30 de agosto
Beato Juan Juvenal Ancina
Obispo
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Dalla medicina all'Oratorio di San Filippo Neri
Giovanni Giovenale Ancina nacque a Fossano, in provincia di Cuneo, il 1 ottobre 1545. Prima di orientarsi verso il sacerdozio, era un promettente medico ventisettenne e aveva conseguito una laurea in Filosofia. Nella sua città natale, le soldatesche spagnole e francesi stazionavano offrendo tentazioni al giovane, il quale ricevette anche una proposta di matrimonio con una ragazza nobile e virtuosa dotata di duemila scudi, oltre all'opportunità di fare carriera a Roma con la raccomandazione di un cardinale. La svolta decisiva avvenne quando ascoltò un Dies irae in una chiesa di Savigliano, che gli fece cambiare radicalmente rotta.
Trasferitosi a Roma, rimase affascinato da padre Filippo, ovvero San Filippo Neri. San Filippo Neri accolse l'Ancina e suo fratello Giovanni Matteo nella sua congregazione dopo averlo fatto sospirare, e l'Ancina fu tra i primi a entrare nell'Oratorio di San Filippo Neri. L'Oratorio orientò ed alimentò la vita e il ministero dell'Ancina, e negli scritti dell'Ancina è presente una poesia che canta lo spirito e il fine dell'Oratorio. L'Ancina era poeta, musico e uomo colto, e la sua poesia rivela l'armonia di eloquio, di ritmi e di suoni dell'autore, esprimendo al contempo la visione dell'intelletto umano capace di innalzarsi alla conoscenza del creato e riflettendo l'Umanesimo di Padre Filippo e della sua scuola.
La nobile impresa della conoscenza non basta all'uomo se il cuore è freddo o privo di celeste ardore. La scuola di Filippo è caratterizzata dal fervore religioso, dalla calda devozione e dal parlare al cuore, poiché l'anima immortale necessita dello spirito divino per avere gioia e conforto nel dolore. L'impegno ascetico della proposta filippina richiede di rispondere all'amore di Dio con opere buone, ricordando che i beni del mondo e il prestigio umano non valgono nulla senza la corrispondenza al bene e a Dio.
L'Oratorio ricerca la perfezione dell'umano tramite sermoni familiari e canti, e tale perfezione si ottiene salendo per i sentieri del monte verso la comunione con Dio. Chi si inabissa nella comunione con Dio arde pienamente d'amore. L'Oratorio è fissato sull'intento di destinare e riscaldare l'affetto delle anime, e ogni concento e discorso dell'Oratorio mira a tenere salde le anime con Dio. Diventato sacerdote, l'Ancina iniziò il suo ministero a Roma, interessandosi con passione alla fondazione della diocesi di Fossano e accompagnando San Filippo a Napoli.
L'esperienza apostolica e culturale a Napoli
Nel 1586 iniziò a Napoli l'esperienza oratoriana. Padre Ancina fu destinato da Padre Filippo alla Casa di Napoli su ripetuta sollecitazione di padre Francesco Maria Tarugi. A Napoli l'Ancina visse i dieci anni più belli del suo sacerdozio, svolgendo molteplici attività di predicazione e di studio. Nella capitale del Regno, l'Ancina si dedicò alla poesia e a composizioni musicali, vedendosi promotore di incontri culturali e formativi per un intero decennio. Qui compose il Tempio armonico della Beata Vergine Maria, una raccolta di canti e laudi spirituali a tre, cinque, otto e dodici voci.
Il fervore apostolico spinse l'Ancina ad entrare nella realtà culturale e spirituale di Napoli, ottenendo straordinario favore dalla città. Fondò l'Oratorio dei Principi per l'aristocrazia e l'ambiente della Corte, ma la sua azione pastorale verso la corte non dimenticava le ansie e i problemi dei poveri. L'Ancina istituì sodalizi per i dottori, gli studenti, i mercanti e gli artigiani, e organizzò recite ed accademie preparando testi e musica. Compose inoltre numerose opere religiose in prosa e in versi, la maggior parte delle quali rimaste inedite.
A Napoli le prediche dell'Ancina erano così partecipate che le chiese non bastavano a contenere gli ascoltatori, e vi raccolse frutti insperati di conversioni. La dedizione pastorale vissuta in questa città fece maturare all'Ancina i criteri di apostolato che avrebbe seguito negli anni successivi, richiamando spesso le esperienze di Napoli nei periodi di servizio episcopale a Roma e a Saluzzo.
