Amato, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, ha presieduto l'Eucaristia in qualità di inviato del Papa, affiancato da numerosi vescovi e sacerdoti piemontesi. La beatificazione ha dato ragione alla vox populi che già in vita lo proclamava santo. La memoria liturgica del nuovo Beato per la diocesi di Vercelli è stata fissata al 9 febbraio, giorno della nascita al Cielo del Beato, data in cui era da sempre ricordato. Le informazioni e le relazioni di grazie possono essere richieste alla Parrocchia dei Santi Pietro e Paolo in via Lignana 28 a Tronzano Vercellese.
Su vida y ministerio
La trayectoria sacerdotal del Beato Giacomo Abbondo comenzó de manera singular. Fue ordenado sacerdote en el año mil setecientos cuarenta y cuatro, tras recibir una dispensa papal especial debido a su juventud, lo cual evidenciaba ya una vocación madura y dispuesta para el servicio. Su labor no se limitó únicamente al ámbito parroquial, sino que extendió su influencia al campo de la enseñanza, desempeñándose como docente de Humanidades en las Regias Escuelas de Vercelli. Esta faceta académica le permitió combinar la formación intelectual con la profundidad de la vida espiritual.
Posteriormente, asumió el cargo de prevosto en la parroquia de los Santos Pietro y Paolo en Tronzano Vercellese. En este lugar, su labor pastoral se centró en la cercanía con las familias, promoviendo la catequesis como el pilar fundamental del crecimiento espiritual. Su visión pedagógica fue notable para su época, pues insistió en la importancia de la comunión precoz de los niños, convencido de que la Eucaristía debía ser el alimento cotidiano para el alma desde temprana edad. Su vida fue un testimonio de sobriedad y dedicación, transcurriendo entre sus tareas en Vercelli, Turín y, finalmente, en su amada parroquia de Tronzano, donde concluyó su camino terrenal en el año mil setecientos ochenta y ocho.
El culto y la beatificación
El recuerdo del Beato Giacomo Abbondo permanece vivo en la Iglesia como modelo de sacerdote que supo integrar la cultura con la fe más sencilla y pura. Su proceso de reconocimiento oficial culminó el once de junio del año dos mil dieciséis, cuando fue beatificado en Vercelli por mandato del Papa Francisco. Este acontecimiento permitió que su figura fuera presentada a los fieles como un ejemplo de fidelidad al Evangelio y de entrega abnegada al ministerio sacerdotal.
La memoria litúrgica del Beato Giacomo Abbondo se celebra cada nueve de febrero, fecha que coincide con el día de su tránsito a la vida eterna. Esta jornada es una invitación para que los fieles, especialmente aquellos que trabajan en la educación y la pastoral, encuentren en él un intercesor y una guía en el camino de la fe.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia il Beato Giacomo Abbondo?
La sua memoria liturgica si celebra il 9 febbraio, giorno della sua nascita al Cielo.
Di cosa è patrono il Beato Giacomo Abbondo?
I fatti forniti non menzionano specifici patronati ufficiali.