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14 de noviembre

Beato Juan de Tufara

Eremita

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

La giovinezza a Tufara e i primi segni di santità

Giovanni nacque a Tufara nel 1084 da Mainardo e Maria. La sua fanciullezza si svolse in un contesto difficile, caratterizzato da un clima di indifferenza e di quasi ostilità spirituale. Ciononostante, fin da piccolo avvertì con forza i richiami del cristianesimo autentico, imprimendo una direzione decisa e irrevocabile alla propria esistenza. Tra le sue occupazioni quotidiane, Giovanni nutriva una particolare predilezione per il servizio liturgico, amando praticare l'ufficio del sacrestano nella chiesa dedicata ai santi Pietro e Paolo. Questa intensa dedizione religiosa non mancò di suscitare reazioni negative, poiché l'attività di sacrestano finì per irritare i suoi stessi genitori, oltre a diffondere in paese una fitta rete di pettegolezzi e maldicenze. Le persone più invidiose del vicinato riferirono infatti che il giovane elargiva regolarmente elemosine e cibo ai poveri del paese, sottraendo risorse alla famiglia. Spinti dal desiderio di verificare queste voci, i genitori decisero di smascherarlo proprio mentre si recava a portare un cesto con i viveri ai bisognosi. Giovanni obbedì senza remore ai genitori, affrontando la prova con totale sottomissione. Il confronto si concluse in modo inatteso: i genitori restarono letteralmente esterrefatti nel constatare che la cesta destinata ai poveri non conteneva cibo, bensì splendide rose e fiori. L'episodio delle rose fu universalmente interpretato come un segno prodigioso accordato dal Signore al suo umile e devoto servo.

La fuga dal mondo, il viaggio a Parigi e la scelta eremitica

Pienamente accortosi di essere ormai di peso alla famiglia, Giovanni prese la ferma decisione di abbandonare la casa paterna e fuggire dal paese natio. All'età di diciotto anni, spinto dal desiderio di approfondire la propria formazione filosofica e teologica, si recò a Parigi, centro culturale del tempo. Una testimonianza storica afferma che, durante il suo cammino, Giovanni si incontrò a San Firmiano con il conterraneo e compagno di giovinezza Stefano Corumano di Riccia. Tuttavia, la vita mondana, i dotti e i filosofi di Parigi non risposero affatto alle aspettative spirituali di Giovanni. Anzi, il giovane amava profondamente la solitudine perfetta, la contemplazione silenziosa e il raccoglimento per poter ascoltare ininterrottamente la Parola di Dio. Per questo motivo, decise risolutamente di ritornare in Italia, facendo ritorno a Tufara per appagare la sua sete inestinguibile di spiritualità. Vendette ogni suo avere e distribuì interamente il ricavato ai poveri del territorio. Abbandonata definitivamente la sua casa, percorse le strade di Tufara e varcò la porta del castello, dove ebbe un incontro decisivo con un povero completamente nudo, che teneva le mani protese verso di lui. Provando un profondo senso di vergogna nel ritrovarsi più ricco di quel disgraziato, Giovanni non esitò a rivestire il povero con l'unico straccio di vestito che aveva ancora addosso. Subito dopo, s'inoltrò completamente nudo verso le montagne boscose, dando inizio a una esistenza radicalmente improntata alla sequela di Cristo.

La vita nelle grotte e la fondazione del monastero di Gualdo Mazzocca

Nelle zone montane, Giovanni condusse una vita intensamente solitaria e austera, abitando in umili tuguri e grotte naturali. Rinnegando totalmente se stesso, prese la sua croce quotidiana e assoggettò rigorosamente il corpo allo Spirito. La sua disciplina ascetica era ferrea, al punto che digiunava a volte per l'intera settimana senza interrompere la preghiera. Le sue giornate erano interamente scandite da preghiera costante, meditazione profonda, contemplazione dei misteri divini, lettura assidua della Parola di Dio e aspra penitenza. Trascorse la maggior parte della sua lunga vita all'interno delle grotte di Baselice, situate nel territorio beneventano. Con il passare del tempo, molti uomini, profondamente attratti dal suo luminoso esempio di santità, gli chiesero di potersi unire a lui per condurre una medesima vita di contemplazione e preghiera. Da questo afflusso di anime nacque spontaneamente una forma di vita comunitaria, guidata dal fervore e dalla sincerità spirituale di quegli uomini. Nel 1156, Giovanni diede ufficialmente il via alla costruzione del monastero in Gualdo Mazzocca, situato a Foiano, sempre nel beneventano. Tale monastero si trasformò rapidamente in una celebre abbazia, divenendo un vero e proprio centro propulsore del monachesimo a favore degli emarginati e degli oppressi della società feudale. L'abbazia offriva non soltanto contemplazione e preghiera liturgica, ma anche un sostegno costante e un aiuto concreto a chiunque si trovasse nel bisogno.

