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2 de diciembre

Beato Juan de Ruysbroeck

Canónigo Regular

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Origini, formazione e primi anni di sacerdozio

Il Beato Juan de Ruysbroeck nacque nel 1293 a Ruysbroeck, un piccolo villaggio situato nella valle della Senna a sud di Bruxelles, in Belgio. Delle sue origini familiari non si tramandano notizie riguardo al padre, mentre le fonti antiche menzionano soltanto la madre e uno zio materno. Questo zio, chiamato Giovanni Hinckaert, era un ricco cappellano della chiesa di Santa Gudula a Bruxelles e nel 1304 accolse il giovane nipote sotto la propria tutela per avviarlo agli studi. Grazie alla scuola capitolare della collegiata, che si era dotata di un magister per gli aspiranti al sacerdozio in base alle disposizioni del Terzo Concilio Lateranense del 1179, Giovanni poté apprendere la lingua latina e dedicarsi per quattro anni allo studio della grammatica, della retorica e della dialettica.

Secondo quanto riferito dai biografi, all'età di sedici anni il giovane avrebbe compiuto una speciale consacrazione al Signore, cercando unicamente la scienza divina; sebbene questa informazione possa riflettere uno stereotipo agiografico volto a sottolineare una precoce inclinazione alla perfezione, non si esclude che egli abbia proseguito gli studi per acquisire una solida formazione teologica e culturale. Non risulta tuttavia che abbia frequentato l'Università di Parigi o quella di Colonia, né che abbia mai conseguito titoli accademici superiori; la sua profonda conoscenza del latino e dei testi sacri fu piuttosto il frutto di studi privati, che in seguito egli ostentò attraverso lunghe e curate traduzioni.

Nel 1317, anno in cui ricevette l'ordinazione presbiterale, Giovanni era ormai rimasto orfano di entrambi i genitori, ma sentiva costantemente la madre spiritualmente presente come guida nella sua missione sacerdotale. Per ben venticinque anni svolse l'incarico di semplice cappellano presso la chiesa di Santa Gudula a Bruxelles, conducendo una vita ritirata e dedita interamente all'apostolato. Ogni giorno celebrava l'Eucaristia, partecipava con puntualità all'Ufficio corale, predicava al popolo, impartiva la catechesi e offriva consigli spirituali, trovando il tempo di comporre i suoi primi cinque trattati spirituali.

Il contesto ecclesiale e la lotta contro i falsi mistici

Durante i lunghi anni trascorsi a Bruxelles, i Paesi Bassi furono attraversati dalla rapida diffusione di idee eretiche riconducibili ai movimenti del Libero spirito. Particolarmente influenti erano le dottrine predicate dalla beghina di Bruxelles Heilwtg Bloemaerts, nota come Bloemardina, i cui scritti contenevano tesi che insidiavano la retta fede dei fedeli. Sebbene nessuna fonte abbia tramandato con certezza i contenuti o persino l'effettiva esistenza degli scritti di questa donna — la quale non viene mai citata direttamente nei libri di Giovanni —, alcuni studiosi ipotizzano che i biografi successivi possano averla confusa con Margarete Porete. Quest'ultima, autrice dello scritto Speculum simplicium animarum ampiamente diffuso e stimato nei beghinaggi, era morta sul rogo nel 1310.

Il Beato Juan de Ruysbroeck, che frequentava abitualmente il beghinaggio di Bruxelles e conosceva verosimilmente lo specchio spirituale della Porete, decise di intervenire con la forza della sua parola scritta e predicata. Spinto forse dalle richieste di amici e figli spirituali, inserì nei suoi trattati specifici passaggi destinati a confutare le teorie dei falsi mistici che ingannavano le anime. Nel suo trattato intitolato Splendore delle Nozze spirituali, ad esempio, dedicò ben tre capitoli a smontare le tesi di quanti sostenevano una passività spirituale ingannevole, criticando aspramente coloro che si reputavano contemplativi pur seguendo una via diametralmente opposta agli insegnamenti di Dio e dei santi.