La chiamata all'episcopato e la fuga da Roma
Nel 1596 padre Giovenale fu chiamato a Roma per ordine di San Filippo Neri. A Roma, l'Ancina si accorse presto del rischio di diventare vescovo. Nel 1592 il Papa aveva sottratto padre Francesco Maria Tarugi per l'arcivescovado di Avignone e padre Giovan Francesco Bordini per quello di Cavaillon, nonostante gli interventi contrari di Padre Filippo. La nomina al vescovado dell'Ancina era stata concordata tra Clemente VIII e il Duca di Savoia. Padre Giovenale visse un terribile travaglio interiore per questa nomina, soprattutto nel 1598 quando essa parve irrevocabile.
A Roma molti compievano una corsa frenetica alla carriera ecclesiastica, mentre padre Giovenale cercò di rimanere l'apostolo di sempre, mantenendo la semplicità dello stile oratoriano. A tradire l'Ancina davanti a Clemente VIII furono la sua fama di uomo santo e predicatore affermato, oltre al fatto che il pontefice fu notevolmente colpito da una predica che l'Ancina tenne davanti al Papa e ai Cardinali. L'Ancina dovette improvvisare quella predica perché aveva dimenticato a casa gli appunti di una settimana di lavoro e ricerca biblica e patristica, e il Papa non poté più dimenticarsi di lui.
Mentre pregava e faceva pregare per evitare la sventura di diventare vescovo, l'Ancina si diede alla fuga da Roma per sfuggire alle offerte dignità. La sua fuga toccò Narni, San Severino, Fermo, Loreto e altri luoghi, ponendolo sulla linea della tradizione dell'Oratorio. Nel 1598 compose a Fermo dei versi popolarischi intitolati Nuovo cantico di Giovenale Ancina peccatore a imitazione del Beato Jacopone da Todi, versi che furono in seguito denominati Il pellegrino errante. Nei suoi scritti esprimeva le difficoltà del ministero pastorale e del vescovado, sentendo il peso del servizio episcopale anche a causa del ricordo di Padre Filippo e della semplicità della vita all'Oratorio, uniti alla profonda coscienza del proprio nulla.
Giovenale fu fatto tornare energicamente a Roma dal deserto che si era cercato. A Roma fu accolto con applauso universale e fu acclamato da tutti per la sua generosa fuga dalle offerte dignità. Il Ristretto della vita del Venerabile servo di Dio Giovanni Giovenale Ancina attesta questa accoglienza, mentre il cardinale Tarugi tesseva frequentemente le sue lodi lodando la sua fuga per starsene nel deserto. L'Ancina fu rintracciato e proposto per la sede episcopale di Mondovì, ma scelse la sede episcopale di Saluzzo, nel cuneese, anziché quella di Mondovì perché più povera e difficile.
L'ordinazione e l'ingresso nella diocesi di Saluzzo
La nomina a vescovo di Saluzzo tardò a causa delle trattative in corso tra la Curia Romana e lo Stato di Savoia sui diritti reclamati dalla Sede Apostolica. La nomina fu infine ufficializzata nel Concistoro del 26 agosto 1602. Giovenale dovette accettare il peso della nomina episcopale e l'ordinazione episcopale gli fu conferita dal cardinale Tarugi nella chiesa della Vallicella il 1 settembre. Dovette fermarsi alcuni mesi a Fossano a causa di ricorrenti questioni tra il Duca e la Santa Sede. A Fossano iniziò a esercitare il suo ministero episcopale e lasciò memoria di miracoli operati tramite la sua preghiera e la sua benedizione.
Da Fossano inviò ai saluzzesi una breve lettera come primo saluto, che esprimeva l'intimo affetto del cuore come padre verso i figli. Nella lettera presentava il suo programma di visitare gli infermi, consolare gli afflitti e sollevare i poveri, dichiarando la volontà di offrire udienze facili e pronte per dialogare con tutti. Prometteva di amministrare la giustizia temperando il rigore con equità e dolcezza, confermando il suo impegno nella predicazione e nella catechesi ed esprimendo il desiderio di veder rifiorire la comunità cristiana nella frequenza ai sacramenti. Concludeva promettendo l'introduzione dell'Oratorio secondo lo stile di Roma, Napoli e altre città.
