3 de diciembre
Beato Ladislao Bukowinski
Sacerdote
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Origini e formazione
Władysław Antoni Bukowiński nacque il 22 dicembre 1904 a Berdyczów, oggi in Ucraina e all'epoca in territorio polacco. I suoi genitori erano Cyprian Józef Bukowiński e Jadwiga Scipio del Campo, appartenenti a famiglie di proprietari terrieri. Władysław era il figlio primogenito della coppia. Pochi giorni dopo la nascita, il 26 dicembre 1904, fu battezzato nella chiesa parrocchiale di Santa Barbara a Berdyczów, ricevendo i nomi di Władysław Antoni. Trascorse l'infanzia nel villaggio di Hrybienikówka e successivamente a Opatów, vicino a Sandomiersz. Ricevette la prima educazione direttamente a casa, prima di iniziare, all'età di dieci anni, a frequentare il ginnasio a Kiev. In seguito proseguì gli studi nelle località di Żymerynka e Płoskirów. Nel 1918 la sua vita fu toccata dal dolore per la morte della madre, avvenuta a Płoskirów. Due anni dopo la scomparsa della madre, durante l'invasione bolscevica della Polonia, fuggì insieme alla famiglia a Święcica. Il 24 settembre 1921 ottenne il diploma di maturità come studente esterno. Deciso a completare la sua preparazione culturale, frequentò la scuola polacca di Scienze politiche presso la facoltà di Giurisprudenza dell'Università Jagellonica di Cracovia. Durante gli anni universitari fu membro attivo del Circolo Accademico dei Confinanti, un'associazione formata da studenti provenienti dai territori orientali della Polonia che si impegnavano a sostenere materialmente i giovani più poveri. Prima ancora di concludere gli studi universitari, lavorò per un certo periodo nella redazione di un quotidiano. Si laureò in Giurisprudenza con ottimi voti il 24 giugno 1926.
Il sacerdozio e i primi anni di ministero
Terminati gli studi di Giurisprudenza nel 1926, intraprese il percorso di Teologia per rispondere alla chiamata al sacerdozio. Entrò nel seminario maggiore di Cracovia e frequentò i corsi teologici all'Università Jagellonica. Per quasi due anni durante il periodo di seminario fu colpito da una grave malattia. L'esperienza della sofferenza gli fece comprendere profondamente che il dolore poteva diventare uno strumento per approfondire la propria fede. Fu ordinato sacerdote nella cattedrale di Cracovia dall'arcivescovo Adam Stefan Sapieha il 28 giugno 1931. Dal 1 settembre 1931 al 20 giugno 1935 prestò servizio come catechista nel ginnasio di Rabka, dedicandosi anche agli aspetti caritativi del suo ministero. L'anno successivo fu trasferito come viceparroco a Sucha Beskidzka, dove continuò l'insegnamento catechistico nelle scuole del paese. Il 18 agosto 1936 partì per la Polonia orientale, concentrando la sua intensa attività pastorale nel voivodato di Volinia. Svolse l'incarico di insegnante nel seminario di Łuck e si dedicò con zelo alla cura dei ritiri parrocchiali e all'insegnamento del catechismo nei ginnasi. Nel 1938 fu nominato segretario diocesano di Azione Cattolica e direttore dell'Istituto Superiore di Scienze Religiose. Divenne inoltre redattore della rivista di Azione Cattolica e sostituì il direttore della rivista intitolata Vita Cattolica. Ottenne infine di essere incardinato nella diocesi di Łuck.
La tempesta della guerra e la prima prigionia
Nel settembre del 1939 divenne parroco della cattedrale di Łuck, assumendo l'incarico poco prima che la città passasse sotto il controllo sovietico. Nonostante il mutare del contesto politico e le crescenti difficoltà, si impegnò generosamente a risollevare le condizioni degli abitanti, facendo visita agli anziani e alle persone sole. Si prendeva cura, spesso nel cuore della notte, dei malati gravi, portando loro il conforto dei Sacramenti. Si recava regolarmente alla stazione ferroviaria per distribuire libretti di preghiera e offrire parole di conforto ai prigionieri polacchi condannati alla deportazione in Siberia. Il 22 giugno 1940 fu imprigionato dai bolscevichi. Durante la prigionia, i soldati spararono all'impazzata sui detenuti con l'obiettivo di ridurne il numero. Egli rimase miracolosamente illeso e senza neppure un graffio durante la sparatoria in carcere. Mentre era disteso sul pavimento della prigione subito dopo la sparatoria, trovò la forza di confessare e preparare alla morte i suoi compagni. Fu scarcerato il 26 giugno 1941. Dopo la liberazione continuò senza sosta il servizio e l'azione caritativa verso fuggitivi e prigionieri di guerra. Salvò molti bambini, compresi quelli di origine ebrea, preparandoli clandestinamente alla ricezione della Prima Comunione. Nella notte tra il 3 e il 4 gennaio 1945 fu nuovamente arrestato insieme al vescovo di Łuck e all'intero capitolo della cattedrale. Fu accusato di essere una spia del Vaticano e condannato senza un vero giudizio ai lavori forzati.
