7 de octubre
Beato Jesús Prieto López
Seminarista y mártir
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Origini e infanzia nelle Asturie
Jesús Prieto López nacque il 28 agosto 1912 a Bodecangas, chiamato anche Bao de Cangas, un piccolo villaggio situato nella comunità autonoma delle Asturie, in Spagna. Il giorno successivo alla nascita, il 29 agosto, ricevette il battesimo nell'allora sede parrocchiale di Santa Maria al Monte. Era il settimo degli undici figli nati da José María Prieto e da Marcellina López Acebedo, entrambi contadini dediti alla terra, molto poveri ma profondamente religiosi. Fin da piccolo, Jesús alternava i momenti di riposo ai lavori dei campi per sostenere la famiglia, sviluppando un carattere introverso, riservato e poco incline ai divertimenti mondani. Nonostante fosse di poche parole, i suoi fratelli testimoniano che sapeva manifestare un affetto sincero e profondo a chi voleva bene. Nutriva una grandissima devozione alla Vergine Maria e guidava ogni giorno la recita comunitaria del Rosario tra le mura domestiche. In parrocchia prestava con dedizione il servizio di chierichetto e conosceva a memoria tutte le orazioni della Messa, distinguendosi per la sua purezza d'animo.
La vocazione e gli anni in Seminario
Le eccezionali qualità del giovane non sfuggirono al parroco, don Jesús M. A. Rodríguez, il quale decise di impartirgli lezioni private e di fargli da direttore spirituale. Quando gli fu prospettata la possibilità di entrare in Seminario, Jesús rispose affermativamente, pur mostrando preoccupazione per la retta scolastica. I suoi genitori fecero presente di non possedere i mezzi economici per mantenerlo agli studi, ma il sacerdote li rassicurò invitandoli a non preoccuparsene. Nel 1925 Jesús entrò nel Seminario Minore della diocesi di Oviedo, che aveva sede nell'antico monastero di Santa Maria di Valdediós. L'istituto imponeva ritmi severi, con giornate scandite da preghiera intensa, studio rigoroso e vita comunitaria, e un vitto così scarso che talvolta i giovani allievi pativano la fame. Quando tornava in vacanza al paese natale, la sua prima premura era andare a salutare il parroco che lo aveva avviato agli studi. Suo padre era convinto che il posto del figlio fosse sui libri e non tra i campi, costringendolo spesso a restare in casa. Nelle pause dallo studio, Jesús aiutava la madre nelle faccende domestiche, non smetteva di frequentare la parrocchia partecipando quotidianamente alla Messa, insegnava il catechismo ai bambini e riordinava con cura la sacrestia. Poneva di continuo domande al parroco su svariate questioni spirituali e la domenica sera faceva visita ai compagni in vacanza nei dintorni. Successivamente passò al Seminario Maggiore, situato all'epoca nel convento di San Domenico a Oviedo. Non fallì mai un esame in tutto il percorso teologico, unendo un'intelligenza acuta a una straordinaria perseveranza nello studio, e non esitava ad aiutare i compagni di corso, sia quelli degli anni superiori sia quelli più indietro. Maturò la ferma decisione di vivere il sacerdozio come il massimo dei servizi da offrire ai più abbandonati e agli scartati della società, un ideale fortemente stimolato dall'esempio dei Preti della Missione che dirigevano l'istituto. Interruppe temporaneamente gli studi per adempiere al servizio della leva obbligatoria in caserma, dove iniziò a percepire le prime avvisaglie del pericolo che la neonata Repubblica spagnola stava facendo correre alla Chiesa. Appena terminato il servizio militare, rientrò prontamente in Seminario insieme a molti compagni.