A Saluzzo la fede era gravemente minacciata dall'eresia proveniente dalla vicina Francia, dalla scarsa preparazione morale e teologica del clero e dalla mancanza di adeguate guide spirituali che faceva venir meno il fervore nel popolo di Dio. Giunto in diocesi, indisse il Sinodo diocesano, istituì il Seminario e iniziò la Visita Pastorale applicando le disposizioni del Concilio di Trento con festosità e mitezza filippine. Si dedicò al ricupero dei Valdesi e degli eretici ottenendo conversioni cospicue, tra cui quella del nipote di Calvino, che divenne carmelitano col nome di fra Clemente.
Lo stile di vita episcopale e il ministero pastorale
La dignità episcopale non modificò il tenore di vita di monsignor Ancina, appreso alla scuola di Padre Filippo. Il vescovo volle per sé solo lo stretto necessario, scelse le stanze più disagevoli nel Palazzo e mantenne una mensa semplicissima, invitando ogni giorno almeno due poveri e quattro poveri nei giorni festivi. Trasformò la sua Casa in un modello di comunità abitata anche da un mendicante conosciuto a Roma e portato a Saluzzo. La comunità della casa era dedita al lavoro, alla preghiera, alla meditazione, alla celebrazione della Messa e al silenzio in certe ore della giornata. Monsignor Ancina non poté rinunciare alla sua ricca biblioteca di circa quattrocento volumi, simile a quella di Padre Filippo, che conteneva opere su tutte le scienze ecclesiastiche, libri di medicina, di storia naturale e di letteratura.
Egli inaugurò un nuovo stile episcopale, sostituendo il modello del vescovo-principe del XVI secolo con quello del vescovo-pastore buono in sintonia con lo stile evangelico. Guidava il suo clero e ammaestrava il suo popolo attraverso sobrietà, penitenza, profonda pietà, austerità di vita, generosità verso i poveri e premura verso i malati, precedendo con l'esempio. Predicava incessantemente in chiesa, per strada e persino su una pista da ballo durante una festa patronale, secondo lo stile di San Filippo Neri. La pala del Borgna sull'altare a lui dedicato nella cattedrale di Saluzzo lo ritrae mentre predica, poiché coglieva ogni occasione e circostanza per annunciare la Parola di Dio.
Trovandosi a Belvedere Langhe, improvvisò una riflessione sul significato del Belvedere, spiegando che il vero Belvedere è il vedere Dio faccia a faccia e l'umanità di Cristo Redentore con le piaghe, e insegnando che per raggiungerlo bisogna ricorrere alla confessione, alla penitenza e all'osservanza della legge divina. Usava severità e sanzioni quando necessario, come quando sospese dal ministero della confessione tutti i sacerdoti ad eccezione dei parroci, riservandosi di reintegrare solo i meritevoli. Aveva come modelli di vita cristiana e pastorale San Filippo Neri, San Carlo Borromeo e San Francesco di Sales.
Era un uomo talmente dedito alla preghiera da non accorgersi delle persone che passavano mentre era inginocchiato nella sua stanza, ed era capace di dedicare cinque o sei ore continuate all'adorazione estatica del Santissimo Sacramento o davanti all'immagine della Madonna nella sua camera, apparendo talmente assorto da dover essere scosso per tornare alla realtà. L'episcopato di monsignor Ancina servì a rimettere ordine, rinvigorire la fede, introdurre la pratica delle Quarantore e favorire il culto dell'Eucaristia nello spazio di poco più di un anno.
L'amicizia con San Francesco di Sales e la morte
Vi fu una fraterna amicizia che legò monsignor Ancina a San Francesco di Sales, definito gemma della Savoia. San Francesco non aveva conosciuto personalmente Padre Filippo, ma era stato a contatto con l'ambiente di Padre Filippo a Roma nel 1598-1599. Visitando frequentemente la Vallicella, Francesco conobbe e strinse amicizia con alcuni primi discepoli del Santo, tra cui il cardinale Cesare Baronio, padre Giovanni Giovenale, padre Giovanni Matteo Ancina e padre Antonio Gallonio. Grazie a questi incontri e alla stima per l'ambiente vallicelliano, la Sainte Maison fondata da Francesco a Thonon nel Chiablese fu eretta da Clemente VIII nel 1598 iuxta ritum et instituta Congregationis Oratorii de Urbe. La Casa di Thonon ebbe il cardinale Baronio come protettore e Francesco come primo Preposito.