La situazione morale della società clericale di Bruxelles appariva nel frattempo profondamente degradata, segnata da diffusi difetti e da una grave decadenza che non sfuggiva all'occhio attento dei sacerdoti più ferventi. Attraverso la testimonianza della propria vita, la predicazione vigorosa e la diffusione dei suoi scritti, Giovanni e i suoi compagni non esitarono ad denunciare apertamente la situazione insoddisfacente della diocesi, auspicando un autentico rinnovamento morale e sociale. Queste coraggiose denunce finirono inevitabilmente per inimicare loro potenti oppositori all'interno dell'ambiente ecclesiastico corrotto, creando le premesse per una necessaria e sofferta partenza dalla città.

Il ritiro a Groenendael e la nascita della comunità

La svolta decisiva nella vita di Giovanni avvenne a partire dal 1327, anno in cui il suo anziano zio, il cappellano Giovanni Hinckaert, visse una profonda conversione interiore a seguito di una grazia speciale. Lo zio decise così di abbandonare la sua esistenza mondana e di ritirarsi a vivere nella propria casa insieme al nipote e a un altro canonico di Santa Gudula, di nome Franco van Coudenberghe. Tuttavia, il soggiorno a Bruxelles continuava a comportare il rischio costante di rimanere invischiati nelle dinamiche di quella società clericale decaduta che essi avevano aspramente criticato; per sottrarsi a tali tensioni e trovare un luogo di autentico raccoglimento, il gruppo fu costretto a cercare una nuova dimora fuori dalla città.

La scelta definitiva cadde sulla località boschiva di Groenendael, dove fin dal 1304 esisteva un antico eremitaggio che risultava ormai abbandonato. Grazie ai buoni rapporti personali che Franco van Coudenberghe intratteneva con il duca Giovanni III di Brabante, il progetto poté prendere forma concreta. Il duca pose come condizione imprescindibile la costruzione di una struttura capace di ospitare almeno cinque persone, tra cui alcuni sacerdoti, i quali avrebbero dovuto impegnarsi a celebrare quotidianamente l'Ufficio divino per la lode e la gloria di Dio, della Vergine Maria e di tutti i santi. Tale condizione rispondeva pienamente al pio desiderio di assicurare suffragi continui per l'anima della duchessa consorte Maria d'Evreux, deceduta nel 1335.

Il 16 aprile 1343, tre sacerdoti presero solennemente possesso della nuova abitazione e del terreno circostante, desiderosi unicamente di condurre una vita di preghiera e di costruire una cappella, senza alcuna intenzione di fondare un vero e proprio ordine monastico o di vincolarsi a Regole fisse, voti religiosi e superiori. La cappella fu benedetta nel 1345 dal vescovo ausiliare di Cambrai, mentre Franco van Coudenberghe assunse l'incarico di parroco. La piccola comunità continuava a vivere con rinnovata intensità la medesima liturgia che aveva caratterizzato la loro esperienza a Bruxelles, attirando l'attenzione e talvolta suscitando qualche mormorazione nell'ambiente ecclesiastico circostante a causa del loro rifiuto di una consacrazione formalmente determinata dalla Chiesa.

La Regola di Sant'Agostino e gli anni della maturità spirituale

Per porre fine alle dicerie e regolarizzare la situazione canonica del gruppo, Franco van Coudenberghe si recò personalmente a Cambrai per sottoporre ogni cosa all'autorità del vescovo. In seguito a una visita pastorale effettuata a Groenendael, il presule decise di trasformare la comunità in un Ordine religioso ufficiale, sottomettendola alla Regola di Sant'Agostino. Il 10 marzo 1350, Franco e Giovanni ricevettero l'abito dei Canonici Regolari e la Regola agostiniana direttamente dalle mani del vescovo. L'anziano Giovanni Hinckaert fu amorevolmente esentato dall'osservanza della vita austera a causa dell'età avanzata e della salute fragile, mentre il vescovo nominò Franco prevosto della comunità, conferendogli la facoltà di accogliere nuovi candidati e confratelli, e designò Giovanni come primo priore.

L'accettazione dello stato religioso garantì alla fondazione una solida sopravvivenza anche oltre la morte dei fondatori, permettendo alla comunità di iniziare immediatamente ad accogliere numerosi aspiranti. A Groenendael venne così eretto un Capitolo di Canonici Regolari che favorì eccellenti rapporti di stima reciproca con il Capitolo secolare dei canonici di Santa Gudula a Bruxelles, mettendo definitivamente a tacere ogni mormorazione. A partire dal 1360 si consolidò la pia tradizione secondo cui i canonici del Capitolo minore di Bruxelles compivano una visita annuale al monastero di Groenendael, suggellando l'incontro con una messa cantata celebrata insieme e con un'agape fraterna condivisa nel refettorio.