I tumulti di Oviedo e il martirio
Il 5 ottobre 1934 esplosero scontri a fuoco tra i minatori e la forza pubblica, dando ufficialmente inizio alla rivoluzione delle Asturie. All'interno del Seminario le lezioni proseguirono inizialmente come al solito, sebbene si avvertissero distintamente gli echi minacciosi dei tumulti. All'alba del 6 ottobre, dopo una notte di combattimenti, le armi parvero tacere temporaneamente, ma dopo qualche ora il convento di San Domenico e il Palazzo Vescovile di Oviedo subirono un violento assalto. Presi dal panico, i seminaristi fuggirono disperdendosi in varie direzioni per cercare salvezza. Mariano e altri sette compagni trovarono un primo rifugio in una stalla, per poi spostarsi nella cantina di uno stabile sfitto, accompagnati da un sacerdote domenicano, padre Esteban Sánchez. Trascorsero la notte seguente insonni, affidandosi alla preghiera e interrogandosi angosciati sulla propria sorte. Padre Sánchez li confortò con parole di speranza, li benedisse e impartì loro l'assoluzione sacramentale. In quel frangente, i giovani fecero il voto solenne di recarsi tutti in pellegrinaggio al santuario della Madonna di Covadonga se fossero usciti sani e salvi da quella persecuzione. Per motivi di prudenza e sicurezza, molti di loro avevano indossato abiti secolari, sebbene quanti avevano ricevuto gli Ordini Minori portassero ancora la tonsura come segno visibile del loro stato clericale. L'indomani, il 7 ottobre, Gonzalo Zurro Fanjul decise di uscire per verificare se la situazione fosse tornata alla normalità e per cercare cibo per i confratelli. Gonzalo scavalcò un muro, attraversò una stradina e una terrazza, ma mentre controllava la via fu sorpreso da alcuni uomini armati. Gli aggressori intimarono ai fuggiaschi nascosti di uscire allo scoperto. Ne vennero fuori sette, mentre il seminarista Juan Alonso Pérez e il religioso domenicano rimasero altrove. Gli armati fecero attraversare loro alcune strade della città tra gli insulti e le ingiurie dei passanti. Giunti in calle Padre Suárez, tra il civico 23 e il 25, i giovani furono schierati contro un portone e barbaramente fucilati. José González García fu uno dei sette a essere ferito gravemente, ma la tradizione riferisce che fu miracolosamente risparmiato dal colpo di grazia grazie all'intervento coraggioso di una donna, la quale gridò agli armati di non sparargli perché non portava la tonsura. Jesús Prieto López aveva ventuno anni ed era uno studente del terzo anno di Teologia quando affrontò il martirio a Oviedo.
La riesumazione e il cammino verso la beatificazione
I resti mortali di Jesús e dei suoi compagni, inizialmente sepolti in una fossa comune nel cimitero del Salvatore, furono riesumati il 28 ottobre 1934 per ricevere una sepoltura più degna. La fama di santità del gruppo rimase viva negli anni, nonostante un periodo di inevitabile oblio, e portò successivamente all'avvio della causa di beatificazione e canonizzazione per accertare il loro martirio in odio alla fede. Al gruppo dei sei giovani assassinati nel 1934 furono aggiunti altri tre allievi del Seminario di Oviedo uccisi durante la successiva guerra civile spagnola: Luis Prado Garcia, alunno del secondo anno di Filosofia, ucciso il 4 settembre 1936; Sixto Alonso Hevia, studente di terzo anno di Filosofia, ucciso il 27 maggio 1937; e Manuel Olay Colunga, suddiacono, ucciso il 22 settembre 1937. I resti mortali di Luis Prado Garcia e Sixto Alonso Hevia, insieme a quelli dei sei compagni del 1934, furono solennemente traslati il 19 marzo 2013 nella Cappella Maggiore dell'attuale sede del Seminario di Oviedo, mentre i resti di Manuel Olay Colunga non sono purtroppo mai stati ritrovati. Il nulla osta ufficiale per l'avvio della causa risale al 12 maggio 1993, sotto la denominazione complessiva di 'Ángel Cuartas Cristóbal e otto compagni'. Il processo diocesano si svolse a Oviedo e si concluse il 29 novembre 1997, ricevendo la validazione giuridica il 24 febbraio 2012. Nel 2014 fratel Rodolfo Cosimo Meoli, Postulatore Generale dei Fratelli delle Scuole Cristiane, fu incaricato di seguire la complessa fase romana della causa. La voluminosa 'Positio super martyrio' venne completata e consegnata nel 2016. Il 21 giugno 2018 si tenne il Congresso dei Teologi della Congregazione delle Cause dei Santi, i cui membri si espressero all'unanimità a favore dell'effettivo martirio dei nove seminaristi. Poco dopo, il 7 novembre 2018, papa Francesco ricevette in udienza il cardinale Giovanni Angelo Becciu, Prefetto della medesima Congregazione, autorizzando la promulgazione del decreto che dichiarava ufficialmente martiri Jesús Prieto López e i suoi compagni. La solenne beatificazione si celebrò il 9 marzo 2019 nella cattedrale del Santo Salvatore a Oviedo, presieduta dal cardinale Becciu in veste di inviato speciale del Santo Padre.