L'impegno di Francesco nella direzione spirituale si basava sulla convinzione che la via della santità è dono dello Spirito per tutti i fedeli, e la sua azione aveva il proprio fondamento nel dialogo, nella dolcezza e nel sereno ottimismo, consunando con la proposta spirituale di San Filippo Neri e della scuola oratoriana. Francesco fu fatto vescovo di Ginevra nel 1602, contemporaneamente alla nomina dell'Ancina. La corrispondenza tra i due Pastori fu il tramite del loro rapporto. Francesco di Sales scrisse a padre Giovenale da Torino il 17 maggio 1599, promettendo di dare conto a Vostra Paternità Molto Reverenda di tutti i successi segnalati e di se stesso. Vi fu un incontro memorabile tra Francesco di Sales e l'Ancina che colmò di gioia i loro cuori: Francesco, recatosi a Torino in visita al Duca di Savoia suo sovrano, volle incontrare monsignor Giovenale e si discostò dal suo cammino dirigendosi verso Carmagnola, dove il vescovo stava compiendo la visita pastorale.
L'incontro avvenne il 3 maggio del 1603, festa della Invenzione della Santa Croce. L'Ancina invitò Francesco a tenere un sermone e Francesco parlò con tanto fervore che Giovenale si congratulò con lui, dicendogli alludendo al suo casato: Vere tu es Sal. Francesco rispose con arguzia e umiltà alludendo al nome della diocesi dell'Ancina: Immo tu es Sal et Lux. Ego vere neque sal neque lux. Il Priore di Bellavaux scrisse al neo vescovo di Saluzzo ricordando la stima di monsignor di Sales per l'Ancina, sottolineando che il grande amore che monsignor di Sales portava si scopriva nel parlare di lui con affetto e passione grandissima, dicendo arditamente di essere figlio di Vostra Signoria Reverendissima e di averlo fatto lui stesso Vescovo, avendolo proposto prima d'ogni altro a Sua Santità.
L'opera di riforma del clero, dei religiosi e del laicato cristiano fu interrotta dalla morte repentina del vescovo. La morte fu causata da un sospetto avvelenamento, al quale non fu estraneo un frate di vita dissoluta colpito dai provvedimenti del santo Vescovo. Il frate avrebbe servito un vino misterioso al vescovo durante il pranzo del giorno di San Bernardo, il 20 agosto, preparato dai frati del convento di Saluzzo. I disturbi di salute iniziarono subito dopo il pranzo e la morte pose fine alla sua esistenza terrena il 30 agosto del 1604, a due anni esatti dalla nomina episcopale e a diciassette mesi dall'ingresso in diocesi, sopraggiungendo tra dolori lancinanti. Per non creare scandalo e disonore al convento, nessuno approfondì i sospetti all'epoca. La Postulazione tentò inizialmente di impostare la causa di beatificazione basandosi sul martirio per avvelenamento dovuto all'adempimento dei doveri episcopali, ma il tentativo fallì a causa del tempo trascorso, della mancanza di indagini tempestive, della scomparsa dei testimoni e dell'ignoto nome del sospetto assassino.
La sua Chiesa lo pianse con immenso affetto e ne conservò un riconoscente ricordo. Il popolo di Saluzzo ha goduto dei travagli di Giovenale Ancina solo per un anno e mezzo. Francesco di Sales scrisse alla Signora di Chantal in morte di Giovenale, definendolo uno dei suoi più intimi amici e dei più grandi servi di Dio e della Chiesa, e ricordando che il vescovo era passato a miglior vita poco tempo prima con incredibile rincrescimento del suo popolo. Nell'Elogio preparato per la causa di beatificazione dell'amico su mandato di papa Paolo V, il vescovo di Ginevra indicò nell'amico un modello esemplare della rinnovata azione pastorale promossa dal Concilio Tridentino, evidenziandone le doti oratorie, l'introspezione spirituale, il dono delle guarigioni e l'entusiastico giudizio dei contemporanei, e chiudendo con la dichiarazione di non aver mai visto un uomo così riccamente ornato delle doti desiderate dall'Apostolo per gli uomini apostolici. San Francesco di Sales concluse i suoi giorni, consunto dalle fatiche apostoliche, il 28 dicembre del 1622, anno della canonizzazione di San Filippo Neri.
L'eredità spirituale e la beatificazione
L'ultimo frammento scritto dal Beato Ancina è in forma poetica. Il testo esprime il grande anelito che sostenne tutta la sua vita e azione apostolica, la sete di Dio e il desiderio di martirio alimentato da padre Giovenale alla scuola di padre Filippo. Compose versi che esprimono la contentezza di soffrire pena e tormento purché giovi all'anima, il desiderio di ricevere dal cielo la grazia di squarciare il velo del corpo che impedisce di vedere l'alta Divina Luce, l'invocazione affinché ferro e fuoco lo struggano e l'affermazione che il patire umano non è condegno al bene di gloria eterna.