Nei campi di lavoro in Siberia e in Kazakhstan
Fu internato per più di quattro anni nel campo di lavoro di Čeljabinsk in Siberia, dove venne addetto al taglio della legna e allo scavo di fossi. Nel 1950 fu trasferito in un altro campo di detenzione a Žezkazgan, nell'attuale Kazakhstan, dove lavorò duramente nelle miniere di rame. Nonostante la durezza della vita concentrazionaria, celebrava la Santa Messa la mattina presto sulla panca dove dormiva, mentre gli altri prigionieri riposavano, utilizzando gli stracci della sua prigionia come paramenti liturgici. Dopo aver terminato il lavoro quotidiano, che durava oltre dieci ore, visitava i malati ricoverati nell'ospedale del campo, impartendo i Sacramenti e tenendo conferenze spirituali. Scrisse che la Provvidenza divina agisce talvolta anche attraverso gli atei che lo avevano mandato esattamente dove serviva un sacerdote. Non ebbe mai una parola di lamento verso i suoi persecutori, arrivando persino a benedirli. Una notte, mentre si recava a ricevere la prima confessione di un detenuto polacco, venne sorpreso da una guardia che gli sferrò uno schiaffo in faccia. Riflettendo sull'accaduto, capì che gli sarebbe potuto andare molto peggio se lo avessero rinchiuso in una cella d'isolamento. Grazie alla buona condotta, la sua pena venne ridotta a nove anni, sette mesi e sei giorni, e venne liberato il 10 agosto 1954. Fu successivamente deportato a Karaganda, capitale del Kazakhstan, dove visse formalmente come guardiano di un cantiere edile, continuando tuttavia il suo apostolato in modo nascosto. Nel 1955 gli venne proposto di tornare in Polonia. Accolse la notizia del rimpatrio con gioia ma preferì diventare cittadino sovietico. Scelse tale cittadinanza unicamente per restare fedele alla sua vocazione e alla sua missione, poiché essa gli permetteva di muoversi liberamente in tutta l'Unione Sovietica. Lasciò quindi il lavoro civile per occuparsi esclusivamente dell'apostolato, svolgendolo tra i cattolici di rito latino, polacchi, tedeschi e tra i fedeli greco-cattolici.
Nuovi arresti e gli ultimi anni missionari
Il 3 dicembre 1958 venne imprigionato per la terza volta. Il 25 febbraio 1959 si tenne l'udienza processuale in cui le accuse rivolte furono di aver formato una chiesa illegalmente, di aver fatto propaganda tra i bambini e i giovani e di possedere materiale antisovietico. Avvalendosi della sua preparazione, don Władysław pensò di far fruttare i suoi studi in Giurisprudenza e proclamò che si sarebbe difeso da sé. La sua abile arringa colpì profondamente i giudici al punto da fargli comminare tre anni di lavori forzati, che rappresentavano la pena più leggera prevista. Dal 1965 compì molti viaggi missionari. Dovette spesso fare ritorno in Polonia per sottoporsi a cure mediche, a causa del logoramento provocato dal faticoso lavoro pastorale e dai lunghi periodi di prigionia che avevano sfibrato il suo fisico. Durante le visite in Polonia incontrò il cardinal Karol Wojtyła, che si mostrò molto interessato al suo straordinario apostolato in Kazakhstan. Nell'ottobre 1974 partì per un periodo di riposo a Wierzbowiec. Alloggiò in casa di un amico sacerdote e si dedicò agli Esercizi spirituali. Rientrato a Karaganda, ebbe presto un crollo fisico. Il 25 novembre celebrò la sua ultima Messa, ricevendo poi l'Estrema Unzione prima di essere trasportato in ospedale. La sua morte avvenne il 3 dicembre 1974, suscitando un compianto generale in quanti lo avevano conosciuto e stimato.