Il transito terreno e il miracoloso occultamento delle spoglie

Il 14 novembre 1179, il beato Giovanni morì all'età di ottantasei anni. La fine della sua vita terrena fu causata da una forte febbre che finì per fiaccare la sua fibra altrimenti resistente. Egli morì esattamente alle ore nove del mattino, pronunciando le sue ultime parole intrise di pace e di immenso amore per Dio e per il prossimo. Un'altra fonte attesta inoltre che il beato Giovanni morì il 14 novembre 1170. Subito dopo il suo transito, i frati che lo avevano seguito presero la decisione di seppellire in occulto il suo corpo in una località rimasta sconosciuta all'interno del bosco, agendo per il motivato timore che le venerate spoglie potessero essere trafugate. Dio, tuttavia, continuò a manifestare la santità del suo servo operando innumerevoli miracoli per mezzo suo, risuscitando morti e guarendo prodigiosamente gli infermi. Numerose persone lo avevano cercato con insistenza in vita, e continuarono a cercarlo dopo la morte attraverso il passare dei secoli. I monaci che erano stati vicini a Giovanni e l'intera popolazione della valle del Fortore rivolsero ripetute suppliche al Pontefice affinché lo iscrivesse ufficialmente nel catalogo dei santi. Il Papa Onorio III, accogliendo queste istanze, con bolla emanata il 3 giugno 1218 e diretta ai vescovi di Dragonara e Lucera, chiese che venissero condotte ricerche accurate e approfondite sulla sua vita e sui miracoli compiuti.

Il ritrovamento, la glorificazione e la devozione liturgica

Nel 1221, l'arcivescovo di Benevento Ruggiero inviò nel bosco Mazzocca il vescovo di Volturara insieme ai vescovi collaboratori di Dragonara e Montecorvino. Ai vescovi fu affidato lo specifico incarico di collocare le sacre ossa dell'eremita direttamente all'interno dell'altare destinato alla consacrazione. Il vescovo di Volturara diede inizio ad alta voce all'antifona liturgica, e il corpo dell'eremita fu finalmente collocato sull'altare della chiesa del monastero. Tutti gli eventi descritti relativi alla traslazione avvennero nell'anno 1221, precisamente il giorno 28 del mese di agosto, nel terzo anno del pontificato di papa Onorio III e nel primo anno del regno di Federico II come imperatore di Roma e di Sicilia. In quella memorabile circostanza, il clero e il popolo di Tufara provarono un grandissimo giubilo e una gioia incontenibile. Gli abitanti di Tufara lasciarono letteralmente il paese deserto per recarsi in solenne processione nel bosco Mazzocca, partecipando coralmente alla gloria del loro illustri concittadino, il beato Giovanni eremita. Per suggellare questo legame, i vescovi consegnarono solennemente ai tufaresi il braccio destro del beato Giovanni eremita. Tale reliquia fu subito circondata da una grandissima e intensa devozione. La sera del 28 agosto, il braccio del beato fu portato a Tufara nel corso di una solenne processione. Nel contempo, tre vescovi presero alcune parti delle reliquie del beato per portarle nelle loro rispettive chiese, mentre altre reliquie furono assegnate ai paesi circonvicini. Il resto del corpo del beato fu chiuso con cura in una cassa ricca e forte, collocata stabilmente nell'altare della chiesa. In tempi successivi, le ossa del beato furono traslate nella chiesa di San Bartolomeo in Galdo, in provincia di Benevento, edificio sacro situato a poca distanza sia da Tufara sia da Foiano.

Gli studi storici, i documenti ecclesiastici e la memoria nel Martirologio

La preziosa memoria di questa figura monastica è giunta sino a noi grazie al paziente lavoro di ricerca. Padre Antonio Casamassa ha condotto studi approfonditi e rigorosi, riuscendo brillantemente a ricostruire la storia dell'abbazia di Gualdo Mazzocco e la vita del suo fondatore grazie a una nota scoperta nel codice vaticano latino 5949. Nell'anno 1625, il vescovo di Volturara inviò alla Sacra Congregazione dei Riti una dettagliata relazione riguardante il culto e la venerazione che da tempo immemorabile venivano attribuiti al beato. All'interno dell'archivio della medesima Sacra Congregazione fu effettivamente rinvenuto un documento ufficiale che autorizzava formalmente il culto del beato. Una copia autentica di tale documento che permetteva il culto fu consegnata anni fa a padre Antonio Casamassa durante il corso delle sue prolungate ricerche storiche. Successivamente, la copia del documento fu trasferita per custodia nell'archivio parrocchiale di Foiano. Nel venerabile Martirologio, il beato Giovanni da Tufara viene giustamente ricordato con il titolo di eremita nel cenobio di Santa Maria di Gualdo Mazocca, situato nelle vicinanze di Campobasso, a perenne testimonianza di una vita spesa nell'amore di Dio e nella dedizione ai fratelli.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia il Beato Juan de Tufara?

Il Beato Juan de Tufara si festeggia il 14 novembre e solennemente anche il 28 agosto.

En el cenobio de Santa María de Gualdo Mazocca cerca de Campobasso, beato Juan de Tufara, eremita. — Martirologio Romano