Un articolo apparso su una diffusa Rivista italiana di pastorale, scritto da monsignor Edoardo Aldo Cerrato, afferma che il beato Ancina occupa un posto di notevole rilievo nella storia della santità post-tridentina. La pubblicazione delle opere dell'Ancina renderebbe un importante servizio alla conoscenza dell'epoca post-tridentina, poiché egli è definito un profeta e un genio dell'evangelizzazione-comunicazione, ambito in cui diede ampio spazio alle arti. La sua azione facilitò la convocazione delle classi umili nel convito universale della cultura, della socializzazione ludica e della pietà evangelica.
Giovanni Giovenale Ancina fu beatificato il 9 febbraio 1890 da papa Leone XIII grazie al riconoscimento dell'esercizio eroico delle virtù cristiane. Egli continua a prendersi cura di chi soffre sfruttando le sue competenze di medico passato, come testimoniano numerose relazioni di grazie ricevute dai fedeli che a lui si rivolgono nella preghiera.
Un camino de fe
La trayectoria del Beato Juan Juvenal Ancina comenzó en la ciudad de Fossano, en un contexto donde su formación le permitió inicialmente dedicarse a la medicina. Sin embargo, su destino cambió de manera definitiva al escuchar el Dies irae en Savigliano, un momento que lo llevó a abandonar su profesión para abrazar la vida religiosa. Este evento marcó el inicio de un camino de desprendimiento que lo llevaría a Roma, donde se unió a la Congregación del Oratorio de San Filippo Neri. En la Ciudad Eterna, profundizó su formación y espiritualidad bajo el carisma de la oración y el servicio.
Posteriormente, su labor se trasladó a Nápoles, donde durante diez años se dedicó a una intensa actividad pastoral, combinada con su amor por la música, un instrumento que utilizó para acercar a las personas a la fe. A pesar de su deseo de una vida de retiro y oración, la Iglesia requirió de su servicio en una función de mayor responsabilidad. Ante la propuesta de ser nombrado obispo de Saluzzo, el Beato Juan Juvenal Ancina intentó evitar el cargo, buscando mantener su humildad y sencillez. No obstante, en el año mil seiscientos dos, aceptó finalmente la ordenación episcopal. Su ministerio en Saluzzo fue breve y estuvo marcado por la entrega a su comunidad. Su vida terrenal concluyó en el año mil seiscientos cuatro, en medio de la sospecha de haber sido víctima de un envenenamiento provocado por un religioso. Su legado fue reconocido oficialmente por el Papa León trece en el año mil ochocientos noventa, confirmando la santidad de su vida y su ejemplo de fidelidad a la vocación recibida.
Su memoria
La figura del Beato Juan Juvenal Ancina es venerada por la Iglesia como un modelo de obediencia y de respuesta generosa a la llamada divina. Su vida, que transcurrió entre Fossano, Roma, Nápoles y Saluzzo, nos recuerda que el camino hacia la santidad a menudo implica renunciar a los propios planes personales para acoger la voluntad de Dios. La Iglesia celebra su memoria el treinta de agosto, permitiendo a los fieles reflexionar sobre su capacidad de transformación y su entrega pastoral.
A través de su beatificación, el Papa León trece destacó la rectitud de su conducta y la profundidad de su compromiso. Los fieles acuden a su intercesión recordando su transición desde la ciencia médica hacia el cuidado de las almas. Su recuerdo permanece vivo como un llamado a la coherencia de vida y a la búsqueda constante de la presencia de Dios en medio de las pruebas y las dificultades del ministerio episcopal.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia il Beato Giovanni Giovenale Ancina?
La sua memoria liturgica si celebra il 30 agosto, giorno della sua nascita al cielo.
Quali furono i principali incarichi pastorali del Beato Giovanni Giovenale Ancina?
Fu illustre sacerdote dell'Oratorio di San Filippo Neri, svolse un'intensa attività di predicazione e culturale a Napoli e fu vescovo di Saluzzo dal 1602 fino alla morte.
En Saluzzo en Piamonte, beato Juan Juvenal Ancina, obispo, que, un tiempo médico, fue entre los primeros a entrar en el Oratorio de san Felipe Neri. — Martirologio Romano