Una vocación temprana
La historia del Beato Jesús Prieto López es la de un joven cuya existencia estuvo plenamente orientada hacia el ministerio sacerdotal desde su adolescencia. Su origen en la localidad de Bodecangas, situada en las tierras de Asturias, fue el escenario donde comenzó a germinar una semilla de entrega que pronto florecería en el entorno académico y espiritual del seminario. El ingreso en el Seminario Menor de Oviedo en 1925 marcó un punto de inflexión decisivo en su biografía, permitiéndole profundizar en su formación cristiana y en el discernimiento de su llamada personal.
Durante los años de estudio en Oviedo, Jesús Prieto López mostró una dedicación constante a su camino vocacional, preparándose con sencillez y esperanza para servir al pueblo de Dios. Sin embargo, el contexto histórico del siglo veinte en España se tornó convulso, alcanzando su punto más crítico durante la revolución de las Asturias. En medio de aquel clima de hostilidad y persecución, la vida de este joven seminarista fue puesta a prueba de manera definitiva. Al ser sorprendido por los revolucionarios, Jesús Prieto López no renunció a su identidad ni a su fe, manteniendo una entereza que le conduciría al sacrificio supremo. Su muerte, ocurrida el 7 de octubre de 1934 en Oviedo, selló su testimonio con la sangre del martirio, convirtiéndolo en una figura emblemática de la Iglesia asturiana que, a pesar de su juventud, supo permanecer firme hasta el fin de sus días.
El reconocimiento de la Iglesia
La figura de Jesús Prieto López ha sido rescatada del olvido para ser presentada como un modelo de santidad y coherencia cristiana. El proceso que llevó a su reconocimiento oficial culminó con la solemne ceremonia de beatificación, celebrada el 9 de marzo de 2019 en la ciudad de Oviedo, presidida en nombre del Papa Francisco. Este acto no solo honró la memoria del mártir, sino que también destacó la importancia de su sacrificio en el marco histórico de los mártires del siglo veinte.
La Iglesia celebra su recuerdo con gratitud, integrándolo en el testimonio de aquellos que, en situaciones de extrema dificultad, supieron anteponer el amor a Cristo sobre cualquier otra circunstancia terrenal. Su vida, aunque breve, se ha convertido en un faro para quienes buscan en la historia reciente de la Iglesia ejemplos de fidelidad absoluta. La memoria litúrgica del Beato Jesús Prieto López se celebra junto a la de otros mártires de su tiempo, recordándonos que la santidad es un camino que puede recorrerse a cualquier edad y en cualquier condición, siempre que exista una entrega generosa y confiada en las manos de Dios.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia il Beato Jesús Prieto López?
La memoria liturgica si celebra il 6 novembre, data in cui tutte le diocesi spagnole ricordano i loro martiri del ventesimo secolo.
Qual è il ruolo e il riconoscimento ecclesiale del Beato Jesús Prieto López?
È riconosciuto dalla Chiesa come seminarista e martire, proclamato beato il 9 marzo 2019 a Oviedo.