Nel frattempo, all'interno delle mura silenziose del monastero, il Beato Juan de Ruysbroeck continuò la sua intensa attività letteraria, redigendo i suoi scritti sotto la costante ispirazione dello Spirito Santo. Per quasi quarant'anni svolse con dedizione il compito di direttore spirituale, educatore e saggia guida per i confratelli più giovani. La sua fama di santità e la profondità della sua dottrina mistica varcarono i confini del monastero, esercitando un influsso determinante anche sui certosini del vicino convento di Hérinnes, sebbene egli avesse cortesemente rifiutato la proposta di entrare a far parte dell'Ordine certosino per rimanere fedele alla propria vocazione di Canonico Regolare.

Il culto eucaristico, la morte e la memoria

Gli ultimi anni della vita terrena del Beato Juan de Ruysbroeck trascorsero in un clima di profonda pace, racchiusi in una costante preghiera contemplativa. La sua straordinaria devozione nei confronti dell'Eucaristia era tale che, durante la celebrazione della messa, egli veniva sovente rapito in un profondo raccoglimento ed estasi spirituale. Alcuni osservatori, turbati da tali manifestazioni, arrivarono persino a segnalare il suo comportamento al prevosto, suggerendo di interdire al santo sacerdote la celebrazione dei santi misteri. Per Giovanni, tuttavia, l'Eucaristia rappresentava la vera gioia, la felicità ineffabile e la forza interiore che aveva sostenuto tutta la sua lunga esistenza.

Interpellato dai superiori, egli spiegava quei lunghi momenti di silenzioso raccoglimento raccontando che Dio e Nostro Signore si manifestavano visibilmente a lui durante il sacrificio. Con accorata umiltà, implorò il superiore di non privarlo mai del dono di celebrare la messa, affermando che per lui non poter più officiare sarebbe stato un dolore troppo grande, poiché attraverso l'altare vedeva il Signore e riempiva il proprio cuore di gaudio celeste. La richiesta fu accolta, e il sacerdote poté continuare a celebrare l'amore divino fino alla fine dei suoi giorni.

Il Beato Juan de Ruysbroeck morì il 2 dicembre 1381 all'età di ottantanove anni, dopo averne trascorsi ben sessantaquattro nel ministero sacerdotale. La sua morte fu preceduta da circa due settimane di grave malattia, durante le quali fu assistito amorevolmente sino all'ultimo istante dai confratelli e dai discepoli, tra i quali vi era anche un sacerdote amico esperto nell'arte medica. Il materiale biografico storicamente attendibile sulla sua vita è assai ridotto, privo com'è di diari o autobiografie; la memoria della sua esistenza ci è giunta grazie a tre testimonianze contemporanee e soprattutto alla Vita in latino composta intorno al 1420 dal canonico Henricus Pomerius all'interno della sua opera De origine monasterii Viridisvallis, databile tra il 1414 e il 1421. Sebbene lo scritto di Pomerius non ambisse a un rigore storico accademico ma seguisse lo stile agiografico medievale dei santi perfetti fin dall'infanzia, esso diffuse stabilmente l'immagine di un santo estatico illuminato dallo Spirito Santo. Riconosciuto universalmente dai contemporanei con l'appellativo di sanctus per la sua sublime dottrina e di inspiratus per l'origine divina del suo magistero, il Beato Juan de Ruysbroeck è stato beatificato nel 1903 ed è tuttora in attesa della canonizzazione definitiva.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia il Beato Juan de Ruysbroeck?

La sua memoria liturgica si celebra il 2 dicembre.

Dove visse il Beato Juan de Ruysbroeck?

Visse nel monastero di Groenendael, nei pressi di Bruxelles, in Belgio.

En el monasterio de Groenendaal, cerca de Bruselas, en Bélgica, beato Juan Ruysbroeck, sacerdote y canónigo regular, que expuso enseñanzas admirables sobre los diversos grados de la vida espiritual. — Martirologio Romano