Il cammino verso la beatificazione
La fama di santità che circondava il sacerdote portò all'avvio del processo canonico. Il tribunale ecclesiastico di Karaganda dispose il trasferimento del processo di beatificazione, che fu ottenuto il 28 febbraio 2005. Il nulla osta della Santa Sede venne concesso il 16 maggio 2005. La fase diocesana del processo si è svolta a Cracovia dal 19 giugno 2006 all'8 marzo 2008, e gli atti sono stati ufficialmente convalidati il 6 febbraio 2009. Nel 2012 è stata depositata la sua Positio super virtutibus. Il congresso dei consultori teologi si è pronunciato favorevolmente il 22 dicembre 2013 circa l'esercizio eroico delle virtù cristiane, parere condiviso anche dai cardinali e vescovi membri della Congregazione delle Cause dei Santi. Il 22 gennaio 2015 papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto che lo dichiarava Venerabile. La convalida del decreto circa un miracolo ottenuto per sua intercessione risaliva al 22 dicembre 2015, e il decreto sul miracolo fu promulgato poco più di un anno dopo la dichiarazione di venerabilità. La solenne beatificazione si è svolta domenica 11 settembre 2016 nella cattedrale di Nostra Signora di Fatima a Karaganda, presieduta dal cardinal Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, in qualità di inviato del Santo Padre. I resti mortali del Beato Władysław Bukowiński erano stati già traslati nel 1991 nella chiesa di San Giuseppe a Karaganda, e dal 2008 riposano nella cripta della cattedrale della medesima città.
Su vida y ministerio
La trayectoria del Beato Ladislao Bukowinski comenzó con su ordenación sacerdotal en Cracovia, el 28 de junio de 1931. Desde el inicio de su ministerio, demostró una vocación profunda que lo llevaría a recorrer tierras marcadas por profundos cambios sociales y políticos. Su compromiso pastoral se extendió a través de Ucrania, Polonia y, finalmente, las vastas regiones de Siberia y el Kazakhstan, donde su fe fue puesta a prueba de manera constante.
A partir del año 1940, su camino se vio truncado por el encarcelamiento a manos de las autoridades soviéticas, una experiencia que se repetiría en 1945. Fue internado en diversos campos de trabajo, lugares donde la dignidad humana era constantemente desafiada. Sin embargo, ni el confinamiento ni las privaciones pudieron doblegar su espíritu. Al recuperar la libertad, no abandonó su misión; al contrario, se dedicó con mayor fervor a desarrollar un apostolado clandestino en el territorio de la Unión Soviética, asistiendo a los fieles y sosteniendo la vida sacramental en condiciones de extrema dificultad.
Un momento de particular relevancia en su biografía ocurrió en 1959, cuando fue sometido a un proceso judicial. En dicha instancia, el sacerdote demostró una gran entereza y capacidad intelectual al ejercer su propia defensa, valiéndose de sus estudios jurídicos previos. Esta etapa final de su vida, transcurrida mayoritariamente en Karaganda, fue un ejemplo de perseverancia hasta su fallecimiento en 1974. Su vida no fue una sucesión de eventos aislados, sino un arco coherente de servicio sacerdotal, caracterizado por una cercanía constante hacia los que sufrían y una fidelidad absoluta a su vocación, incluso en el exilio y bajo la vigilancia constante del poder establecido.
El culto y la beatificación
La memoria del Beato Ladislao Bukowinski es venerada hoy por la Iglesia universal como un testimonio de santidad vivida en el siglo veinte. Su proceso de beatificación culminó el 11 de septiembre de 2016, cuando el Papa Francisco autorizó su elevación a los altares. Este acto solemne tuvo lugar en Karaganda, el mismo lugar donde el sacerdote entregó su vida y donde su presencia fue un faro de consuelo para tantos cristianos en tiempos de persecución.
La celebración de su beatificación en tierras kazajas subraya la universalidad de su mensaje, recordando que la luz del Evangelio puede brillar intensamente incluso en los lugares más inhóspitos. Los fieles acuden hoy a su intercesión buscando fortaleza para enfrentar las pruebas de la vida cotidiana con la misma serenidad y firmeza que caracterizaron al Beato Ladislao. Su culto es una invitación a la perseverancia en la oración y al compromiso con la verdad, recordándonos que, aunque las circunstancias externas cambien, el servicio a Dios y al hermano permanece como la tarea fundamental de todo creyente.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia il Beato Ladislao Bukowiński?
La sua memoria liturgica si celebra il 3 dicembre, giorno della sua nascita al cielo.